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L’impegno della Caritas di Fossano contro lo spreco alimentare grazie all’8xmille

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ul settimanale diocesano del Fossanese online lafedeltà.it è stato pubblicato un articolo molto interessante contro lo spreco alimentare (di Marianna Mancino).

È un dovere morale non sprecare i doni della provvidenza e della natura”. Esordisce così Nino Mana, responsabile della sezione Caritas di Fossano nel raccontare i principi alla base del progetto “Raccolta alimentare contro lo spreco”, nato nel 2011 utilizzando i contributi dell’8xmille (qui le indicazioni su come firmare per la Chiesa cattolica).

Proprio grazie a questi fondi, tredici anni fa, la Caritas diocesana ha cominciato a coniugare il compito di aiutare persone e famiglie in situazioni di disagio con la lotta allo spreco alimentare. Nel tempo è riuscita a strutturarsi in modo sempre più dinamico e articolato per garantire l’efficienza e la continuità di un sistema piuttosto complesso da gestire.

C’era bisogno di innescare un circolo virtuoso per veicolare le eccedenze alimentari in capo a esercizi commerciali e grande distribuzione in favore di coloro che si trovano in difficoltà temporanea o di più lunga durata, evitando che queste preziose ‘risorse di giustizia sociale’ andassero sprecate. L’uomo investe energia, sfrutta la natura, produce scarto e inquinamento per esigenze di mercato; cercare di arginare questo fenomeno per trasformarlo in opportunità è un fine a cui abbiamo deciso di puntare con perseveranza”.

Una sfida non da poco che ha richiesto la messa a punto di un metodo capillare di raccolta e redistribuzione sul territorio. Il primo passo fu ‘andare a suonare il campanello’ presso i  punti vendita del Mercatò: “Fummo accolti cordialmente dalla dirigenza che, dopo le prime titubanze e anche grazie alla mediazione di Bartolo Bogliotti (allora ispettore Dimar), accolse il nostro invito” .

Di pari passo la gestione burocratica del progetto fu affidata al Banco alimentare, coordinato fino al 2023 da Silvio Vola e poi da Lino Grasso. La Caritas acquistò un Doblò di seconda mano, lo adattò eliminando i sedili posteriori (Nino sorride nel ricordarlo) e con l’ausilio di volontari cominciò ad effettuare le prime operazioni di raccolta e distribuzione di cibi prevalentemente confezionati. “A giorni alterni consegnavamo i viveri ai Centri d’ascolto delle sei parrocchie fossanesi. A loro spettava poi il compito di preparare le borse alimentari e destinarle ai nuclei in difficoltà di cui erano a conoscenza”.

Dopo pochi mesi, Mana riuscì a coinvolgere anche Dario Armando, titolare degli Orti del Casalito. “Fu il dialogo con un pediatra a farci riflettere sull’importanza di reperire anche frutta e verdura, poiché nel corso delle sue visite stava riscontrando numerosi casi con patologie che credeva ormai sconfitte, dovute a un’alimentazione povera, carente di sostanze e vitamine necessarie alla salute dei bambini. Anche in questo caso riuscimmo a vincere le resistenze iniziali dei commercianti avviando una sperimentazione di due settimane: non ci siamo più fermati”.

Ben presto il giro si allargò fino a coinvolgere quasi tutti i supermercati della città: Lidl, Eurospin, Aldi, Presto Fresco, alcuni negozi e rivendite, ma è stata la nascita dell’Emporio in via Matteotti, nel 2016, a creare una svolta decisiva. “Sollevando i Centri ascolto delle parrocchie da un impegno sempre più arduo e gravoso, abbiamo voluto offrire alle famiglie la possibilità di scegliere gli alimenti, secondo le diverse abitudini e tradizioni gastronomiche, favorendo anche un percorso consapevole contro la cultura dello spreco. Inizialmente siamo partiti con la registrazione di 170 nuclei familiari: oggi sono circa 230, circa un migliaio tra anziani, adulti, giovani e bambini che cerchiamo di sostenere”. Numeri che sono cresciuti negli anni anche in territori considerati a minor rischio di povertà come il nostro (la Caritas di Fossano opera anche su Genola e Levaldigi).

