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Uniti nel Dono / Don Antonio e i 31.000 sacerdoti diocesani: presenze che cambiano la vita delle comunità

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L’articolo di Sabina Leonetti pubblicato su unitineldono.it racconta l’esperienza di don Antonio Menichella, parroco della parrocchia San Paolo Apostolo nel quartiere CEP di Foggia, e offre una testimonianza concreta del valore che i sacerdoti diocesani rappresentano ogni giorno per le comunità italiane.

La storia di don Antonio Menichella e della parrocchia San Paolo Apostolo al CEP di Foggia dimostra quanto il ruolo di un sacerdote possa essere decisivo per la crescita di una comunità. Grazie al suo stile semplice, autentico e vicino alle persone, don Antonio è riuscito a trasformare la parrocchia in un vero punto di riferimento per il quartiere, capace di accogliere bambini, giovani, famiglie, anziani e persone in difficoltà.

Sotto la sua guida sono nati e cresciuti progetti che hanno un forte impatto sociale ed educativo: l’oratorio, che offre opportunità di formazione e inclusione a centinaia di ragazzi; il laboratorio di sartoria “Cuciamo le relazioni”, che favorisce integrazione e valorizzazione delle competenze; la BiblioCep, una biblioteca inclusiva che promuove cultura, lettura e socialità; e la Caritas parrocchiale, che sostiene concretamente 145 famiglie offrendo ascolto, aiuti materiali e servizi di orientamento.

In un territorio segnato da fragilità sociali, povertà e rischio di emarginazione, la parrocchia è diventata un presidio di legalità, solidarietà e speranza. Tutto questo è possibile grazie all’impegno di tanti volontari, ma anche alla presenza costante di un sacerdote che coordina, anima e accompagna la comunità nel suo cammino.

L’esperienza di don Antonio aiuta a comprendere l’importanza di sostenere non solo lui, ma anche gli oltre 31.000 sacerdoti diocesani presenti in Italia. Ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, essi non si limitano a celebrare i sacramenti, ma costruiscono relazioni, contrastano la solitudine, educano i giovani, assistono le famiglie in difficoltà e promuovono iniziative culturali e caritative. Sono una presenza concreta nei quartieri, nelle periferie e nei piccoli centri, dove contribuiscono a mantenere vivo il tessuto sociale delle comunità.

Sostenere i sacerdoti diocesani significa quindi sostenere una rete capillare di persone che ogni giorno si prendono cura degli altri e rendono possibile la realizzazione di opere che generano inclusione, solidarietà e speranza. La testimonianza della parrocchia San Paolo Apostolo di Foggia ne è un esempio eloquente: quando un sacerdote è messo nelle condizioni di svolgere pienamente la propria missione, i benefici si estendono a un’intera comunità.

Ogni firma conta / Dieci progetti che trasformano l’8xmille in speranza concreta

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Dall’inserimento lavorativo all’accoglienza abitativa, dal sostegno ai minori alla lotta contro la povertà alimentare, i progetti sostenuti con i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica raccontano ogni giorno come una firma possa trasformarsi in opportunità reali per migliaia di persone. In tutta Italia, le Caritas diocesane e le realtà del territorio danno vita a interventi capaci di rispondere ai bisogni emergenti delle comunità, mettendo al centro dignità, inclusione e relazioni.

Lavoro e inclusione: ricostruire il futuro

A Pozzuoli, il progetto “Agorà – Lavoro di prossimità” aiuta giovani e adulti in cerca di occupazione a orientarsi nel mercato del lavoro, offrendo percorsi di formazione, bilancio delle competenze e supporto nella ricerca professionale. L’iniziativa punta a contrastare la sfiducia e la rassegnazione che spesso accompagnano la disoccupazione, soprattutto nel Mezzogiorno, favorendo un inserimento lavorativo consapevole e duraturo.
A Tortona, i laboratori “Ri-Cuci & Ri-Crea” trasformano materiali destinati allo scarto in strumenti di inclusione sociale e lavorativa. RI-CUCI, laboratorio di sartoria solidale, offre alle donne in condizioni di fragilità l’opportunità di imparare un mestiere e acquisire autonomia. RI-CREA, invece, recupera e restaura mobili e oggetti coinvolgendo persone con disabilità o in percorsi di reinserimento sociale. Due esperienze che dimostrano come il lavoro, la creatività e la sostenibilità possano generare nuove opportunità di vita.

