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8xmille / Tanti benefici per il territorio anche in Toscana

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Vi segnaliamo l’intervista ad Andrea Rosati, incaricato della Conferenza episcopale toscana per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, a cura di Riccardo Bigi e pubblicata su Toscana Oggi.

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Sono tante, anche in Toscana, le opere che vengono sostenute ogni anno grazie alle firme di chi sceglie di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica. Attività caritative verso i bisognosi, restauro di chiese e opere d’arte, sostentamento dei sacerdoti, realizzazione di strutture che servono per le attività delle parrocchie (oratori, aule per il catechismo, sale per anziani…)

Andrea Rosati, della diocesi di Prato, è l’incaricato della Conferenza episcopale toscana per il sostegno economico alla Chiesa cattolica. Il meccanismo di ripartizione dei fondi, spiega, consente di arrivare in maniera capillare su tutto il territorio.

Come avviene la ripartizione tra le diocesi toscane dei fondi 8xmille destinati alla Chiesa cattolica?
«La ripartizione dei fondi 8xmille alla Chiesa cattolica viene effettuata fra le diocesi di tutta Italia e quindi anche della regione Toscana, principalmente sulla base del numero degli abitanti, dopo che la Conferenza dei vescovi ha deliberato quanto distribuire sulla base dell’attribuzione dei fondi fatta dallo Stato, il quale distribuisce l’8xmille dell’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) alla Chiesa cattolica a seconda del numero dei contribuenti che l’hanno scelta e questo avviene per ogni singolo anno.

Purtroppo, gli Italiani che effettuano una scelta, tra quelli che potrebbero farlo, sono meno del 50% e coloro che scelgono di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica sono in calo, sia per la diminuzione di chi sceglie la Chiesa cattolica, sia per l’affacciarsi alla ripartizione della “torta” di sempre nuove realtà.

I fondi destinati alle varie diocesi danno la possibilità di operare nell’ambito della carità, del culto e della pastorale, oltre a permettere loro di mantenere le strutture che le fanno capo e la costruzione di nuove strutture; ovviamente non ho menzionato i compensi ai sacerdoti che per buona parte vengono attinti dall’8xmille, dato che le offerte a favore dei sacerdoti, altro meccanismo previsto per il sostegno degli oltre 3.400 sacerdoti, coprono in misura minima questa voce di spesa».

Per quali finalità vengono utilizzati?
«Elencare quello che viene fatto grazie anche ai fondi dell’8xmille è opera ardua, si rischierebbe di tralasciare certamente qualche cosa e qualcuno che al contrario meriterebbe di essere menzionato, credo che ogni persona vicina alla Chiesa cattolica abbia sotto gli occhi un esempio di un intervento operato nella propria diocesi e abbia anche ben chiaro come la nascita di un oratorio, di un campo da calcetto, servano ad aggregare giovani, che gravitando intorno a un ambiente sano possano crescere in armonia».

Quali ricadute hanno sul territorio toscano le opere realizzate dalle diocesi con l’8xmille?
«Le opere realizzate con il contributo dell’8xmille possiamo affermare senza ombra di dubbio che abbiano una ricaduta significativa sul tutto il territorio circostante, con benefici non solo per i cattolici ma per tutte quelle persone attratte dalle iniziative molteplici che intorno alla Chiesa cattolica fioriscono».

Per informazioni su alcune delle opere rese possibili grazie al contributo 8xmille e non sono certamente tutte, ma solo quelle che sono documentate, si può accedere ai siti: www.8xmille.it, www.chiesacattolica.it .

Perché è importante firmare per dichiarare la propria scelta? Cosa viene fatto per informare e sensibilizzare le persone?
«La firma per destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica è una scelta importantissima che dimostra a chi ci governa quanti siamo e che cosa abbiamo a cuore, così che quando legiferano possano tenere conto delle nostre idee; la firma non costa niente solo un atto di responsabilità e di buona volontà, e in ogni parrocchia si sta lavorando perché ci sia un incaricato parrocchiale del Sovvenire con il compito, fra le altre cose, di aiutare chi si trovasse in difficoltà a fare la scelta, purtroppo ancora molte parrocchie non hanno designato un incaricato del Sovvenire e alcuni incaricati diocesani, sono stanchi e anziani e fanno fatica a rappresentare alle loro comunità l’importanza di questa formalità dall’enorme importanza.

A livello nazionale si sta cercando oramai da un paio di anni di organizzare meglio la raccolta delle firme stringendo accordi con i Caf e con le Poste per facilitare la presentazione delle buste contenenti le firme, in modo particolare per tutte quelle persone che non hanno obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi.

In Toscana il 3 e 4 ottobre prossimo si terrà un convegno che vedrà partecipare gli incaricati diocesani del Sovvenire, gli economi, i responsabili delle comunicazioni sociali e i responsabili degli Istituti diocesani sostentamento clero al fine di cercare di intrecciare le varie competenze per arrivare a sensibilizzare il maggior numero possibile di persone alla cultura del sovvenire alle esigenze economiche della chiesa cattolica.

