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Sovvenire a Napoli / L’incaricato Iervolino promuove una scelta consapevole insieme ai vertici nazionali e locali delle ACLI

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Presso il Teatro Paradiso, nella suggestiva cornice della Parrocchia Santa Maria di Costantinopoli nel Rione Alto a Napoli, si è tenuto, lo scorso 23 giugno, un incontro straordinario volto a informare l’intera comunità partenopea sul valore profondo e sull’utilità sociale della firma a favore dell’8xmille alla Chiesa cattolica. L’evento, ideato e condotto con straordinario dinamismo dal Diacono Raffaele Iervolino, incaricato diocesano del Servizio del Sovvenire, ha saputo rompere i vecchi schemi della burocrazia fiscale per restituire la parola alla vita vissuta.

Tanti i progetti concreti realizzabili sul territorio grazie a un semplice gesto consapevole. A testimoniarlo visivamente, attraverso due intensi ed emozionanti videomessaggi, sono stati il Vescovo Ausiliare Mons. Francesco Beneduce e Suor Marisa, colonna portante della Caritas diocesana, quotidianamente impegnata nella gestione di numerose case di accoglienza e nel servizio ai fratelli senza fissa dimora. Le loro parole hanno tracciato una linea retta tra i fondi raccolti e il sollievo offerto agli ultimi nelle periferie esistenziali della città.

“Dietro ogni modulo, dietro ogni firma consapevole, non ci sono freddi numeri di bilancio, ma ci sono storie, volti, pane spezzato e dignità restituita a chi pensava di averla persa per sempre”. Tra i momenti più alti del pomeriggio, spicca la testimonianza di Padre Carmelo che ha illustrato lo straordinario cammino del progetto “Il Binario della Solidarietà”, un centro di accoglienza che vanta ben 35 anni di storia e di infaticabile servizio nel tessuto sociale napoletano. Un’opera segno straordinaria che non si limita all’assistenza immediata, ma che punta al reinserimento attivo delle persone. Tra i progetti più innovativi presentati, ha riscosso grande ammirazione il corso professionale di panificazione e pizzeria realizzato in collaborazione con i celeberrimi Maestri dell’Antica Pizzeria da Michele, che offre ai ragazzi un’effettiva opportunità di riscatto sociale e lavorativo.

La validità tecnica e il valore sociale del lavoro svolto quotidianamente dai Patronati e dai CAF ACLI sono stati magistralmente sviscerati durante un vivace blocco in stile talk-show.

Sul palco, sollecitati dalle domande puntuali del Diacono Iervolino, sono intervenuti il Direttore Generale Nazionale delle ACLI, il Dott. Simone Zucca, e il Presidente delle ACLI Metropolitane di Napoli, il Dott. Umberto Cristadoro. Entrambi i relatori hanno evidenziato il ruolo deontologico ed etico dei professionisti nel guidare i contribuenti verso una scelta libera, trasparente e partecipe alla cura del bene comune.

L’incontro si è concluso in un’atmosfera di profonda commozione grazie a un momento esperienziale in cui la burocrazia ha lasciato definitivamente il passo alla pura espressione artistica. L’intervento musicale della giovanissima musicologa, chitarra e voce, ha incarnato perfettamente la bellezza e la freschezza di una comunità parrocchiale viva, capace di farsi casa per tutti. Il messaggio finale giunge forte e chiaro: firmare per l’8xmille non è un dovere burocratico, ma un autentico atto d’amore.

La firma che diventa solidarietà di Rosanna Borsillo per Nuova Stagione, n.25 del 5 luglio 2026, pag.4.

Napoli / L’incaricato Raffaele Iervolino: “l’8xmille non è burocrazia, è opera pastorale!”

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Cari amici, voglio condividere con voi un bellissimo articolo di Emanuela Scotti uscito lo scorso 21 giugno su Nuova Stagione, il nostro giornale diocesano. Si intitola “La forza della comunità” ed è la prova vivente di quello che dico sempre: una firma può davvero cambiare la vita e la storia di un quartiere. Nell’articolo si parla dello straordinario lavoro di don Michele Pezzella a Pizzofalcone. Grazie ai fondi dell’8xmille, si è impresso un motore di vitalità e riscatto per l’intera comunità, permettendo il recupero e il restauro del Santuario dell’Immacolata sul Monte Echia.

