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Uniti nel Dono / Al Carmine di Taranto, una conversazione del Serra club per sensibilizzare al Sovvenire

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Tutti coloro che credevano stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune”, il versetto del secondo capitolo degli Atti degli apostoli è stato l’incipit della conversazione che mons. Marco Gerardo ha tenuto, martedì 9 dicembre, ai soci del Serra club di Taranto e ai cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, delegazione di Taranto (qui l’articolo originale tratto dal giornale dell’Arcidiocesi di Taranto Nuovo Dialogo). L’incontro è stato presentato dal delegato Benedetto Mainini e dalla presidente Maria Cristina Scapati che ha sottolineato il costante e forte impegno del Serra a favore dei sacerdoti.

“Ogni riflessione sulla nostra vita ecclesiale viene ispirata dalla Sacra Scrittura – ha esordito don Marco – e anche quando i fatti narrati sembrano molto distanti, le dinamiche che raccontano, permangono nel tempo”. Alcuni termini sono particolarmente importanti e vanno attentamente analizzati. Tutti, cioè tutti i credenti, tutti coloro che sono battezzati ieri come oggi. Stavano insieme, ovvero condividevano non solo lo stesso luogo inteso come spazio, bensì come finalità del vivere secondo Cristo. Avevano in comune, il verbo al tempo imperfetto indica una continuità nell’azione che non si esaurisce in una raccolta occasionale bensì sottende un fatto strutturato di aiuto vicendevole e costante. Chi aveva di più provvedeva alle necessità di chi aveva di meno non per una ideologia ma per il sentimento di una comunità finalizzata alla carità dalla fede condivisa.

La Chiesa primitiva aveva la consapevolezza di essere primizia di una nuova umanità, consapevolezza che oggi dobbiamo ritrovare per far fronte all’indifferenza religiosa che pervade la società. La Chiesa delle origini ci insegna che la partecipazione alla vita ecclesiale è un diritto ma anche un dovere dei battezzati che si estrinseca con la partecipazione ai sacramenti, con la collaborazione fattiva nelle parrocchie ma anche con un contributo economico sempre più necessario alla vita delle nostre chiese. La responsabilità del sostegno economico che in tutti i paesi è affidata alle singole comunità in maniera diversa, in Italia ha una lunga storia che in qualche maniera ci ha fatto dimenticare la nostra responsabilità.

Il Sovvenire, ha spiegato don Marco, è il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, è stato costituito nel 1989 alla segreteria generale della CEI come struttura di supporto operativo ed esecutivo delle iniziative in tal senso, alla luce della riforma concordataria del 1984.

Il Sovvenire risponde alle valenze teologiche e alle direttive pastorali dell’episcopato in ordine alla corretta impostazione ed alla articolazione concreta del rapporto della Chiesa con i beni temporali e chiama i fedeli laici, ad una partecipazione più diretta e corresponsabile nell’amministrazione delle risorse materiali, in vista del raggiungimento delle finalità spirituali della Chiesa. Esso si attua con la firma dell’8xmille nella personale dichiarazione dei redditi e rispondendo alle campagne “Uniti nel Dono” che vengono promosse ogni anno come offerte deducibili. L’urgenza, ha sottolineato ancora don Marco, nasce dalla diminuzione dei gettiti e quindi dalla successiva riduzione delle attività della Chiesa italiana che non riguarda solo il sostegno dei sacerdoti, ma anche i restauri e il mantenimento delle nostre chiese, il fondo per le case canoniche, l’istituzione di oratori, l’attenzione agli ultimi.

“Sempre noi cristiani ci affidiamo alla Provvidenza e ben sappiamo che una sana povertà ci può far bene, – ha concluso il parroco del Carmine di Taranto – ma è anche vero che una comunità si ritrova sia nel momento presente sia in una visione di futuro”. Uniti nel dono è il segno di una partecipazione alla vita della Chiesa che dobbiamo interiorizzare per rispondere alle sfide che ci pone una società in profondo cambiamento.

8xmille / Nasce ad Acerra il Centro diurno per anziani “don Mimì Cirillo”

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Un luogo pensato e voluto dalla Caritas diocesana per offrire sostegno e compagnia, perché venga restituita dignità alle persone anziane della città.

