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Uniti nel Dono / San Giuliano Milanese: le persone prima di tutto

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“Questi dodici anni sono volati, sono stati bellissimi anche se ci sono stati momenti difficili, come quelli della pandemia”. Don Luca Violoni, 61 anni il 14 luglio, originario di Sant’Angelo Lodigiano, nel 2014 è arrivato a San Giuliano Milanese come parroco della chiesa di S. Giuliano Martire, per poi diventare nel 2019 responsabile della neonata comunità pastorale di San Paolo VI, che lascerà nel settembre 2026.

Più di un decennio da cui don Luca si porterà dietro un grande bagaglio. “Innanzitutto, ho tantissima gratitudine per i momenti che abbiamo vissuto – spiega il sacerdote – e conserverò due cose: prima di tutto un’esperienza di paternità. Mi sono occupato di sei parrocchie, poi diventate sette, sono stato a contatto con tante persone e ho creato con loro legami significativi. Poi ho vissuto una bella esperienza di fraternità con i sacerdoti e i diaconi della parrocchia e della comunità pastorale”.

Dodici anni in cui don Luca, gli altri sacerdoti e i laici, insieme alle autorità locali, hanno costruito e creato ponti. “Abbiamo realizzato molti progetti – dice il parroco, che da settembre 2026 sarà a Seregno, nella Comunità Pastorale San Giovanni Paolo II – e tra i tanti me ne vengono in mente due. Il primo è l’Emporio della Solidarietà. È stato significativo perché l’abbiamo costruito mettendo insieme tanti soggetti e ora ci sono una trentina di volontari che si occupano della sua gestione. Grazie a loro siamo riusciti a ridare un segno di speranza a centinaia di famiglie”.

“Il secondo – prosegue il sacerdote laureato all’Università Bocconi in discipline economiche e sociali – è stato il restauro della chiesa di San Giuliano Martire. Abbiamo portato alla luce affreschi del VI secolo che, adesso, tutti quelli che passano per la via Emilia possono ammirare. Quest’opera ci ha fatto riscoprire la lunghissima storia cristiana di San Giuliano ma trasmette anche un messaggio: quello che Dio è per la bellezza, per la luce e per lo splendore”.
Esperienze differenti, in cui don Luca ha portato avanti un modo di lavorare comune. “Per realizzare qualcosa – dice il parroco, che per cinque anni tra il 2009 e il 2014 ha lavorato nel settore Affari Economici della Diocesi di Milano – bisogna mantenere il cuore del Vangelo e riuscire a trovare risorse. E bisogna farlo condividendo le scelte e con una visione d’insieme”.

Scopri tutta la storia su unitineldono.it raccontata da Roberto Brambilla.

Uniti nel Dono / Due sacerdoti, una sola visione: costruire comunità al Varignano

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La parrocchia della Resurrezione al Varignano nasce e cresce come “casa in mezzo alle case”, punto di riferimento per un quartiere popolare e molto variegato.

In questo percorso, don Marcello Brunini, parroco per oltre dieci anni fino al 2020, ha avuto un ruolo decisivo: ha accompagnato la comunità nel rafforzarsi e nel dotarsi di una nuova chiesa, fortemente voluta come spazio condiviso. Il suo approccio è stato chiaro: non una struttura per il prete, ma una casa costruita insieme al quartiere e al servizio di tutti.

Accanto a lui, oggi, don Luca Andolfi, attuale parroco, continua e rinnova questa visione. È descritto come un sacerdote capace di coinvolgere le persone, tirando fuori il meglio da ciascuno e creando una comunità accogliente, aperta anche a chi non è credente. Vive il suo ministero con entusiasmo e sottolinea il valore educativo della bellezza e della partecipazione, elementi che rendono la parrocchia uno spazio vivo e inclusivo.

Il rapporto tra i due sacerdoti è di continuità e stima reciproca: don Marcello riconosce in don Luca un cuore grande e una presenza che permette alla comunità di crescere serenamente. Insieme rappresentano due fasi di un’unica storia: quella di una parrocchia costruita con le persone e per le persone, capace di generare appartenenza e cambiamento nel quartiere.