Parliamo di una perla della nostra città che era abbandonata e chiusa da circa 40 anni! Oggi quel bene viene restituito alla sua gente, alle sue radici e al quartiere. Come dice don Michele, la Chiesa non finanzia mai interamente le opere, ma chiede il concorso e la corresponsabilità delle energie locali.

Quando firmiamo, non stiamo pagando una tassa, stiamo facendo un atto di fiducia per riappropriarci di un bene che lega il passato al futuro! I cittadini e i fedeli non sono semplici spettatori, ma i veri protagonisti della rinascita.

Guardate cosa fa la vostra firma. Siate contagiosi! NON ESITATE, LA TUA FIRMA È PIÙ DI QUANTO CREDI.

Raffaele Iervolino, incaricato del Sovvenire della diocesi di Napoli

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Dietro la rinascita di una comunità non ci sono soltanto cantieri e restauri, ma persone, visioni e gesti concreti di partecipazione. A Pizzofalcone, il recupero del santuario dell’Immacolata sul Monte Echia e di altri luoghi simbolo del quartiere rappresenta un esempio significativo di come la tutela del patrimonio storico e artistico possa diventare occasione di crescita sociale, culturale e spirituale. Ne abbiamo parlato con il parroco, don Michele Pezzella, che ci ha raccontato il ruolo determinante dei fondi dell’8xmille nella rinascita della Chiesa e del territorio, soffermandosi sul valore della corresponsabilità dei cittadini e sull’importanza di una firma che contribuisce a trasformare la solidarietà in opere concrete.

Don Michele, quale ruolo hanno avuto i fondi dell’8xmille nella rinascita della Chiesa e dell’opera pastorale di Pizzofalcone?
I fondi dell’8xmille agiscono come un motore di vitalità e rinascita per le comunità locali, rappresentando una risorsa strategica per la conservazione ed il consolidamento di edifici storici che, senza questo sostegno, rischierebbero l’abbandono. Casi come il restauro del santuario dell’Immacolata sul Monte Echia, abbandonata e chiusa da circa 40 anni, dimostrano come questi interventi restituiscano al quartiere e alla città la propria memoria storica, le proprie radici, il senso di appartenenza e di cura che ne proviene. La firma non è solo un atto burocratico, ma un modo per esprimere appartenenza e fraternità effettiva. Rappresenta la scelta di non stare “alla finestra a vedere la vita che passa” ma di partecipare attivamente all’edificazione della comunità e della “sua casa”, ci fa buoni cristiani e buoni cittadini! Ci stiamo impegnando per ricordare che firmare non costa nulla al contribuente, poiché si tratta di una quota di tasse già pagate (Irpef) e che ogni firma ha lo stesso valore, indipendentemente dal reddito di chi la appone. Lo slogan “Una firma che fa bene”, sintetizza l’idea che un semplice gesto possa trasformarsi in migliaia di atti di carità e solidarietà verso i fratelli più fragili. La Chiesa desidera trasmettere che ogni firma è una scelta di fiducia e di cura.

In che modo il recupero degli edifici sacri ha contribuito a rafforzare il senso di comunità e la partecipazione dei cittadini alla vita parrocchiale?
Il recupero degli edifici sacri non rappresenta unicamente un intervento di ripristino materiale, ma agisce come un potente motore di rinascita sociale e comunitaria. Un aspetto fondamentale è che la Chiesa italiana, per scelta ecclesiologica ed educativa, non finanzia mai interamente le opere (coprendo tra il 50% ed il 75% della spesa). Questo richiede il concorso delle energie locali, trasformando il restauro in un atto di corresponsabilità e partecipazione dell’intera comunità. I cittadini non sono semplici spettatori, ma diventano protagonisti attivi nella cura del proprio patrimonio, della Casa Comune. Il caso del recupero del santuario dell’Immacolata sul Monte Echia dimostra come uno sforzo collettivo per riaprire una chiesa inagibile da tanti anni, permetta ai cittadini di riappropriarsi di un bene che lega il passato al futuro; Inoltre, la felice coincidenza dell’apertura dell’ascensore di Monte Echia ha reso il nostro santuario meta di tanti turisti, dando a tutti noi l’orgoglio di appartenere a questo importante primo insediamento urbano di Nea Polis. Ha favorito la comunione fraterna tra le due parrocchie: santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone e santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone. Il recupero degli edifici sacri, quindi, genera un indotto positivo che coinvolge anche i non credenti e le istituzioni, rafforzando la tenuta sociale del territorio.