Altre iniziative stanno partendo o sono allo studio, in Toscana è partita un’iniziativa che tende a mettere in collaborazione gli incaricati diocesani del Sovvenire con i presidenti delle sottosezioni toscane dell’Unitalsi, come è allo studio un progetto che dovrebbe vedere coinvolti i giovani del dopo cresima e oltre e i “nonni” delle varie parrocchie».

Diocesi di Cagliari / Un nuovo programma di Radio Kalaritana racconta il “Sovvenire in radio”

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Al via nella Diocesi di Cagliari il nuovo programma di Radio Kalaritana “Sovvenire in radio: la Chiesa in servizio si racconta” dedicato ai temi del Sovvenire – Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, promosso dall’omonimo Servizio diocesano in sinergia con la stessa Radio.

Il programma tratterà i due filoni del Sovvenire, 8xmille e offerte deducibili per i sacerdoti “Uniti nel dono”: un viaggio tra le opere realizzate grazie all’8xmille e tra le figure di sacerdoti che hanno segnato e che continuano a segnare la vita della Chiesa diocesana.

Si parte con le tredici puntate settimanali dedicate all’8xmille, con gli interventi dell’Arcivescovo Mons. Giuseppe Baturi, dei direttori degli uffici diocesani coinvolti, dei responsabili, volontari e destinatari dei progetti portati avanti in Diocesi grazie a questi fondi. A queste si aggiungono le puntate dedicate alle offerte per il sostentamento dei sacerdoti. Obiettivi: garantire la trasparenza, comunicare i valori del Sovvenire, raccontare ciò che viene realizzato grazie a questi fondi, far conoscere l’impegno dei sacerdoti attraverso le opere da essi realizzati, e le ricadute per l’intera collettività.

Qui la prima puntata.

«Il tema del sostegno economico alla Chiesa cattolica – ricorda l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Baturi – è strettamente connesso alla nostra appartenenza alla comunità dei credenti, che trova le sue ragioni nell’essere cristiano: impegnarsi per sostenere la Chiesa perché possa svolgere la sua funzione di culto, santificazione, e vivere la propria comunione e la propria missione di evangelizzazione e testimonianza della carità. La necessità della sinergia è soprattutto per promuovere questi valori, per raccontare il bene che si fa, per invitare a dare ancora fiducia alla Chiesa. E questa sinergia è necessaria perché vogliamo raccontare la Chiesa nella bellezza della sua azione».

«Questo programma risponde all’esigenza di garantire la trasparenza e comunicare le destinazioni di queste risorse – spiega il responsabile del Sovvenire diocesano don Alessandro Simula – riscoprendo e raccontando le comunità, le associazioni, le persone, le storie che trovano possibilità di espressione e sviluppo grazie al semplice gesto di una firma. Il nostro obiettivo è proprio sensibilizzare tutti a questa scelta consapevole, raccontando il bene generato da questo strumento che non costa nulla, e che ha ricadute importanti per l’intera collettività».

«Questo programma – spiega la direttrice di Radio Kalaritana Maria Luisa Secchi – si inserisce nella sinergia comunicativa portata avanti dalla nostra Radio, dall’Ufficio per le comunicazioni sociali, dai nostri media diocesani e dal Servizio Sovvenire. Un lavoro di rete che ci permette di essere Chiesa che comunica nella sua unitarietà, di cui ogni realtà pastorale si sente parte integrante».

Le puntate andranno in onda su Radio Kalaritana, emittente della Diocesi di Cagliari, ogni domenica alle ore 18, e in replica il giovedì alle 8.30.

A Trieste la 50^ edizione della Settimana Sociale / Un viaggio “al cuore della democrazia” reso visibile anche grazie all’8xmille

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Costruire la polis per contribuire al bene comune. A Trieste dal 3 al 7 luglio la 50^ Settimana Sociale dei cattolici sul tema Al cuore della democrazia. Partecipazione tra storia e futuro.

Nel pomeriggio del primo giorno, in piazza Unità d’Italia, sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a pronunciare il discorso d’avvio davanti ai 900 delegati provenienti da tutte le Chiese d’Italia, espressione delle diocesi, dei movimenti ecclesiali e delle aggregazioni laicali chiamati a quattro giorni di incontro, confronto e proposte di impegno nelle varie comunità civili ed ecclesiali di appartenenza. Al culmine della Settimana, domenica, sarà Papa Francesco ad arrivare nel capoluogo giuliano per chiudere i lavori al Centro congressi al mattino e poi celebrare alle ore 10.30 la Santa Messa sempre in piazza Unità d’Italia.

