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Leone XIV / Il Papa ai sacerdoti: appartenete a Dio continuando a camminare tra gli uomini

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Papa Leone XIV ha inviato una Lettera ai circa 1500 preti partecipanti all’Assemblea presbiterale in corso a Madrid nella quale riflette sulla figura e sul ruolo del sacerdote in un’epoca in cui “la fede è strumentalizzata e banalizzata” ma si registra un rinnovato senso di “inquietudine”.

Il Pontefice esorta i sacerdoti a esercitare il ministero nella fraternità e nel servizio al prossimo, senza protagonismi, indicando Dio ma non “usurpandone il posto”. Celibato, povertà e obbedienza, afferma il Papa, non sono “negazione della vita”, ma come modo concreto in cui il sacerdote può appartenere interamente a Dio continuando a camminare tra gli uomini.

Qui la Lettera (l’originale in lingua spagnola), con la quale il Papa vuole esprimere un gesto di vicinanza e incoraggiamento ai presbiteri, sapendo come il ministero sacerdotale spesso avvenga “in mezzo alla stanchezza, a situazioni complesse e a una dedizione silenziosa di cui solo Dio è testimone”.

La lettura del presente, si legge nella Lettera, non può ignorare il quadro culturale e sociale in cui la fede è vissuta ed espressa oggi. In molti ambienti assistiamo a processi avanzati di secolarizzazione, a una crescente polarizzazione nel discorso pubblico e alla tendenza a ridurre la complessità della persona umana, interpretandola da ideologie o categorie parziali e insufficienti. In questo contesto, la fede rischia di essere strumentalizzata, banalizzata o relegata al regno dell’irrilevante, mentre le forme di coesistenza che rinunciano a qualsiasi riferimento trascendente vengono rafforzate.

Il Vangelo, dunque, incontra non solo l’indifferenza, ma anche un diverso panorama culturale, in cui le parole non hanno più lo stesso significato e in cui il primo annuncio non può più essere dato per scontato.

Ma non tutto è perduto. Il Successore di Pietro si dice infatti “convinto” che “una nuova inquietudine si stia agitando nel cuore di molte persone, soprattutto dei giovani”. “L’assolutizzazione del benessere non ha portato la felicità attesa; una libertà separata dalla verità non ha generato il compimento promesso; e il progresso materiale, da solo, non è riuscito a soddisfare i desideri più profondi del cuore umano”. Oltre a ciò, “le prospettive prevalenti, insieme a certe interpretazioni ermeneutiche e filosofiche del destino dell’umanità, lungi dall’offrire una risposta sufficiente, hanno spesso lasciato un maggiore senso di stanchezza e di vuoto”. È per questo che molte persone “stanno iniziando ad aprirsi a una ricerca più onesta e autentica” che “le sta riconducendo all’incontro con Cristo”.

Per il sacerdote non è questo, allora, “un tempo di ritiro o di rassegnazione, ma di presenza fedele e generosa disponibilità”, incoraggia il Papa.

Si fa quindi più chiaro di quale tipo di sacerdoti Madrid – e tutta la Chiesa – abbia bisogno in questo tempo. Non certo uomini definiti da una moltitudine di compiti o dalla pressione dei risultati, ma uomini configurati a Cristo, capaci di sostenere il loro ministero attraverso una relazione viva con Lui, alimentata dall’Eucaristia ed espressa in una carità pastorale segnata dal dono sincero di sé.

Sviluppo dei popoli / Con l’8xmille, dall’Africa all’India, la prossimità diventa possibilità di futuro

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“Ogni libro che apro, ogni lezione a cui partecipo alimenta i miei sogni e mi spinge ad andare avanti”. Jomo è orgoglioso del suo percorso al Daniel Comboni Vocational Training Center. Era uno dei tanti ragazzi di strada che vivono nelle baraccopoli di Nairobi, a Korogocho, rovistando nelle discariche, esposti al rischio di tossicodipendenze, abusi sessuali, furti, rapine. “La relazione, il sentirmi ascoltato, accettato e amato non ha solo cambiato la mia vita, ma ha anche piantato in me il seme di uno scopo. Sto cercando di diventare anche io una persona che incoraggia gli altri, perché ho capito che la vera grandezza sta nel servizio”. L’umanità di Korogocho fa sì che persino in quest’inferno per tanti ragazzi ci sia ancora spazio per speranze e sogni.

