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8xmille / A Lodi Casa Regina Pacis, un rifugio di speranza per donne in difficoltà

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Non solo luogo di accoglienza, ma anche spazio di incontro e di dialogo interculturale. Questa la finalità della Casa Regina Pacis, fortemente voluta dalla Diocesi di Lodi, che accoglie donne in difficoltà favorendone l’inclusione sociale.

Situata nel cuore di Lodi, nel popolare quartiere Borgo, in via San Giacomo 15, la Casa offre una prima accoglienza temporanea a donne maggiorenni, aiutandole in un regolare inserimento nel territorio. Nata come opera Caritas dell’Anno Giubilare 2000, recentemente ristrutturata e rinnovata, grazie al prezioso contributo dei fondi 8xmille alla Chiesa cattolica, la struttura, simbolo tangibile di solidarietà e inclusione, offre un rifugio a donne, provenienti da diverse parti del mondo. La sua missione è chiara: non limitarsi a fornire un riparo, ma costruire un percorso di integrazione sociale e autonomia personale. Qui, ogni persona accolta trova non solo un tetto e pasti caldi, ma anche un supporto concreto per ricostruire la propria esistenza attraverso percorsi formativi, assistenza psicologica, legale e sanitaria.

L’inaugurazione dei nuovi spazi, avvenuta l’8 marzo 2024, in concomitanza con la Giornata Internazionale della Donna, ha rappresentato un ulteriore passo avanti in questo cammino di accoglienza. Il vescovo di Lodi mons. Malvestiti ha voluto ribadire come questa struttura, ufficialmente intitolata in quell’occasione “Casa Regina Pacis”, incarni i valori evangelici della carità e dell’amore per il prossimo, offrendo a chi è più fragile la possibilità di riscoprire la propria dignità.

“Questo evento ha segnato non solo un traguardo importante per la struttura, ma anche un rinnovato impegno verso l’integrazione – spiega Luca Servidati, responsabile comunicazione della Caritas Lodi – L’obiettivo principale è quello di facilitare l’inserimento delle giovani nel territorio lodigiano fornendo non solo un tetto, ma anche un supporto completo per il loro percorso di vita.  Grazie alla significativa ristrutturazione, realizzata con il fondamentale contributo dell’8xmille alla Chiesa cattolica, i due piani superiori dell’edificio sono ora interamente dedicati all’accoglienza, con una cucina e un’area comune. Al piano terra, invece, sono stati allestiti locali per riunioni, un ufficio per richiedenti asilo, uno spazio per i volontari e un emporio solidale”.

La Casa Regina Pacis rappresenta un faro di speranza per tutte quelle donne che, in fuga da situazioni difficili, cercano un luogo sicuro dove poter ricominciare a immaginare un futuro.

“Le ospiti sono molto giovani, under 30. spiega Chiara Galmozzi, referente della Casa Ogni donna che accogliamo porta con sé una storia unica. Molte hanno dovuto lasciare la loro terra, la loro famiglia, affrontare viaggi lunghi e pericolosi. Qui non sono numeri, ma persone con un valore inestimabile, degne di essere ascoltate, accompagnate e sostenute. Le guidiamo per le pratiche burocratiche, per l’assistenza sanitaria e nei percorsi formativi. L’ospitalità dura in media due anni e quando escono di solito c’è una buona possibilità di inserimento”.

Le provenienze sono variegate: paesi dell’Est Europa, Asia, Africa e America Latina. Alcune arrivano direttamente dai centri per richiedenti asilo, altre vengono indirizzate da servizi sociali o associazioni del territorio.

In questi anni sono tantissime le storie – prosegue la referente – che quei muri hanno custodito: decine di vite che in quel luogo si sono prima incrociate, poi incontrate, a volte scontrate e infine capite, scoperte, amate. Questo perché Casa Regina Pacis non è solo una casa, ma è uno spazio di scambio tra culture, un momento di dialogo tra religioni e tradizioni differenti, occasione di convivialità tra etnie, per alcune è una vera e propria famiglia”.

La casa offre un accompagnamento nel cammino di inserimento e integrazione grazie alla presenza di tre operatrici dedicate (un’educatrice, una mediatrice culturale e un’operatrice sociale). Per le persone straniere accolte è previsto un aiuto all’apprendimento dell’italiano e delle norme fondamentali per la convivenza.  Durante alcuni periodi intensi dell’anno, come la Quaresima, la struttura ospita giovani e gruppi di catechesi che condividono momenti di convivialità con le ospiti, promuovendo così una maggiore comprensione e integrazione.