Pubblichiamo il saluto del Card. Matteo Zuppi, Presidente della CEI, alla cerimonia di apertura della 50^ Settimana Sociale dei cattolici in Italia. 

Trieste diventa così laboratorio di partecipazione, con numerosi incontri per i delegati e iniziative pubbliche all’aperto in tutto il centro: in programma ci sono i Villaggi delle Buone Pratiche con stand e punti informativi, le Piazze della democrazia, le Tavole rotonde e dialoghi. Non mancheranno i momenti conviviali e gli spettacoli di musica e parole anche al teatro Verdi. Una settimana che si inserisce nel solco del cammino sinodale della Chiesa, riprendendo lo spirito originario del beato Giuseppe Toniolo che per primo, più di un secolo fa, a Pistoia nel 1907, ideò questo format che poi è cresciuto e si è sviluppato nei decenni per chiedere gli uomini di buona volontà, che professano la propria fede in Dio, di contribuire con la propria visione di credenti e mettersi in gioco per il buon governo del proprio Paese.

L’evento triestino ospita anche una mostra fotografica realizzata dal Servizio Promozione della CEI dal titolo La forza di una comunità è nei suoi gesti d’amore, un viaggio visivo nelle realtà delle opere finanziate con i fondi dell’8xmille.

I gesti d’amore quotidiani, l’aiuto reciproco, il volontariato e la cura dei più vulnerabili sono fondamentali per costruire una comunità forte e una democrazia partecipativa. Ogni fotografia testimonia come l’altruismo sia il motore di una società più giusta e democratica e come, grazie alla firma per l’8xmille, i valori del Vangelo e della Chiesa prendano vita, contribuendo a promuovere il bene comune.

Le immagini scelte ripercorrono gli stessi ambiti al centro dei lavori della Settimana Sociale:

  • Giovani, educazione e formazione
  • Welfare e inclusione sociale
  • Convivenza, cittadinanza, stili di vita
  • Lavoro, impresa e innovazione
  • Ambiente, agricoltura e territorio
  • Pace, diritti e legalità
  • Cultura e informazione

In particolare, la mostra ripropone scatti originali, realizzati da Francesco Zizola, di opere 8xmille protagoniste delle campagne informative della CEI e rappresentative di migliaia di altri progetti come:

  • la Fondazione La Salle Sri Lanka, dove la Chiesa cattolica sostiene progetti rivolti ai giovani offrendo opportunità di istruzione, formazione professionale e sviluppo personale. Queste iniziative, rese possibili con il contributo dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica trasmettono valori di solidarietà, rispetto e partecipazione;
  • le numerose iniziative della Caritas di Cassano all’Ionio, come attività sportive, laboratori e programmi di inclusione sociale, rese possibili dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, che offrono un sostegno concreto a bambini e giovani meno fortunati. Grazie ai progetti educativi e formativi, i ragazzi crescono in un ambiente di supporto e fiducia;
  • i progetti finanziati dalla Caritas di Palermo, che mirano ad offrire supporto costante a persone in condizioni di povertà e marginalità. Le mense Caritas, così come i dormitori, creano spazi di accoglienza e cura, dove chiunque può trovare un pasto caldo e un ambiente di solidarietà e dove tutti possono sentirsi valorizzati e rispettati;
  • i programmi formativi delle suore missionarie della Consolata in Etiopia che, grazie all’8xmille, garantiscono l’accesso all’istruzione e alla conoscenza, trasmettendo i valori del dialogo, del rispetto e della solidarietà. Questa educazione prepara i ragazzi che vivono in contesti svantaggiati all’estero, a diventare cittadini attivi, istruiti su temi come salute, diritti umani e opportunità economiche;
  • le iniziative di inclusione sociale e assistenza sanitaria, che garantiscono a tutti l’accesso a cure essenziali e pari opportunità e che costruiscono una società più democratica, come in Tanzania grazie al Cuamm;
  • le attività della Caritas di Vercelli che, con i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, offre sostegno ad anziani, malati e persone fragili, garantendo assistenza sanitaria, supporto psicologico e integrazione sociale per migliorare la qualità di vita e contrastare il senso di abbandono;
  • la creazione di spazi di accoglienza nella diocesi di Forlì per famiglie in difficoltà, che offrono rifugio e supporto soprattutto a mamme e bambini ma anche ai papà separati;
  • la promozione del concetto di lavoro dignitoso, imprenditorialità responsabile e innovazione sociale nella Caritas Nardò Gallipoli, che consente a ogni individuo di realizzarsi e contribuendo alla crescita economica e al benessere collettivo, in un ambiente di rinascita e speranza;
  • le opportunità lavorative concrete della Caritas di Ales Terralba, che offrono occasioni di riabilitazione a ex detenuti, tossicodipendenti, disoccupati e persone ai margini della società che trovano nel lavoro un punto di svolta per ricostruire la propria identità e avviare una nuova vita grazie alle iniziative;
  • i restauri della Chiesa della Madonna del Prato (Gubbio) e della Cattedrale di San Gerlando (Agrigento). Le opere realizzate con i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica rappresentano un ponte tra passato e futuro, mantenendo vivi i luoghi di culto e di cultura per le generazioni future. Il restauro e la conservazione del patrimonio artistico contribuiscono alla protezione ambientale e all’arricchimento del territorio. Il restauro è solo un esempio di come i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica contribuiscano a conservare il nostro patrimonio artistico e culturale. Mantenendo vivo il legame tra ambiente e territorio, questi progetti promuovono la qualità della vita, assicurando che i tesori culturali e naturali siano protetti e tramandati alle generazioni future;
  • le diverse altre realtà che offrono riparo e sostegno a chi fugge da guerre, violenza e povertà, come quelle della Caritas di Locri Gerace che promuovono una cultura di accoglienza e solidarietà. Questi progetti includono la gestione di centri di accoglienza, assistenza legale, sanitaria e psicologica, e programmi di integrazione sociale;
  • i dormitori della Caritas di Bergamo, simbolo dell’accoglienza e del sostegno per chi ha perso tutto. Offrire un rifugio sicuro non solo risponde a necessità immediate, ma crea anche un ambiente stabile fondamentale per la dignità umana;
  • i progetti che garantiscono un’istruzione di qualità ai giovani a rischio di abbandono scolastico nella scuola popolare dell’Arcidiocesi di Milano. Queste iniziative creano un ambiente sicuro e stimolante dove i ragazzi possono sviluppare le proprie capacità, contrastando efficacemente questo fenomeno.

