Il tema dell’evento – “Il cuore parla al cuore”. L’Irc laboratorio di cultura e dialogo – riprende la celebre frase di San John Henry Newman (cor ad cor loquitur), di recente proclamato patrono del mondo educativo da Papa Leone XIV e la nota pastorale sull’IRC approvata dall’Assemblea generale della CEI nel novembre 2025.
La mattina del 24 aprile ha avuto uno spazio anche il Sovvenire con l’intervento del responsabile del Servizio Promozione CEI Massimo Monzio Compagnoni e dell’incaricato del settore studi e ricerche dello stesso Servizio Paolo Cortellessa moderati da Ernesto Diaco, coordinatoreArea annuncio e celebrazione della fededellaConferenza Episcopale Italiana .
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Prenderà il via nei primi giorni di maggio il ciclo di incontri di formazione sul progetto “unafirmaXunire”, promosso nelle vicarie del territorio diocesano di Trapani per approfondire il tema del sostegno economico alla Chiesa cattolica e, in particolare, il valore della firma per l’8xmille.
Gli appuntamenti, organizzati dall’incaricato diocesano per il Sovvenire Salvatore Licari, sono rivolti a referenti parrocchiali del Sovvenire, operatori pastorali, membri dei consigli parrocchiali, volontari e a quanti desiderano comprendere meglio il significato e le ricadute concrete di una scelta di corresponsabilità a favore della comunità ecclesiale e civile.
A sostenere e valorizzare il percorso formativo contribuisce anche la locandina dell’iniziativa, caratterizzata da una grafica creativa ed efficace, capace di comunicare in modo immediato il messaggio racchiuso nello slogan “unafirmaXunire”, rendendo facilmente riconoscibili date e luoghi.
Il programma si articolerà in diversi appuntamenti distribuiti nelle vicarie:
I Vicariato 4 maggio, ore 19.00 – Trapani, Parrocchia Nostra Signora di Fatima
II Vicariato 8 maggio, ore 16.30 – Erice vetta, Chiesa di Sant’Alberto 11 maggio, ore 21.00 – Napola, Parrocchia Sacro Cuore
III Vicariato 9 maggio, ore 16.30 – Alcamo, Parrocchia Gesù Cristo Redentore 12 maggio, ore 21.00 – Palma, Parrocchia San Giuseppe
Gli incontri offriranno strumenti informativi e formativi utili per conoscere il sistema dell’8xmille, le modalità di scelta e soprattutto l’impatto concreto che le risorse raccolte hanno sul territorio, sostenendo le opere di carità, il sostentamento dei sacerdoti e le attività di culto e pastorale.
Il progetto “unafirmaXunire” si configura così come un’occasione di crescita e condivisione, in linea con l’impegno della Chiesa a promuovere una cultura della corresponsabilità, della trasparenza e della partecipazione, valorizzando il ruolo dei laici nella vita della comunità ecclesiale.
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Il settimanale diocesano Il Nuovo Giornale della diocesi di Piacenza-Bobbio dedica tre pagine al rendiconto 8xmille 2025 (in allegato).
Ogni anno la Conferenza Episcopale Italiana assegna alle diocesi una parte dei fondi dell’8xmille derivanti dalle firme degli italiani al momento della loro dichiarazione dei redditi. La quota giunta a Piacenza nel 2025 ha seguito, come prevede la legge, due indirizzi: culto e pastorale e interventi di carità. Circa 716mila euro per il primo ambito, più di 681 mila per la carità; in tutto, 1.397.296,17 euro.
Il contributo che giunge in diocesi viene poi assegnato – precisa l’economo diocesano Mons. Celso Dosi sulle pagine del settimanale diocesano Il Nuovo Giornale– a partire dalle richieste che giungono dalle diverse realtà e in base ai criteri di priorità stabiliti in diocesi dal Vescovo. Si punta soprattutto a venire incontro ai bisogni emergenti. La condizione per dare il via agli aiuti è che le parrocchie siano in regola con gli adempimenti amministrativi nei confronti della diocesi.