Quali sono i prossimi obiettivi per la parrocchia e per il quartiere, sia dal punto di vista della conservazione del patrimonio artistico sia della crescita spirituale e sociale della Comunità?
La prospettiva non è più solo quella di rispondere a emergenze immediate, ma di costruire una coscienza ed una sostenibilità di lungo periodo con un nuovo modello di partecipazione anche civile. La variegata ricchezza culturale ed economica del quartiere ci permette di puntare ad una concreta contaminazione per realizzare obiettivi comuni. Al santuario di Monte Echia, già sono in corso i lavori di restauro dei due altari laterali, grazie al generoso impegno di alcuni professionisti. Il restauro non deve solo preservare, ma innovare la funzione sociale degli edifici. L’obiettivo è rendere la bellezza dell’arte sacra uno strumento vivo di evangelizzazione e un volano di sviluppo economico e turistico per il territorio, garantendo che “le pietre della memoria” parlino alle generazioni future. Ogni intervento deve servire a educare un autentico spirito di famiglia, dove i fedeli non sono spettatori ma responsabili cristiani e cittadini. Si punta a far sì che le persone aiutate non siano destinatari passivi, ma diventino protagoniste del proprio reinserimento, trasformando i beneficiati in collaboratori della rinascita e della crescita dell’intera comunità.

“Sovvenire in Radio” / Quattordicesima puntata. Immigrazione, il progetto Marina accompagna verso l’autonomia

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Ascolto, orientamento e percorsi di autonomia sono al centro del progetto Marina, promosso dalle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli e sostenuto con i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. L’iniziativa è stata raccontata durante una puntata di “Sovvenire in Radio – La Chiesa in servizio si racconta” dalle operatrici Francesca Pitzalis e Caterina Corraine ai microfoni di Maria Chiara Cugusi e don Alessandro Simula.

Il progetto offre uno spazio di ascolto che va oltre il semplice supporto burocratico. «Avere più tempo da dedicare alle persone ci permette di comprenderne davvero i bisogni e costruire un rapporto di fiducia», ha sottolineato Pitzalis. Una relazione che consente anche di intercettare situazioni di particolare vulnerabilità, come lo sfruttamento lavorativo o altre forme di disagio.

Nell’ultimo anno lo sportello ha seguito circa cento persone, provenienti soprattutto da Pakistan, Bangladesh, Senegal, Afghanistan, Gambia, Mali, Guinea e Nigeria. Le richieste riguardano principalmente pratiche amministrative, ricerca di lavoro e di un alloggio, in un contesto segnato da una crescente emergenza abitativa.

Ascolta la puntata.

Terremoto in Venezuela / La vicinanza della Chiesa italiana; 500mila euro dall’8xmille per le prime necessità

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La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana esprime vicinanza alla popolazione del Venezuela colpita da violente scosse di terremoto che hanno provocato vittime, feriti, distruzione e paura, in particolare nello Stato di La Guaira e nella regione centrale del Paese.

In un messaggio inviato a Mons. Jesús Andoni González de Zárate Salas, Arcivescovo di Valencia e Presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana, il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, rinnova la solidarietà alla Chiesa venezuelana e alle comunità parrocchiali e religiose impegnate accanto alla popolazione. “Seguiamo con dolore e trepidazione – scrive – le notizie che arrivano dal Venezuela. In queste ore sentiamo vicini i volti di chi piange una persona cara, di chi cerca i propri familiari, di chi è rimasto senza casa, di chi soccorre e di chi attende aiuto”.

Il Presidente della CEI ricorda che “ogni sofferenza, soprattutto quella dei più poveri e fragili, riguarda tutti e chiede a tutti responsabilità, solidarietà, cura”. Nell’affidare al Signore le vittime, il Card. Zuppi invoca conforto per i feriti, per le famiglie colpite e per quanti hanno perso la casa, assicurando la preghiera per “autorità, sanitari, volontari, comunità cristiane e tutti coloro che, anche in mezzo alle macerie, custodiscono la vita”.