Diocesi di Trieste / Una t-shirt per “unire”

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Il tempo che stiamo vivendo è contraddistinto da una forte esaltazione dell’aspetto estetico, non conta ciò che sei, ciò che vivi, ciò che fai, ciò che dici, sembra contare solo ciò che appari. Siamo immersi in una continua ricerca del vestito migliore per poter esprimere la nostra bellezza e per farci sentire così apprezzati. Eppure, la bellezza è altro, diceva Sant’Agostino: “Come l’amore cresce dentro di te, così cresce la bellezza. Perché l’amore è la bellezza dell’anima”.

Qual è dunque la bellezza di noi cattolici? Su cosa si basa il nostro amore?

A Trieste, in occasione della festa campestre della parrocchia di Gesù Divino Operaio (22-23 e 29-30 giugno), abbiamo pensato di combinare la necessità di vestirci con la volontà di comunicare il nostro essere cattolici, attraverso uno dei simboli più antichi dei cristiani: l’alfa e l’omega. Far parte di una comunità cattolica significa prima di tutto riconoscere in Gesù, il nostro inizio e la nostra fine. Questo riconoscimento non è solo dei vescovi e dei sacerdoti, ma è di tutta la comunità, abbiamo dunque la necessità di mostrarlo anche esteticamente indossando tutti la stessa t-shirt.

Il Cardinale Zuppi, nella sua visita a Trieste, il 30 aprile, ha voluto ricordarci l’importanza del cammino sinodale: “…l’ordine sparso non funziona, scegliamo dunque la comunione. L’io non ha senso alcuno senza il noi”. Ecco, dunque, che anche una t-shirt, indossata dai volontari di una parrocchia, in un momento di festa a cui partecipano tante persone e, tra queste, anche i non praticanti, diventa un modo per comunicare la bellezza dell’essere Comunità. Una Comunità che, nel credere in Jesus, Principio e Fine, vuole ricordare a tutti che la bellezza è fare gesti d’amore, a cominciare dal più facile: firmando per l’8xmille alla Chiesa cattolica.

Con questa t-shirt, realizzata con il sostegno del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, abbiamo voluto ricordare a tutti quanto importante sia questa firma, senza troppi giri di parole ed “indossando” tutti lo stesso messaggio, dal vescovo, ai sacerdoti, ai volontari: comunione e corresponsabilità.

Mike Cardinale
Incaricato diocesano di Trieste

Crema / Caritas diocesana: le attività caritative sostenute dai fondi 8xmille

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Direttore della Caritas della diocesi di Crema è il diacono Claudio Dagheti. A lui Il Nuovo Torrazzo (aderente alla Federazione Italiana Settimanali Cattolici) ha chiesto come vengono impiegati i fondi dell’8xmille nel settore della carità.

“Sono fondamentali – ci dice –. Senza di essi non potremmo svolgere tante delle nostre attività verso chi è nel bisogno.”
Quali attività? “Ogni anno – racconta – ci incontriamo il Vescovo e io, come prevedono le indicazioni della CEI, e stabiliamo come distribuire i fondi: due terzi dell’8xmille riservati alla carità vengono usati per le opere caritative della diocesi, un terzo va a sostenere iniziative caritative di altre realtà di ispirazione cristiana, non legate direttamente alla Caritas. Ad esempio, il Centro Aiuto alla Vita.”