Il Vescovo Adriano Cevolotto, dopo aver sentito il direttore della Caritas, sottopone la ripartizione dei fondi 8xmille al parere del Consiglio diocesano degli affari economici e del Collegio dei consultori.
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Torna la Giornata Nazionale di sensibilizzazione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, dedicata all’8xmille. Domenica 3 maggio, nelle oltre 25.500 parrocchie italiane, i fedeli saranno invitati a riflettere sull’importanza del sostegno economico alla Chiesa e sul valore della firma per la destinazione dell’8xmille del gettito Irpef, uno strumento essenziale per sostenere attività di culto, pastorali e caritative.
Giunta alla 36ª edizione, la Giornata rappresenta un’occasione preziosa per comprendere come una semplice firma possa trasformarsi in accoglienza, solidarietà e speranza, incidendo concretamente sulla vita di milioni di persone in Italia e nei Paesi in via di sviluppo.
Solo nel 2025, le firme per l’8xmille alla Chiesa cattolica hanno permesso di destinare 280 milioni di euro agli interventi caritativi, di cui 150 milioni alle diocesi per la carità, 50 milioni a esigenze di rilievo nazionale e 80 milioni a progetti nei Paesi più poveri del mondo.
A questi si aggiungono 384 milioni di euro per il sostentamento dei circa 31.000 sacerdoti, impegnati quotidianamente al servizio delle comunità e spesso promotori di opere a favore delle persone più fragili, e oltre 350 milioni di euro per le esigenze di culto e pastorale. Quest’ultima voce comprende anche la tutela e la valorizzazione dei beni culturali ed ecclesiastici, fondamentali per trasmettere arte e fede alle generazioni future e per sostenere l’indotto economico e turistico dei territori.
L’8xmille si conferma così un vero e proprio moltiplicatore di risorse e servizi, che ritornano alle comunità locali a beneficio di tutti.
«Firmare per la Chiesa cattolica – sottolinea Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica – significa entrare a far parte di un vasto circuito di solidarietà, capace di portare aiuto a migliaia di persone, in Italia e nei Paesi più poveri del mondo». Perciò l’8xmille per mille alla Chiesa cattolica è più di quanto credi! (Qui un’intervista rilasciata al Sir)
La scelta dell’8xmille non comporta alcun costo per il contribuente e può essere effettuata da tutti coloro che concorrono al gettito Irpef: da chi presenta il modello 730 o il Modello Redditi, ma anche da chi dispone esclusivamente del Modello CU – come pensionati o lavoratori dipendenti – e non è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi. Anche queste persone possono esprimere la propria preferenza utilizzando l’apposito modulo dell’Agenzia delle Entrate, disponibile anche in allegato.
Firmare è una scelta di responsabilità per ogni credente, ma lo è anche per chi non crede: le risorse dell’8xmille sono infatti destinate al bene di tutta la comunità, cattolica e non, e sono sottoposte a rigorosa rendicontazione.
Secondo gli ultimi dati disponibili, nelle dichiarazioni 2024 sono oltre 11 milioni e 200 mila i cittadini che hanno destinato l’8xmille alla Chiesa cattolica, pari al 66,2% dei contribuenti che esprimono una scelta. Restano però ancora quasi 25 milioni coloro che non effettuano alcuna scelta, spesso per mancanza di informazioni, perché non obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi o perché ritengono la procedura complessa. Da qui l’importanza di una corretta informazione per comprendere il valore e l’impatto dei fondi 8xmille.
In allegato, oltre il modulo per effettuare la scelta, anche la locandina e il pieghevole della Giornata Nazionale 3 maggio 2026.
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Dal pomeriggio di giovedì 30 aprile, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, saranno disponibili in modalità consultazione le dichiarazioni 730 già predisposte con i dati in possesso del Fisco o inviati dagli enti esterni, come datori di lavoro, farmacie e banche. In totale, sono più di 1 miliardo e 300 milioni le informazioni trasmesse per le precompilate 2026. L’invio del 730 ed eventuali modifiche saranno possibili dal 14 maggio fino al 30 settembre. Lo annuncia l’Agenzia delle Entrate, ricordando che nel 2025 sono stati 5,4 milioni i 730 inviati direttamente dai contribuenti, di cui 3,2 milioni – quasi il 60% – con la modalità semplificata, disponibile anche quest’anno.