Nell’Emporio, aperto dal lunedì al venerdì, sono disponibili, oltre ai prodotti confezionati, alimenti freschi, frutta, verdura, pane e surgelati. L’attività è gestita da una dipendente, da cinque tra volontari e persone che svolgono lavori socialmente utili e da una ragazza titolare di un tirocinio per l’inserimento lavorativo promosso dal Consorzio Monviso solidale. Il gruppo riceve, seleziona e dispone sugli scaffali le eccedenze che quotidianamente altri tre incaricati ritirano da negozi e supermercati con una furgonetta che nel frattempo ha sostituito il Doblò.

In convenzione con il Comune ritiriamo, in media, una quarantina di pasti al giorno dalle scuole e li consegniamo al Condominio solidale Divina Provvidenza che, con un sistema ben collaudato di prenotazione a rotazione, riesce a recapitarli quotidianamente”.

Da diversi anni, inoltre, grazie ad un’altra convenzione con l’Amministrazione comunale, la Caritas fornisce quotidianamente 15 pasti preparati dalla mensa scolastica per il ristoro serale aperto presso il convento dei Francescani. Durante i fine settimana, le festività ed il periodo estivo è la mensa della Gesac a garantire la copertura del servizio. L’attività non ha subìto battute d’arresto neppure durante la pandemia.

La volontà dei cittadini che ogni anno scelgono di destinare l’8xmille a favore di enti del terzo settore – conclude Mana – ci dà la possibilità di sviluppare programmi di sostegno e di solidarietà per le fasce più fragili della società e per il bene comune. Sono soldi pubblici che possono essere indirizzati a chi opera sul territorio e consentono ai donatori di verificare sul campo la sostenibilità e il successo delle attività intraprese”.

Convegno Nazionale Economi / Transizione ecologica e sostenibilità economica: strategie per un futuro possibile

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Il Convegno Nazionale degli Economi e dei Direttori degli uffici amministrativi delle diocesi italiane si terrà a Sacrofano presso la Fraterna Domus dal 3 al 6 giugno 2024.

Previsto, per giovedì 6 giugno, anche l’intervento di Massimo Monzio Compagnoni, responsabile Servizio Promozione CEI, Mons. Luigi Testore, presidente Istituto Centrale Sostentamento Clero e don Claudio Francesconi, economo CEI, su Sovvenire alle necessità della Chiesa: un’impresa di squadra. Punto della situazione sugli incontri regionali.

Si allega il programma.

8xmille / Cerignola, inaugurato l’oratorio nella parrocchia Sant’Antonio da Padova

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Dopo due anni di lavori è stato inaugurato il 4 giugno l’oratorio parrocchiale intitolato a Sant’Antonio da Padova, a Cerignola. Invitato dal Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, Mons. Fabio Ciollaro, è stato ospite d’eccezione Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI.

Il presule ha celebrato la messa nella omonima parrocchia e poi si è spostato nei nuovi locali parrocchiali che sono stati realizzati grazie a un finanziamento dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Dopo la benedizione di rito e lo scoprimento di una lapide ricordo è stato il parroco, Mons. Carmine Ladogana, a presentare l’ospite, a ringraziarlo per la sua presenza e a sottolineare che senza il finanziamento della CEI l’opera non sarebbe stata realizzata. Da qui l’invito a “compiere un gesto d’amore, attraverso la propria firma a favore della Chiesa cattolica, perché quella firma oltre che a farti sentire bene consente di fare tanti altri gesti di amore”.

Subito dopo è intervento il sindaco di Cerignola, Francesco Bonito, che ha sottolineato la ricaduta positiva sull’intera città di un’opera sociale ed educativa che un oratorio può svolgere sul territorio. Prendendo la parola, Mons. Baturi ha sottolineato che “l’oratorio non è una forma o una cosa ma è un incontro, perché all’interno di esso ognuno esprime le proprie capacità e la propria creatività a servizio degli altri. Il servizio educativo che un oratorio svolge sul territorio è l’incontro tra generazioni diverse, ma tutte tendenti a sentire l’educazione dei più giovani come qualcosa che parte dal cuore, anche perché in esso non devono esserci schemi confezionati ma ognuno è chiamato ad usare il linguaggio della vita”. Ha concluso la serata Mons. Ciollaro, il quale ha ringraziato Mons. Baturi ed ha sottolineato come “il compimento dell’opera ora ha il suo inizio nelle varie attività e attraverso i ragazzi e i giovani che all’interno della nuova struttura troveranno accoglienza, disponibilità e ascolto”.

