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A 40 anni dalla revisione concordataria, a Villa Cagnola si ricorda il card. Attilio Nicora

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Il 24 febbraio Convegno promosso dal «Comitato amici del cardinal Nicora» per fare memoria del lascito culturale e spirituale del presule, tra gli artefici degli accordi del 1984 tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica. Ne parla qui la “Chiesa di Milano”.

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«Stato italiano e Chiesa cattolica: quarant’anni dal “nuovo” Concordato (1984-2024)» è il tema del Convegno che sabato 24 febbraio a Villa Cagnola di Gazzada (Varese), «Il Comitato amici del cardinal Nicora» promuove anche per fare memoria del lascito culturale e spirituale del presule.

Nei rapporti fra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano il mese di febbraio è un mese ricorrente.

Era l’11 febbraio 1929 quando furono firmati i Patti Lateranensi, che segnarono la conciliazione tra Stato e Santa Sede con la soluzione della cosiddetta «questione romana»: le firme erano quelle di Benito Mussolini, capo del fascismo e del governo italiano, e del cardinale segretario di Stato Pietro Gasparri.

Era il 18 febbraio 1984 quando Bettino Craxi, presidente del Consiglio dei ministri, e il cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato vaticano, siglarono gli Accordi di revisione concordataria, poi approvati a larga maggioranza dal Parlamento italiano.

Si aprì quindi una lunga e complessa fase attuativa di cui, per parte vaticana, fu indiscusso protagonista il cardinale Attilio Nicora, varesino, studi al Liceo Cairoli e in legge alla Cattolica di Milano, per anni leader del cattolicesimo giovanile della città giardino.

Sacerdote dal 1964, vescovo dal 1977, fu nominato co-presidente per la parte ecclesiastica della Commissione paritetica italo-vaticana, cui spettò il compito di preparare la riforma della disciplina riguardante i beni e gli enti ecclesiastici. L’altro co-presidente, sul versante dello Stato, era il professor Francesco Margiotta Broglio, uno dei massimi esperti laici delle relazioni Stato-Chiesa.

Carlo Cardia, insigne esperto di diritto ecclesiastico e già membro della Commissione paritetica dello Stato e consigliere di Enrico Berlinguer per le questioni religiose, nel suo intervento al primo convegno di Varese dedicato a «Don Attilio» – così preferiva essere chiamato – (12 maggio 2018, «Il Pastore e il diplomatico») ricordò i grandi sforzi compiuti «per la definizione di nuove relazioni tra Stato e Chiesa e per l’affermazione del diritto di libertà religiosa nel nostro ordinamento». Fu in quella stagione, sottolineò, che «si scrisse l’intelaiatura complessiva della legislazione ecclesiastica, compresa l’introduzione dell’8xmille, che pose fine al secolare sistema beneficiale e delle cosiddette congrue per i benefici più poveri istituito in Italia (è bene ricordarlo) dai governi liberali e risorgimentali».

Dall’11 febbraio 1987 monsignor Nicora venne posto a disposizione della presidenza della CEI con la qualifica di Incaricato per i problemi relativi all’attuazione degli accordi del 1984. Il 30 giugno 1992 venne nominato da Giovanni Paolo II Vescovo di Verona, dove svolse il suo ministero per cinque anni, seguitando però a collaborare con la CEI e con la Santa Sede per tutti i problemi giuridici inerenti la revisione concordataria.

Un’attenzione che non venne meno neppure negli anni successivi quando, in un crescendo di responsabilità, fu chiamato ai vertici dell’Apsa (l’organismo che amministra il patrimonio della sede apostolica), quindi nella “vigilanza” dello Ior (la ben nota banca vaticana) e infine al vertice dell’Aif, l’Autorità di Informazione Finanziaria voluta da Benedetto XVI. Ruoli ricoperti all’insegna della massima trasparenza, nonostante abbia dovuto misurarsi con difficoltà e ostacoli di ogni genere nel suo lungo percorso di servizio alla Chiesa e alla società italiana. Il cardinale Attilio Nicora è morto a Roma il 22 aprile 2017.

«Il Comitato amici del cardinal Nicora» ha cercato in questi anni non solo di tenere vivo il suo messaggio, ma di farne in qualche misura tema di insegnamento, rilanciando e proponendo il suo lascito culturale e spirituale in quattro incontri pubblici: «Il pastore e il diplomatico» (2018); «Chiesa e società» (2019); «Carità e politica, per un servizio dei cristiani alla società civile» (2021); «Giustizia conflitti solidarietà» (2022).