Punti Chiave del Modello 730/2026:
Disponibilità: dal 30 aprile 2026.
Scadenza invio: 30 settembre 2026.
Novità: conferma IRPEF a tre scaglioni e specifiche deduzioni per lavoratrici madri.
Contenuti: Dati da Certificazione Unica (CU), spese mediche, interessi passivi, detrazioni edilizie.
I contribuenti possono accedere alla dichiarazione tramite SPID, CIE o CNS per visualizzare i dati, modificarli e procedere all’invio direttamente online.
Importante anche ricordarsi di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica.
Il contribuente che possiede i requisiti per presentare il modello 730 potrà decidere se consultare la dichiarazione in modalità semplificata o ordinaria. Scegliendo la modalità semplificata, l’utente avrà a disposizione un’interfaccia intuitiva e facilmente navigabile, in cui sono presenti i dati da confermare o modificare: “casa e altre proprietà”, “famiglia”, “lavoro”, “altri redditi”, “spese sostenute”. Una volta confermate o aggiornate le informazioni fiscali, queste verranno automaticamente riportate all’interno del modello dichiarativo. È sempre possibile delegare un familiare o una persona di fiducia direttamente dalla propria area riservata, inviando una pec o formalizzando la richiesta presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia.
Per il modello Redditi Pf, la tabella di marcia della dichiarazione precompilata segue una tempistica leggermente rimodulata a seguito delle novità apportate dal decreto “Correttivo bis” (Dlgs n. 81/2025, articolo 4). In particolare, la norma ha posticipato da quest’anno e a regime l’invio delle certificazioni uniche di lavoro autonomo (Cua) al 30 aprile e, di conseguenza – per consentire l’utilizzo dei dati di queste certificazioni – la messa a disposizione di Redditi Pf precompilato: i modelli saranno dunque disponibili in consultazione, con possibilità di apportare eventuali modifiche e/o integrazioni, dal 20 maggio; potranno essere poi inviati dal 27 dello stesso mese e fino al 2 novembre 2026 (il 31 ottobre è sabato).
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Una firma che diventa accoglienza, solidarietà e speranza. Torna on air dal 12 aprile la campagna di comunicazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica con l’obiettivo di spiegare il valore concreto di una scelta capace di incidere nella vita di molti.
Dopo una fase di pre-campagna, andata in onda dal 15 al 31 marzo, dedicata al racconto della presenza concreta della Chiesa accanto alle persone e alle comunità, prende il via la nuova campagna 8xmille che invita a sostenerla attraverso la firma nella dichiarazione dei redditi.
È questa l’idea che guida la nuova strategia di comunicazione della Conferenza Episcopale Italiana come spiega Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica: “La firma dell’8xmille non è più un gesto automatico. È una decisione che matura nel tempo. Per questo il nostro messaggio vorrebbe aiutare a evidenziare il ruolo della Chiesa nella società, un ruolo che spesso resta invisibile nella frenesia quotidiana”.
Il concept “L’8xmille è…” sviluppa e rende concreto il racconto avviato con la pre-campagna della Chiesa cattolica: un viaggio che descrive una comunità in cammino vicino ai più fragili, ovunque ci sia bisogno di sostegno, di accoglienza o d’ascolto, in Italia e all’estero. Una Chiesa impegnata a rispondere a bisogni sempre più complessi attraverso interventi reali: mense, dormitori, centri per anziani, case di accoglienza, progetti per persone con disabilità e attività parrocchiali, ma anche e soprattutto ascolto e presenza in tutte le sue forme. Una narrazione empatica che passa attraverso sei progetti sostenuti dai fondi 8xmille, come esempi concreti nel territorio dell’impatto di una firma.