(Filippo Passantino, Agenzia Sir)

 

Siracusa / Su “Cammino”: l’8xmille è una firma che fa bene anche al territorio

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È stato pubblicato su camminosiracusa.it dell’Arcidiocesi di Siracusa un articolo che spiega una delle destinazioni dell’8xmille, quella dedicata agli Istituti di Scienze Religiose.

Una firma che fa la differenza, anzi “che fa bene”, per dirla come lo spot in onda da qualche settimana in tv e radio ma visibile anche sulla carta stampata, e che, soprattutto, non costa nulla a chi la mette: è quella che si appone, in sede di presentazione del CU, del modello 730 o del modello Redditi, quando si fa la dichiarazione dei redditi. È già tempo di presentazione, adesso facilitata dal modello precompilato, ed è più importante che mai non dimenticarsi di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica ed anche invitare parenti, amici e conoscenti a fare altrettanto. Una firma che fa la differenza, dicevamo, perché i fondi rivenienti dall’8xmille destinato alla Chiesa cattolica non sono ‘evanescenti’ ma si toccano con mano, diocesi per diocesi, dunque anche nella nostra. L’8xmille è destinato al sostentamento del clero diocesano, alle opere di carità ed educative, agli interventi di restauro e valorizzazione del patrimonio ecclesiastico.

Tra i beneficiari dell’8xmille nell’Arcidiocesi di Siracusa c’è l’Istituto di Scienze Religiose “San Metodio”, diretto da don Salvatore Spataro, che si trova in via della Conciliazione 6. L’ISSR per statuto “è al servizio della vita ecclesiale, avendo come fine costitutivo ed essenziale la formazione alle Scienze Religiose di operatori qualificati della vita ecclesiale e pastorale, con particolare attenzione al versante dell’evangelizzazione, dell’inculturazione della fede, dell’insegnamento della religione cattolica, dell’animazione cristiana della società, nell’ambito della missione propria della Chiesa” e “persegue i suoi fini attraverso la promozione del livello accademico-scientifico della formazione e della ricerca, svolte nella convinta adesione alla Tradizione e al Magistero della Chiesa” attraverso “accurati corsi, seminari di ricerca, convegni, pubblicazioni, attività volte all’approfondimento dei contenuti della dottrina cattolica, delle discipline filosofico-teologiche e delle conoscenze concernenti l’uomo nella molteplicità dei suoi aspetti”.

Parallelamente all’attività accademica -sottolinea il direttore don Salvatore Spataro- del triennio e biennio in Scienze religiose con indirizzo pedagogico-didattico, grazie ai fondi dell’8xmille l’Istituto organizza annualmente attività convegnistiche, corsi di aggiornamento e formazione permanente dei docenti, corsi di formazione e attività laboratoriali per catechisti, formatori, operatori pastorali e diaconi permanenti”. Per l’anno accademico 2023-24, “Pensare la vita” è stato il filo conduttore delle attività culturali programmate: un percorso iniziato lo scorso ottobre e concluso il 17 maggio con il corso monografico su “Le forme istituenti della vita”. L’offerta dell’I.s.s.r. “San Metodio”, ovviamente è a tutto tondo, con numerose aree tematiche che spaziano da quella biblica a quella filosofica, teologica ai corsi di formazione per i catechisti ed i diaconi permanenti solo per citarne alcuni, con la partecipazione ed il coinvolgimento delle strutture e realtà diocesane. Ecco il valore di una firma che fa la differenza, anzi per riprendere lo spot di quest’anno “che fa bene”!

Fa bene veramente perché con la destinazione volontaria -e soprattutto senza alcun onere- dell’8xmille alla Chiesa cattolica, i fondi che affluiscono in ogni diocesi, anche nella nostra, vengono ad alimentare tanti ruscelli che poi diventano fiumi. Fuor di metafora, ciascun credente, ogni cittadino verrebbe da dire, deve sentirsi impegnato ad apporre e far apporre anche agli altri la firma per la destinazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica perché questa opportunità che lo Stato mette a disposizione, ove sprecata, significa in concreto far venire meno, in maniera proporzionale -sicuramente, comunque, tangibile- risorse che alimentano i ruscelli della carità, della sana formazione etico-culturale, della conservazione dei beni ecclesiastici, del sostentamento del clero diocesano. È l’ora della firma: facciamolo, divulghiamolo, mobilitiamoci! Ci compete, non ci costa nulla perché, in ultima analisi, ne ‘beneficiamo’ anche noi.