Casa e accoglienza: ripartire dalla dignità

A Pordenone, l’Asilo Notturno “La Locanda” accoglie persone senza dimora o in grave difficoltà abitativa, offrendo non solo un posto letto e servizi essenziali, ma soprattutto relazioni, ascolto e percorsi di accompagnamento verso una nuova autonomia. Dal 2016 ha ospitato oltre 700 persone, diventando un punto di riferimento per chi cerca una possibilità di ripartenza.
A Pesaro, il progetto “Casa don Giorgio: un percorso verso l’autonomia” propone un’accoglienza temporanea per persone che stanno affrontando difficoltà economiche, lavorative o relazionali. Attraverso progetti personalizzati e il supporto di operatori e volontari, gli ospiti vengono accompagnati verso il recupero della propria autonomia abitativa e sociale.
Anche a Vercelli, il Centro Accoglienza Notturna “Don Mauro Stragiotti – M. Luisa Campi” rappresenta molto più di un dormitorio. Nato per rispondere all’emergenza abitativa, il centro offre ascolto, orientamento e accompagnamento a uomini senza dimora o in situazioni di forte fragilità, costruendo percorsi di reinserimento grazie alla collaborazione tra Caritas, servizi sociali e volontari del territorio.

Minori e famiglie: investire nell’educazione

A Bisceglie, il progetto “Meno è di più… non solo un doposcuola”, ospitato nel Centro La Bussola, offre a ragazzi tra gli 11 e i 14 anni uno spazio educativo alternativo alla strada. Oltre al supporto scolastico, propone laboratori artistici, attività sportive, percorsi di educazione emotiva e iniziative di cittadinanza attiva. Il coinvolgimento delle famiglie e la collaborazione con scuole e servizi sociali rendono il progetto un vero “villaggio educativo” capace di accompagnare la crescita dei giovani più fragili.
Ad Acerra, il Centro Diurno per Minori “Maria Pia Messina” rappresenta uno dei principali presìdi educativi della diocesi. Situato nel centro cittadino, offre doposcuola, attività sportive, laboratori artistici e percorsi formativi a bambini e adolescenti che vivono situazioni di disagio sociale o povertà educativa. Negli ultimi tre anni ha accolto quasi mille minori, diventando un luogo di crescita, inclusione e speranza.
Ad Acerenza, il progetto “Oltre i Confini” affronta le fragilità educative e relazionali di bambini e adolescenti attraverso un’ampia rete che coinvolge famiglie, scuole, parrocchie e servizi sociali. Incontri formativi, laboratori dedicati alle emozioni, percorsi per genitori e il Centro d’Ascolto Cambia-Menti contribuiscono a costruire una comunità educativa capace di prevenire e accompagnare il disagio.

Solidarietà alimentare e comunità

A Viterbo, il progetto “Orti Solidali di Comunità” trasforma il lavoro della terra in uno strumento di inclusione, formazione e sostegno. In un terreno recuperato nel quartiere Santa Barbara, persone in difficoltà economica e sociale coltivano ortaggi, sviluppano competenze e rafforzano la propria autonomia, contribuendo al tempo stesso alla solidarietà verso altre famiglie del territorio.
A Reggio Emilia, CESARE – Centro di Solidarietà Alimentare Reggiano è diventato il punto di riferimento logistico di una vasta rete territoriale impegnata nel contrasto alla povertà alimentare. Nato dall’esperienza della pandemia, coordina la raccolta e la distribuzione delle donazioni coinvolgendo parrocchie, associazioni ed enti del terzo settore. Non è soltanto un magazzino alimentare, ma un modello innovativo che mette in relazione persone, organizzazioni e comunità.
A Livorno, l’Emporio Solidale propone un approccio fondato sulla dignità e sulla libertà di scelta. Le famiglie in difficoltà possono accedere a un vero e proprio supermercato solidale attraverso una tessera punti gratuita, scegliendo autonomamente i prodotti necessari. Accanto al sostegno materiale, l’Emporio offre ascolto, accompagnamento educativo e percorsi di autonomia, promuovendo al tempo stesso il recupero delle eccedenze alimentari e la lotta allo spreco.