Per far fronte all’emergenza, la Presidenza della CEI ha disposto un primo stanziamento di 500mila euro dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica: le risorse saranno utilizzate per gli interventi di soccorso immediati, coordinati da Caritas Italiana che, fin dal primo momento, è in contatto diretto con Caritas Venezuela e con la rete internazionale della Caritas. Particolare attenzione, fa sapere Caritas, è rivolta alle famiglie più fragili, ai quartieri meno visibili e alle persone accolte nelle piazze e nei rifugi temporanei. Le priorità riguardano acqua potabile, alimenti, medicinali, kit igienici e accompagnamento delle persone rimaste senza casa o in condizioni di forte precarietà. Intanto, sottolinea Caritas Italiana rilanciando l’appello di Caritas Venezuela, è importante convogliare la solidarietà attraverso canali coordinati e sicuri, evitando iniziative isolate che potrebbero risultare inefficaci o rischiose. Si sconsigliano inoltre raccolte di beni materiali in Italia.

Notizie e aggiornamenti sulla situazione in Venezuela e sulle modalità di donazione sono disponibili sul sito di Caritas Italiana: www.caritas.it.

26 giungo 2026

Uniti nel Dono / A Cassano un progetto Caritas contro il disagio minorile: sostegno e futuro per 40 ragazzi

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Il direttore della Caritas diocesana di Cassano all’Jonio, don Giuseppe Cascardi, racconta a Sabina Leonetti per unitineldono.it – insieme a volontari e responsabili del progetto – come con il progetto “L’appetito vien studiando” l’intera comunità si sia mobilitata in soccorso dei più fragili, a cominciare proprio dai minori in condizioni più critiche e dalle loro famiglie.

Un’iniziativa concreta della Caritas diocesana che offre a 40 minori in difficoltà, tra i 6 e i 14 anni, un percorso educativo e sociale strutturato, con una lunga lista d’attesa a testimonianza del bisogno. Attivo in una diocesi della provincia di Cosenza segnata da fragilità economiche e familiari, il progetto punta a contrastare dispersione scolastica e marginalità attraverso una rete territoriale che coinvolge parrocchie, scuole, servizi sociali e realtà associative.

Il programma si sviluppa tutto l’anno, con attività estive e invernali, garantendo ai ragazzi un ambiente protetto dalla criminalità e servizi completi: trasporto, mensa, sostegno scolastico, supporto psicologico e numerosi laboratori (dalla musica all’informatica, dallo sport al teatro). Centrale anche il lavoro con le famiglie, attraverso un Centro dedicato e servizi di prevenzione sanitaria, inclusi screening e visite specialistiche.

Il progetto nasce per rispondere a criticità diffuse: disgregazione familiare, alta dispersione scolastica e carenza di spazi educativi sicuri. Negli anni si è ampliato includendo anche minori migranti e rafforzando l’offerta con attività educative, culturali e formative, oltre a gite e percorsi di valorizzazione del territorio.

Fondamentale il ruolo degli educatori e delle collaborazioni locali, che favoriscono l’inclusione e la crescita personale, anche attraverso responsabilizzazione e tutoraggio tra pari. Le famiglie esprimono forte apprezzamento per un’esperienza che promuove integrazione, socialità e benessere.

L’obiettivo resta ambizioso: ampliare le risorse e il numero di beneficiari. “Fare bene il bene”, sottolinea il direttore don Giuseppe Cascardi, rilanciando un impegno condiviso per restituire ai giovani opportunità e dignità.

 

Uniti nel Dono / Sebastiano Somma: “Padre, ma lei ce li ha cento poveri?”

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Il popolare attore (e non solo) Sebastiano Somma, ci racconta il proprio rapporto con la fede, a partire dai suoi ricordi d’infanzia e da alcuni incontri importanti della sua vita. Tra questi, certamente, quello con don Riccardo Agresti. Un’amicizia ormai di vecchia data, che è cominciata con una domanda spiazzante da parte di Somma e con una risposta sincera del sacerdote.