Caritas Italiana / Bilancio sociale 2023: azioni e progetti che fanno crescere le comunità

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Il Bilancio sociale 2023 di Caritas Italiana rende conto – in una logica di trasparenza – dell’utilizzo e della valorizzazione delle risorse a disposizione e dell’impatto pedagogico, sociale e di sostenibilità di quanto operato da Caritas Italiana, in ordine al proprio mandato di promozione dello sviluppo umano integrale.

Non è soltanto un documento di rendicontazione finanziaria e operativa, ma soprattutto uno strumento di animazione di comunità. Riflette un impegno verso una “ecologia integrale”, in cui la solidarietà e la responsabilità collettiva si definiscono come pilastri per costruire un mondo più equo e inclusivo.

L’ultimo anno è stato segnato da una serie di incertezze e sfide che hanno attraversato il mondo, evidenziando quanto sia importante un impegno collettivo e unitario.

Nel Bilancio sociale sono stati messi in evidenza, tra l’altro, gli aspetti qualitativi dell’animazione della carità nelle diocesi e parrocchie italiane durante tutto il 2023. Un impegno economico pari a 58 milioni di euro nel 2023, di cui il 76,6% impiegato in Italia e il 23,4 all’estero. Somme provenienti dall’8xmille, da collette nazionali, grandi e piccoli donatori.

A livello nazionale Caritas Italiana ha operato per fronteggiare le vecchie e nuove forme di povertà, facendo al tempo stesso fronte alle emergenze del contesto italiano. I progetti avviati da Caritas Italiana nel 2023 sono stati 430, in otto differenti aree tematiche, grazie ai fondi 8xmille messi a disposizione dalla Conferenza Episcopale Italiana.

In Italia sono presenti 6.780 servizi Caritas e 3.636 centri d’ascolto. In un anno sono state accompagnate 270.000 persone, con oltre 84mila volontari.

Qui il video della presentazione e in allegato il Bilancio sociale pubblicato sul sito di Caritas Italiana.

Online il Rendiconto 2023 dell’8xmille

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È disponibile on line il “Rendiconto 2023 dell’8xmille alla Chiesa cattolica”, che spiega – in maniera organica, con dati e testimonianze – come stati utilizzati i fondi dell’8xmille, negli ambiti previsti dalla legge: culto e pastorale, interventi caritativi in Italia e nei Paesi in via di sviluppo e sostentamento dei sacerdoti.

Il Rendiconto, afferma Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI, è “uno strumento necessario e fondamentale ai fini della trasparenza”, ma è anche “un dovere di educazione dei fedeli e un impegno di testimonianza della Chiesa”. “È doveroso raccontare la bellezza di ciò che accade nelle grandi città, nei piccoli centri e nelle periferie più povere”, osserva il Segretario Generale precisando che sarebbe “riduttivo” accostarsi a quanto realizzato “con il piglio aritmetico”, in quanto “nelle tabelle riportate ci sono sicuramente dati e percentuali, ma c’è anche quel ‘di più’ che va ricercato dentro e oltre questi numeri”.

I fondi dell’8xmille, ricorda infatti Mons. Baturi, diventano un volano per incrementare le attività di welfare comunitario, contrastando il degrado sociale e costruendo reti di amicizia e solidarietà importantissime; attivano le energie locali in termini di volontariato e di corresponsabilità; sollecitano la creatività delle comunità ecclesiali a favore dei bambini, degli ultimi, dei migranti, di chi non ha un tetto o un lavoro, di chi è vittima della tratta e di chi, dall’oggi al domani, si ritrova in condizioni di disagio; salvano vite umane, laddove guerra, catastrofi naturali ed emergenze causano morte, danni e malattie”.

Per il Segretario Generale, il documento è anche “lo specchio della forza e della capacità di tessere relazioni delle nostre Diocesi e parrocchie, dell’impegno con cui i sacerdoti si prendono cura delle comunità a loro affidate e le accompagnano, di ciò che la Chiesa è e di ciò che la Chiesa fa”.