Una rete di prossimità che genera cambiamento

Pur operando in contesti diversi, tutti questi progetti condividono una stessa visione: rispondere ai bisogni concreti delle persone mettendo al centro la loro dignità e valorizzando le risorse delle comunità locali. Che si tratti di trovare un lavoro, recuperare una casa, sostenere la crescita di un ragazzo o garantire l’accesso al cibo, le opere sostenute dall’8xmille testimoniano una presenza capillare e concreta nei territori.

Ogni firma destinata all’8xmille alla Chiesa cattolica si traduce così in servizi, relazioni, opportunità e percorsi di rinascita che contribuiscono a rendere le comunità più inclusive, solidali e attente alle fragilità di chi vive momenti di difficoltà.

Vuoi dare il tuo contributo? I progetti sostenuti dall’8xmille vivono anche grazie all’impegno quotidiano di operatori e volontari. Se desideri mettere a disposizione il tuo tempo e le tue competenze, puoi contattare la Caritas della tua diocesi o la realtà che realizza uno dei progetti presentati. Anche poche ore alla settimana possono diventare un aiuto concreto per costruire comunità più accoglienti e solidali.

Sviluppo dei popoli / L’8xmille che genera fraternità e sviluppo nel mondo

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Accanto all’appello di Papa Leone XIV a essere nella società un “piccolo lievito” di unità, comunione e fraternità, continua l’impegno della Chiesa italiana a favore delle comunità più fragili attraverso i fondi dell’8xmille destinato dai cittadini alla Chiesa cattolica.

Nella riunione del 16 e 17 luglio, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha approvato 67 progetti per un valore complessivo di quasi 11 milioni di euro, destinati ad Africa, Asia, America Latina, Medio Oriente, Europa e Oceania. Interventi diversi tra loro, ma accomunati dalla volontà di costruire reti di solidarietà, inclusione e sviluppo a partire dai bisogni reali delle persone.

Tra le iniziative sostenute dall’8xmille alcuni esempi: in Kenya un progetto favorirà la collaborazione tra organizzazioni impegnate nell’accompagnamento dei migranti e delle persone con disabilità; in India, nello Stato del Tripura, oltre 3.000 giovani saranno coinvolti in percorsi di prevenzione delle dipendenze; nell’Uttar Pradesh, invece, un programma dedicato alle persone con disabilità offrirà screening, riabilitazione, sostegno alle famiglie e opportunità di inclusione sociale.

Grazie ai fondi dell’8xmille, la solidarietà si traduce così in interventi concreti che promuovono dignità, diritti e opportunità per i più vulnerabili, dimostrando come la corresponsabilità e l’aiuto condiviso possano generare speranza e cambiamento duraturo.

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Uniti nel Dono / Crema. Una seconda famiglia: l’oratorio che fa crescere ragazzi, educatori e comunità

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Nell’unità pastorale di Trescore Cremasco, Cremosano e Casaletto Vaprio, l’oratorio rappresenta un punto di riferimento fondamentale per i giovani e le famiglie del territorio. Grazie all’impegno di don Alessandro Vanelli, del parroco don Francesco Gipponi e di numerosi volontari ed educatori, si propone un percorso educativo che va ben oltre le attività ricreative.

Dal grest estivo alle settimane di condivisione per gli studenti delle scuole superiori, i ragazzi trovano un ambiente accogliente dove crescere nelle relazioni, nella responsabilità e nella fede. Le esperienze comunitarie, vissute insieme a educatori, pedagogisti e volontari, aiutano i giovani a maturare e a sentirsi parte di una vera famiglia.

L’articolo di Giovanni Panozzo (che ha curato anche video e foto per unitineldono.it) racconta una comunità viva, in cui la collaborazione tra sacerdoti, educatori e laici genera opportunità di crescita per tutti. Un’esperienza che, come sottolinea don Alessandro (in foto coi bambini del grest), arricchisce non solo i ragazzi ma anche chi li accompagna nel cammino, rendendo concreto il valore della condivisione e del servizio reciproco.

Uniti nel Dono / Don Andrea Paddeu, un sacerdote che cammina accanto alle persone

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Nel quartiere di Altura a Trieste, la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes trova in don Andrea Paddeu un punto di riferimento capace di andare oltre i confini della comunità parrocchiale.