Nell’intervista a Vatican News-Radio Vaticana è monsignor Luigi Mistò, presidente del FAS, Fondo Assistenza Sanitaria, e professore di Teologia-Sacra Scrittura all’Università LUMSA di Roma, a ricordare la sua figura e la sua opera. Del cardinale, nella relazione tenuta in apertura al Convegno, monsignor Mistò ha ricordato il servizio pastorale vissuto con un genuino senso di fede, di speranza e “con un caloroso senso di carità paziente e costante”.

8xmille / Trapani, accolti dall’Ucraina 63 profughi di cui 20 bambini del Donbass

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In questi due anni di invasione russa in Ucraina, la diocesi di Trapani, aderendo al progetto Apri Ucraina di Caritas italiana, ha accompagnato e sostenuto tanti profughi, soprattutto donne e bambini per offrire risposte adeguate all’evolversi dei bisogni. Per l’accoglienza sono state utilizzate somme dall’8xmille di Caritas italiana, diocesana e diocesi per circa 280mila euro.

Una rete – informa la diocesi – che ha visto in prima linea la Caritas diocesana, la cooperativa Koinonia, alcune parrocchie, volontari impegnati nei diversi servizi legali, sanitari, ricerca di alloggio e lavoro, comunità religiose. In totale 63 profughi tra cui 20 bambini provenienti da due brefotrofi del Donbass accolti presso l’Istituto Incoronata con il supporto degli operatori professionali della cooperativa Koinonia che si è avvalsa anche di personale ucraino alla ricerca di lavoro.

I bambini attualmente ancora ospiti della casa delle suore sono 7: alcuni, infatti, sono andati in affidamento a famiglie ritenute idonee con decreto del Tribunale dei minori di Palermo; per uno di loro si è concluso l’iter di adozione internazionale. Per i piccoli si è creata una sinergia positiva con l’aiuto delle scuole e la disponibilità della Rete Sanitaria Solidale e dell’Incoronata nell’ottenere interventi specialistici al Bambino Gesù di Roma e presso la Fondazione Auxilium. Nel frattempo, alcuni profughi adulti hanno preferito rientrare in patria o nelle nazioni limitrofe. Attualmente la Diocesi ospita un nucleo familiare in appartamento mentre 11 profughi che si sono avvicendati in questi due anni sono accolti presso la Casa Centro Madre Teresa di Calcutta ad Alcamo dopo una prima accoglienza presso i francescani.

(Fonte Agenzia Sir – M. Chiara Biagioni)

Ragusa / Aperto l’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico. Prolusione di Mons. Baturi

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Monsignor Giuseppe La Placa, nella sua veste di Vescovo moderatore, ha dichiarato ufficialmente aperto l’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico diocesano di Ragusa. Lo ha fatto lo scorso 16 febbraio al termine di una cerimonia che si è celebrata per la prima volta nella storia della diocesi di Ragusa.

“A conferire ulteriore prestigio all’apertura dell’anno giudiziario è stata la prolusione di Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI, che si è soffermato sui rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica a 40 anni dalla revisione del Concordato”, precisa un comunicato. Ai lavori, che si sono tenuti a Ragusa nella chiesa della Badia, hanno portato i loro saluti il presidente del Tribunale di Ragusa, Francesco Paolo Pitarresi, ed Emanuela Tumino in rappresentanza dell’Ordine degli avvocati di Ragusa.

“Monsignor Baturi ha ricordato le distinte responsabilità che hanno lo Stato e la Chiesa cattolica, ciascuno con la propria sfera di indipendenza e autonomia, ma anche la necessità avvertita da entrambe le parti di collaborare per garantire i diritti fondamentali e il bene della persona”. Baturi ha anche evidenziato “il ruolo sempre più centrale che ha assunto negli anni la Conferenza Episcopale Italiana divenendo a tutti gli effetti, insieme alla Santa Sede, interlocutore dello Stato. E questo vale anche per quanto riguarda il matrimonio concordatario con la CEI che ha raccolto la sfida del Papa a rendere accessibile a tutti il ricorso alle pratiche giudiziarie per l’annullamento del vincolo matrimoniale e ciò è oggi possibile, caso unico al mondo, proprio grazie alle risorse messe a disposizione dall’8xmille nel capitolo dedicato alla pastorale (8 milioni di euro nel 2023)”.