8xmille / Dalla parte dei bambini

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Sono 1.218 i progetti a favore dei bambini e dei minori in 80 Paesi di tutti i continenti per un totale di oltre 100 milioni di euro, finanziati dal 1991 attraverso il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei Popoli, grazie ai fondi dell’8xmille.

Nel mondo – secondo i dati Oil, Save the Children e Unicef – 1,4 miliardi di bambini con meno di 15 anni non godono di alcuna forma di protezione sociale e sono esposti a malattie, malnutrizione e povertà. Di questi 333 milioni vivono in povertà estrema e lottano per sopravvivere con meno di 2,15 dollari al giorno. Quasi un miliardo di bambini convive con la povertà multidimensionale.

“Ascoltiamoli, perché nella loro sofferenza ci parlano della realtà, con gli occhi purificati dalle lacrime e con quel desiderio tenace di bene che nasce nel cuore di chi ha veramente visto quanto è brutto il male”, esorta Papa Francesco nel Messaggio per la prima Giornata Mondiale dei bambini. Il Pontefice invita a non dimenticare “tutti quei bambini a cui ancora oggi con crudeltà viene rubata l’infanzia” e si trovano “a lottare contro malattie e difficoltà, all’ospedale o a casa, chi è vittima della guerra e della violenza, chi soffre la fame e la sete, chi vive in strada, chi è costretto a fare il soldato o a fuggire come profugo, separato dai suoi genitori, chi non può andare a scuola, chi è vittima di bande criminali, della droga o di altre forme di schiavitù, degli abusi”.

I progetti finanziati rappresentano semi di speranza e quelle generate sono storie di vita ritrovata nonostante le sofferenze.

Come quella di Jean-Claude, ex bambino-soldato nella Repubblica Democratica del Congo. “Il mio nome è Démocratie, anzi, questo è il nome che mi sono scelto poiché, anche se la democrazia non l’ho mai conosciuta, credo sia la cosa più importante. Sono stato rapito all’età di 12 anni dalla milizia ribelle Lord’s Resistance Army di Joseph Kony. Mi hanno torturato e usato come uno schiavo. Ho passato 10 anni nella foresta, dove sono stato addestrato come soldato. Ho ucciso e ho visto uccidere. Era il nostro primo dovere, quello che ognuno di noi doveva fare se non voleva morire. Ho scalato la gerarchia militare fino a diventare capo della guardia personale di Kony. Quella posizione mi ha permesso dopo 10 lunghi anni di scappare. Oggi vivo a Dungu in una capanna con mia sorella e i suoi 8 figli. Cammino chilometri per andare a scuola, chilometri per andare a lavorare, ma sono sicuro che riuscirò a diventare un medico.” Démocratie tutte le mattine si alza alle 5 per andare a scuola, quando esce all’ora di pranzo si reca nella foresta dove, per mantenere la famiglia, fa il taglia-legna. Nonostante tutto, riesce a trovare tempo per frequentare i corsi professionali del Centro Juvenat, dove i missionari agostiniani accolgono e assistono ex bambini-soldato come lui. Lì può dare il suo contributo e aiutare Padre Blaise nel percorso di reinserimento dei nuovi arrivati. A giugno dello scorso anno si è diplomato alla scuola secondaria agostiniana Maman Dorothée e vorrebbe proseguire gli studi per non rinunciare al suo sogno e al suo progetto di vita: quello di essere un medico.

Si stima che siano stati reclutati 30.000 bambini-soldato nella zona di Dungu e Doruma e che molti siano nelle mani di vari gruppi paramilitari. La maggior parte di loro hanno dagli 8 ai 15 anni e il 40% sono ragazze.

“La problematica dei bambini-soldato – sottolinea Maurizio Misitano, direttore esecutivo della Fondazione Agostiniani nel Mondo – è molto complessa. Nella zona dell’Haut-Uélé c’è stato un conflitto devastante e di lungo periodo. I bambini hanno subìto le conseguenze più atroci: hanno perso i genitori, hanno abbandonato i processi educativi e, proprio per questo, la nostra azione vuole offrire riabilitazione psico-fisica ma anche alfabetizzazione e formazione lavorativa, non solamente a coloro che hanno avuto un’esperienza di guerra come soldati, ma a tutti quei bambini che hanno subito le conseguenze anche indirette della guerra e della povertà”.