Ce ne parla su unitineldono.it Daniel Tarozzi. Parroco da quasi cinque anni, don Andrea affianca al ministero pastorale anche il servizio come consigliere spirituale del Rinnovamento nello Spirito Santo della diocesi di Trieste, incarico che svolge da dodici anni, e come assistente ecclesiastico dell’AGESCI di Trieste.

Il tratto distintivo del suo ministero è uno stile di grande vicinanza. Entrato in contatto con il Rinnovamento nello Spirito quando era ancora seminarista, don Andrea racconta di vivere il sacerdozio come un servizio svolto accanto agli altri, più da fratello che da guida distante. Un approccio che emerge chiaramente anche dalle testimonianze di chi lo conosce: una presenza costante, capace di incoraggiare, accompagnare e valorizzare i doni di ciascuno.

Nel Rinnovamento segue oggi cinque gruppi diocesani, sostenendo la preghiera comunitaria, il discernimento e la crescita spirituale delle persone. Per molti aderenti, questa esperienza è stata determinante nel superare momenti difficili e nel riscoprire la fede, anche grazie alla vicinanza di don Andrea, descritto come un sacerdote gioioso, disponibile e coinvolto nella vita quotidiana dei gruppi, fino ad animare gli incontri con la sua chitarra.

Lo stesso stile caratterizza il suo impegno con gli scout dell’AGESCI, dove lavora per favorire collaborazione e unità tra educatori, ragazzi e comunità. Dalla parrocchia allo scautismo, fino ai gruppi del Rinnovamento, don Andrea attraversa realtà diverse mantenendo un’unica linea pastorale: essere una presenza semplice e accogliente, capace di accompagnare le persone nel loro cammino umano e spirituale.

L’articolo restituisce così il ritratto di un sacerdote che ha fatto della prossimità il cuore del proprio ministero, aiutando le comunità a crescere nella fede, nell’accoglienza e nella fraternità, e offrendo a molti la forza per affrontare le sfide della vita quotidiana.

Uniti nel Dono / A Cagliari, S. Eusebio è molto più di una parrocchia

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Su unitineldono.it Maria Chiara Cugusi racconta come nel quartiere di Is Mirrionis a Cagliari, la parrocchia di Sant’Eusebio, guidata da don Davide Meloni, rappresenta oggi molto più di un luogo di culto: è un presidio sociale, culturale ed educativo che risponde ai cambiamenti e alle fragilità del territorio attraverso una fitta rete di relazioni e servizi.

Di fronte all’invecchiamento della popolazione e al crescente rischio di solitudine, la comunità ha sviluppato numerose iniziative fondate sull’ascolto e sulla partecipazione. Tra queste spicca il Centro di ascolto Caritas, attivo dal 2022, che accompagna persone e famiglie in difficoltà con un approccio orientato non solo all’aiuto materiale, ma soprattutto alla costruzione di percorsi personalizzati, in collaborazione con Caritas diocesana, servizi sociali e altre realtà del territorio.

Accanto all’impegno caritativo, la parrocchia investe fortemente nella cultura come strumento di inclusione e aggregazione. La biblioteca parrocchiale, nata grazie al volontariato, ospita corsi, laboratori e incontri per adulti e anziani. Importante anche l’esperienza del Teatro Senza Quartiere, che ha trasformato l’ex cineteatro in uno spazio culturale aperto alla città, con spettacoli, attività educative e progetti di prevenzione sociale rivolti soprattutto ai giovani.

Negli ultimi anni anche lo sport è diventato un elemento di rilancio della vita comunitaria grazie alla riqualificazione degli impianti e alla riapertura dei campi sportivi, molto frequentati da studenti e giovani.

La vitalità della parrocchia è sostenuta inoltre da una rete di associazioni e gruppi che operano negli spazi di Sant’Eusebio, promuovendo solidarietà, formazione, sostegno alle famiglie, attività educative e aggregative. Tra queste figurano la San Vincenzo de’ Paoli, l’AVO, i percorsi per coppie, il catechismo, il doposcuola, gli incontri biblici e numerose iniziative rivolte a bambini e ragazzi.

L’esperienza di Sant’Eusebio dimostra come una parrocchia possa diventare un vero laboratorio di comunità, capace di mettere in relazione volontariato, cultura, educazione, sport e associazionismo. Pur senza sostituirsi ai servizi pubblici, essa contribuisce a rafforzare i legami sociali e a contrastare isolamento e fragilità, offrendo ai residenti un luogo di incontro, partecipazione e crescita condivisa.