Scopri tutta la storia su unitineldono.it raccontata da Giovanni Panozzo.

“Sovvenire in Radio” / Undicesima puntata: Sant’Elia, una rete di cura tra Caritas e sanità di prossimità

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Nel quartiere di Sant’Elia a Cagliari, la parrocchia si conferma un punto di riferimento non solo spirituale ma anche sociale, grazie alle attività della Caritas parrocchiale sostenute anche dai fondi dell’8xmille della Chiesa cattolica. Un impegno che si sviluppa su più fronti: ascolto, distribuzione di beni di prima necessità e assistenza sanitaria.

A raccontare le iniziative sono stati padre Gennaro Rosato, viceparroco della parrocchia di Sant’Elia, e la dottoressa Bernadetta Loi, responsabile del centro di ascolto sanitario parrocchiale, intervenuti ai microfoni della trasmissione “Sovvenire in Radio” con Maria Chiara Cugusi e don Alessandro Simula.

«La carità è una dimensione essenziale della vita della Chiesa» ha spiegato padre Rosato, sottolineando come l’azione parrocchiale rappresenti anche una verifica concreta della fede attraverso l’attenzione alle persone e ai loro bisogni. Il centro Caritas del quartiere si articola oggi in tre principali ambiti: ascolto sociale, distribuzione dei viveri e assistenza sanitaria.

Il servizio di ascolto rappresenta il primo contatto con le persone in difficoltà, seguito dalla distribuzione di pacchi alimentari, attiva tre giorni al mese e sostenuta dal Banco Alimentare diocesano e dai fondi dell’8xmille, oltre che da donazioni di enti e associazioni del territorio.

Accanto a queste attività si è sviluppato negli ultimi anni un importante servizio sanitario. La dottoressa Loi, medico in pensione, ha raccontato come l’esperienza sia nata dall’osservazione di bisogni crescenti nel quartiere, soprattutto legati alle difficoltà di accesso alle cure.

«Abbiamo iniziato con un ascolto sanitario delle persone fragili» ha spiegato, evidenziando come il servizio permetta di intercettare bisogni urgenti, fornire supporto nell’accesso ai farmaci e facilitare visite specialistiche nei casi più critici. Una rete di collaborazione che coinvolge anche il Banco Farmaceutico e strutture sanitarie del territorio.

Tra le iniziative più recenti, anche attività di prevenzione oncologica e progetti di “medicina di iniziativa”, che prevedono visite domiciliari per le persone non autosufficienti o anziane. Un approccio che integra aspetti sanitari e sociali, con controlli periodici e una presa in carico continuativa dei pazienti più fragili.

Il lavoro della Caritas si inserisce inoltre in una rete più ampia di collaborazioni: associazioni locali, realtà educative, sportelli sociali e progetti condivisi con enti pubblici e del terzo settore. Tra questi, lo “sportello del cittadino” e iniziative educative e sportive rivolte ai giovani del quartiere.

L’esperienza di Sant’Elia si conferma così un esempio di integrazione tra assistenza materiale, accompagnamento sanitario e animazione comunitaria, in un contesto complesso ma ricco di iniziative solidali che puntano a costruire una rete di prossimità sempre più efficace.

Ascolta la puntata

Uniti nel Dono / A Soccavo e Pianura, c’è chi crede nei giovani

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Don Enzo Cimarelli è il parroco in due comunità inserite nella periferia occidentale di Napoli: Soccavo e Pianura, un territorio che conta circa 100.000 abitanti.

Classe 1984, don Enzo è sacerdote per la diocesi di Pozzuoli dal 28 aprile 2012 e, oltre a essere parroco, è delegato diocesano della pastorale giovanile e responsabile del Servizio oratori, coordinando percorsi formativi, spirituali e vocazionali rivolti ai giovani.

Le due realtà cittadine che sta seguendo hanno caratteristiche diverse?