Questo progetto rappresenta un esempio tangibile di come la cura degli spazi fisici e la riorganizzazione dei servizi possano incidere positivamente sul benessere delle persone, promuovendo al contempo un cambiamento di paradigma nelle modalità di accompagnamento in vista di un inserimento lavorativo. “Dietro l’accoglienza femminile Regina Pacis a Lodi, risplendono i valori più profondi del Vangelo, – conclude Servidati– incarnati in gesti di amore e solidarietà. Questo luogo è molto più di un rifugio temporaneo: è una casa che abbraccia con calore, dove ogni donna accolta è riconosciuta come portatrice di una dignità inviolabile. In un mondo spesso indifferente, la Casa Regina Pacis diventa testimonianza viva della cura che il Signore ha per ciascuno dei suoi figli, specialmente per chi è più fragile”.

Casa Regina Pacis è un punto di riferimento anche dopo il termine dell’esperienza, uno spazio ponte tra l’interno e l’esterno in cui si stimolano processi di inclusione e di crescita personale.

Uniti nel Dono / Anche al quartiere Tamburi soffia il vento della speranza

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Quando si attraversa la Puglia, si capisce subito che si sta per arrivare al quartiere Tamburi di Taranto: il rosso domina il paesaggio. Ma non è il colore del tramonto, né di una pianta particolare. È il rosso delle polveri sottili che si sollevano dalla lavorazione dell’acciaio del più grande complesso siderurgico d’Europa e che nel tempo si sono sedimentate su strade e case.
Ma il quartiere Tamburi non è solo inquinamento. È anche preziosa umanità. “C’è gente perbene che fa sacrifici e, nonostante i loro problemi, non li ho mai visti arrabbiati. Anzi, sono spesso loro a dare coraggio a me. Cercano sempre di risollevarti” – racconta don Alessandro Argentiero.
Da dodici anni è presenza costante nella zona: prima come viceparroco nella parrocchia San Francesco de Geronimo e dal 2021 come parroco nella chiesa dei Santi Angeli Custodi.

Dai primi anni del 2000, il quartiere ha perso circa 10mila abitanti, fuggiti a causa dell’inquinamento, delle tossine, dei fumi. Chi è rimasto fa i conti con disoccupazione, malattie respiratorie, precarietà. Il valore delle case è crollato: oggi la media è di 697 euro al metro quadro. “Molti padri e madri sono in cassa integrazione – racconta il sacerdote –, non possono permettersi di trasferirsi né di portare i figli altrove. Chi resta si ritrova in una zona priva di servizi, senza spazi di aggregazione. La scuola e la parrocchia sono rimasti gli unici luoghi di incontro. La gente mi dice che il quartiere è sulla bocca di tutti ma nel cuore di pochi, perché, al di là dei proclami, manca ancora un piano d’intervento efficace”.

Calcio e danza
Da questa consapevolezza è nata una pastorale di presenza e accoglienza. Si è partiti con il centro di ascolto nato durante la pandemia, che pian piano è diventato un importante punto di riferimento. Le persone hanno iniziato a recarsi in parrocchia non solo per la distribuzione dei viveri, ma anche per ricevere consigli, indicazioni e chiedere come fare per risolvere questioni burocratiche. La ragione principale di questa fiducia sta nel fatto che qui non si sentono giudicate, aldilà di quale sia il proprio vissuto, sanno che c’è qualcuno disposto a offrire aiuto.

Oggi la scuola calcio permette ai bambini di incontrarsi e alle famiglie di intrecciare relazioni. Il grande salone parrocchiale, ristrutturato con i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, ospita molte attività, tra cui una scuola di danza frequentata da 70 bambine. “La gente del quartiere ci ha chiesto qualcosa anche per le ragazzine – riprende don Alessandro –. Così è nata la scuola di ballo. Alcune non frequentano la parrocchia, non hanno vita sacramentale, ma noi accogliamo prima di tutto la persona, senza etichette. Vogliamo loro bene lo stesso. Questa non è la mia parrocchia, è di tutti. Si parte dall’accoglienza e pian piano la famiglia si allarga”.

Dai bambini alle famiglie
In questi anni si è passati da 30 a 200 bambini iscritti al catechismo, con una popolazione parrocchiale di 4000 abitanti. Con i bambini, anche le famiglie si sono riavvicinate. Come quella di Luigi, operaio e padre di tre figli: “Don Alessandro ha seminato qualcosa che mancava da anni. La parrocchia è diventata un’alternativa all’isolamento sociale causato dai cellulari. A casa, mia moglie ed io parliamo con i nostri figli di quello che vivono lì: uscite, incontri, momenti di preghiera…”.