Il legame tra pastorale e attività del Tribunale è stato evidenziato anche dal vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico diocesano don Maurizio Di Maria che ha sottolineato la “particolare sollecitudine pastorale” di mons. La Placa. Il Vescovo “si è fatto infatti interprete nella Chiesa di Ragusa di quella ‘giustizia di prossimità’ che si deve a chi si rivolge a un’istituzione come il Tribunale avendo alle spalle il fallimento della propria vita matrimoniale”.
(Agenzia Sir – Gianni Borsa)

Sacerdoti / Il teologo mons. Dianich: “senza la formazione permanente i preti rischiano di scoraggiarsi”

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“Se manca un impegno serio per la formazione permanente, il rischio per i preti è quello di scoraggiarsi”. Ne è convinto mons. Severino Dianich, teologo di lunghissimo corso nonché uno dei relatori durante il Convegno internazionale per la formazione permanente dei sacerdoti, svoltosi in Vaticano nei giorni scorsi con la partecipazione di oltre mille sacerdoti provenienti da 60 Paesi. M. Micaela Nicolais dell’Agenzia Sir lo ha intervistato per un bilancio del convegno, promosso dal Dicastero per il Clero in collaborazione con il Dicastero per l’Evangelizzazione e il Dicastero per le Chiese orientali.

Qual è l’identità dei sacerdoti in una Chiesa sinodale e missionaria?
Riguardo all’identità sacerdotale, la grande tradizione più antica vede al centro del ministero del prete la predicazione del Vangelo, mentre c’è una grande tradizione medievale, poi confermata dal Concilio di Trento, secondo la quale al centro dell’identità sacerdotale c’è l’Eucarestia. A mio avviso, questa dialettica è feconda, allora come oggi, perché l’Eucaristia è senza dubbio il punto più alto, più sublime dell’essenza del ministero sacerdotale, ma la predicazione del Vangelo è il punto primo: senza la predicazione del Vangelo non si fa l’Eucaristia.
Quarant’anni fa, sulla teologia del ministero ordinato c’era un grande fervore, poi dopo il Concilio il dibattito si è addormentato. Oggi trovo attinente questa dialettica tra predicazione del Vangelo ed Eucaristia, in un tempo in cui anche nei Paesi di antica tradizione cattolica si sta riaprendo la difficoltà non nella predicazione del Vangelo in Chiesa, ma dell’annuncio del Vangelo ai non credenti, che anche in questi Paesi sono diventati ormai numerosissimi. Per questo è importante concepire l’identità del sacerdote in senso sempre più missionario e sinodale.

Uno degli snodi forse da affrontare è lo scarto che c’è tra la formazione dei preti in seminario e la formazione permanente.
Il cardinale Tagle, nella sua introduzione al Convegno, è stato molto robusto e provocatorio su questo punto. Del resto, occorre tener presente che in un’epoca sempre più caratterizzata dai ritmi frenetici come la nostra ciò accade anche in altre professioni: molto spesso, infatti, la formazione personale si ferma a quella dell’università. Tra i preti, comunque, lo scarto tra la formazione dei seminari e la formazione permanente è abbastanza frequente, anche perché la pressione delle tante attività che si devono svolgere è così forte che difficilmente un prete trova il tempo per leggere un libro. Se, da un lato, la formazione permanente dei preti deve avere al centro la formazione teologica e pastorale, anche per approfondire le teorie e le conoscenze che caratterizzano il mondo contemporaneo e che sono in continua evoluzione, dall’altro occorre tenere conto del lato umano e sentimentale che fa parte del compito molto duro e difficile del sacerdote, molto spesso destinato alla frustrazione.
Se manca un impegno serio per la formazione permanente, il rischio per i preti è quello di scoraggiarsi, di incrociare le braccia e di venirsi a trovare in una situazione moralmente e spiritualmente deplorevole, perdendo così quello slancio che li aveva spinti ad abbracciare la vita sacerdotale.

Una parte importante della formazione di un sacerdote, oltre all’aspetto pastorale, spirituale e teologico – come ha sottolineato anche il Papa nell’udienza concessa ai partecipanti al convegno – è la “formazione umana integrale”, anche per scongiurare le derive più gravi degli abusi. Come affrontare questo capitolo così delicato
Secondo me ha pesato e pesa tuttora molto, anche sui preti giovani – anzi, per loro è perfino accentuata – quella inveterata abitudine per cui il prete è considerato una persona “diversa”, con qualcosa in più di irraggiungibile, perché è una persona sacra. Tutto ciò fa enormi danni, come ho constatato anche durante il convegno nel mio gruppo di lavoro. Due preti africani, ad esempio, hanno raccontato come da loro nessuno mai osa fare una critica ad un sacerdote.
Da noi i preti sono criticatissimi ma sui media, pochissimo invece faccia a faccia: nelle nostre comunità parrocchiali raramente si crea un rapporto di parità, per cui un prete possa ricevere anche rimproveri e critiche che sarebbero fecondissimi. In questo senso, l’esperienza recente del Sinodo è stata notevole, perché fra preti, laici, religiose e religiosi, vescovi, cardinali, c’era uno spirito di parità: scomparivano i titoli e si passava facilmente al “tu”. L’autocoscienza di un prete si forma moltissimo in parrocchia, e il seminario è il luogo della formazione teologica, spirituale ma anche umana: è qui che bisogna agire soprattutto. Se già in seminario l’elemento in cui si insiste è la predicazione del Vangelo, prima che l’elemento della celebrazione dei riti sacri, l’equilibrio dell’identità sacerdotale si sposta immediatamente in maniera feconda.