“Se nella fase di pre-campagna il racconto mostra una Chiesa presente, nella seconda – osserva Monzio Compagnoni – viene evidenziato cosa può essere sostenuto attraverso la firma. Perché dietro quella firma non c’è solo una scelta fiscale, ma il sostegno a una rete capillare di servizi e opere espressione di una comunità che ogni giorno offrono aiuto materiale e spirituale a milioni di persone. Anche se spesso invisibile”.
Perché, come ricorda il messaggio della campagna, la firma dell’8xmille “è più di quanto credi”. È un invito a guardare oltre gli stereotipi e a scoprire una Chiesa fatta di volti, di relazioni e di prossimità. Un ritratto di una comunità che si fa carico delle fragilità del tempo presente e che continua a camminare accanto a ciascuno, accompagnandone la crescita umana e spirituale.
L’8xmille: uno strumento che genera risorse e servizi per il bene comune
Grazie all’8xmille alla Chiesa cattolica, dal 1990, ogni anno vengono realizzati migliaia di progetti, secondo tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nei Paesi in via di sviluppo.
Nel 2025 sono stati assegnati oltre 280 milioni di euro per interventi caritativi (di cui 150 destinati alle diocesi per la carità, 50 ad esigenze di rilievo nazionale e 80 ad interventi a favore dei Paesi più poveri). Accanto a queste voci figurano 384 milioni di euro per il sostentamento dei circa 31 mila sacerdoti che si spendono a favore delle comunità e che sono spesso i primi motori delle opere a sostegno dei più fragili. E oltre 350 milioni di euro per esigenze di culto e pastorale, voce che comprende anche gli interventi a tutela dei beni culturali ed ecclesiastici per continuare a tramandare arte e fede alle generazioni future oltreché rappresentare indirettamente un volano per l’indotto economico e turistico locale.
L’8xmille è quindi un vero e proprio moltiplicatore di risorse e servizi che ritornano sul territorio a beneficio di tutti. “Firmare per la Chiesa cattolica – sottolinea il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica – significa far parte di un enorme circuito di solidarietà attraverso il quale è possibile portare aiuto a migliaia di persone, sia in Italia che nei Paesi più poveri del mondo”.
Sei storie di accoglienza e rinascita
L’edizione 2026 della campagna CEI racconta sei progetti sostenuti dalla Chiesa cattolica, sei storie di speranza e rinascita rappresentative delle migliaia di progetti finanziati dall’8xmille in Italia e nel mondo.
Come a Cagliari dove il Centro di accoglienza notturna Papa Francesco offre non solo un riparo ma anche percorsi di reinserimento lavorativo a persone in condizione di povertà estrema o a Reggio Emilia dove le Mense diffuse della Caritas rappresentano una mano tesa rivolta a quanti sono a rischio di esclusione sociale. L’azione costante della Chiesa consente a molti di cambiare il proprio futuro: accade a Siracusa dove la Casa Villa Mater Dei è un luogo sicuro per famiglie di immigrati che cercano un’opportunità per ricominciare. Tanti i progetti di assistenza sostenuti grazie al fondamentale contributo dell’8xmille. Tra questi il Centro Anziani di Vigevano, uno spazio accogliente per la popolazione over 65 per uscire dall’isolamento e offrire, oltre a una rete di relazioni, anche percorsi di stimolo cognitivo.
Numerose sono poi le iniziative pensate per dare un futuro a giovani con disabilità, come la Pasticceria sociale DolceMente di Cerreto Sannita dove ragazzi con fragilità, volontari e giovani pasticcieri costruiscono insieme percorsi di inclusione e formazione.
“Ogni giorno la Chiesa cattolica – conclude Monzio Compagnoni – arriva capillarmente sul territorio grazie all’impegno instancabile di migliaia di sacerdoti e volontari, punto di riferimento per tutti e sostegno concreto per chi è più in difficoltà. Nel nostro Paese, senza la sua presenza viva mancherebbe un perno essenziale. Attraverso questa campagna, desideriamo offrire un ritratto vero della Chiesa nel quotidiano, mostrando il valore della sua presenza e l’impatto reale che ha nella vita delle persone”.