Anche Michela, sua moglie, racconta con entusiasmo: “Don Alessandro non è solo un pastore, è un padre, un fratello maggiore per i nostri figli. Vanno in parrocchia volentieri, si divertono. C’è un clima sereno, gioioso. Le attività parrocchiali mostrano il buon cuore di tante persone, spazzano via i pregiudizi che gravano sul nostro quartiere. Quando entriamo in chiesa, ci sentiamo a casa”.

Il futuro si costruisce giorno per giorno. Il vecchio centro sportivo, troppo vicino all’area mineraria, è stato demolito. Ora il sogno della parrocchia è un nuovo centro polivalente: un luogo sicuro per i giovani, una casa per tutti, dove ritrovare dignità e speranza. Un quartiere che vuole ancora risollevarsi, grazie all’impegno costante e gioioso della sua gente.

(di Giacomo Capodivento, unitineldono.it)

Uniti nel Dono / Roma: anche nella borgata del Quarticciolo c’è ancora futuro

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Il quotidiano Avvenire continua il suo viaggio tra le periferie del nostro Paese e fa tappa anche nella borgata romana del Quarticciolo, dove c’è la parrocchia dell’Ascensione, affidata ai Dehoniani e guidata da padre Daniele Canali. Proponendovi il pezzo di Antonio Mira, vi invitiamo anche a rivedere una puntata de “La casa sulla roccia”, prodotto da Tv2000, andata in onda un paio d’anni fa e dedicata proprio a questa parrocchia.

unitineldono.it

8xmille in parrocchia / Il 4 maggio la Giornata Nazionale

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“Se fare un gesto d’amore ti fa sentire bene, immagina farlo per migliaia di persone” lo slogan scelto per celebrare il prossimo 4 maggio nelle parrocchie la 35.ma Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica dedicata all’8xmille.

Nonostante l’8xmille sia entrato in vigore nel 1990, sono ancora in tanti (quasi 25 milioni) i contribuenti che non esprimono nessuna scelta, perché non sanno che lo possono fare o perché non sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi o per la procedura troppo complessa. Tra questi tanti sono cattolici praticanti. I contribuenti che esprimono la loro scelta sono circa 17 milioni, di cui poco più di 12 milioni firmano a favore della Chiesa cattolica.

Inoltre, pochi sanno che i contribuenti esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione (oltre 9 milioni) possono ugualmente effettuare la scelta per la destinazione dell’8xmille dell’Irpef.

Per questo una necessaria sensibilizzazione è importantissima.

Le risorse dell’8xmille sono destinate al culto e alla pastorale, alla carità verso tutte le forme di povertà, alla custodia del patrimonio artistico e culturale delle nostre comunità. Non ultimo, la remunerazione dei sacerdoti è sostenuta per il 70% dai fondi provenienti dall’8xmille, fondi che sono in diminuzione a causa del calo delle persone che firmano a favore della Chiesa cattolica.

Firmare per l’8xmille alla Chiesa cattolica può moltiplicare tali benefici a dismisura. È un gesto semplice, non costa nulla.

Per queste ragioni, la prima domenica di maggio, i parroci sono invitati a sensibilizzare i fedeli, nonché a realizzare nella parrocchia un’iniziativa finalizzata ad aiutare coloro che potrebbero avere maggiori difficoltà a firmare. Si tratta del progetto “unafirmaXunire 2025”, che prevede l’assistenza, il ritiro e la consegna delle buste con la “Scheda per la scelta della destinazione dell’8xmille” direttamente in parrocchia contattando l’incaricato diocesano del Sovvenire

Il coinvolgimento e la formazione su questi temi può fare la differenza nel contrastare l’attuale calo delle firme 8xmille.

In allegato alcuni materiali relativi alla Giornata Nazionale. Scarica qui altri materiali informativi

 

In ricordo di Papa Francesco / Agli incaricati del “sovvenire” disse nel 2023: siate segno di unione e amore

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Uno dei momenti più emozionanti del XXXIII Convegno Nazionale degli incaricati diocesani del “sovvenire” sul tema “Avevano ogni cosa in comune” (At 2,44).  Il Sovvenire nel Cammino Sinodale, è stato l’incontro con il Santo Padre avvenuto la mattina del 16 febbraio 2023. Ricordiamo di seguito il discorso che Papa Francesco rivolse ai partecipanti.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Ringrazio il Cardinale Zuppi per le sue cortesi parole e saluto tutti voi, che partecipate al Convegno nazionale sul tema «Avevano ogni cosa in comune» (At 2,44). Il Sovvenire nel Cammino sinodale.