I missionari comboniani sono in Kenya dal 1973. Proprio dal loro stare con questi ragazzi ogni giorno, condividendone le difficoltà e la precarietà, hanno preso vita pian piano i diversi interventi: dal 2006 è stato avviato un programma per la riabilitazione e poi sono stati aperti altri centri, di cui uno residenziale, e un centro di formazione professionale, il Comboni Vocational Training Center, per offrire uno sbocco lavorativo. Attualmente ci sono 5 indirizzi professionali. Ora si sta realizzando un nuovo laboratorio per fare formazione anche nel settore dell’alimentazione e ristorazione, molto richiesto, che darebbe un’opportunità professionale anche per le ragazze. È la conferma che l’amore ha bisogno di concretezza, di presenza, di incontro, ha bisogno di tempo e spazio donati. I fondi dell’8xmille diventano così strumenti per rendersi prossimi a chi soffre, ai più fragili, per camminare insieme.

Nella riunione di gennaio, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione 14.383.881 euro per 71 progetti: 38 in Africa (€ 9.600.991), 15 in Asia (€ 2.165.085), 15 in America Latina (€ 2.269.151), 2 in Medio Oriente (€ 298.654), 1 in Europa dell’Est (€ 50.000).

Incontri e relazioni che ridanno fiducia possono fiorire ovunque, anche nei contesti dove sembra impossibile. Come nel carcere di Jacmel, ad Haiti. Il Paese sta attraversando una grave crisi sociale, criminali di vario genere terrorizzano la popolazione, molti giovani vengono reclutati da gruppi armati e la delinquenza giovanile ha raggiunto livelli estremamente alti. La prigione di Jacmel, costruita per accogliere 120 prigionieri, ne ha attualmente 833. Nell’ambito della giustizia penale in Haiti il colpevole è punito per le sue azioni, ma poi viene abbandonato a sé stesso, non è inserito in un programma di riabilitazione. Aiutare i carcerati a vivere meglio la propria situazione e a prepararsi al reinserimento nella società è l’obiettivo dell’intervento della Diocesi di Jacmel che riguarda anche l’ambito della giustizia riparativa in cui un dialogo viene stabilito tra vittima e colpevole. In modo specifico, lavorando sul reinserimento sociale dei carcerati attraverso corsi di formazione professionale e, al momento dell’uscita dal carcere, organizzando un sostegno psicologico. I beneficiari sono 100 giovani dai 18 ai 25 anni.

Gesti che – come ha sottolineato Papa Leone XIV in occasione della Giornata Internazionale della Fratellanza Umana del 4 febbraio – testimoniano come la comunione non può essere archiviata come “utopia d’altri tempi” e “la fraternità umana è una realtà vissuta, più forte di tutti i conflitti, le differenze e le tensioni. Una potenzialità che deve essere realizzata attraverso un impegno quotidiano e concreto di rispetto, condivisione e compassione”. Come avviene anche in India, nell’area costiera a sud, nel Kerala, la zona più densamente popolata con circa 1.550 ab/kmq. Qui le famiglie vivono prevalentemente di pesca, ma in condizioni di povertà perché il mare è meno pescoso, esposto a rischi ambientali e disastri naturali oltre che a inquinamento e degrado dell’ecosistema costiero. Nel 2017 l’area è stata colpita dal ciclone Ockhi, e nonostante i numerosi interventi, ancora molte famiglie sono in difficoltà. La Trivandrum Social Service Society (TSSS), il braccio sociale della Diocesi, ha organizzato unità di volontari nei singoli territori, individuando 5 ambiti, a favore di 150 famiglie, cioè 600 persone. Nello specifico, è previsto un contributo economico per far studiare 35 giovani, selezionati con il supporto delle comunità, perché imparino un lavoro. Inoltre, vengono avviate 13 piccole attività micro-imprenditoriali per 44 donne che ricevono formazione e poi vengono seguite nella fase di avvio. Il progetto riguarda anche la fornitura di 12 barche da pesca e relative attrezzature. Così, lavorando insieme, 50 pescatori potranno di nuovo riprendere in mano il loro futuro e quello delle loro famiglie.