Il Sovvenire e i suoi valori / Dono e condivisione: un messaggio ancora attuale

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A oltre dieci anni dalla sua pubblicazione, Dono e Condivisione di Mons. Donato Negro* conserva una straordinaria attualità e rappresenta uno dei contributi più significativi alla riflessione sul valore del Sovvenire nella vita della Chiesa. Attraverso una lettura dei capitoli 8 e 9 della Seconda Lettera ai Corinzi, dedicati alla colletta promossa da San Paolo per la Chiesa di Gerusalemme, l’autore conduce il lettore a scoprire il significato più profondo del dono cristiano: non un gesto materiale o una semplice forma di aiuto, ma un’esperienza di fede che genera comunione, fraternità e corresponsabilità.

Il dono nasce dalla grazia e genera comunione
Nel testo, Donato Negro, ricorda che la Chiesa nasce da un dono ricevuto e vive come comunità di persone chiamate a condividere quel dono. Il cristiano non è mai isolato: la fede è esperienza di comunione e il dono diventa il linguaggio concreto attraverso cui la Chiesa manifesta la propria identità.
Donare non è un dovere, ma una risposta d’amore
San Paolo ricorda che “Dio ama chi dona con gioia”. Il dono cristiano non deriva dall’obbligo o dall’interesse, ma dalla gratitudine per quanto si è ricevuto da Dio. Per questo ogni gesto di generosità acquista un valore spirituale e diventa testimonianza del Vangelo.
La solidarietà è parte dell’evangelizzazione
La colletta per Gerusalemme non viene presentata dall’apostolo come una semplice raccolta di fondi, ma come un vero atto ecclesiale e missionario. Attraverso la condivisione dei beni si rende visibile la comunione tra le comunità cristiane e si annuncia concretamente l’amore di Cristo.
La logica evangelica trasforma la povertà in ricchezza
Uno degli aspetti centrali del testo è il paradosso cristiano: le comunità della Macedonia, pur nella povertà, riescono a esprimere una straordinaria generosità. Il dono mostra così la forza della grazia di Dio, capace di trasformare la mancanza in abbondanza spirituale, la fragilità in fraternità, il bisogno in occasione di comunione.
Il Sovvenire come espressione della corresponsabilità ecclesiale
Il Quaderno insiste sul fatto che sostenere la Chiesa significa partecipare alla sua missione. Le offerte libere, il sostegno economico alle comunità e ai sacerdoti attraverso le erogazioni liberali, così come l’8xmille, non sono semplicemente strumenti organizzativi, ma modalità concrete con cui i fedeli condividono la responsabilità della vita e della missione ecclesiale.
La Chiesa è autentica quando vive “per gli altri”
Per l’autore una comunità cristiana non esiste per se stessa. Essa è veramente Chiesa quando sa farsi prossima alle necessità degli altri, quando sa Sovvenire ai bisogni delle persone e delle comunità, ricordando che ogni credente è chiamato a essere custode del fratello.
L’attualità del messaggio per il Sovvenire
Il valore di Dono e Condivisione risiede nella capacità di ricondurre il tema del sostegno economico alla sua radice spirituale e pastorale. In un tempo in cui il rischio è ridurre il Sovvenire a una questione tecnica o finanziaria, Donato Negro ricorda che esso nasce dall’Eucaristia, dalla fraternità e dalla consapevolezza che la Chiesa è una comunità chiamata a condividere i doni ricevuti.

Le parole dell’autore richiamano ancora oggi tutti i fedeli a vivere il dono come espressione di fede, a riconoscersi corresponsabili della missione ecclesiale e a promuovere una cultura della solidarietà che metta al centro la persona e la comunione. Il Sovvenire, pertanto, non è semplicemente un aiuto economico, ma una forma concreta di partecipazione alla vita della Chiesa e alla sua opera di evangelizzazione.

In sintesi, il Quaderno di Mons. Negro ci consegna una convinzione fondamentale: la condivisione è il volto concreto della comunione ecclesiale. Donare significa partecipare alla missione della Chiesa, testimoniare il Vangelo e rendere visibile l’amore di Dio nella storia. Per questo il Sovvenire non va considerato un obbligo, ma una grazia e una responsabilità che scaturiscono dal Battesimo e trovano il loro compimento nella solidarietà, nella corresponsabilità e nella comunione tra tutti i membri del Popolo di Dio.