È il Centro diurno per anziani “don Mimì Cirillo”, nel cuore di Acerra, in pieno centro storico, per contrastare la solitudine crescente tra le persone avanti con l’età e offrire loro spazi di socialità, relazioni autentiche, impegno attivo. È stato inaugurato il 10 dicembre in via San Cuono 28 ad Acerra. Alla cerimonia di apertura della nuova opera di carità, promossa e realizzata grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica e al contributo della diocesi di Acerra, hanno partecipato autorità civili e militari. Il Vescovo, Mons. Antonio Di Donna, ha benedetto i locali prima di visitare tutti insieme gli spazi del Centro e scoprire le attività nelle quali tutti i giorni saranno coinvolti gli anziani.

«Gli anziani non sono scarti, ma radici: da loro parte la linfa che fa crescere le nuove generazioni» ha tante volte ripetuto papa Francesco ricordando quanto gli anziani siano fondamentali per la società. Perciò il Centro è immaginato come «un ponte tra generazioni, un luogo dove memoria ed esperienza possano diventare una risorsa preziosa per tutta la città» dichiara Vincenzo Castaldo, direttore di Caritas diocesana di Acerra.

È dunque anche «un’occasione di crescita umana per i tanti giovani volontari che saranno impegnati nella struttura e porteranno sollievo agli anziani soli ricevendo in cambio il dono della saggezza e degli insegnamenti di chi è più avanti di loro nella vita» continua Castaldo.

Questa nuova «opera segno» della diocesi di Acerra mette insieme Vangelo e promozione umana in un quartiere carico di disagio economico, sociale, educativo e spirituale.

Un presidio di carità e civiltà, che insieme al Centro diurno per minori a rischio “Mariapia Messina”, con circa duecento ragazzi accompagnati tutto l’anno con le loro famiglie in difficoltà – riqualificano un’intera zona della città intorno alla Cattedrale.

Per questo il Centro sarà intitolato alla memoria di don Mimì Cirillo, storico parroco della Chiesa dell’Annunziata di Acerra, a pochi metri di distanza, e proprietaria dello stabile concesso in comodato d’uso gratuito alla Caritas.

Un pastore “pioniere” della causa degli immigrati che affollano i bassi del Centro storico, la maggior parte in condizioni poco dignitose, ai quali il sacerdote di cui ricorre il sesto anniversario della morte il prossimo 28 dicembre 2025, aveva offerto accoglienza attraverso una mensa parrocchiale e corsi di italiano per favorirne l’integrazione.

«La decisione di aprire un Centro diurno è arrivata dopo anni di ascolto e comprensione delle situazioni più fragili», dal quale ci si è resi conto che «molti anziani vivono soli, con poche occasioni di incontro, mentre molte famiglie faticano a garantire un supporto continuo» afferma Annamaria Cozzolino, collaboratrice della Caritas che vede nella nuova realtà «un luogo in cui gli anziani possano trovare serenità, stimoli quotidiani, sicurezza e la possibilità di sentirsi ancora parte viva della comunità».

Insomma «un ambiente senza barriere, climatizzato, dotato di spazi per laboratori creativi, attività motorie, momenti di festa e condivisione: una piccola casa quotidiana, dove trascorrere ore significative e ricche di vita».

Perciò «l’inaugurazione rappresenta molto più del semplice avvio di una nuova struttura: è un gesto di cura verso una parte importante della comunità, un segno concreto di attenzione e responsabilità» conclude Cozzolino.

Antonio Pintauro
Ufficio Comunicazioni Sociali
Diocesi di Acerra

Sviluppo dei popoli / 8xmille: anche piccole risposte danno vita a grandi progettualità

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I fondi dell’8xmille diventano risposte anche piccole e limitate a bisogni effettivi e pian piano, grazie proprio alla presenza sul territorio, all’esperienza, alla condivisione, all’attivazione di sinergie, possono dar vita a progettualità più ampie e articolate.

Esempi di una fede capace di “incarnarsi nelle concrete vicende dell’umanità odierna”, come ha sottolineato Papa Leone XIV ricevendo lo scorso settembre gli esponenti della Pontificia Accademia di Teologia.

Nella riunione di novembre il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione 8.812.312 euro per 60 progetti: 31 in Africa (€ 4.937.838), 15 in Asia (€ 1.873.968), 12 in America Latina (€ 1.789.935), 1 in Medio Oriente (€ 88.062), 1 in Oceania (€ 122.509).