Con il fondamentale sostegno delle firme tante comunità possono contare su una vicinanza attenta e costante accanto alle persone più fragili. Un contributo che rende possibile il lavoro quotidiano di sacerdoti come don Antonio Allegritti, protagonista degli spot, che ogni giorno scelgono di esserci, per tutti.
Una campagna multicanale nel segno della corresponsabilità
La campagna 8xmille CEI è ideata dall’agenzia VML, le foto sono di Francesco Zizola e la casa di produzione è Casta Diva. Pianificata da Wavemaker Italy su tv e radio, con 2 soggetti da 30’’ e 6 soggetti da 15’’, web con 2 soggetti da 30’’, 6 da 15’’ e 6 da 6’’, la campagna sarà on air per tutto il periodo della dichiarazione dei redditi.
È diffusa su più canali, con una forte presenza digitale, tramite una pianificazione geolocalizzata per raggiungere il pubblico in modo mirato, e social con 36 contenuti ad hoc, pensata per coinvolgere pubblici diversi con contenuti semplici e autentici.
Non solo, tv, radio e web ma anche stampa e affissione con 6 soggetti dedicati alle singole opere.
Nel sito www.8xmille.it sono disponibili i filmati di approfondimento al centro della campagna, mentre un’intera sezione è dedicata al rendiconto storico della ripartizione 8xmille, a livello nazionale e diocesano, nel segno della trasparenza.
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In un recente articolo a cura del Servizio CEI per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli si mette in luce come l’8xmille alla Chiesa cattolica sia uno strumento concreto e decisivo per sostenere progetti di formazione, promozione umana e sviluppo integrale in numerosi Paesi africani, in sintonia con il messaggio di pace, fraternità e dialogo promosso da Papa Francesco e ripreso da Papa Leone XIV nel suo recente viaggio svoltosi in diversi paesi africani dal 13 al 23 aprile.
Attraverso il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana, i fondi dell’8xmille permettono alla Chiesa locale, in collaborazione con congregazioni religiose e comunità del territorio, di realizzare iniziative educative e sociali capaci di incidere profondamente nella vita delle persone. In Guinea Equatoriale, ad esempio, il Collegio Padre Monti accoglie oltre 1.500 studenti, dalla scuola materna all’università, offrendo istruzione e formazione inclusiva. In Algeria, il progetto “Yalla Shabab! Andiamo ragazzi!” promuove cultura, dialogo interreligioso e accompagnamento dei giovani, creando spazi di incontro, crescita personale e integrazione in un contesto a maggioranza musulmana.
In Angola, grazie a oltre 52 milioni di euro dell’8xmille, sono stati sostenuti centinaia di progetti che spaziano dall’alfabetizzazione alla sanità, dalla formazione professionale all’agricoltura sostenibile, fino al reinserimento sociale di giovani di strada ed ex combattenti, restituendo dignità e futuro a molte persone. In Camerun, analogamente, 46,7 milioni di euro hanno reso possibili 271 interventi educativi e sociali, con particolare attenzione alla formazione delle donne, all’accesso all’acqua potabile e al miglioramento delle condizioni di vita delle comunità.
Nel complesso, l’8xmille alla Chiesa cattolica emerge come un motore di speranza e sviluppo: non solo aiuto materiale, ma investimento nella persona, nella cultura e nella pace, capace di generare percorsi di rinascita individuale e collettiva anche nei contesti africani più segnati da povertà e fragilità.
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Nel servizio di Benedetta Capelli per la Radio Vaticana le parole pronunciate da Leone XIV domenica 26 aprile – Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni – in occasione della Messa per l’ordinazione di 10 sacerdoti della diocesi di Roma.
Il Papa li esorta ad essere “buoni preti” ma anche “cittadini onesti, disponibili, costruttori di pace e di amicizia sociale”, testimoni di chi sa che la sicurezza “non è nel ruolo” ma “nella storia di salvezza” a cui partecipa il popolo di Dio.
Qui il servizio completo nel quale si evidenzia come gioia, commozione e felicità traspariva sul viso dei 10 ordinandi per un sì che è risposta alla chiamata di un Padre fedele e generoso.