Giungendo dai diversi territori d’Italia, portate la ricchezza delle vostre Chiese e la responsabilità di un servizio che trova le sue radici nella prima comunità cristiana. Descrivendola, infatti, il libro degli Atti degli Apostoli dice che i credenti avevano «un cuore solo e un’anima sola» (4,32). La fede in Cristo si traduce nella vita e in scelte concrete, come la comunione dei beni, le donazioni dei propri possedimenti e la distribuzione del ricavato da parte degli Apostoli a favore dei più bisognosi (cfr At 4,34-35). La comunità apostolica incomincia a trasformare il mondo a partire dal nuovo stile di vita improntato al Vangelo. Tutti partecipano, in base ai propri talenti e anche con i propri averi, a questa “rivoluzione evangelica”, che rende visibile a tutti l’amore insegnato e donato da Gesù.

Da allora, le condizioni storiche dell’umanità sono molto cambiate, ma questa dinamica, grazie a Dio, è ancora presente, anche incisiva nella vita della Chiesa e, attraverso di essa, nella società. Essa ha ispirato l’attuale sistema di sostegno economico alla Chiesa in Italia, che voi chiamate Sovvenire e che si può riassumere in due parole: corresponsabilità e partecipazione. Anche in questo tratto di storia nazionale, dalla revisione del Concordato fino a oggi, parecchie cose sono mutate. Eppure, queste due parole – corresponsabilità e partecipazione – mantengono tutta la loro forza e la loro attualità, e anzi aiutano a costruire una Chiesa più solidale e più unita. Corresponsabilità e partecipazione.

Essere membra del Corpo di Cristo ci lega indissolubilmente al Signore e, nello stesso tempo, gli uni agli altri. Ecco, allora, la corresponsabilità. Nella Chiesa nessuno dev’essere solo spettatore o, peggio ancora, ai margini; ciascuno deve sentirsi parte attiva di un’unica grande famiglia. La corresponsabilità è il contrario dell’indifferenza, come pure del “si salvi chi può”; è l’antidoto contro ogni forma di discriminazione, contro la tendenza a voler primeggiare a tutti i costi, a guardare solo a sé stessi e non a chi ci sta accanto.

I cristiani si sorreggono a vicenda, chi è più forte sostiene chi è più debole (cfr Rm 15,1) – almeno dovrebbe essere così – : questo significa amare, essere comunità e condividere ciò che si ha, anche i beni materiali e il denaro, perché a nessuno manchi il giusto sostentamento.

Di passaggio ho detto la parola “indifferenza”. Credo che questa è la malattia più brutta che possiamo avere: diventare indifferenti, asettici rispetto ai problemi degli altri, come quei due “ecclesiastici” che sono passati davanti al povero uomo che era stato ferito dai ladri. L’indifferenza: guardare ma non vedere e non voler vedere.

La corresponsabilità implica, dunque, la partecipazione, cioè il coinvolgimento. Come ho detto in altre occasioni, non si può “balconear”, cioè stare alla finestra a vedere la vita che passa. Bisogna prendere l’iniziativa, bisogna rischiare, camminare, incontrare. Solo così possiamo far crescere comunità con il volto di madre e uno stile di fraternità effettiva, dove tutti hanno «un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32) e fra loro tutto è comune. Il Sovvenire è un modo concreto di esprimere la partecipazione, di rendere presente quel vincolo di amore che ci lega gli uni agli altri.

Nella rivelazione di Gesù non esistono cristiani di “serie A” e di “serie B”, tutti siamo figli dell’unico Padre, fratelli e sorelle. Il processo sinodale sta facendo emergere questa presa di coscienza diffusa e, nello stesso tempo, necessaria: cioè l’esigenza, di mettere da parte certi modelli sbagliati che tendono a dividere le nostre comunità. Guardiamo alla Chiesa delle origini: si evangelizza insieme e con gioia! Solo insieme, nell’armonia delle diversità, si può testimoniare la bellezza dell’amore che libera, che si dona, che permette di uscire dalle dinamiche negative dell’egoismo, dei conflitti, delle contrapposizioni.