Spesso poi i bambini pagano il prezzo più alto in situazioni e contesti discriminanti anche per gli adulti. Come avviene in Bangladesh per i Dalit, membri delle “caste basse”, etichettate come “intoccabili”, che sono da sempre oppresse ed emarginate. Sono poveri, con accesso limitato all’istruzione, al lavoro, all’alloggio, alla sanità e ai servizi pubblici. Circa il 96% è analfabeta. I bambini all’interno di questa comunità hanno pochissime opportunità per aspirare a un futuro dignitoso. Champa Das è un’eccezione, è riuscita a completare il ciclo di studi e ha iniziato a offrire a casa sua a tanti bambini un sostegno gratuito per l’apprendimento, sfidando le barriere secolari.

Grazie a questo impegno le è stato affidato il ruolo di insegnante per 83 ragazzi e ragazze della comunità Dalit, dalla classe 1 alla 10, nel Kajra Learning Center, in Bangladesh. È un progetto finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana in collaborazione con chiesa locale, la Fondazione L’Albero della Vita (FADV) e il partner locale Dalit. La prima fase, dal 2021 al 2023, ha aiutato quasi 2000 bambini in 15 villaggi. È stata poi avviata una seconda fase che prevede di raggiungere altri 2500 piccoli in 22 villaggi.

Queste storie mettono in mostra, anche nelle situazioni più complesse e di grande sofferenza, l’importanza di farsi piccoli con i piccoli e imparare evangelicamente a guardare la vita con i loro occhi, con la loro capacità di stupirsi e di avere fiducia, nonostante tutto. E soprattutto la necessità di mettere al centro i bambini (Mt18,1-5, Mc 10,13-16). Testimoniano inoltre il grande potere di trasformazione dell’ascolto, dell’istruzione, dell’accompagnamento, della condivisione e il ruolo che tutto questo può giocare nel superare l’esclusione sociale, la discriminazione, la disperazione, restituendo prospettive di futuro. “Il mondo – sottolinea Papa Francesco nel Messaggio per la Giornata – si trasforma prima di tutto attraverso le cose piccole, senza vergognarsi di fare solo piccoli passi. Anzi, la nostra piccolezza ci ricorda che siamo fragili e che abbiamo bisogno gli uni degli altri, come membra di un unico corpo (cfr Rm 12,5; 1 Cor 12,26). Da soli non si può neppure essere felici, perché la gioia cresce nella misura in cui la si condivide: nasce con la gratitudine per i doni che abbiamo ricevuto e che a nostra volta partecipiamo agli altri”.

Uniti nel dono / Porte aperte a tutti e amore per la bellezza: l’Isola di don Alfredo

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Isola del Liri è un meraviglioso paese del Frusinate, in cui la parrocchia sta vivendo una nuova primavera grazie all’umanità e alla passione di don Alfredo Di Stefano, il parroco. Una presenza discreta e disponibile, pronta all’ascolto e a percorrere vie nuove per aprire percorsi di integrazione e accoglienza.

Nato e cresciuto a Sora, una città nelle vicinanze, don Alfredo ha inizialmente intrapreso gli studi di medicina a Roma, ma il destino ha avuto in serbo per lui un cammino diverso: quello del sacerdozio.
L’assegnazione a Isola del Liri, avvenuta ormai otto anni fa, ha rappresentato per lui una difficile sfida, dovendo lasciare la sua città di nascita e la guida del Seminario e della Cattedrale di Sora. L’esperienza personale e pastorale maturata fino a quel momento, aveva creato un fortissimo legame con il territorio, anche grazie alle varie realtà che don Alfredo aveva fondato, come “La Fortezza dei Sogni”, una ludoteca per bambini e ragazzi, e “Il Faro”, un’associazione per il recupero di persone con problematiche di dipendenza.

Isola del Liri, nonostante le bellezze architettoniche e naturali, non è un territorio semplice: la disoccupazione soprattutto giovanile è altissima, e i problemi sembrano svanire dietro le luci della movida notturna, animata dai giovani che qui si riversano dai paesi vicino e dietro il successo di visitatori di passaggio, attirati dalla bellezza del luogo. Il ruolo del parroco, in un contesto così, doveva essere totalmente ripensato.