Il Vangelo di Giovanni in cui Gesù si presenta come “la porta delle pecore” è lo spunto per l’omelia del Pontefice che prima di pronunciarla presiede la liturgia dell’ordinazione. “Eccomi”: è la risposta alla domanda dei 10 che si presentano per essere ordinati e che sono stati riconosciuti idonei dalla Chiesa. Rispondono facendo un passo avanti e chinando il capo. Il cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma Baldo Reina li introduce al Pontefice attestando che “sono degni” del ministero presbiterale.
Qui il testo completo dell’omelia del Papa nel quale si legge tra l’altro:
“…Oggi il bisogno di sicurezza rende aggressivi gli animi, chiude su sé stesse le comunità, induce a cercare nemici e capri espiatori. C’è spesso paura attorno a noi e forse dentro di noi. La vostra sicurezza non risieda nel ruolo che avete, ma nella vita, morte e risurrezione di Gesù, nella storia di salvezza a cui partecipate col vostro popolo. È una salvezza che già opera in tanto bene compiuto silenziosamente, fra persone di buona volontà, nelle parrocchie e negli ambienti a cui vi farete prossimi, come compagni di viaggio. Ciò che annunciate e celebrate vi custodirà anche in situazioni e tempi difficili.
Le comunità cui sarete inviati sono luoghi in cui il Risorto è già presente, dove molti lo hanno già seguito in modo esemplare. Riconoscerete le sue piaghe, distinguerete la sua voce, troverete chi ve lo indicherà. Sono comunità che aiuteranno anche voi a diventare santi! E voi aiutatele a camminare unite dietro a Gesù buon Pastore, perché siano luoghi – giardini – della vita che risorge e si comunica. Spesso ciò che manca alle persone è un luogo in cui sperimentare che insieme è meglio, che insieme è bello, che si può vivere insieme. Facilitare l’incontro, aiutare a convergere chi altrimenti non si frequenterebbe mai, avvicinare gli opposti è un tutt’uno col celebrare l’Eucaristia e la Riconciliazione. Radunare è sempre e di nuovo impiantare la Chiesa…”.
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Un laboratorio di pasticceria sociale di comunità per accrescere le relazioni interpersonali e sviluppare un modello volto a promuovere l’autonomia e il progetto di vita delle persone con disabilità. Si chiama “Dolcemente” l’iniziativa della Caritas diocesana della diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata dei Goti, in provincia di Benevento, avviata nel 2018 insieme alla cooperativa iCare, grazie anche al contributo dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Un progetto concreto che coinvolge una rete di pasticceri, volontari, genitori e ragazzi con disabilità che vengono formati alla preparazione di dolci e nella realizzazione di piccoli catering.
“Abbiamo circa trenta ragazzi con tante fragilità e caratteristiche molto diverse tra loro che frequentano settimanalmente il nostro laboratorio – spiega don Giuseppe Di Santo, direttore Caritas – e ci proponiamo tre obiettivi: la risocializzazione di persone adulte con disabilità, l’acquisizione di competenze lavorative e, in ultima fase, l’inserimento lavorativo”.
Il progetto nasce da un’attenta lettura del territorio che ha fatto emergere la richiesta di impiego di persone adulte con disabilità che si trovano fuori dai circuiti della formazione o dai contesti socio-riabilitativi. “La Chiesa diocesana ha rappresentato il motore della realizzazione del progetto – aggiunge Salvatore Carlo referente progetti 8xmille della Caritas diocesana – e grazie anche ai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica siamo riusciti nell’intento di soddisfare un bisogno fondamentale della nostra comunità”. I genitori hanno da subito potuto apprezzare le qualità dell’equipe coinvolta e anche l’importanza di un luogo in grado di rifondere fiducia nei loro figli: “Sapere che ci sono persone che hanno una particolare predisposizione all’accoglienza e alla socializzazione, a farli sentire sicuri, a restituire quella dignità di cui hanno realmente bisogno, per noi genitori è una conquista e un traguardo”.