Lo sanno bene le Suore Curatrici Missionarie di San Luca che a Germani, nella Diocesi di Singida, in Tanzania, si confrontano tutti i giorni con la povertà. “Nella regione – spiega suor Elisabeth – circa il 35% della popolazione, 472.000 persone, vive in condizioni di analfabetismo e le infrastrutture sanitarie ed educative sono carenti. La nostra congregazione è riuscita a creare un dispensario di medicine molto utile per la popolazione e ora vuole realizzare una scuola. L’unica scuola esistente è a 7 km dal villaggio ed è completamente fatiscente. L’analfabetismo dilagante porta la comunità ad avere una situazione socioeconomica disastrosa con arretratezza economica e culturale. Basti pensare che ancora oggi vengono praticate le mutilazioni genitali a bambine tra i 4 e i 12 anni e questo comporta l’abbandono scolastico e l’impossibilità di raggiungere l’indipendenza economica delle bimbe”. La scuola è pensata per garantire lo studio a 400 bambini ogni anno: 120 nella scuola materna e 280 nella scuola primaria. La gestione della scuola sarà affidata alla Congregazione in collaborazione con l’Ufficio dell’educazione del Governo locale che selezionerà gli insegnanti, i programmi sono quelli stabiliti dal Ministero dell’istruzione. L’istruzione sarà gratuita per tutti, grazie ad una convenzione con lo Stato. Inoltre, attraverso la collaborazione tra Congregazione, comunità-locali, associazioni e istituzioni, sarà possibile creare un ambiente di apprendimento stimolante e inclusivo. Solo così si potrà costruire un futuro più promettente per i bambini e contribuire allo sviluppo sostenibile del territorio.

Fondamentali sono anche per i Sacramentini, nel quartiere Kimaanya a Masaka, in Uganda, la conoscenza delle problematiche e il collegamento con la comunità locale. La costruzione della scuola materna e primaria nasce dalla necessità di assicurare a tutti i bambini, anche a quelli con disabilità, l’accesso alla scuola e un ambiente accogliente. Un’attenzione particolare è data all’abbattimento delle barriere architettoniche. È garantita la presenza di personale specializzato e verrà promossa sensibilizzazione della comunità sul tema dell’inclusione scolastica. La scuola accoglierà 400 bambini (120 bambini alla scuola materna e 280 alla scuola primaria) di cui almeno il 10% con disabilità.

Formazione e inclusione sono le parole-chiave per l’impegno della Fondazione Marista in Cambogia. A distanza di decenni, infatti, l’onda lunga dei Khmer rossi ha ancora oggi ricadute negative in quanto è mancata un’intera generazione di persone qualificate e preparate, uccise durante la dittatura. Non a caso la Cambogia fa registrare uno dei dati peggiori in Asia per l’accesso alla scuola: 1 bambino su 14 non ha accesso e addirittura 1 su 2 se il bambino è con disabilità. Takhmao, la località di progetto, è a circa 10 km. da Phnom Penh, e ha circa 75.000 abitanti. Constatato che anche in Cambogia spesso le famiglie abbandonano i ragazzi con disabilità, a causa dello stigma ancora forte, specie nelle campagne e che nessuna delle scuole della cittadina era in grado di accogliere questi ragazzi, già nel 1998 i Maristi attivarono una struttura dedicata, riconosciuta dalle autorità locali. Oggi ospita per l’intero ciclo dell’istruzione primaria un centinaio di scolari, quasi tutti provenienti da zone di campagna che ricevono anche assistenza sanitaria e servizi di riabilitazione.

5 dicembre 2025

Uniti nel Dono / Chiesa cattolica. Accanto ai giovani ogni giorno

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A Sud il cuore giovane di Napoli palpita di speranza e a Nord si cresce insieme con “patti digitali” e Casa Nazareth.

Rispettivamente Roberto Brambilla a Napoli e Giacomo Capodivento a Cernusco sul Naviglio ci raccontano su unitineldono.it come i nostri sacerdoti siano volano di attività a favore dei giovani che vogliono tornare ad essere protagonisti del proprio domani.

A Napoli è stato intervistato don Federico Battaglia, incaricato diocesano della pastorale giovanile partenopea e consigliere nazionale di NOI Associazione. “Quello che stiamo cercando di fare è di creare delle cornici di protagonismo per i giovani, dove sia possibile mettere in pratica un modo diverso di fare socialità e impresa”, afferma don Franco.