Nel suo discorso, Papa Francesco ha parlato anche della necessità di una “pastorale generativa”, legata al proprio popolo di appartenenza. Quale fotografia della Chiesa italiana lei scatterebbe, sotto questo aspetto?
Una fotografia senza ombra di dubbio positiva. Ho girato molti Paesi lungo la mia lunghissima vita, e devo dire che la Chiesa italiana – e lo dobbiamo a Don Bosco – dall’Ottocento in poi ha dato vita ad una figura di prete molto più legata alla popolazione, molto più familiare. Don Bosco è finito anche in manicomio, perché giocava a pallone con i suoi ragazzi, e questo profilo dell’identità sacerdotale è rimasto fino ad oggi. Rispetto ad altri Paesi del Nord Europa, ad esempio, dove la figura del prete è quasi assimilata a quella di un impiegato, con un orario di ufficio stabilito, la tradizione italiana è molto buona. Il rischio è che la si perda con le unità pastorali, in cui i parroci hanno quattro o cinque comunità, devono correre dall’una all’altra per celebrare la Messa e non hanno il tempo per stare con la gente. E’ un rischio che va evitato in tutte le maniere, ad esempio selezionando tra le attività del prete le cose più importanti e decentrando le responsabilità: in Italia abbiamo laici preparatissimi. Per questo, ancora una volta, è importante la sinodalità, affinché l’identità del sacerdoti trovi la sua definizione e regolazione anche con una riforma del Diritto Canonico, che il Sinodo sta chiedendo.

8xmille sviluppo dei popoli / Oltre 12 milioni di euro per formazione, inclusione e sanità

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Grazie ai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica saranno realizzati 73 nuovi progetti in Africa, America Latina, Asia e Medio Oriente.

Infatti il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, nella riunione del 9 e 10 febbraio, ha approvato 73 nuovi progetti, per i quali saranno stanziati € 12.295.703 così suddivisi:

€ 6.855.679 per 36 progetti in Africa, € 3.324.648 per 18 progetti in America Latina; € 1.978.675 per 18 progetti in Asia; € 136.701 per 1 progetto in Medio Oriente.

Tra gli interventi che saranno realizzati nel Continente africano, grande attenzione sarà data alla formazione: a Nsimalen, in Cameroun, l’Associazione Volontari per lo Sviluppo dei Popoli Onlus (Avaz) realizzerà un Centro di formazione professionale d’arte e dei mestieri; in Madagascar, le suore di Cristo (Unione Mysterium Christi) allestiranno un laboratorio informatico ed uno audiovisivo nella scuola “Sainte Therese” di Ampasimbe Manantsatrana, mentre in Ciad la Fondazione ACRA promuoverà una vasta opera educativa, con un focus sulle pari opportunità e l’uguaglianza di genere, a favore della popolazione di tre diocesi e specialmente delle donne (la cui alfabetizzazione, nell’area del progetto, è pari al 14%). Nella Repubblica Democratica del Congo, la Congregazione dei Servi del Sacro Cuore dell’arcidiocesi di Mbandaka-Bikoro costruirà e allestirà un Centro di recupero scolastico per bambini di etnia pigmea e giovani emarginati. In Tanzania, la diocesi di Singida realizzerà un Centro sociale a Makiungu per favorire l’empowerment socio-economico, lo sviluppo delle competenze e la formazione socio culturale così da combattere l’analfabetismo, la povertà, le malattie e la disoccupazione. Sul piano sanitario, in Burkina Faso, le suore missionarie di Nostra Signora degli Apostoli costruiranno ed equipaggeranno il reparto di radiologia del “Centre Medical Bethanie”, un ospedale con chirurgia, pediatria, ostetricia a servizio della popolazione della regione est del Paese. Particolare rilevanza assume l’intervento promosso dalla diocesi di Dassa-Zoume che, in Benin, costruirà un pozzo con relativa cisterna e rete idrica per assicurare acqua potabile ad almeno 3000 abitanti del villaggio di Okonta-Ossè, dove l’approvvigionamento idrico è attualmente molto difficile.