“Sì, Soccavo è un quartiere cittadino con alcune fragilità sociali ma anche con una struttura territoriale stabile – chiarisce il sacerdote –. Pianura, invece, vive un disagio più forte, soprattutto sul piano educativo, culturale ed economico. In alcune zone la presenza della criminalità organizzata è ancora molto radicata; purtroppo capita che perfino bambini di 8-9 anni vengano coinvolti come ‘pali’ per la camorra”.

L’impegno del parroco, “armato” di spiritualità Salesiana, ha subito contagiato ragazzi e adulti. Prima nella comunità dei Ss. Pietro e Paolo a Soccavo, poi nella chiesa di S. Lorenzo a Pianura. Il lavoro pastorale ha cominciato a prendere forma partendo dai giovani.

Segui su unitineldono.it tutto il racconto realizzato da Nicola Nicoletti.

8xmille / Oltre 1 miliardo di euro nel 2026. Il 67,28% dei contribuenti ha scelto la Chiesa cattolica

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È pari a 1.086.752.778,01 euro la somma relativa all’8xmille dell’Irpef assegnata alla Chiesa cattolica per il 2026, come comunicato dal Ministero dell’economia e delle finanze. Lo ha reso noto l’82ª Assemblea generale della CEI, che ha approvato la ripartizione delle somme (v. allegato).

La cifra è determinata da 1.063.069.466,83 euro a titolo di anticipo per l’anno in corso e da un conguaglio di 23.683.311,18 euro sulle somme riferite all’anno 2023.

La percentuale delle scelte a favore della Chiesa cattolica nell’anno 2023 (redditi 2022) è stata pari al 67,28%, in calo del 2,23% rispetto all’anno precedente.

Le risorse sono ripartite in tre grandi voci: esigenze di culto e pastorale (408.208.000 euro), interventi caritativi (284.544.000 euro) e sostentamento del clero (394.000.000 euro).

Tra le destinazioni principali:
158 milioni alle diocesi per culto e pastorale
129 milioni per l’edilizia di culto (di cui 25 milioni per la tutela dei beni culturali ecclesiastici)
150 milioni alle diocesi per la carità
80 milioni per lo sviluppo dei popoli
394 milioni per il sostentamento del clero.

Sviluppo dei popoli / Con i fondi dell’8xmille cure e assistenza sanitaria per i più fragili

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Complessivamente, nella riunione del 28 e 29 maggio, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione dai fondi 8xmille 11.326.020 euro per 64 progetti: 39 in Africa (€  7.268.083), 16 in Asia (€ 2.756.186), 6 in America Latina (€ 791.062), 2 in Europa (€ 330.197), 1 in Medio Oriente (€ 180.492) .

È lievito che fa crescere e aiuta contesti e comunità a potenziare e moltiplicare talenti, avviando o rafforzando processi. Ogni intervento è una goccia che cade su terreni dove quotidianamente sacerdoti, religiose e religiosi, laici, volontari, professionisti, si impegnano nelle periferie sociali e geografiche, promuovendo incontro, dialogo e solidarietà al di là di ogni divisione.

È quanto avviene in India, Paese segnato da forti contrasti, dove convivono una formidabile crescita con una fragilità che impressiona. Con oltre 1,4 miliardi di abitanti, è la più grande democrazia del mondo e un mosaico di culture, lingue e religioni. Accanto allo sviluppo nei settori tecnologico e digitale, persistono profonde disuguaglianze, povertà diffusa e forti divari tra città e campagne. Il sistema delle caste, sebbene formalmente abolito, continua a incidere soprattutto su “dalit” – i fuoricasta – e comunità tribali. I cristiani, pur minoranza, svolgono un ruolo significativo nell’educazione, nella sanità e nell’assistenza ai più poveri. In questo contesto, le donne — spesso ancora limitate da stereotipi — emergono come potenti agenti di compassione, cura, educazione e trasformazione sociale. In particolare, nella sanità diventano spesso il volto della cura, dell’accompagnamento, della difesa della dignità umana.  Uno degli aspetti più straordinari è proprio il contributo delle religiose cattoliche nella sanità. Circa 1000 religiose-medico, 25000 suore-infermiere e un esercito di religiosi che lavorano nell’ambito della salute, di cui l’80% opera in regioni remote, rappresentano spesso l’unico riferimento sanitario per molte comunità. Attraverso una rete di oltre 3.500 istituzioni, la Catholic Health Association of India raggiunge più di 21 milioni di persone ogni anno, garantendo cure e assistenza anche nelle zone più povere e marginalizzate.