Intervista di Stefano Proietti, foto, riprese e montaggio di Cristian Gennari per unitineldono.it.

8xmille / “Chiara Badano”, a Catania un nuovo presidio contro la povertà educativa

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La nuova frontiera della povertà ha il volto di un bambino che lascia la scuola e di un adolescente che smette di immaginare il proprio futuro. A Catania questa ferita si traduce in un tasso di dispersione scolastica del 23% e in un 35,4% di Neet, giovani che non studiano e non lavorano. Numeri che il Report Caritas 2026 legge come una delle principali radici delle nuove povertà.

Per questo la diocesi etnea ha scelto di investire sull’educazione. A Mascalucia ha inaugurato il Centro educativo “Chiara Badano”, il terzo presidio contro la povertà educativa dopo quelli di San Giorgio e di Paternò. Poco più di 50mila euro, tra fondi dell’8xmille e cofinanziamento diocesano, sono stati destinati al rafforzamento di un luogo che da anni accoglie bambini, adolescenti e famiglie in un’antica villa messa a disposizione da una famiglia del territorio.

«La povertà educativa – spiega l’Arcivescovo di Catania Luigi Renna – è una delle prime cause di povertà e questo è il metodo per combatterla, per quello che noi possiamo dare come Chiesa, attingendo certamente alle risorse dell’8xmille e a qualche finanziamento, ma soprattutto al volontariato e all’ispirazione di chi vuole educare secondo il cuore di Cristo».

Il nuovo centro è il frutto di una rete educativa cresciuta negli anni attorno all’associazione «Famiglia Nido d’Amore». A guidarla sono Giulia Bergantino e Rosalba Faccia Russo, insieme ad alcune famiglie del territorio e a numerosi volontari. Attorno a questa esperienza si è sviluppata una collaborazione con scuole, istituzioni e realtà sociali, dando vita a quella comunità educante che la diocesi considera oggi uno degli strumenti più efficaci per contrastare la fragilità educativa e l’esclusione sociale.
«Qui i ragazzi trovano una casa – racconta Rosalba Faccia Russo –. Durante l’inverno vengono per studiare e partecipare ai laboratori di creatività, teatro e musica; d’estate lasciamo più spazio al gioco e alle attività educative del Grest». Quest’anno i giovani volontari sono circa quarantacinque. «Abbiamo un difetto: non ci contiamo mai», aggiunge sorridendo.

Leggi tutto il servizio di Alessandro Rapisarda pubblicato su Avvenire del 21 giugno.

“Sovvenire in Radio” / Tredicesima puntata. L’impegno dei missionari: dalla Sardegna alla Tanzania, la testimonianza di don Carlo Rotondo

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L’8xmille alla Chiesa cattolica e il sostegno ai missionari sono stati al centro della recente puntata di “Sovvenire in Radio”, condotto da Maria Chiara Cugusi e don Alessandro Simula.

Il legame tra Sardegna e Africa orientale emerge attraverso la testimonianza di don Carlo Rotondo, sacerdote di Cagliari e missionario Fidei Donum, attualmente impegnato in Tanzania, nella vallata di Pawaga, dove vive dal dicembre 2021.

La sua attività si svolge in una missione che abbraccia oltre 18 villaggi e circa 50.000 abitanti, in gran parte giovani. Accanto al servizio pastorale, la comunità è impegnata in interventi su istruzione, sanità e sport, sostenendo scuole locali e un dispensario medico recentemente ampliato con una nuova area maternità, pensata per garantire maggiore assistenza a donne e neonati.

«La missione è anche promozione umana», racconta il sacerdote, sottolineando il valore dei servizi educativi e sanitari in un contesto segnato da fragilità e dalla diffusione di malattie infettive.

Lo sport rappresenta un ulteriore strumento di aggregazione, utilizzato come mezzo di incontro tra tribù e religioni diverse, favorendo integrazione e benessere tra i più giovani. L’area è infatti caratterizzata da una forte pluralità religiosa che comprende cattolici, musulmani, protestanti e pratiche tradizionali locali, in un equilibrio quotidiano basato su collaborazione e solidarietà.

Nel corso degli anni, la missione è diventata anche un punto di contatto con l’Italia: oltre 125 persone della diocesi di Cagliari hanno visitato la struttura, alimentando un dialogo costante tra le due realtà. Tra le iniziative più significative, anche l’accoglienza di seminaristi sardi per esperienze formative in Africa.