E a Cernusco sul Naviglio, comune di Milano, c’è un oratorio che mette in pausa l’uso degli smartphone e una casa dove poter sperimentare la bellezza della vita comune. Sono alcune delle esperienze di crescita proposte da don Andrea Citterio, che coordina la pastorale giovanile.

Per saperne di più unitineldono.it.

 

Uniti nel Dono / A Mesagne (BR) grazie a don Pietro una mano tesa per restituire dignità

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Da dieci anni la “Casa di Zaccheo” è un punto di riferimento per il territorio di Mesagne (BR), nell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni: casa di accoglienza, mensa, laboratorio di sartoria solidale.

Don Pietro Depunzio, responsabile della struttura e parroco della vicina parrocchia “Mater Domini”, racconta a Giacomo Capodivento, per Uniti nel Dono, che ogni punto cucito, ogni pasto servito, ogni notte al riparo è una mano tesa per restituire dignità.

L’edificio inizialmente ospitava una scuola materna gestita dalle suore. Quando sono andate via, il Vescovo di allora, mons. Domenico Caliandro, lo ha assegnato alle cure della parrocchia di don Pietro. Con il sostegno della gente, dell’amministrazione comunale, della diocesi e del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale – istituito da Papa Francesco – l’edificio è stato ristrutturato e destinato al servizio della carità, diventando un vero e proprio centro polifunzionale. Con i fondi dell’8xmille sono stati installati pannelli solari e realizzate misure di efficientamento energetico.

Tra le varie attività anche quella dell’accoglienza. “La Casa ha 12 posti letto. Attualmente ospitiamo una famiglia di eritrei composta da mamma e papà sordomuti, che abbiamo inserito in ambito lavorativo, e i loro due bambini. Accogliamo anche persone sfrattate o che chiedono semplicemente un posto per la notte. Dall’inizio della nostra attività, abbiamo aiutato oltre 70 persone, offrendo loro un tetto sotto cui cercare riparo” – spiega don Pietro.

È presente anche un servizio mensa che offre 80 pasti al giorno, sostenuto dalla generosità dei volontari provenienti anche dalle altre parrocchie. Durante la settimana, tre medici si alternano nell’ambulatorio per offrire consulenza sanitaria a chi ne ha bisogno.

Presso la “Casa di Zaccheo” collaborano anche i giovani del servizio civile e coloro che sono inseriti nei percorsi di messa alla prova, cioè dentuti che terminano di scontare la loro pena in contesti alternativi al carcere. “Il bello è che queste persone, giovani o adulti, una volta terminato il loro percorso carcerario, continuano a venire qui per offrire il loro servizio gratuitamente – continua il parroco –, un ritorno che è riconoscenza e che si traduce in piccoli segni di gratitudine, gesti concreti”.

Scopri tutta la storia su unitineldono.it.

Uniti nel Dono / Scopri ogni giorno un dono speciale: iscriviti al Calendario dell’Avvento!

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Il cammino dell’attesa ti aspetta: iscriviti subito cliccando qui per accedere all’eccezionale Calendario dell’Avvento, ideato dal Servizio Promozione della CEI. Riceverai ogni giorno una newsletter ricca di ispirazione, che ti accompagnerà passo dopo passo in questo intenso cammino di attesa. Grazie a questo percorso potrai scaricare materiali esclusivi — come mappe e personaggi da stampare — e vivere un’esperienza coinvolgente da condividere con l’hashtag ufficiale #andareverso. Non lasciarti sfuggire questa occasione unica di partecipazione e riflessione!

Il Calendario dell’Avvento – sottolinea Massimo Monzio Compagnoni, responsabile CEI del Servizio Promozione Sostegno Economico alla Chiesa – fa ormai parte della tradizione di molte famiglie, ma noi abbiamo voluto proporlo in una veste nuova per invitare i fedeli a interrogarsi sul significato più profondo dell’attesa. Il nostro Calendario propone la riscoperta di un cammino, quel volgere l’animo verso ‘Colui che viene ad abitare in mezzo a noi’. Un’esperienza che unisce fede, creatività e partecipazione. In cui ogni giorno, nell’attendere, possiamo scoprire che il Natale accade proprio lì dove l’incontro diventa dono”.