“Nei corridoi dell’ospedale vedo due Indie che convivono: una moderna e tutelata, l’altra fragile, fatta di migranti e lavoratori senza assicurazione, costretti a rimandare le cure finché anche una malattia lieve diventa grave. L’ospedale diventa uno specchio del Paese”, spiega suor Beena Madhavat Devasia, religiosa orsolina, una delle 1000 religiose-medico, che dirige l’Holy Family Hospital di Mumbai.

Se poi dalle metropoli come Mumbai ci si sposta nelle aree più svantaggiate dell’India, i contrasti sociali si fanno ancora più evidenti. Nella diocesi di Guntur, nello Stato dell’Andhra Pradesh, centinaia di baraccopoli ospitano una popolazione segnata da estrema povertà, carenza di infrastrutture e precarietà lavorativa. In questo contesto, una rete di 106 parrocchie mobilita ogni giorno sacerdoti, religiose e volontari per sostenere lo sviluppo comunitario e assistere i più fragili.

Con il contributo di professionisti e delle Suore Francescane Clarisse, impegnate nell’assistenza infermieristica e nel sostegno alle famiglie, uno dei progetti approvati a maggio dal Comitato, si andrà a creare un centro dedicato ai bambini affetti da talassemia. La struttura sarà dotata di una banca del sangue specializzata e di un reparto per trasfusioni diurne, per garantire cure salvavita a piccoli pazienti costretti a sottoporsi a trasfusioni ogni tre o quattro settimane. Nella regione sono parecchi i bambini affetti da questa malattia a fronte di pochi centri specializzati: molte famiglie devono percorrere oltre 400 chilometri per accedere alle cure. Il nuovo polo sanitario offrirà raccolta e conservazione del sangue, trasfusioni periodiche, campagne di donazione, programmi di prevenzione e supporto psicologico. È previsto anche un ambulatorio mobile per raggiungere le aree rurali più isolate.

Il centro potrà assistere ogni anno tra 200 e 300 bambini, con fino a 4.000 trasfusioni, riducendo drasticamente i viaggi e migliorando la continuità delle cure. Portare le cure più vicino alle comunità non significherà solo salvare vite, ma anche restituire dignità e speranza a centinaia di famiglie. “La Chiesa – come ha ricordato Papa Leone XIV ricevendo i membri dell’associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (AISLA) – sente molto il valore di questo stare vicino: di affiancare le persone, là dove si trovano, presso le loro case, per offrire un accompagnamento, oltre che assistenziale, anche spirituale, specialmente con attenzione alle domande di senso che il dolore suscita e che non possono restare inascoltate”.

(Qui un articolo su altri progetti 8xmille per l’India di Ferruccio Ferrante pubblicato sul Sir)

Concluso il Festival Biblico / Grande partecipazione e prezioso contributo del Sovvenire con gli incaricati diocesani

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Dal 9 aprile al 1° giugno 2026 si è svolta la 22ª edizione del Festival Biblico, dedicata al tema “Il potere del limite”, un invito a riflettere su una delle questioni più urgenti del nostro tempo.

In una società che tende spesso a percepire il limite come un ostacolo da superare e il potere come esercizio unilaterale della forza, il Festival Biblico ha proposto uno sguardo alternativo: il limite come dimensione costitutiva dell’umano, spazio di senso, relazione e libertà, e il potere come responsabilità, cura e custodia. A partire da queste prospettive, il Festival (che si è tenuto in varie diocesi) ha promosso un dialogo aperto e interdisciplinare, intrecciando religione, filosofia, scienze umane, arte e attualità, coinvolgendo dieci diocesi da Nord a Sud.