Dopo cinque anni di esperienza, don Carlo descrive un cambiamento profondo, non solo materiale ma soprattutto umano e relazionale, fatto di scambio, dialogo e costruzione di ponti tra culture diverse.

Ascolta la puntata.

Sovvenire nelle Marche / Una rete territoriale viva che guarda al futuro

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Sono stati presentati sabato 20 giugno a Loreto i dati nazionali e regionali del Sovvenire relativi al Sostegno economico alla Chiesa cattolica. L’incontro, che ha visto la partecipazione di quasi tutti gli incaricati delle 13 diocesi marchigiane, è stato guidato dall’Arcivescovo di Fermo, Mons. Rocco Pennacchio, delegato per il Sovvenire della Conferenza Episcopale Marchigiana, insieme ad Alessandro Molini, referente regionale del Sovvenire.

Dall’analisi emerge anzitutto un dato incoraggiante a livello nazionale: dopo anni di progressiva diminuzione, la raccolta delle offerte per il sostentamento del clero si è sostanzialmente stabilizzata. Nel 2025 le offerte raccolte in Italia hanno raggiunto quasi 8 milioni di euro, confermando il livello dell’anno precedente e segnando un importante segnale di tenuta in un contesto sociale ed economico complesso.

Centrale è anche il contributo del progetto “Uniti Possiamo”, che negli ultimi anni ha dato nuovo impulso alla raccolta, coinvolgendo sempre più diocesi e parrocchie. A livello nazionale il progetto ha registrato una crescita superiore al 10%, sia nel numero delle parrocchie partecipanti sia nelle somme raccolte.

La regione Marche presenta dati incoraggianti, infatti 79 donatori ogni 10.000 praticanti, un dato superiore alla media nazionale che si attesta a 70. Un segnale evidente della sensibilità e della partecipazione delle comunità marchigiane al sostegno dei sacerdoti.

Tra le diocesi ci sono risultati incoraggianti. La diocesi di Jesi raggiunge il valore record di 197 donatori ogni 10.000 praticanti, mentre Macerata si attesta a 151. Ottimi risultati anche per Loreto (110), Ancona-Osimo (88) e Fermo (76), tutte sopra o in linea con la media regionale.

Anche il progetto “Uniti Possiamo” ha offerto segnali rassicuranti. Pur con una riduzione del numero complessivo delle parrocchie partecipanti, diverse diocesi hanno aumentato le somme raccolte. Macerata ha registrato un incremento del 43,9%, Ascoli Piceno del 148,4%, mentre Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola ha quasi raddoppiato il risultato economico rispetto all’anno precedente, con una crescita del 96,8%.

Un altro elemento riguarda il peso dell’8xmille nel sostentamento del clero. Nelle Marche la copertura raggiunge il 75,5% del fabbisogno complessivo, un valore superiore alla media nazionale del 70,6%. Alcune diocesi registrano percentuali particolarmente elevate: Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado raggiunge l’86,7%, Loreto l’86,4%, mentre Ascoli Piceno e Fermo si attestano entrambe all’82,9%.

Durante l’incontro Mons. Pennacchio e il dott. Molini hanno sottolineato l’importanza della rete territoriale del Sovvenire, composta da incaricati, collaboratori e referenti parrocchiali, che rappresenta uno strumento prezioso per promuovere la corresponsabilità ecclesiale.

«Il percorso di questi anni – ha spiegato l’Arcivescovo Pennacchio – è stato anzitutto quello di una maggiore consapevolezza dell’identità dell’incaricato del Sovvenire. Gli incaricati sono interlocutori pastorali delle parrocchie e dei vescovi: la loro funzione non è di tipo tecnico, ma pastorale. Si tratta di accompagnare le comunità a comprendere il valore della corresponsabilità e del sostegno alla missione della Chiesa».

L’Arcivescovo ha poi richiamato l’importanza di rafforzare il lavoro comune a livello regionale. «Una sfida che siamo chiamati a vivere nelle Marche è quella di costruire sempre più una dimensione regionale del servizio. L’esperienza della Puglia, che ha sviluppato un’équipe regionale capace di produrre servizi e iniziative importanti, rappresenta un esempio interessante. Anche noi vogliamo mettere in piedi un servizio sempre più consapevole, coordinato e capace di sostenere il lavoro delle diocesi».