Tra i progetti più significativi, cinque sono nel Continente latino-americano: in Bolivia, gli Scalabriniani contribuiranno all’integrazione socioeconomica e culturale dei migranti e rifugiati, mentre in Cile verrà favorita, nella regione dell’Araucania, l’inclusione dell’etnia Mapuche che costituisce il 26% della popolazione, attraverso iniziative di conoscenza e dialogo. In Brasile, la diocesi di Juina aumenterà la capacità dell’impianto attuale di riciclaggio dei rifiuti (da 300 a 600 tonnellate all’anno) e, di conseguenza, il numero dei lavoratori coinvolti, oltre a creare nuove strutture e infrastrutture a favore della popolazione locale. Ad Haiti la Congregazione di Santa Croce istituirà un laboratorio medico e una farmacia nel quartiere Bizoton 53. In Venezuela, infine, il Vicariato Apostolico di Caroní ristrutturerà ed amplierà il Centro Sociale Femminile “Santa Teresita del Niño Jesús2 per la promozione delle donne.

Nel Continente Asiatico: in India, verrà ristrutturata la Scuola Superiore “Bala Jyoti Remedial” che offre istruzione e alloggio a titolo gratuito a studenti di famiglie povere, mentre, in Myanmar, il Myanmar Jesuit Region potenzierà la struttura di coordinamento e assistenza dei college presenti sul territorio. La rete è fondamentale soprattutto dopo la chiusura dell’università e l’interruzione dell’insegnamento secondario.

In Medio Oriente, in Libano, l’AVSI sosterrà le scuole locali nel fornire un’istruzione di qualità per tutti, concentrandosi sullo sviluppo delle competenze degli insegnanti e sull’inclusione sociale degli studenti con difficoltà di apprendimento e disabilità. L’intervento riguarderà quattro scuole private che ospitano diverse comunità religiose e accolgono alunni provenienti anche dagli insediamenti di rifugiati siriani del distretto di Marjayoun.

14 febbraio 2024

8xmille / Assegnato oltre un milione di euro in diocesi di Novara per la carità

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Lo scorso 8 febbraio è stata presentata l’assegnazione dei fondi diocesani dell’8xmille destinanti alla carità per l’anno pastorale 2023-24 (in allegato pdf con i progetti in dettaglio).

Alla conferenza stampa sono intervenuti il vicario generale Mons. Fausto Cossalter, il direttore della Caritas diocesana don Giorgio Borroni e Federico Diotti, project manager di Caritas. Presenti anche diversi volontari dei centri di ascolto novaresi. Ne dà notizia il sito della diocesi di Novara.

«Nell’illustrare questi progetti – ha detto Mons. Cossalter – vorrei dire due grandi grazie. Il primo è per tutti coloro che hanno scelto di firmare per destinare alla Chiesa cattolica l’8xmille della dichiarazione dei redditi. Rendicontare ciò che facciamo è un dovere: quello di spiegare come impieghiamo soldi che non ci appartengono, ma che ci vengono consegnati per aiutare i poveri e per sostenere le attività della comunità ecclesiale. Il secondo grazie, non meno importante, è per i numerosi volontari che, nelle nostre parrocchie e nelle associazioni di volontariato, si spendono tutti i giorni per accompagnare, ascoltare e aiutare i poveri e gli ultimi».

I fondi 8xmille 2023-24
Il valore degli interventi di sostenuti quest’anno sfiora il milione e 230 mila euro, coperti quasi completamente dalle erogazioni dell’8xmille che ammontano a 1.019.556 euro.

I progetti sono complessivamente 30, divisi in tre capitoli di impiego: i “Progetti Sostegno”, le “Opere Segno” ed i “Progetti Emblematici”.

I “Progetti Sostegno”
I “Progetti Sostegno” riguardano il lavoro quotidiano dei centri d’ascolto e dei gruppi caritativi di parrocchie e Upm. Complessivamente sono 21 e riguardano comunità in tutto il territorio diocesano. Il valore totale del contributo è di 288 mila euro.

Le “Opere Segno”
Le “Opere Segno” sono quegli interventi che attraverso la carità e l’attenzione agli ultimi sono «“Segno” della presenza di Dio». A riceverli associazioni e parrocchie che mettono in atto progetti specifici in diversi campi del sociale: dalle mense, ai corsi di italiano per favorire l’integrazione linguistica sino al finanziamento dei percorsi di accoglienza con i corridoi umanitari. I fondi erogati quest’anno ammontano a 62.980 euro, che contribuiscono a progetti di un valore complessivo di oltre 117mila euro.