A sostegno della manifestazione è intervenuto anche il Servizio Promozione CEI per il Sostegno Economico alla Chiesa con la presenza di don Enrico Garbuio a Vicenza, nella serata inaugurale. Quindi, in diverse diocesi, sono stati previsti momenti di approfondimento a cura degli incaricati diocesani del Sovvenire, che hanno accompagnato gli eventi con brevi interventi di sensibilizzazione sull’importanza e il valore di sostenere economicamente la Chiesa anche attraverso una firma consapevole a favore dell’8xmille alla Chiesa cattolica. In occasione degli appuntamenti sono stati organizzati stand informativi con materiali promozionali e divulgativi, distribuiti ai partecipanti per far conoscere le attività e il valore del sostegno economico alla Chiesa cattolica.

 

Tra gli incaricati diocesani che sono interventui al Festival ricordiamo: don Roberto Rosario Catalano a Catania (8 maggio), il diacono Guglielmo Zampollo a Rovigo (9 maggio, dialogo), il dottor Paolo Grazian a Vittorio Veneto – Conegliano (10 maggio, dialogo), il dottor Fabio Brocca a Padova (14 maggio, conferenza), don Mauro Motterlini a Treviso (22 maggio, dialogo), don Giuseppe Miola a Vicenza in occasione della lectio magistralis conclusiva (24 maggio) e Davide Cecchini a Chioggia (29 maggio, incontro biblico).

Nel corso degli interventi è stato sottolineato come, lungo tutto il territorio nazionale, il Festival Biblico abbia offerto a migliaia di persone preziose occasioni di incontro con l’arte, la cultura e la bellezza, valorizzando al contempo l’ispirazione dei testi della Sacra Scrittura.

È stato inoltre evidenziato come tali iniziative siano rese possibili dal dinamismo delle comunità ecclesiali, dall’impegno di numerosi volontari e anche dal contributo dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Attraverso queste risorse – destinate alla pastorale, alla carità e alla tutela del patrimonio artistico e sociale – si genera infatti un beneficio concreto per l’intera collettività: una firma che non comporta costi per il contribuente, ma che sostiene in maniera significativa il bene comune, confermando come l’8xmille sia davvero “più di quanto si creda”.

Nardò-Gallipoli / Azione Cattolica in festa: Made to be One unisce comunità e promuove il valore dell’8xmille

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“Con viva gioia e profonda gratitudine condivido con voi il successo di Made to be One, la Festa Unitaria dell’Azione Cattolica Diocesana di Nardò-Gallipoli che si è svolta il 2 giugno, a Gallipoli presso il Parco Gondar”. È il messaggio inviato al Servizio Promozione CEI dall’incaricato diocesano Roberto Giuseppe De Donatis che continua scrivendo:

L’evento si è rivelato una straordinaria festa di popolo e di comunione, registrando la partecipazione di tantissime persone tra bambini, giovani, adulti e, in modo particolare, tante famiglie che hanno animato l’intera giornata.

Desidero ringraziare di cuore i Delegati Regionali e l’Assistenza Nazionale per il prezioso e tempestivo supporto. La presenza della postazione e la promozione del tema dell’8xmille sono state fortemente volute dal nostro Vescovo Mons. Fernando Tarcisio Filograna, dagli Assistenti di settore e da tutto il Consiglio Diocesano di Azione Cattolica, quale segno tangibile di corresponsabilità e appartenenza ecclesiale.

Grazie al materiale ricevuto, siamo riusciti a realizzare un’efficace azione di sensibilizzazione: all’ingresso della manifestazione, a tutti i partecipanti sono stati distribuiti i cappellini e i braccialetti (particolarmente graditi e di grande impatto visivo).

In una sede dedicata, è stata allestita la postazione informativa dell’8xmille, dove sono stati distribuiti i materiali di approfondimento, insieme a blocchi per appunti e matite logati.

Questo risultato mette a fattore comune una sinergia pastorale preziosa tra le strutture nazionali, regionali e la realtà diocesana di Nardò-Gallipoli, uniti nel comune intento di mostrare il valore della firma per l’8xmille come motore di carità e sostegno alle nostre comunità.

Rinnovo il mio grazie per il vostro costante accompagnamento!”