Mons. Pennacchio ha inoltre sottolineato la necessità di investire maggiormente nella promozione dell’8xmille: «Un altro ambito sul quale dobbiamo continuare a lavorare è quello della promozione delle firme. È importante aiutare le persone a conoscere la destinazione concreta delle risorse che vengono affidate alla Chiesa cattolica. Pensiamo, ad esempio, agli interventi sui beni culturali ecclesiastici, alle opere di carità, al sostegno del clero e alle numerose attività pastorali che vengono realizzate grazie a questi fondi. Rendere visibili questi risultati significa aiutare le comunità a comprendere il valore di una firma che si trasforma in servizi e opportunità per il territorio».

La presenza di quasi tutti gli incaricati delle tredici diocesi marchigiane ha testimoniato la volontà comune di continuare a investire nella formazione, nella comunicazione e nella sensibilizzazione delle comunità.

Diocesi di Volterra / Mensa Caritas, non solo un pasto caldo: un luogo di ascolto e vicinanza

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Vi segnaliamo su Toscana Oggi.it questo servizio sulla mensa della parrocchia di Santa Maria della Marca a Castelfiorentino, una realtà che continua la propria attività grazie anche ai fondi dell’8xmille destinati alla Chiesa cattolica attraverso la diocesi di Volterra.

A pranzo accoglie ogni giorno circa 30 persone e rappresenta da quasi vent’anni un punto di riferimento per chi vive situazioni di fragilità. Il nuovo parroco, don Lorenzo Mancini, arrivato da poche settimane alla guida della comunità, spiega come il servizio sia ormai una presenza storica sul territorio: «La mensa è aperta tutti i giorni, da lunedì al venerdì all’ora di pranzo dalle 12 alle 14. Al suo interno viene servito un pasto caldo completo e vengono distribuiti inoltre pacchi alimentari grazie alla collaborazione con il Banco Alimentare e con la rete della Caritas parrocchiale». Un pasto caldo, un luogo accogliente dove trascorrere un’ora in compagnia, un pacco alimentare per affrontare la settimana, la struttura ospitata nei locali sottostanti la parrocchia di Santa Maria della Marca è conosciuta da molti semplicemente come «la mensa di Castelfiorentino». Accanto alla distribuzione dei pasti vengono preparati e consegnati anche pacchi alimentari alle famiglie che ne hanno bisogno.

«I pacchi vengono distribuiti grazie alla collaborazione con il Banco Alimentare e con la Caritas parrocchiale – spiega don Lorenzo – molte famiglie sanno che possono trovarli qui e vengono a ritirarli negli orari di apertura della mensa».

Le origini del servizio risalgono al 2009: «La mensa fu avviata da don Armando Volpi – racconta Eros Coli, responsabile della struttura dal 2014 – recuperò alcune attrezzature di seconda mano da ristoranti e cucine che le stavano dismettendo e iniziò questa esperienza nei locali che utilizziamo ancora oggi. All’inizio venivano cinque o sei persone, poi la presenza è cresciuta progressivamente. Prima del Covid arrivavamo a servire anche cinquanta o sessanta persone – ricorda Coli – molte famiglie venivano con i loro contenitori per ritirare il pranzo da portare a casa. Durante la pandemia abbiamo dovuto interrompere questa modalità e sostituirla con la distribuzione di pacchi alimentari e approfittando della chiusura della mensa, abbiano dato corso ad una ristrutturazione della cucina togliendo i vecchi apparecchi obsoleti fin dal tempo in cui ci furono donati con altri più efficienti e a norma».

Una scelta resa necessaria dall’emergenza sanitaria ma che ha prodotto un cambiamento destinato a rimanere anche negli anni successivi: «Molte famiglie hanno preferito continuare a ricevere il pacco alimentare anche dopo la fine della pandemia. Preferiscono cucinare autonomamente e coinvolgere maggiormente il nucleo familiare. Così la mensa è rimasta soprattutto un punto di riferimento soprattutto per le persone sole».