In allegato il pdf del Quaderno che può essere letto anche qui.

*Già presidente del Comitato per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, ora è Vescovo emerito dell’Arcidiocesi di Otranto.

8xmille e anziani / La comunità vince la solitudine: uno spazio per la terza età

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Io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15) è il tema scelto da Papa Leone XIV per la VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, che richiama la fedeltà dell’amore di Dio anche nella fragilità della vecchiaia. La vecchiaia non è un tempo da marginalizzare, ma una stagione della vita da custodire e valorizzare, perché ogni anziano porta con sé una storia, una memoria e una ricchezza per la comunità.

Destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica significa non lasciare soli gli anziani più fragili: a Vercelli l’opera «AMOS» offre assistenza sanitaria agli anziani del territorio, «Casa Wanda» a Roma accoglie malati di Alzheimer e sostiene le famiglie, mentre il progetto «Giro Nonni» a Rimini porta pasti e compagnia agli anziani soli. Sono solo tre dei tanti progetti che ogni anno prendono vita grazie a una firma.

Nel Centro Sociale per anziani, affidato alla Caritas di Vigevano, nasce il progetto «I colori della vita». Tra ascolto, laboratori, ginnastica dolce e attività quotidiane, gli over 65 riscoprono il piacere di stare insieme. Un presidio gratuito, sostenuto dall’8xmille alla Chiesa cattolica, che trasforma la solitudine in nuove relazioni e opportunità di incontro.

Attraverso attività ricreative, stimolo cognitivo, motorie e gruppi di sostegno, il centro è diventato un vero e proprio punto di riferimento per la comunità e una nuova “famiglia” per centinaia di anziani. Promuove benessere e partecipazione, restituendo valore al tempo e combattendo l’isolamento.

Destinando l’8xmille alla Chiesa cattolica sulla dichiarazione dei redditi, si sostengono anche le attività per la terza età e il contrasto alla solitudine. Ogni firma porterà compagnia e gioia di vivere.

Sviluppo dei popoli e 8xmille / Sud Sudan: le ostetriche, il Cuamm e la vita a Rumbek

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Ferruccio Ferrante e Ilaria De Bonis* firmano un articolo per il Sir dove si descrive l’aiuto della Chiesa italiana attraverso l’8xmille ad alcune organizzazioni come quella della Ong Cuamm che realizza in Sud Sudan uno dei progetti più interessanti di questi anni.

Il Cuamm sostiene una scuola per ostetriche, il Rumbek Health Institute, che dal 2020, ogni anno forma circa 20 professionisti sanitari anche grazie alle borse di studio garantite proprio dalla Ong guidata da don Dante Carraro.

Ogni storia di formazione qui è un piccolo mattone, un’opportunità di sviluppo per la nazione più giovane e più povera del mondo. La tenuta della pace è sempre labile: un attacco armato nello Stato di Warrap, nel nord-ovest, ha fatto 25 morti giorni fa e la guerra civile è una minaccia incombente. “Improvvisamente i miei desideri non contavano più nulla, non potevo più decidere se continuare a studiare o no. Qualcun’altro voleva scegliere per me”, racconta Theresa, 23 anni, oggi studentessa di ostetricia presso la scuola di Rumbek.

*Popoli e Missione

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Uniti nel dono / Don Guido, una vita tra parrocchia e carcere sulle orme di don Oreste Benzi

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La testimonianza sacerdotale di don Guido Mangiapelo, parroco a Veroli e sacerdote della diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, è profondamente segnata dal carisma del Servo di Dio don Oreste Benzi e dall’impegno nell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Dall’esperienza vissuta accanto ai poveri, alle persone fragili, agli ex detenuti e alle vittime della tratta, don Guido ha maturato uno stile fondato sull’accoglienza, la gratuità e l’ascolto.

Il suo ministero si estende anche alla pastorale carceraria nel carcere di Frosinone, dove porta un messaggio di speranza e dignità ai detenuti.

Nelle parrocchie di Santa Maria del Giglio e San Michele Arcangelo a Veroli promuove una comunità viva e inclusiva, nella quale giovani, anziani e famiglie camminano insieme come un’unica famiglia, mettendo ciascuno i propri talenti al servizio degli altri.

Vai all’articolo a firma di Sabina Leonetti su unitineldono.it.