Focsiv / In Iraq l’8xmille ridà vita alla terra e prospettive alle famiglie con i peperoni verdi

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Nell’edizione del 14 maggio del Tg Volontariato DIRE, Vincenzo Giardina racconta un progetto della Focsiv realizzato anche grazie all’8xmille-Chiesa cattolica.

A Baghdad sono sempre più richiesti i peperoni verdi coltivati a Qaraqosh e rappresentano un simbolo di rinascita. Con riso, agnello e spezie danno sapore al dolma, uno dei piatti più tipici della cucina irachena. Prodotti localmente e coltivati con cura, questi ortaggi sono diventati anche un simbolo di rinascita in un Paese segnato da anni di guerra e violenze. Nelle serre crescono anche i cocomeri, spiega Frans Awdar Barbar: “All’inizio, le principali sfide erano il tempo e l’impegno, perché le piante richiedono molta cura ed energia. Non si tratta solo di piantare e innaffiare: serve un’attenzione continua”.

Frans è uno dei 60 agricoltori al lavoro nelle serre: 20 strutture ai margini del deserto, nel nord dell’Iraq, che stanno ridando vita alla terra e prospettive alle famiglie.

L’iniziativa è coordinata dalla federazione Focsiv, la federazione italiana che gestisce il progetto delle serre, ed è intitolata Percorsi di pace e di dialogo fra le comunità nel Kurdistan iracheno e in Iraq: prevede corsi di formazione, dalla semina fino all’irrigazione, ed è allo stesso tempo un richiamo alle sfide di un Paese che è un mosaico splendido ma fragile. Secondo Ivana Borsotto, presidente di Focsiv, “in territori ancora segnati dai conflitti e dall’instabilità, investire nella sicurezza alimentare e nel protagonismo delle comunità locali significa costruire condizioni reali di stabilità e convivenza”.

Decisivi i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica: una scelta gratuita, che si può sommare al 5xmille in favore di Focsiv, per coltivare la pace in Iraq.

Ma l’impegno non si limita all’agricoltura. “Il progetto ha garantito attività educative, artistiche e di supporto scolastico a oltre 500 bambini e ragazzi, offrendo spazi sicuri di aggregazione e crescita in un contesto in cui i servizi per i giovani risultano ancora molto limitati”, sottolinea Borsotto. “Attenzione è stata inoltre dedicata all’empowerment femminile, attraverso percorsi di formazione e sostegno economico rivolti a 50 donne della piana di Ninive”. La sfida è favorire l’avvio di attività che generino reddito e contribuiscano, dopo anni di violenza, a rafforzare, in una prospettiva di pace, il tessuto delle comunità.

Uniti nel Dono / C’è una “casa” per tutti i ragazzi di Saluzzo

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A Saluzzo (CN) chiamano in modi diversi l’Oratorio cittadino interparrocchiale Don Bosco. C’è chi ne parla semplicemente come “il Don Bosco”, chi dice “l’Odb”, qualcuno addirittura “i Salesiani”, sebbene la congregazione religiosa non gestisca questo spazio ormai da quarant’anni. Il direttore don Dario Ruà usa un altro nome per definirlo: “casa”. Perché l’Odb, per i giovani, è davvero una seconda casa, una realtà accogliente e sicura.

Ce ne parla in questo articolo pubblicato su unitineldono.it Giulia Rocchi.

«Il cortile è sempre aperto, qualsiasi giorno dell’anno», spiega il sacerdote, che è anche vicario parrocchiale del duomo di Saluzzo e responsabile dell’Ufficio di pastorale giovanile e del Centro vocazioni della diocesi. «Ogni ragazzo può venire in oratorio, qualsiasi motivazione lo spinga, qualsiasi cosa abbia fatto – sottolinea –. Non devono avere credenziali particolari per poterci entrare, né di censo né di appartenenza. Possono venire a pregare, ma possono anche passare soltanto a giocare a pallone o a ping pong. La nostra proposta comunque è chiara e definita».