Chiuse le porte del Giubileo resta aperta la porta della speranza, e continuano a crescere frutti che generano e fanno rinascere.

Ragusa / “Progetto Presidio”: l’8xmille per lavoratori, famiglie, minori

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Il “Progetto Presidio” nasce nel 2014 come risposta della rete di Caritas Italiana al problema dello sfruttamento lavorativo in agricoltura, un fenomeno diffuso in diversi territori del paese e caratterizzato dall’assenza di infrastrutture, servizi e strumenti di assistenza per i lavoratori agricoli e le loro famiglie. A Ragusa ha sede a Marina di Acate e opera nel territorio della cosiddetta Fascia Trasformata, l’insediamento di coltivazioni in serra della provincia di Ragusa di cui Marina di Acate è il cuore. In totale sono stati destinati 89.000 euro dei fondi dell’8xmille.

In questi dodici anni di attività il Presidio Caritas si è rivolto principalmente ai braccianti delle aziende agricole del territorio di Acate, Vittoria e Santa Croce Camerina, assicurando ascolto, orientamento e assistenza gratuita attraverso uno sportello legale e un ambulatorio medico, nonché con un servizio di distribuzione gratuita di coperte e vestiti usati, raccolti da privati o dalle parrocchie della diocesi. A partire dal 2017 si sono organizzate anche attività laboratoriali e di sostegno scolastico per i minori figli dei braccianti che patiscono particolarmente le situazioni di segregazione e bassa scolarizzazione.

Le attività principali del servizio includono:

  • Ascolto e presenza
  • Sportello legale e amministrativo
  • Sportello Sanitario
  • Sportello donne
  • Distribuzione di beni di prima necessità
  • Attività educative e di integrazione
  • Sensibilizzazione e advocacy

Ma oltre i numeri ci sono le metamorfosi personali: famiglie che si ricompongono, donne che trovano spazi di ascolto, lavoratori che conquistano dignità e stabilità. È in queste vite che la trasformazione ha preso forma concreta.

La presenza di un luogo fisico di incontro e la costanza degli operatori che hanno battuto palmo a palmo il territorio ha reso il servizio della Caritas un punto di riferimento non solo per i lavoratori agricoli, ma anche per l’intero territorio.

Dal punto di vista dell’impatto si sono generate delle vere e proprie infrastrutturazioni sociali, con risultati duraturi, di cui Presidio è stato promotore:

  • nascita di servizi pubblici (scuola dell’infanzia, trasporto scolastico, raccolta differenziata, servizi sanitari di prossimità);
  • maggiore visibilità politica e istituzionale della fascia trasformata;
  • protocolli di rete tra enti e aziende;
  • coinvolgimento dei media e crescente attenzione pubblica alla filiera agricola.

A fronte di queste conquiste la vera sfida è dare continuità a ciò che si è trasformato, consolidare i risultati e mantenere viva la spinta propulsiva che ha permesso al Presidio di cambiare forma alla realtà.

Scopri di più su 8xmille.it.

Convegno a Viterbo / “Sostegno economico alla Chiesa e cultura del dono. Difficoltà e prospettive future”

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“Sostegno economico alla Chiesa e cultura del dono. Difficoltà e prospettive future” è il titolo di un Convegno organizzato dalla Diocesi di Viterbo e in particolar modo dal Servizio diocesano per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica. L’evento si terrà nella Sala Alessandro IV (Palazzo dei Papi) in Piazza San Lorenzo (VT) il prossimo 13 febbraio dalle ore 17.00 alle 19.30.

Al Convegno saranno invitati Commercialisti, Referenti Parrocchiali del Sovvenire e i Rappresentanti dei Consigli economici parrocchiali. 
Introdurrà don Tancredi Muccioli, incaricato diocesano del Sovvenire della Diocesi, seguiranno i saluti di Stefano Tedeschi, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Viterbo.
Sono previsti gli interventi di:

  • Amedeo Rinalducci, presidente IDSC (Istituto Diocesano Sostentamento Clero);
  • Santino Tosini, direttore Ufficio Beni Culturali ed Edilizia di Culto della Diocesi (opere realizzate con i fondi dell’8xmille);
  • Giacomo Varone, incaricato del Sovvenire dell’Arcidiocesi di Bologna;
  • Massimiliano Meschini, commercialista.