I “Progetti Emblematici”. La risposta all’emergenza abitativa
I “Progetti Emblematici” sono quelli messi in campo direttamente dalla Caritas diocesana. Il primo riguarda una serie di interventi per attivare i centri d’ascolto parrocchiali in quelle zone della diocesi che ancora non hanno servizi di carità e ha ricevuto un contributo di 68.499 euro. Il secondo ha un budget complessivo di 700mila euro, coperto per 600mila euro dai fondi dell’8xmille per far fronte all’emergenza abitativa.

«Abbiamo avviato una mappatura degli immobili delle parrocchie novaresi per comprendere quali strutture fossero impiegabili – ha spiegato don Borroni -. I nuclei abitativi saranno destinati, sostanzialmente, a tre categorie: quella delle famiglie in difficoltà ma anche quello degli studenti e dei lavoratori fuori sede».

Il primo ad essere attivato sarà un appartamento nella parrocchia di San Martino, «ma stiamo definendo gli accordi per attivarne presto altri», ha aggiunto Diotti.

Stato e Chiesa / Mons. Baturi, tra le novità dell’accordo del 1984 “il radicale cambiamento del sistema di finanziamento della Chiesa”

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“Un ottimo strumento di libertà e collaborazione per la realizzazione della missione della Chiesa in Italia e nel mondo”. Così Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI, definisce il Concordato che ha portato la Conferenza Episcopale “ad esprimere in modo unitario la volontà dei Vescovi e a incrementare la produzione normativa di diritto particolare, assumendo una presenza sempre più significativa sulla scena nazionale”. Intervenendo al convegno organizzato dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede e dalla Fondazione Craxi sul tema “Stato e Chiesa. A 40 anni dalla firma del Concordato repubblicano”, Mons. Baturi ha illustrato l’impegno della CEI nei vari ambiti di collaborazione con lo Stato. “La prospettiva che ha animato e continuerà ad animare tutta la Chiesa italiana nella sua azione di collaborazione con lo Stato italiano – ha assicurato – è soprattutto quella di offrire un contributo creativo al bene morale e alla crescita del Paese”.

L’Accordo del 1984, ha ricordato Mons. Baturi, “oltre ad aver contribuito ad assicurare alla CEI un ruolo di interlocuzione con le autorità civili le ha anche attribuito puntuali competenze concordatarie, riconoscendola come il soggetto ecclesiale più idoneo a trattare con i pubblici poteri”. Come dimostra “quella disposizione generale posta nell’art. 2.2 dell’Accordo che nell’assicurare alla CEI la piena libertà di comunicazione e corrispondenza la menziona tra i soggetti ecclesiali subito dopo la Santa Sede, rivelando l’importanza che essa assume nell’economia complessiva della nuova disciplina concordataria”.

La collaborazione della Conferenza Episcopale con le autorità civili, ha proseguito il Segretario Generale, “non ha riguardato solo la definizione delle norme di attuazione quanto anche il piano amministrativo e i rapporti con le amministrazioni pubbliche”. “In questi quarant’anni di collaborazione – ha rilevato l’Arcivescovo – l’abituale confronto tenuto dalla CEI con le pubbliche autorità e la rappresentanza delle istituzioni ecclesiali ha prodotto una mole ingente di documenti e assicurato soluzioni condivise su molti ambiti”.
Secondo Mons. Baturi, “la materia che più di altre ha costituito per la CEI un importante banco di prova di maturità e responsabilità è quella degli enti e beni ecclesiastici”. “È toccato alla CEI – ha affermato – riscrivere ed attuare, dettando una puntuale e specifica disciplina canonica, tutta la materia del sostentamento del clero e la disciplina sulla gestione dei fondi provenienti dall’8xmille che con l’entrata in vigore del nuovo codice di diritto canonico del 1983 andava completamente rivista”. A tale proposito, il Segretario Generale ha giudicato “positivo il percorso intrapreso, in collaborazione con lo Stato, per mettere a punto un sistema trasparente ed efficiente di impiego delle risorse finanziarie sia per assicurare il congruo e dignitoso sostentamento ai nostri sacerdoti sia per assicurare le opere di carità e di soccorso della Chiesa in Italia e nel mondo”.Nel suo intervento, Mons. Baturi ha inoltre sottolineato che, nell’ambito dell’Accordo, la CEI ha potuto “dispiegare il proprio impegno non solo su materie concordatarie molto importanti quanto anche in nuovi settori della solidarietà, della cultura, della formazione, e in particolare di offrire il proprio contributo sul drammatico fenomeno dell’immigrazione”. È avvenuto, ad esempio, con la sottoscrizione di protocolli d’intesa “per l’apertura di corridoi umanitari allo scopo di favorire l’arrivo in Italia in modo legale e in condizioni di sicurezza di soggetti vulnerabili e beneficiari di protezioni internazionali”. Si tratta “di iniziative ed attività che si propongono di rispondere alle urgenze provocate dal fenomeno migratorio sperimentando forme innovative di accoglienza e canali legali alternativi”, ha osservato il Segretario Generale per il quale “l’esperienza realizzata anche a motivo della sinergia con le istituzioni civili e l’associazionismo civile consente di apprezzarle come buone pratiche che potrebbero in analogia essere mutuate da altri paesi europei pur nelle differenze degli assetti nazionali”.