Oggi gli ospiti sono in gran parte anziani, persone con disabilità, persone che vivono condizioni di forte disagio economico oppure situazioni abitative precarie, alcuni ricevono il pasto direttamente a domicilio: «Ci sono persone che non riescono a muoversi per motivi di salute o per l’età avanzata, in questi casi siamo noi a portare il pranzo a casa. Per altri la mensa rappresenta soprattutto un’occasione per stare insieme, fare due chiacchiere e vivere un momento di socialità. Qualcuno viene anche per trovare un ambiente accogliente – sottolinea il responsabile – c’è chi approfitta per ricaricare il telefono, chi cerca un capo di abbigliamento tra quelli che mettiamo a disposizione, chi semplicemente desidera trascorrere un po’ di tempo in compagnia».

Ogni giorno il pranzo prevede generalmente un primo, un secondo con contorno, pane e, quando possibile, frutta o dolce. Per prepararlo è impegnata una squadra di volontari, dotati di tutte le certificazioni sanitarie e di legge necessarie, che rappresenta il vero cuore della struttura. Dietro a gesti che possono apparire semplici c’è una rete che ogni giorno rende possibile una delle opere caritative più importanti del territorio di Castelfiorentino: «Sono tutte persone che mettono gratuitamente il loro tempo a disposizione degli altri – sottolinea con orgoglio don Lorenzo – ci sono le suore presenti in parrocchia e i volontari della Caritas che si occupano della cucina, dell’accoglienza, della distribuzione dei pacchi e di tutte le attività necessarie». «Molto spesso partecipano al servizio soggetti inviati da enti terzi per svolgere periodi di tirocinio come ragazzi in inserimento socio – terapeutico per problematiche sanitarie, persone in inserimento assistenziale a causa di difficolta economiche e di mancanza di lavoro oltre ai ragazzi che svolgono un periodo di volontariato in quanto sospesi da scuola» continua Coli.

Nel concreto, ogni giorno sono impegnate circa sei persone: due si occupano del recupero degli alimenti presso supermercati e attività commerciali del territorio, due lavorano in cucina e altre due seguono la preparazione e il servizio. Una parte fondamentale del lavoro consiste proprio nel recupero delle eccedenze alimentari: «Tutte le mattine passiamo da supermercati e negozi che ci donano prodotti non più vendibili ma ancora perfettamente buoni. Spesso basta una confezione danneggiata o un frutto leggermente ammaccato perché un intero lotto venga ritirato dalla vendita. Noi recuperiamo ciò che è utilizzabile e i volontari selezionano con attenzione i prodotti».

Grazie a queste donazioni arrivano frutta, verdura, pane e molti altri generi alimentari, più difficile, invece, è reperire le proteine necessarie per garantire pasti equilibrati: «La parte più complicata è proprio quella – spiega Coli – molti alimenti li riceviamo in dono, ma carne, pesce e altre fonti proteiche spesso devono essere acquistate».

Ed è qui che emerge l’importanza decisiva del sostegno economico garantito dall’8xmille.

«Se non ci fosse il contributo della diocesi di Volterra sarebbe molto difficile mantenere la mensa – afferma con chiarezza don Lorenzo – l’8xmille viene destinato alla diocesi e successivamente redistribuito alle varie realtà che svolgono servizi caritativi. Per una struttura come la nostra rappresenta un sostegno fondamentale».

Le spese da sostenere non riguardano soltanto gli alimenti ma anche le utenze, la manutenzione dei locali e tutte le necessità quotidiane di una cucina che lavora senza sosta ogni giorno dell’anno. Un impegno economico importante che però si traduce in un aiuto concreto per decine di persone che trovano non soltanto un piatto caldo ma anche ascolto, relazioni e vicinanza umana.

Lo scorso 29 maggio la mensa della Marca ha ricevuto un premio dal gruppo Lyons Club Certaldo per l’impegno «Al servizio degli ultimi», un riconoscimento dopo quasi vent’anni di attività, per chi continua a rappresentare uno dei volti più concreti della solidarietà sul territorio. Un’opera silenziosa, sostenuta dal lavoro dei volontari e dalla generosità di chi sceglie di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica, trasformando una firma in un aiuto reale per chi attraversa momenti di difficoltà.