Nonostante le difficoltà iniziali, in cui le persone sembravano disinteressate alla fede e ad un parroco che proveniva dalla storica cittadina rivale, don Alfredo ha abbracciato la comunità con tutto il cuore.

Ha camminato per le strade, è entrato nelle case, ha ascoltato le storie di ogni persona che incontrava. La sua è diventata una presenza rassicurante per molti, anche per coloro che non frequentavano la chiesa.

Ma don Alfredo non si è limitato alla sola presenza. Ha aperto le porte della parrocchia e fondato luoghi di incontro e integrazione, soprattutto per i più giovani. La sua frequentazione costante dei luoghi di aggregazione della città, a cominciare semplicemente dal bar, ha contribuito a creare un clima di fiducia e apertura anche tra gli adulti.

Scoprite la sua storia e quella della sua comunità su unitineldono.it.

(Di Riccardo Petricca – nella foto, gentilmente concessa da don Alfredo Di Stefano, l’inaugurazione di Casa Laurentia, il nuovo centro pastorale con cappella, oratorio, sala di musica, aule per il catechismo, sale per incontri, biblioteca, giardino, veranda e terrazza, dove ognuno può trovare il suo spazio e può offrire il proprio servizio verso i più fragili e bisognosi)

A Loreto l’incontro regionale degli incaricati diocesani del Sovvenire / L’intervista a Monzio Compagnoni

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Vi segnaliamo l’articolo pubblicato su ancoraonline.it (versione online del settimanale diocesano L’Ancora, della diocesi S. Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto) in merito all’incontro regionale delle Marche, tenutosi a Loreto il 17-18 maggio. Filo conduttore della due giorni è stato Corresponsabilità – Partecipazione – Comunione: Il sostegno economico alla Chiesa cattolica.

Presenti anche gli Economi,  i Presidenti degli Istituti per il Sostentamento del Clero delle varie Diocesi delle Marche e i direttori degli Uffici Comunicazioni Sociali, al fine di stimolare la collaborazione, per promuovere la sinodalità e la corresponsabilità tra i diversi ruoli.

Qui, invece, l’intervista al responsabile del Servizio CEI per la Promozione Massimo Monzio Compagnoni, sempre sulle pagine di ancoraonline.it, che anticipiamo su questa pagina.

Perché è importante la firma per l’8xmille?

Riguardo all’8xmille circolano molti luoghi comuni fuorvianti ed è bene subito fare un po’ di chiarezza. Molti credono che la firma comporti un aggravio a livello fiscale, ma non è affatto così. Lo 0,8% dell’intero gettito Irpef (ovvero l’8xmille, appunto) è stato già versato da tutti i contribuenti, non solo da chi firma. Chi firma però ha la possibilità di contribuire a scegliere in che modo questi soldi verranno spesi, a chi verranno affidati dall’Erario. Per questo rinunciare alla firma vuol dire rinunciare alla possibilità di scegliere, affidare questa decisione ad altri.

E questo discorso vale per chiunque percepisca una qualsiasi forma di reddito, non solo per chi è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi. Anche i pensionati o chi percepisce una minima retribuzione, quindi, hanno diritto a partecipare a questo processo di democrazia fiscale che esiste da quando è entrata in vigore la legge 222 del 1985. La firma di un anziano con la pensione sociale o quella di un imprenditore milionario hanno lo stesso identico valore!

E perché firmare proprio per la Chiesa Cattolica?

Perché fa bene. E lo dico con la massima convinzione e nel senso più ampio di questa espressione. Firmare per la Chiesa Cattolica significa entrare in un incredibile vortice di solidarietà che ogni anno reca benefici a migliaia e migliaia di persone, in Italia e anche nei paesi più poveri del mondo. La Chiesa da sempre si occupa degli ultimi e di chi è in difficoltà e il modo in cui i fondi dell’8xmille vengono spesi è dettagliatamente rendicontato. Basta fare un giro nel sito www.8xmille.it. La Chiesa “fa bene”, quindi, e firmare contribuisce a rendere possibile quest’opera, ma fa anche bene alla persona che firma. È quello che abbiamo cercato di comunicare attraverso la campagna di questi ultimi due anni: se fare un gesto di solidarietà fa stare bene chi lo compie… immaginiamo partecipare a farne migliaia!