Per questo, vorrei aggiungere una terza parola: comunione. La corresponsabilità e la partecipazione edificano e sostengono la comunione; a sua volta, questa motiva e spinge a partecipare e ad essere corresponsabili. Lo state sperimentando in questi primi due anni di Cammino sinodale dedicati all’ascolto.

Teniamo sempre presente la parola del Signore: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35): è il tempo della testimonianza, e di far fruttare i doni ricevuti. Fratelli e sorelle, nel vostro servizio quotidiano, potete porvi questo interrogativo: siamo segno concreto di unione e di amore? Se manca la comunione, viene meno la motivazione e si alimenta la burocrazia.

Corresponsabilità, partecipazione e comunione. Sono i vostri pilastri, e richiamano le parole-chiave del Sinodo: comunione, partecipazione, missione. Non è un caso. In più, nel tema sinodale, c’è il termine “missione”, a ricordarci che tutto nella Chiesa è per la missione; anche il vostro servizio, anche il Sovvenire, è per sostenere comunità missionarie. E questo, devo dire, si vede nelle vostre campagne: fate trasparire la realtà di una Chiesa “estroversa”, che cerca di assomigliare al modello evangelico del buon samaritano.

Cari amici, vi ringrazio per il vostro servizio. Vi affido a San Giuseppe, che ha sostenuto con fede e con premura la vita della Santa Famiglia. Buon lavoro per il vostro Convegno. Di cuore benedico voi, benedico i vostri cari, benedico il vostro lavoro. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!

Card. Zuppi: Papa Francesco ha amato fino alla fine

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Papa Francesco ha amato fino alla fine. Quel suo giro con la macchina, per salutare tutti e farsi salutare da tutti, è il gesto di un Papa che non si è mai risparmiato.

Si è avvicinato alle persone perché voleva comunicare a tutti l’amore di Dio per l’umanità concreta, così come è, senza filtri, senza ipocrisie, coinvolgendo tutti. Creando qualche malumore in chi ha paura, in chi preferisce guardare da lontano, in chi non vuole sentire – come diceva lui – il famoso “odore delle pecore”, che dà anche un po’ fastidio, ma è proprio quello di cui il buon Pastore profuma.
C’è tanta sofferenza per la perdita di una persona così cara, e così cara a tutti, che ha saputo unire tanti uomini e donne, anche con sensibilità diverse, che però si sono sentiti vicini – e si sentono vicini – e compresi, proprio per l’attenzione alla persona e a Dio.
Ecco, è la sua Pasqua. Ci aiuta a capire qual è la forza dell’amore, che in Gesù vince il male della morte, e ci aiuta a guardare con speranza, con fiducia, anche questo passaggio così doloroso per tuttiQui il video messaggio del Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Cei, e qui il messaggio di cordoglio.

Pubblichiamo qui l’omelia del Card. Zuppi in occasione della Messa in suffragio di Papa Francesco, celebrata all’Altare della Cattedra, nella Basilica di San Pietro, il 23 aprile 2025.

I funerali di Papa Francesco saranno celebrati sabato 26 aprile alle ore 10.00.

Sostentamento Clero / Il valore del punto 2025

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Il Consiglio Episcopale Permanente CEI tenutosi dal 23 al 25 settembre 2024 (qui), tenendo conto dell’incremento del tasso di inflazione e delle dificoltà in corso, ha innalzato a € 13,38 il valore del punto per il calcolo del sostentamento clero per l’anno 2025 . Tale incremento, pari al 2%, ha un’incidenza minima rispetto al costo della vita registrato in questi anni.

Quindi al netto delle imposte, un sacerdote appena ordinato avrà come remunerazione € 987,13 e un vescovo in prossimità della pensione € 1.625,49 (in allegato la tabella relativa alle remunerazioni dei sacerdoti dal minimo di 80 punti e fino a 138).

Auguri di Buona Pasqua

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Gli auguri pasquali di Massimo Monzio Compagnoni, a nome di tutto il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica

 

Si fa un gran parlare di dazi, in questi giorni. Gli stati si preoccupano di proteggere le proprie economie, rendendo meno agevoli le importazioni di merci straniere e favorendo il commercio di quelle nazionali. Ci si preoccupa, in qualche modo, di elevare barriere che tutelino i nostri interessi a dispetto di quelli altrui.

Bene, la Pasqua ci invita a fare esattamente il contrario. Immergendoci con Gesù negli eventi del Santo Triduo, riviviamo con Lui l’essenza della nostra fede: la misericordia di Dio si china a lavarci i piedi e si fa pane per noi, si lascia inchiodare al legno della croce e deporre sulla nuda pietra di un sepolcro, ribaltando poi la pietra tombale e restituendoci una Vita che non conoscerà mai fine.