Situato in via Donaudi, nasce con i salesiani, che però lasciano Saluzzo nel 1981. Da allora è gestito dalla diocesi; dal 2018, anche con una comunità di suore Figlie di Maria Ausiliatrice, che vivono nell’appartamento all’interno della struttura e collaborano con le attività dell’Odb. E ce n’è davvero per tutti i gusti e per tutte le età. A cominciare dal doposcuola per i bambini delle elementari e per i ragazzi delle medie, dal lunedì al venerdì dalle 14.30 alle 17.30. «Sono seguiti da volontari, soprattutto insegnanti in pensione, ma non solo – dice don Ruà –. Abbiamo anche circa un 40 % di musulmani, ma noi non rinunciamo mai a fare la preghiera prima di cominciare a studiare. Loro naturalmente non sono costretti a pregare, restano in silenzio. Questa cosa è accettata dalle loro famiglie e non crea nessun tipo di problema». Alle 16, poi, il cancello dell’oratorio si apre e il cortile, fino alle 18, è disponibile per tutti, per giocare liberamente. Ancora, a giovedì alterni si riunisce il gruppo medie, mentre, per chi frequenta dal primo al quarto superiore, c’è il gruppo giovanissimi del venerdì sera, dalle 20.45 alle 22.30.

Il sabato, poi, l’oratorio si trasforma in “Sabatorio”, «una parola nata dalla crasi tra sabato e oratorio – prosegue il sacerdote –; è uno spazio con giochi strutturati e organizzati dagli animatori dell’oratorio. Tutti i martedì, alle 18, c’è l’adorazione eucaristica aperta per i volontari e qualche giovane che ogni tanto passa. Ci teniamo a far sì che ogni settimana ci sia un momento di preghiera».

Intanto si avvicina l’estate, che sarà scandita, come tradizione, dall’Estate Ragazzi e dai campi.
«Faremo quattro settimane di Estate Ragazzi in oratorio, che abitualmente vedono la partecipazione di oltre 400 bambini e un’ottantina di animatori, con accoglienza garantita dalle 7.30 alle 18», sottolinea don Ruà. Per i più grandi, invece, ci sono diversi campi estivi, a seconda dell’età, che solitamente si tengono in località di montagna. I ragazzi si ritrovano a vivere insieme per una settimana, facendo attività, pregando, dormendo e mangiando insieme, in compagnia di animatori, educatori e volontari.

Tra loro c’è Rosi Racca, che dà una mano in oratorio da più di venticinque anni. «Ho cominciato quando i miei bambini erano piccoli – racconta –, poi sono cresciuti e sono diventati a loro volta animatori. Io faccio tante cose, ma soprattutto mi occupo della cucina». Nei giorni di festa o ai campi estivi, non possono mancare le prelibatezze di Rosi, in particolare le sue frittelle di mele. «Io cucino in modo tradizionale, preparo i piatti di una volta, ma oggi spesso i bambini non sono abituati a mangiare questi cibi», osserva la volontaria. Rosi si impegna anche nel doposcuola: «È una bellissima realtà perché accoglie i bambini senza distinzioni».

Tutto questo è reso possibile anche grazie al contributo dell’8xmille, come sottolinea il responsabile del Sovvenire della diocesi di Saluzzo, Gustavo Giordana: «Dal 2018 ad oggi sono stati erogati 192mila euro per sostenere l’Odb». Lo scorso anno, in particolare, 60mila euro sono stati utilizzati «per la ristrutturazione e l’allestimento delle camere per le settimane comunitarie», aggiunge. Si tratta dell’ultima proposta del Don Bosco, partita l’anno scorso. «I ragazzi adolescenti delle scuola superiore sperimentano una settimana di convivenza – illustra don Ruà –. Dormono insieme, mangiano insieme, hanno la loro cucina. Quest’anno ne abbiamo fatte 4 di queste settimane, che sono aperte anche ad altre parrocchie del circondario che frequentano le scuole a Saluzzo. È un’esperienza molto fruttuosa perché permette di condividere la ferialità e la quotidianità insieme ai loro animatori. Sono dei momenti davvero aggreganti».

(di Giulia Rocchi – foto dal sito www.odbsaluzzo.com)