Possiamo spiegare un po’ meglio in cosa consiste questo “fare il bene”?

Certo che possiamo, anche perché è esattamente quello che è stato stabilito quando è stato rinnovato il Concordato tra Stato e Chiesa, nel 1984, e che poi è stato fissato nella legge dell’anno seguente, la 222. Questo “bene” si incanala lungo tre diverse strade. La prima è quella delle esigenze pastorali e di culto della popolazione italiana, compresa la buona gestione dell’immenso patrimonio architettonico e artistico che la storia della Chiesa ci ha tramandato qui in Italia. Pensiamo, ad esempio, a quanti campanili fanno parte integrante dei nostri paesi e delle nostre città e a quanto sia importante che questi edifici e i tesori d’arte che essi contengono siano mantenuti bene.

Poi ci sono i progetti di solidarietà in Italia e nel mondo: quasi 250 milioni di euro che ogni anno migliorano la vita di anziani, disabili, famiglie in difficoltà, donne vittime di abusi, persone che non hanno ancora trovato o hanno perduto il lavoro, popolazioni sofferenti nelle periferie del pianeta, sulla cui vita pesano ingiustizie globali e cambiamenti climatici estremi, migranti in cerca di accoglienza e integrazione.

Infine, ed è la terza via, c’è il sostentamento dei circa 32.000 sacerdoti che lavorano nelle nostre Diocesi, compresi quelli più anziani e malati e i circa 300 missionari fidei donum. Sono uomini che si spendono a tempo pieno per il bene di tutti – non solo dei cattolici – e ai quali l’8xmille contribuisce a garantire una sussistenza dignitosa, dalle parrocchie alpine fino a quelle nelle isole più sperdute del nostro mare.

Quindi dei fondi dell’8xmille alla Chiesa Cattolica non beneficiano solo i cattolici?

Assolutamente no. E tutti possono sperimentarlo. Avete mai visto una mensa della Caritas o un dormitorio o una casa di accoglienza che agli ospiti chieda un certificato di Battesimo per accoglierli? No, perché non è quello che il Vangelo ci ha insegnato.

La Chiesa raccoglie un grido di sofferenza che rischierebbe fortemente di rimanere inascoltato, se fosse affidato solamente alla burocrazia e alle altre istituzioni.

Provate ad immaginare cosa succederebbe se, all’improvviso, scomparissero tutte le opere finanziate dai fondi dell’8xmille alla Chiesa Cattolica, e con esse il lavoro delle migliaia di volontari che offrono gratuitamente tempo, passione e competenze per soccorrere i più bisognosi. Ecco perché chiediamo a tutti di mettere la firma, non solo ai cattolici.

Ma per i cattolici questo invito è più forte?

Dovrebbe esserlo. Purtroppo, parte della nostra comunità ha perso la consapevolezza che, come tale, sia chiamata al sostegno della Chiesa. Pensate che ben il 45% dei praticanti non firma! La Chiesa non è ricca! I redditi provenienti dal suo patrimonio coprono solo il 5% del fabbisogno per il mantenimento dei sacerdoti. Il 70% di questo costo è coperto dai fondi 8xmille. Il modello pensato 40 anni fa prevede che sia la comunità a prendersi cura di questa istituzione e farlo con l’8xmille non costa proprio nulla. Come in ogni famiglia ci si sente tutti partecipi della gestione delle spese e dei conti di casa, così dovrebbe essere anche per le nostre comunità. Siamo una grande famiglia in quanto figli di Dio e quindi fratelli. Come tali dobbiamo essere i primi a preoccuparci delle nostre chiese, dei nostri sacerdoti, dei nostri progetti di carità. È fondamentale che non smettiamo di ricordarlo a tutti e oggi è ancora più importante perché negli ultimi anni la percentuale dei firmatari per la Chiesa cattolica è scesa dal 90 al 70%. Questo significa che abbiamo bisogno di una nuova consapevolezza, a cominciare dai territori in cui ogni giorno si svolge la nostra vita di fedeli. Insieme e in comunione ce la possiamo fare e dobbiamo farlo.