A distanza di anni dall’avvio del progetto, il laboratorio sociale è ormai un’esperienza quotidiana, consolidata, che combina la concretezza del lavoro con la crescita personale nell’ottica di prevenire forme di emarginazione e di promuovere una cultura dell’integrazione socio-lavorativa. Concetti che si declinano nella narrazione diffusa dei canali social di iCare che illustrano con immagini significative la creatività dei prodotti realizzati e venduti dalla pasticceria.
“Ho sposato l’idea sin dal primo momento, cioè da quando abbiamo scavato le fondamenta di questo luogo – racconta Marco Federico Lavorgna, responsabile di produzione “Dolcemente”. Stare qui per me significa impegnarmi ogni giorno per provare a fare qualcosa di nuovo e più bello. Bisogna capire che lavorare nel nostro laboratorio è un’esperienza unicaed è importante viverla per comprendere questa differenza.”
Un progetto che partendo dal presente intende edificare il futuro dei tanti ragazzi che hanno intrapreso un cammino formativo col proposito di poter poi affrontare le sfide della vita. “Quando penso al domani – sottolinea il responsabile – io immagino i giovani ormai autonomi, magari collocati in un punto vendita o dietro il bancone di un bar a mettere in pratica quello che hanno imparato ed è questa volontà che ci spinge a impegnare sempre maggiori energie tra queste mura”.
Ogni giovane è accompagnato in un percorso personalizzato che tiene conto delle sue inclinazioni e potenzialità e il lavoro non è inteso come semplice strumento riabilitativo, ma come mezzo per restituire dignità e autonomia. L’inclusione sociale, infatti, non può prescindere dal creare le premesse per avvicinarsi a opportunità lavorative reali, che permettano di superare la condizione di dipendenza e di esclusione.
“La nostra attività – conclude il direttore – è resa possibile grazie all’impegno degli operatori e molti volontari. La nostra sfida è far sì che questi ragazzi possano non solo formarsi ma sentirsi parte di una comunità. Troppo spesso le persone con autismo o disagio psichico vengono relegate ai margini della società. Noi vogliamo dimostrare che possono avere un ruolo attivo, costruirsi una professionalità e contribuire al bene comune”.
Nel piccolo borgo del Sannio beneventano, tra i profumi di crema e cioccolata che riempiono la pasticceria, ogni giorno si rinnova una promessa: ognuno può realizzare il suo progetto di vita.
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“Un primo, il secondo, una bottiglia d’acqua e quando c’è, anche il dolce”. Nella parrocchia dei padri carmelitani, nel cuore di Napoli, da 40 anni ogni giorno viene donato un pasto a chi ha bisogno. Ma senza i volontari, spiega il parroco padre Luciano, sarebbe impossibile offrire tutte le attività che il santuario del Carmine mette in campo ogni giorno. La storia è pubblicata su unitineldono.it a firma di Nicola Nicoletti.
“I napoletani si rivolgono a Lei col titolo di Mamma d’o Carmene e io, come parroco, sento il bisogno di seguirla negli insegnamenti evangelici: farmi vicino alle persone”. Padre Luciano Maria Di Cerbo, carmelitano dell’Antica Osservanza, è sacerdote dal 2003 e parroco dal 2019 del Carmine Maggiore, monumento magnifico e simbolo di fede conosciuto non solo a Napoli. “In questi anni ho vissuto il mio impegno come incontro quotidiano con la fragilità umana”, racconta mentre accompagna dei fedeli in chiesa. Bisogni di spiritualità e necessità materiali si incrociano a Napoli, in questo tempio dedicato a Maria. La basilica del Carmine è in una zona della città ricca di storia, ma anche di disagio sociale e degrado urbano. È tra il porto e la strada che conduce al centro, nel cuore della religiosità dei napoletani che arrivano qui per tante necessità, innanzitutto per essere ascoltati. “Vedo volti segnati da storie di disoccupazione, precarietà, dipendenze e solitudine”, spiega il sacerdote, pensando a tante vicende conosciute come parroco.