Le conclusioni saranno a cura del Vescovo, S.E. Mons. Orazio Francesco Piazza.

Modererà don Emanuele Germani, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi.

Caritas Lamezia Terme / Concluso il progetto “Ripartiamo dalla persona: dignità, inclusione, lavoro”

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Ripartiamo dalla persona: dignità, inclusione, lavoro”. Questo il progetto che la Caritas di Lamezia Terme, nel corso del 2025, proseguendo un’attività già avviata nel 2024, ha realizzato nel lametino grazie anche ai fondi 8xmille CEI. La finalità del progetto è stata quella di facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro di persone inoccupate o disoccupate, provenienti da contesti di marginalità.

Dai dati raccolti dalla Caritas, che ha approfondito quelli del Sistema informativo lavoro (Sil) della Regione Calabria, nel 2023, su un campione di 79.402 individui tra i 18 e i 70 anni nei comuni della diocesi risultavano: 10.722 inoccupati e 15.047 disoccupati. Numeri che “confermano le difficoltà che emergono quotidianamente nel Centro di ascolto diocesano e nel Centro interculturale insieme”.

Secondo i dati raccolti tramite il database OspoWeb, infatti, nel periodo compreso tra il primo gennaio ed il 31 dicembre 2024, su un totale di 2.777 bisogni espressi, ben 482 (17,35%) erano legati a problemi occupazionali: disoccupazione, lavoro nero, sfruttamento e salari inferiori ai minimi contrattuali.

“Le difficoltà legate all’occupazione – spiega don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas – incidono direttamente sulle condizioni economiche delle persone, rendendo complesso pagare bollette, affitto e, in alcuni casi, persino accedere a cure mediche e farmaci.

Le principali criticità che ostacolano l’ingresso nel mercato del lavoro locale includono: mancanza di qualifiche professionali e competenze linguistiche o tecniche spendibili; scarsa conoscenza delle opportunità lavorative disponibili sul territorio, specie tra chi proviene da contesti di estrema marginalità; gravi carenze infrastrutturali, in particolare un sistema di trasporti inadeguato, che costringe molti lavoratori a spostarsi autonomamente. La mancanza di una patente di guida rappresenta spesso un ulteriore elemento di esclusione dal mercato del lavoro”.

In particolare, nel 2025 sono state ascoltate dagli sportelli diocesani e interparrocchiali 742 persone (261 donne e 481 uomini), prevalentemente in età occupazionale dai 25 ai 34 anni – 33,6%, dai 35 ai 44 anni – 24,8% e dai 45 ai 54 anni – 15%. L’11,6 % riguarda anche la classe dai 19 ai 24 anni.

Coloro che, invece, hanno richiesto supporto per inserimento e reinserimento lavorativo o per potenziamento di competenze e acquisizione di nuove, segnalate e ascoltate dagli sportelli di ascolto e lavoro dedicati al Progetto sono stati 204, quasi tutti in disoccupazione, sotto occupazione e irregolarità.

(Sir)

Uniti nel Dono / Andria, la parrocchia cantiere di relazioni

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La parrocchia S. Giuseppe Artigiano di Andria si prepara a festeggiare i suoi 50 anni.
Don Sergio di Nanni, da oltre 12 anni a servizio di questa comunità, ci accompagna in un viaggio alla scoperta della storia e dei sogni di questo crocevia di umanità, dove generazioni diverse si incontrano alla ricerca del bene comune.

Leggi la sua testimonianza su unitineldono.it.

Uniti nel Dono / Infografica. Povera Italia…

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Negli ultimi dieci anni, è quasi raddoppiato (+ 42%) il numero di coloro che in Italia vivono in povertà assoluta, ovvero non dispongono delle risorse necessarie per una vita dignitosa e sono impossibilitati ad accedere a un paniere di beni e servizi essenziali (alimentazione adeguata, abbigliamento, abitazione). Per la maggior parte sono famiglie con minori, lavoratori poveri e stranieri. Ma la Chiesa non li abbandona…scopri tutta l’infografica a cura di Caritas Italiana su unitineldono.it.