Alcune attività finanziate
I due terzi che la Caritas gestisce sostengono quelle attività che non possono essere finanziate da fondi pubblici. Tra di esse il rifugio San Martino, dormitorio per i senzatetto (solo durante l’inverno), la mensa dei senza dimora (per l’intero anno). “Senza l’8xmille – continua Claudio – non saremmo in grado di accogliere le 18 persone che ogni notte dormono da noi.”

“Un’altra parte dei fondi ci permette di gestire gli appartamenti della Casa della Carità, per famiglie che hanno avuto uno sfratto, o per seconda accoglienza per persone che non hanno lavoro o hanno un lavoro precario e quindi non possono sostenere un affitto. Si tratta di famiglie o di persone che ci contattano direttamente o ci vengono indicate dai servizi sociali.”

Sostegno all’inserimento lavorativo di persone con disabilità o problemi
“Un’altra quota la usiamo per un’altra attività importante: il sostegno all’inserimento lavorativo di persone con disabilità o problemi vari di inserimento sociale (il post-carcere, lavori socialmente utili, ecc.). I fondi ci permettono di sostenere l’educatore e di coprire le spese assicurative. Si tratta di 40 persone che cerchiamo, ogni anno, di riqualificare e inserire nel mondo del lavoro. L’8xmille è fondamentale, ci permettere di essere molto liberi, non dipendenti dagli enti pubblici e servire gli scartati”.

Uniti nel Dono / Simona, capolavoro sorridente di un Dio pittore

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Nata senza le braccia, Simona Atzori ha iniziato, fin dalla più tenera età, a fare tutto con i piedi. Perfino a guidare, avendo ottenuto l’omologazione per un prototipo fatto apposta per le sue capacità. Oggi è una ballerina affermata, una pittrice conosciuta e una scrittrice apprezzata. Da poco ha compiuto cinquant’anni, ma lo spirito è lo stesso che la sua stupenda famiglia l’ha aiutata a plasmare. Da qualche anno ha perduto la mamma, da pochi mesi anche il papà: non ha perduto, però, un sorriso che incanta e il legame con la sorella Gioia, che per prima le ha trasmesso la passione per l’arte.

Di fronte ad una tazzina di caffè, che sorseggia tranquillamente afferrandola col piede, una dopo l’altra risponde alle domande poste da Stefano Proietti per Uniti nel Dono, per raccontarsi di fronte alla videocamera di Cristian Gennari nella sua casa di Gerenzano, poco più a nord di Milano e già in provincia di Varese.

L’intervista completa e il video, che anticipiamo di seguito, su unitineldono.it

 

 

Al via la “Ricerca Sacerdoti” 2024

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È stata avviata un’indagine sul clero promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana e realizzata dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica con il contributo dell’Ufficio nazionale per la Pastorale delle Vocazioni.

La ricerca, realizzata a distanza di dieci anni dalla precedente, vuole delineare la figura del sacerdote diocesano attraverso una serie di domande in merito alle esperienze di fede ed ecclesiali prima del seminario, l’itinerario formativo, la vita e il ministero presbiterale. In particolare, si segnala l’attenzione ad un tema a noi molto caro, quello del sostegno economico alla Chiesa cattolica, alla luce del calo delle offerte per il clero e alla diminuzione delle firme 8xmille a favore della Chiesa cattolica.

Il progetto, che si avvale della collaborazione di Eumetra MR S.p.A., società specializzata in indagini statistiche, prevede la somministrazione di un questionario a un campione di sacerdoti, individuati all’interno della Diocesi, rappresentativo per distribuzione geografica, età e anno di ordinazione.

In questi giorni i sacerdoti selezionati saranno contattati direttamente da Eumetra MR S.p.A.:

–      attraverso un loro intervistatore che si recherà presso la parrocchia del sacerdote per lasciare un questionario cartaceo da compilare 
–      oppure attraverso una mail con all’interno un link per accedere alla compilazione del questionario direttamente on line.

Si precisa che l’indagine viene realizzata nel pieno rispetto della privacy e dell’anonimato, e che le informazioni raccolte saranno analizzate in forma aggregata e non associate al sacerdote intervistato.

Caritas Italiana /Report statistico nazionale 2024 sulla povertà in Italia

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È stato presentato lo scorso 19 giugno a Roma il Report statistico nazionale 2024 sulla povertà in Italia.

Quelli presentati da Caritas Italiana non sono solo “numeri”, sono soprattutto 269.689 “volti” di poveri, che a loro volta rappresentano altrettante famiglie, dato che la presa in carico risponde sempre alle esigenze dell’interno il nucleo familiare.