Questo è il dono gratuito, immeritato e perenne da cui nasce tutta la nostra gioia e tutta la nostra pace. Un dono che non è riservato a una ristretta cerchia di privilegiati ma è per tutti, nessuno escluso. Un dono che non va custodito gelosamente ma va condiviso, fatto circolare, trafficato, perché tutti ritrovino il senso del nostro peregrinare per le vie di questo mondo.

È questa esperienza rigenerante e fondativa che ciascuno di noi è chiamato a vivere, in questi giorni pasquali. Ancora una volta, perché la misericordia non si stanca di offrirsi e lasciarsi raggiungere. Senza barriere né dazi. Gratis.

È questo che vogliamo augurarvi per Pasqua, anche dal nostro Servizio. Lavoriamo ogni giorno, e continueremo a farlo, perché ogni comunità sia consapevole del tesoro che abbiamo tra le mani e di come sia necessario condividerlo. I nostri sacerdoti sono i primi che, anziché tenersi stretta la vita tra le mani, l’hanno messa a disposizione di Dio per il bene di tutti. La nostra risposta, generosa e consapevole, deve essere altrettanto coraggiosa. Il Signore risorto ce ne dia la forza, oggi e sempre.

Buona Pasqua di resurrezione!

Massimo Monzio Compagnoni
Responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica

Formazione al Sovvenire nelle parrocchie / Prorogata al 30 aprile la rendicontazione

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È stata prorogata al 30 aprile la chiusura della prima fase dedicata alle attività di rendicontazione. La segreteria del Territorio è disponibile a supportare i parroci e/o i referenti parrocchiali del Sovvenire nell’attività di rendicontazione degli incontri di formazione e nella compilazione del questionario (tel. 06/66 398 458 oppure 06/83 84 86 20, e-mail territorio@sovvenire.it , dal lunedì al venerdì dalle 9:00/13:00 e dalle 15:00/19:00).
La condizione necessaria per poter accedere ai contributi, sia per le diocesi che per le parrocchie, è (v. regolamento in allegato):

  • aver aderito ad almeno uno dei due progetti di raccolta nelle parrocchie “unafirmaXunire”,  dedicato alla promozione e la raccolta delle firme dell’8xmille; “UnitiPossiamo”, dedicato alla promozione e raccolta delle Offerte all’ICSC per il sostentamento dei sacerdoti;
  •   aver svolto almeno un incontro di formazione parrocchiale nell’ambito di uno dei due progetti per promuovere il sostegno economico alla Chiesa cattolica e averlo rendicontato all’interno del portale “UnitiInRete” (unitiinrete.it).Le parrocchie che hanno ottemperato ai sopra indicati requisiti entreranno in una graduatoria nazionale e, dal primo dell’elenco in poi, verranno assegnati ed erogati i contributi previsti fino ad esaurimento dei fondi.

unafirmaXunire / Da Trapani il programma operativo del nostro incaricato Salvatore Licari

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Condividiamo il programma che ci ha inviato il nostro incaricato diocesano di Trapani, Salvatore Licari, utile per organizzare la promozione dell’8xmille in diocesi.

Ho compilato il questionario del workshop a cui ho avuto il piacere di partecipare lo scorso 2 aprile e, dopo aver visto la diretta del lancio della campagna il 10 aprile, sto predisponendo questo timing per il progetto unafirmaXunire a Trapani:

dal 2 al 18 maggio

  • incontri di formazione nei vicariati, nelle parrocchie, nei movimenti ecclesiali e provando inoltre a dialogare per il terzo anno con le associazioni del 5xmille;
  • incontri di formazione con gli ordini dei dottori commercialisti e i consulenti del lavoro;

dal 19 maggio al 10 luglio

  • in vari punti organizzare nelle parrocchie la raccolta pomeridiana delle firme sui Cu in collaborazione con la generosità di tempo donato dei referenti parrocchiali;
  • promozione sull’importanza della firma e della partecipazione alla vita della Chiesa con la presenza (mia o dei referenti parrocchiali) durante le messe domenicali per motivare e soprattutto avvisare in quale giorno sarà possibile firmare nei locali della parrocchia.

Spero che questa condivisione possa aiutare me e gli altri incaricati.

Salvatore Licari
Incaricato diocesano di Trapani