La “Shine Crew” lancia una maratona social di 24 ore per la pace e il dialogo online

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In occasione della festa liturgica di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e comunicatori, 33 giovani content creator appartenenti alla “Shine Crew” lanciano l’iniziativa “Voci e volti umani per la pace”, in linea con il tema consegnato da Papa Leone XIV per la prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Per 24 ore, i loro profili social diventeranno un’unica voce di narrazione positiva: un impegno concreto a condividere storie di pace, perdono e riconciliazione, rifiutando dissing, hate speech e odio online.

L’iniziativa nasce nell’ambito di Shine to Share“, progetto promosso dal Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa Cattolica (SPSE) e dal Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile (SNPG) della CEI, guidati rispettivamente da Massimo Monzio Compagnoni e don Riccardo Pincerato che hanno accompagnato personalmente le varie fasi di formazione di questi giovani creator digitali. Il progetto rappresenta una sfida creativa mirata coinvolgere i giovani in un percorso di narrazione digitale competente e qualificata sulla trasparenza e il valore del dono all’interno delle comunità cristiane sul territorio.

I 33 membri della “Shine Crew” sono stati selezionati tra i 100 partecipanti al contest nazionale proposto lo scorso anno. Dopo una prima fase di formazione curata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il percorso prosegue ora con il supporto dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (IUSVE).

Tappa fondamentale per la crescita e la coesione del team è stato il weekend organizzato il 13 e 14 dicembre 2025 nel centro storico di Venezia: oltre ai moduli formativi sullo storytelling digitale delle opere dell’8xmille, guidati dai docenti IUSVE Nicolò Fazioni e Sara Lovato, il gruppo ha potuto sperimentare un momento di profonda condivisione umana e spirituale.

Con “Voci e volti umani per la pace”, la Shine Crew dimostra che i social possono essere piazze di incontro anziché arene di scontro, rispondendo all’invito attribuito a San Francesco di Sales a «fiorire dove Dio ci ha piantati», anche nel terreno digitale.

NOMI E PROVENIENZE DELLA SHINE CREW

La Shine Crew è un mosaico che unisce voci dalle regioni ecclesiastiche di tutta Italia. Dall’Abruzzo e Molise arrivano Roberta Maria Di Bartolomeo e Oreste Pio Tralce, mentre la Basilicata è rappresentata da Rocco Bruscella e Francesca Cillo. La Calabria porta nel gruppo l’energia di Alice Bilotta e Nunzio Bartolini, affiancati dalla nutrita delegazione della Campania con Martina Pommella, Nicola Tartaglia e Denise De Lucia. Dall’Emilia Romagna partecipano Maria Chiara Galli, Lucia Vecchi e Beatrice Lecce, mentre il Lazio si unisce con Weronika Goszczynska e Sofia Toti. La Liguria è presente con Sara Limoncini e Alissa Piu, e la Lombardia contribuisce con Marco Vito Laluce, Letizia Oluzzi e Simone Colombo. Dalle Marche arrivano Laura Pagnini e Francesco Rosi, dal Piemonte Arianna Lorenzini e Francesca Piovan, mentre la Puglia offre i volti di Riccardo Bellini e Andrea Sgamma. Le isole sono ben rappresentate: dalla Sardegna partecipano Marianna Laudi e Chiara Argiolas, dalla Sicilia Michele Calanni e Annalisa Perniciaro. A completare la crew ci sono Carmel Michela Ranieri e Veronica Bolognesi per la Toscana, e infine Federico Muzzolini e Vittoria Favretto per il Triveneto.

(Qui e qui altri articoli sulle varie tappe del progetto Shine to Share)

Caritas Italiana / “Taglio Basso. Come la povertà fa notizia”

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Quanto spazio viene dato alla povertà nei telegiornali, nei talk show e nei social media? In che modo viene raccontata? Con quali parole, immagini e cornici narrative? E quali stereotipi rischiano di essere rafforzati?