Il Report statistico nazionale 2024 di Caritas Italiana sulla povertà in Italia valorizza le informazioni provenienti da 3.124 Centri di ascolto e servizi delle Caritas diocesane, dislocati in 206 diocesi in tutte le regioni italiane. Si tratta peraltro solo di quelli già in rete con la raccolta dati, dal momento che i servizi e le opere sui territori sono in realtà molti di più. Ne emerge una fotografia drammatica che chiama all’impegno di tutti.

In sede di ripartizione dei fondi 8xmille nel 2024, sono stati assegnati dall’Assemblea dei Vescovi alle diocesi per la carità 150 milioni di euro anche a supporto delle Caritas diocesane.

«Questo secondo Report statistico si colloca in un tempo particolare, segnato da vicende che toccano le nostre comunità. Da un lato le crisi internazionali che condizionano pesantemente i rapporti tra i Paesi e lo sviluppo di percorsi di pace, dall’altro l’incessante aumento della povertà e la forte incidenza di situazioni di rischio e vulnerabilità. Di fronte a questi scenari la Chiesa continua a sognare e ad affermare un umanesimo autentico, secondo cui ogni essere umano possa realizzarsi pienamente, vivendo in un mondo più giusto e dignitoso», sottolinea il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello.

Dal Report risulta che nel 2023 cala la quota dei nuovi poveri ascoltati, che passa dal 45,3% al 41,0%. Crescono invece le persone con povertà “intermittenti” e croniche, riguardanti in particolare quei nuclei che oscillano tra il “dentro-fuori” la condizione di bisogno o che permangono da lungo tempo in condizione di vulnerabilità: una persona su quattro è infatti accompagnata da una Caritas diocesana da 5 anni e più. Sembra quindi mantenersi uno zoccolo duro di povertà che si trascina di anno in anno senza particolari scossoni e che è dovuto a più fattori; il 55,4% dei beneficiari nel 2023 ha manifestato contemporaneamente due o più ambiti di bisogno.

Chi si rivolge alla Caritas? Si tratta di donne (51,5%) e uomini (48,5%), con un’età media che si attesta sui 47,2 anni (46 nel 2022). Cala l’incidenza delle persone straniere che si attesta sul 57,0% (dal 59,6%). Alta invece l’incidenza delle persone con figli: due persone su tre (66,2%) dichiarano di essere genitori. Oltre i due terzi delle persone in povertà, secondo i dati dei Centri di ascolto Caritas consultati, hanno livelli di istruzione bassi o molto bassi (67,3%), condizione che si unisce a una cronica fragilità occupazionale, in termini di disoccupazione (48,1%) e di “lavoro povero” (23%). Non è dunque solo la mancanza di un lavoro che spinge a chiedere aiuto: di fatto quasi un beneficiario su quattro è un lavoratore povero. Inoltre, la percentuale dei percettori del Reddito di Cittadinanza, la misura di contrasto alla povertà sostituita oggi dall’Assegno di Inclusione, si attesta al 15,9%, dato in calo rispetto al 2022 e soprattutto al 2021: allora i beneficiari corrispondevano rispettivamente al 19,0% e al 22,3%.

In termini di risposte, le azioni della rete Caritas sono state numerose e diversificate. Complessivamente sono stati erogati oltre 3,5 milioni di interventi, una media di 13 interventi per ciascuna persona assistita (considerate anche le prestazioni di ascolto). In particolare: il 73,7% ha riguardato l’erogazione di beni e servizi materiali (distribuzione di viveri, accesso alle mense/empori, docce, ecc.); l’8,9% gli interventi di accoglienza, a lungo o breve termine; il 7,3% le attività di ascolto, semplice o con discernimento; il 5,2% il sostegno socio-assistenziale; l’1,7% interventi sanitari.

Il Report contiene anche tre focus tematici che analizzano nello specifico la povertà delle famiglie con bambini, indagine condotta in collaborazione con Save the Children, la condizione delle persone senza dimora e di quelle in solitudine, in particolare gli anziani. «È compito statutario di Caritas Italiana – ricorda il presidente di Caritas Italiana, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli – realizzare studi e ricerche sui bisogni delle persone, per aiutare a scoprirne le cause, per preparare piani di intervento, soprattutto in un’ottica di prevenzione. Questo è l’intento del Report che presentiamo. Una raccolta di dati che è stata realizzata grazie all’impegno degli operatori e dei volontari dei nostri Centri di ascolto e con la collaborazione delle persone in stato di bisogno che ci hanno consegnato la loro situazione. Studi e ricerche sono da condurre in collaborazione con altri e nel quadro di una programmazione pastorale unitaria, per animare le nostre comunità e per stimolare l’azione delle istituzioni civili a un’adeguata legislazione. La Caritas tiene molto, accanto ai bisogni, a evidenziare le risorse. Questo Report va letto insieme alle nostre ultime pubblicazioni che raccontano la ricchezza del volontariato, in particolare, quello dei giovani».