Napoletano, originario del quartiere Poggioreale, padre Luciano da ragazzo è affascinato dal cammino vocazionale del fratello Alfredo, oggi commissario generale dei carmelitani di Santa Maria La Bruna. Giovane e indeciso, inizia a lavorare dopo il servizio militare, a Firenze conosce i religiosi carmelitani. “È durante un pellegrinaggio a Lourdes che decido di diventare sacerdote” ricorda, ed entra nell’ordine del Carmelo.
L’impegno verso i clochard e i senza dimora fa del santuario un porto sicuro per chi naviga in acque agitate. “Famiglie intere vivono con l’angoscia del domani e spesso la parrocchia diventa l’unico luogo dove sentirsi ancora persone e non problemi”, rivela padre Di Cerbo.
Ogni giorno i volontari sono impegnati in un servizio di ascolto per chi non sa dove andare. Il Centro di accoglienza “Padre Elia Alleva” sfama e accoglie gli ultimi 365 giorni all’anno. Al lato del santuario che si affaccia verso il mare, una lunga fila di donne, uomini e ragazzi provenienti da Africa, Europa dell’Est ma anche dalla stessa Napoli, attende che si aprano le porte per prendere il sacchetto con il cibo. “Un primo, il secondo, una bottiglia d’acqua e quando c’è, anche il dolce”. Padre Francesco Sorrentino spiega quello che ogni giorno viene donato ininterrottamente da 40 anni, mentre cerca di ordinare una fila impaziente di uomini e donne affamati.
Prima della pandemia gli ospiti entravano nei saloni, dopo il covid, anche per un numero di presenze sempre maggiore (dai 400 ai 600 pasti), i sacchetti per la prima colazione e il pranzo sono serviti all’esterno. “Come facciamo? È tutta opera della solidarietà”, affermano i volontari. Il furgone sull’esterno porta il pane fresco, mentre le cassette di acqua sono sistemate nell’interno dei locali. Panettieri, supermercati ma anche anziani e famiglie assicurano con la loro generosità che nessuno rimanga a stomaco vuoto. Parrocchie, scout e gruppi giovanili si alternano nel servire il cibo. Il reinserimento sociale per i detenuti a fine pena e la messa alla prova di donne e uomini che hanno sbagliato, sono un segno importante per dire che ognuno può ricominciare. Senza i volontari sarebbe impossibile offrire le attività che il santuario mette in campo ogni giorno.
“Durante la pandemia, in un momento di riflessione personale, capisco che, con una casa e un pasto sicuro ogni giorno, sono un privilegiato e inizio ad aiutare i senza tetto. Nel 2020 un amico mi disse che al Carmine cercavano un mediatore culturale. Da allora dedico parte delle mie giornate a questi fratelli che non parlano l’italiano”. Sasa’ Dello Iacono, 46 anni, napoletano di Piazza Mercato, parla le lingue del Nord Africa grazie a un percorso accademico svolto a Tunisi. Traduttore e volontario, è attento ai bisogni di chi arriva in Italia e ha bisogno di farsi comprendere. “Conosco le varie lingue parlate in tutta l’area del Maghreb: algerino, marocchino, tunisino e libico. Da quando ho scelto di impegnarmi al santuario mi sento trasformato, rigenerato”.
L’esperienza al Carmine vede la presenza del Terz’ordine Carmelitano e del coro, un servizio che coinvolge numerosi fedeli. Mentre le persone fissano con uno sguardo carico di speranza gli occhi dell’icona che rappresenta Maria, padre Luciano ripensa alla sua missione in questo luogo simbolo della spiritualità mariana. “Il mio ruolo, in mezzo a tutto questo, non è quello di risolvere ogni problema, compito evidentemente impossibile, ma di custodire la speranza. A volte basta semplicemente esserci: ascoltare senza fretta, ricordare a qualcuno che la sua vita ha ancora valore. L’evangelizzazione più autentica non passa solo dalle parole del Vangelo proclamate dall’altare, ma dai gesti semplici come una mano sempre tesa alle necessità delle persone e credere che anche nei contesti più difficili possa germogliare la speranza”.