A queste domande prova a rispondere “Taglio basso. Come la povertà fa notizia”, il nuovo rapporto promosso da Caritas Italiana e realizzato in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, presentato lo scorso 19 gennaio a Roma, presso il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

Il monitoraggio è stato condotto tra settembre 2024 e giugno 2025 con l’obiettivo è comprendere quanto e come il tema entri nell’agenda mediale e come viene raccontato. La ricerca ha analizzato la copertura mediatica delle diverse forme di povertà e di esclusione sociale nei principali telegiornali di prima serata, in un ampio campione di talk show televisivi e nei contenuti social di alcuni giornalisti e influencer.

Ne emerge un quadro articolato che mette in luce una presenza spesso episodica e marginale del tema, una prevalenza di letture riduttive e unidimensionali, un uso limitato di dati e fonti qualificate, e una frequente associazione della povertà a cornici emergenziali, securitarie o stereotipate.

«Dare centralità nel discorso pubblico a chi è povero – si legge in una nota del direttore Caritas Italiana don Marco Pagniello – significa prendere sul serio il principio, umano e cristiano, che la dignità di ogni persona è inviolabile. I media, nel loro migliore esercizio, sono chiamati a essere cassa di risonanza dei diritti negati, delle istanze che vengono dal basso, delle storie che possono smuovere le coscienze».

«La stampa, la televisione, la radio, il web contribuiscono a formare le coscienze e a promuovere la libertà, perché una società ben informata diventa in grado di partecipare e, dunque, di scegliere» – ha sottolineato don Pagniello – «Proprio perché crediamo nel ruolo prezioso dell’informazione, siamo convinti che raccontare la povertà e farlo mantenendo fede alle dimensioni della verità e della giustizia, sia una responsabilità che interpella tutti. Ognuno nel proprio ambito è chiamato a fare la sua parte per far sì che chi vive nel bisogno non resti anche senza voce».

Si legge nell’introduzione del rapporto a firma del direttore di Caritas Italiana: «Questo contributo vuole essere, innanzitutto, un ringraziamento e un incoraggiamento rivolto al mondo dell’informazione. Ringraziamento per tutto ciò che già si fa, spesso senza clamori, per illuminare le periferie sociali e dare voce a chi soffre. Incoraggiamento a proseguire su questa strada, rafforzando un’alleanza virtuosa tra media, società civile e istituzioni per combattere la povertà non solo con le politiche e i servizi, ma anche con le parole giuste. Raccontare bene la povertà, infatti, è una forma di cura e di servizio al Paese, perché contribuisce a creare consapevolezza diffusa, stimolare risposte solidali, costruire quel consenso necessario affinché nessuno venga lasciato indietro. La “parola pubblica” è un bene comune. Assumiamoci tutti insieme la responsabilità di scegliere i verbi giusti, di ascoltare davvero, di mettere in evidenza ciò che spesso resta fuori campo».

L’incontro ha quindi offerto anche uno spazio di confronto sull’importanza di un’informazione capace di coniugare accuratezza, linguaggio appropriato, rispetto della dignità delle persone e attenzione ai contesti, in linea con i principi deontologici della professione giornalistica.

All’evento hanno partecipato, tra gli altri, Monia Azzalini, ricercatrice dell’Osservatorio di Pavia, Paolo Valente, vicedirettore di Caritas Italiana, Maurizio Di Schino, presidente UCSI Lazio e componente della Giunta esecutiva FNSI, Annamaria Graziano, del Consiglio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio. A concludere è stato don Marco Pagniello. L’incontro è stato moderato da Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della CEI.

Qui la sintesi del rapporto e qui il rapporto.

Uniti nel Dono / Pompei: nel nome di Maria, a servizio dell’uomo

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Andiamo alla scoperta di quella “cittadella della Carità legata al culto del santuario mariano e del suo fondatore, che adotta uno stile cordiale e giovanile, in una collaborazione fattiva con gli enti pubblici”. Così ce la racconta don Antonio Protano, responsabile delle opere di carità legate al Santuario di Pompei e parroco al Sacro Cuore di Gesù.
Insieme alla sua, le voci di tanti altri religiosi e volontari che qui si spendono ogni giorno.

Scopri la sua storia su unitineldono.it.