Il Report statistico nazionale 2024 di Caritas Italiana è disponibile su www.caritas.it

Il Papa a Verona e questa Chiesa, vista da un non credente

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Carlo Rovelli è un fisico, saggista e divulgatore scientifico, specializzato in fisica teorica. Ha lavorato in Italia e negli Stati Uniti e attualmente insegna in Francia. Nato a Verona, è un non credente che però domenica 19 maggio era tra la folla che ha accolto Papa Francesco proprio a Verona. L’Osservatore Romano ha pubblicato una sua toccante riflessione che unitineldono.it offre anche a voi: è un segno che se c’è dialogo, c’è davvero speranza.

Su queste pagine – quelle dell’Osservatore Romano, ndr – questo apparirà forse come un commento banale. Non lo è per me: sono cresciuto guidato da valori che mi sembravano lontani da quelli della Chiesa. Non sono mai stato credente, e non lo sono neanche oggi. Ma il mondo è cambiato, forse io sono cambiato, forse la Chiesa è cambiata, e oggi mi sento con stupore vicino alla Chiesa, alla sua guida morale, come non avrei mai creduto potesse diventare possibile. E credo, lo dico sottovoce, che siano oggi in molti, che erano molto lontani dalla Chiesa, a sentirsi così.

Sabato a Verona, la città dove sono cresciuto e ho vissuto tutta la prima parte della mia vita, il Papa ha raccolto attorno a sé una grande folla variopinta ed emozionata, animata dalle parole di pace, giustizia, dall’esortazione ad andare controcorrente, dalla denuncia di chi fomenta la guerra per lucrare, di chi fabbrica armi. Era una folla che sentivo fraterna. Nel momento più intenso della giornata, due uomini hanno preso la parola: «Sono Maoz Inon, vengo da Israele. Il 7 ottobre 2023 Hamas ha ucciso i miei genitori»; «Sono Aziz Abu Sarah, vengo dalla Palestina. Mio fratello è stato ucciso dai soldati israeliani». Poi si sono abbracciati. Diecimila persone vocianti nella grande Arena sono ammutolite. Poi si sono sciolte in un interminabile applauso. Io non sono riuscito a trattenere le lacrime. Il dolore del mondo. La follia del mondo. E l’unica via per affrontarla… Il Papa li ha guardati commossi. Li ha abbracciati entrambi.

Questo è il mondo che vogliamo.
Il Papa ha parlato dei conflitti, ha esortato a non averne paura. Ad affrontarli parlando, cercando di comprendere le narrazioni opposte, il punto di vista di chi sta dall’altra parte, le sue paure, guardando le persistenti ingiustizie che nutrono i lunghi risentimenti, abbassando le armi, pensando al dolore immenso e reale degli esseri umani, cercando i punti di convergenza, i valori condivisi che ci fanno umani.

Questo è il mondo che vogliamo. Un mondo in cui l’umanità sappia vivere insieme in pace, affrontare gli inevitabili conflitti con il dialogo e la diplomazia, costruire insieme il bene di tutti e affrontare insieme i problemi comuni, come l’emergenza ambientale che incombe.

Vogliamo leader politici capaci di andare in questa direzione, come ce ne sono stati nel passato. Questo è il mondo auspicato dai fondatori delle Nazioni Unite. È il mondo di cui parla il Papa. È il mondo che sognano e per il quale provano a impegnarsi le diecimila persone presenti sabato nell’Arena di Verona, le innumerevoli associazioni, movimenti, e organizzazioni che lo splendido vescovo di Verona ha coinvolto per costruire insieme la manifestazione.

Ma non è questo il mondo che stiamo costruendo.
Il mondo che stiamo costruendo è fatto di milioni che tuttora vivono nella miseria, di una scandalosa e crescente disparità di beni, della follia delle armi atomiche che ci stanno sul capo come una spada di Damocle, e che ora abbiamo ricominciato a costruire più numerose. È fatto dal dilagare delle guerre, da tempo non così tante come ora, dal dolore che generano, dal devastante balzo in avanti delle spese militari ovunque, e soprattutto dal guardare sempre più in cagnesco gli altri potentati della Terra.

Siamo in un mondo dove i nostri governanti, invece di cercare di risolvere conflitti senza spargere sangue, parlando e cercando i punti di equilibrio, dicono invece sempre più spesso di voler abbattere il nemico, qualunque sia il costo di sangue e di dolore. Un mondo che a me sembra si stia avviando verso un’altra delle sue regolari esplosioni di follia, quando periodicamente ci massacriamo a milioni, ciascuno convinto di essere nel giusto.

Eravamo tanti sabato nell’Arena di Verona, a cercare gli uni negli altri la forza del sogno di un mondo migliore.
Il Papa era in mezzo a noi, con il suo consiglio e la sua parola che arriva forte a tanti cuori. Ma siamo pochi nei nostri paesi. La politica va in un’altra direzione, la stampa va in un’altra direzione.