Dopo aver ricordato che “l’ambito della solidarietà è certamente un altro settore in cui l’attivazione di modelli di collaborazione può contribuire a dare risposte efficienti valorizzando le esperienze di tutte le realtà del cosiddetto Terzo settore”, Mons. Baturi si è quindi soffermato “sul riconoscimento e sul sostegno che all’azione della CEI è venuto dai pontefici che in questi ultimi quarant’anni si sono avvicendati alla guida della Chiesa Universale”. “Da San Giovanni Paolo II a Benedetto XVI e oggi con Papa Francesco – ha concluso – la CEI ha sempre goduto del pieno sostegno e della più ampia fiducia rispetto al proprio operato nel rapporto con le autorità civili”.

Qui e qui altri servizi sull’evento di Radio Vatican News con le dichiarazioni, in merito al Concordato: del Segretario di Stato della Santa Sede Piero Parolin, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, il rettore della Lumsa Francesco Bonini, il prof. Giorgio Feliciani e altri.

Dal 6 al 10 febbraio in Vaticano il Convegno sulla formazione permanente dei sacerdoti

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Ravviva il dono di Dio che è in te (2Tm 1,6) è il tema del “Convegno internazionale per la formazione permanente dei sacerdoti“. L’iniziativa è promossa dal Dicastero per il Clero, in collaborazione con il Dicastero per l’Evangelizzazione, Sezione per la prima Evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, e con il Dicastero per le Chiese Orientali. L’obiettivo è avviare un processo condiviso con tutte le Chiese locali per rafforzare l’accompagnamento dei sacerdoti.

Dal 6 al 10 febbraio circa 1.000 i partecipanti da 60 Paesi. In programma, momenti di preghiera, relazioni, ma anche l’ascolto reciproco in piccoli gruppi nello stile sinodale.

A Vatican News-Radio Vaticana, il prefetto del Dicastero per il Clero, Cardinale Lazzaro You Heung-sik, parla del Convegno e della necessità di rispondere alle esigenze dei sacerdoti in un contesto socio-culturale e di fede non facile; sottolinea, tra l’altro, la volontà di affrontare le difficoltà concrete della vita sacerdotale e insieme di mostrarne la bellezza, grazie alle tante “testimonianze meravigliose” esistenti.

Qui il servizio di Radio Vaticana di Renato Martinez e Adriana Masotti.

Qui le conclusioni dell’evento.

 

8xmille / Terremoto in Siria e Turchia: un anno dopo

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Un anno fa, il 6 febbraio 2023, alle 4:17 del mattino, un terremoto di magnitudo 7,9 colpiva la zona al confine tra la Turchia e la Siria. Seguivano molteplici scosse di assestamento, tra cui una molto forte (7,7) e una ulteriore di magnitudo 6,4 il 21 febbraio.

In Turchia si piangono 50mila vittime. 9,1 milioni le persone colpite dagli effetti del sisma, 4 milioni gli sfollati, 214mila gli edifici distrutti o inagibili.

In Siria 6mila morti, 8,8 milioni di persone colpite, 350mila sfollati, 28mila edifici distrutti o danneggiati. Il tutto si aggiunge agli effetti di quasi 13 anni di guerra.

L’intervento della Caritas

La rete Caritas in Turchia si è mobilitata immediatamente per portare aiuto alla comunità. Nella primissima fase è stato attivato in Anatolia un numero verde del centro d’ascolto a supporto della comunità, sono state distribuite coperte e forniti pasti caldi per le persone sfollate. Dopo questa prima fase è stato elaborato un piano di risposta rapida all’emergenza seguito da un programma di medio periodo di cui hanno beneficiato circa 38.000 persone.