Il potere, e chi lo segue e ne dipende, vanno in un’altra direzione. I più, temo, preferiscono chiudere un occhio sul dolore del mondo, sulla rapacità dei potenti, sui rischi della nostra arroganza, perché, alla fine, quelli che sono difesi con la violenza, sono i nostri privilegi. Lo scrivo con tristezza, non so se sia vero. La miopia è curabile, la miopia dell’egoismo mi sembra letale.

Non è la prima volta che questo Papa mi stupisce. L’ho incontrato brevemente anni fa, in occasione di una conferenza scientifica a Castel Gandolfo. Allora il nemico di turno dell’Occidente era l’Islam, io provai a suggerire al Papa di essere più esplicito con il suo popolo, nell’esortarlo a non considerare i musulmani come nemici. Con mio stupore, lo fece pubblicamente qualche giorno dopo. E quando ho cercato — ahimè senza esito alcuno —, raccogliendo l’appoggio di colleghi di scienza, di promuovere l’idea di un possibile negoziato globale per un disarmo bilanciato, che libererebbe un colossale dividendo di pace con sui potremmo insieme risolvere la miseria estrema e coprire i costi dei rimedi al riscaldamento climatico, il Papa ci espresse il suo sostegno.

Ma il regalo più grande, per me, è stato sabato, dopo l’incontro in Arena. La mia città lo accoglieva con governatore, sindaco, alti prelati e ogni sorta di vip. Ma Francesco è andato a pranzare con i detenuti nel carcere della città. Per questo segno l’ho amato, e ho riconosciuto in lui i valori che mi sembrano i più forti e i più sacri.

Da ragazzo volevo cambiare il mondo, sognavo un mondo più giusto, sognavo abolire privilegi, confini, eserciti, sfruttamento. La Chiesa mi sembrava uno degli ostacoli. Ora non più, e il Papa lo sento, con stupore, in un mondo sempre più cieco, come un saggio fratello maggiore.

di Carlo Rovelli
Fisico e saggista

(Foto Vatican Media/SIR)

Uniti nel Dono / L’Italia dei “campanili” si racconta nel sito dedicato al sostentamento del clero

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Sono tante e veramente belle le storie pubblicate nel sito dedicato alle offerte per il sostentamento dei sacerdoti unitineldono.it.

Testimonianze di comunità accompagnte da sacerdoti esemplari e nutrite dai valori del Vangelo che ridonano luce e speranza a tutta la società. Una lettura ricca di esperienze “straordinarie” nell’ordinarietà della vita, la dimostrazione come la solidarietà, l’altruismo e l’amore verso il prossimo fanno bene non solo a chi riceve ma soprattutto a chi dona.

Per scoprire tutto questo, l’invito è quello di collegarsi al sito e di iscriversi alla newsletter unitineldono.it.

Ecco solo alcune delle ultime storie pubblicate.

Le parrocchie di Cisterna, “strada facendo”… insieme
Trentamila persone, suddivise nelle tre parrocchie di Cisterna, diocesi di Latina. L’impegno dei parroci è quello del camminare insieme condividendo iniziative pastorali, educative e di attenzione agli ultimi. Per don Patrizio Di Pinto anche un impegno nazionale con il Rinnovamento nello Spirito Santo.

Ercolano: un colpo d’ala per rilanciare la speranza
L’Oratorio San Domenico Savio, il cui seme fu gettato ormai 25 anni fa, è oggi un fiore che spande il profumo della speranza in un terreno sociale difficile e minacciato dall’illegalità. Dietro una comunità educativa coriacea e generosa c’è la risposta vocazionale di un parroco lungimirante: don Pasquale Incoronato.

Nella periferia di Salerno, semi di fraternità e cura del creato
Ultimi e ambiente sono nel cuore della parrocchia di don Ciro Torre: le riflessioni sulla Laudato Si e la solidarietà animano i volontari di Gesù Redentore. Il parroco, oggi 75enne, è arrivato qui più di quarant’anni fa, con la voglia di condividere il quotidiano

Caserta: il Vangelo anche al bar, con lo stile del Seminatore
Dalla mensa dell’amicizia allo sportello lavoro, dal circolo ‘Madre terra’ al parrucchiere solidale, fino all’annuncio del Vangelo anche nei bar o alle famiglie che fanno la catechesi alle altre famiglie. A Caserta la parrocchia di don Antonello Giannotti compie ogni sforzo per uscire dal proprio recinto e andare a incontrare la gente del rione Acquaviva.

Ad Alcamo la Chiesa in uscita affretta il passo
Animazione con i clown, novena per le strade del quartiere, volontariato: tutto concorre ad attrarre le persone se le iniziative sono creative, ovvero se partono dal basso, dice don Enzo Santoro, il parroco del Sacro Cuore ad Alcamo (TP). E la parrocchia si riempie.