In Siria la Caritas locale ha subito mobilitato i team degli uffici regionali e nazionale nel soccorso alla popolazione colpita avviando la distribuzione di beni primari, cibo, acqua potabile e generi di prima necessità (coperte, indumenti pesanti, kit igienici…); distribuzione che è avvenuta in 71 centri di accoglienza comunitari presenti nelle aree colpite dal sisma, in particolare in quelli situati nelle zone di Aleppo e di Lattakia. Molti di questi centri sono stati allestiti dalle parrocchie locali, che hanno accolto gli sfollati. Le famiglie aiutate sono state circa 10mila.

Le donazioni, i fondi spesi e i progetti

Caritas Italiana (al 31 dicembre 2023) ha raccolto per Turchia e Siria 13.067.814,08 euro. Questa cifra comprende 1,5 milioni di contributo della CEI (fondi 8xmille) e le donazioni giunte attraverso la colletta nazionale.

Le uscite per Turchia e Siria ammontano a 3.405.017,30 euro (di cui 1.253.514.11 per la Turchia e 2.151.503.19 per la Siria). Questa cifra comprende i fondi spesi, quelli trasferiti in loco e le risorse accantonate per Caritas Italiana (5 per cento delle offerte non CEI).

I restanti 9.662.796,78 euro comprendono fondi già stanziati ma non ancora spesi né trasferiti e fondi che sono destinati a progetti ancora da definire.

Da tenere sempre conto che gli interventi in caso di catastrofi come un terremoto si svolgono sulla base di una progettazione pluriennale e dunque i fondi raccolti vengono messi a disposizione man mano che le progettualità lo richiedono.

(Fonte Caritas Italiana)

8xmille e Festival della Vita / Vivere è…Comprendere

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Giunge alla XIV edizione la fortunata e seguita rassegna del Festival della Vita, sostenuta anche dall’8xmille.

Il progetto è promosso dal Centro Culturale San Paolo odv quale espressione della famiglia dei Paolini e costituisce un’occasione d’incontro e confronto sul tema dell’edizione: Vivere è…Comprendere: “Non deridere, non compiangere, non disprezzare, ma comprendere le azioni umane”(Baruch Spinoza).

Il ricco programma della manifestazione prende spunto dal Messaggio per la 46^ Giornata nazionale per la Vita della Conferenza Episcopale Italiana: “La forza della vita ci sorprende. Quale vantaggio c’è che l’uomo guadagni il mondo intero e perda la sua vita?” (Mc 8,36) del 26 settembre 2023 e riporta anche il Messaggio di saluto al Festival della Vita dell’ambasciatore della Repubblica di Polonia presso la Santa Sede, il signor ambasciatore dott. Adam Kwiatkowski.

Momento centrale della manifestazione è il week end da venerdì 2 febbraio a domenica 4 febbraio, Giornata nazionale per la vita. In particolare, segnaliamo l’appuntamento di sabato 3 febbraio alle ore 18 presso l’Auditorium provinciale di Caserta dove si terrà la Serata di Gala. Cuore della manifestazione, il dialogo sul tema: “Vivere è… Comprendere” tra il filosofo prof. Massimo Cacciari e don Stefano Stimamiglio, direttore di Famiglia Cristiana.

Durante la cerimonia interverranno tra gli altri: il dott. Massimo Monzio Compagnoni, responsabile nazionale del Servizio per la Promozione del Sostegno economico alla Chiesa della Conferenza Episcopale Italiana, intervistato dal conduttore e direttore artistico della kermesse festivaliera Gaetano Maschio.

Dopo l’inizio nel territorio casertano, il Festival della Vita organizza oltre una settantina di eventi in cinquanta località nel territorio nazionale.

Il allegato il programma della manifestazione, resa possibile grazie alla dedizione di don Ampelio Crema ssp, presidente del Festival, del dott. Raffaele Mazzarella, direttore del CCSP San Paolo e del Festival della Vita e del Maestro Gaetano Maschio, direttore artistico del Festival della Vita.

“Il 2024 è un anno di ripartenza, una rinascita dopo la situazione pandemica che ha segnato la storia dell’umanità negli ultimi tre anni – dichiarano gli organizzatori. – È un ritorno alla normalità, almeno è ciò che tutti noi auspichiamo. Il Festival della Vita, giunto alla quattordicesima edizione, è un appuntamento che celebra la vita in ogni suo aspetto, essendo un luogo di incontro e di dialogo. È un percorso che in ogni edizione si arricchisce sempre più di nuove esperienze, di nuove iniziative, soprattutto di quel valore aggiunto che solo le persone sanno donare: la partecipazione che, in ogni modo e nei diversi contesti, fa accrescere l’entusiasmo delle centinaia di addetti ai lavori e non, che in ogni dove progettano, realizzano le loro idee, credendo fermamente nella condivisione dei valori che rende ognuno di noi autentici nella propria individualità”.

Di seguito un video di presentazione