8xmille / Emergenza freddo a La Spesia-Sarzana-Brugnano: scatta il piano per i senza dimora

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Dal primo dicembre e fino al 31 marzo 2026 scatta il piano studiato dalla Caritas Diocesana e dal Comune della Spezia per far fronte all’emergenza freddo. La Locanda il Samaritano, il presidio per l’ospitalità notturna di Caritas in via XV giugno a Pegazzano, operativo tutto l’anno, viene ampliato durante l’inverno per accogliere fino a 27 persone senza dimora. Caritas mette inoltre a disposizione ulteriori posti letto per le donne senza dimora presso la Comunità dell’Orto di via Brugnato. L’inserimento nelle strutture avviene attraverso il Centro di ascolto di via Don Minzoni, fino ad esaurimento posti. Secondo le disposizioni del piano attivato dal sindaco Pierluigi Peracchini e dal direttore della Caritas, don Luca Palei, è prevista nell’ospitalità anche la colazione e il servizio pasti serali, a disposizione degli ospiti anche il servizio lavanderia. In caso di condizioni meteorologiche particolarmente avverse il dormitorio rimarrà aperto h24.

Finanziata dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, la Locanda il Samaritano è stata completamente rinnovata nel 2022 grazie anche alla sinergia tra Comune, Caritas e tante realtà del territorio che hanno deciso di sostenere il percorso di accoglienza e solidarietà.

Per poter accedere alla Locanda è richiesto un primo colloquio presso il Centro d’ascolto Caritas, dove alla persona sarà indicato il regolamento della struttura e il periodo di pernottamento nella stessa. Sarà lo stesso Centro d’ascolto che seguirà, socialmente, tutto il percorso della persona ospitata, valutando la possibilità di un successivo progetto individualizzato di reinserimento sociale, in collaborazione con gli altri servizi territoriali.

Il dormitorio è aperto tutto l’anno, accogliendo persone senza dimora sia durante il periodo di emergenza freddo, sia durante i mesi più caldi. La struttura, dotata di camere doppie con bagno, offre colazione e servizio lavanderia, nonché una sala adibita alla consumazione della cena.

Gli ospiti della Locanda possono rivolgersi per le loro esigenze agli operatori e ai volontari presenti in struttura, che da tempo collaborano nella gestione del dormitorio, curandone l’ambiente e la relazione con gli ospiti stessi.

Cagliari / Don Simula sull’importanza del Sovvenire: come funziona e perchè conoscerlo

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In un periodo di sfide economiche e sociali per le parrocchie italiane, il Sovvenire — il Servizio per la promozione del sostegno alla Chiesa cattolica — si conferma uno strumento fondamentale. Don Alessandro Simula, responsabile del Servizio diocesano del Sovvenire, spiega a Maria Chiara Cugusi come funziona e perché è così importante.

Qual è il significato profondo di questo Servizio?
«Il Sovvenire non è solo un supporto finanziario. È un segno di corresponsabilità: permette ai fedeli di partecipare attivamente alla vita comunitaria e di supportare chi dedica la propria vita al servizio della Chiesa. Sostenere un sacerdote significa prendersi cura dell’intera comunità».

Come si traduce questa corresponsabilità nella quotidianità dei fedeli?
«Anche un piccolo gesto ha un grande valore. Le offerte destinate al sostentamento del clero sono deducibili fiscalmente, ma rappresentano soprattutto vicinanza e riconoscimento per chi accompagna spiritualmente i fedeli. Dire “ci sei, il tuo impegno è importante, ti sosteniamo” è un messaggio concreto e potente».

Ci sono difficoltà culturali legate a questo tipo di sostegno?
«Spesso esiste pudore nel parlare di denaro, e molti sacerdoti si sentono a disagio nel chiedere contributi. Non si tratta di arricchirsi, ma di garantire una vita dignitosa a chi si dedica totalmente al servizio del prossimo. Superare questo pudore significa capire il vero valore del sacerdote che è un punto di riferimento spirituale, umano e sociale».

Qual è l’impatto concreto sulle comunità?
«I sacerdoti possono vivere serenamente il loro ministero, concentrandosi sull’accompagnamento spirituale, sull’ascolto e sul servizio ai più fragili. Ogni contributo, piccolo o grande, significa “siamo insieme in questo cammino di fede e comunità”. E allo stesso tempo contribuisce a garantire i servizi parrocchiali, centri di ascolto, oratori, opere caritative».

Come funzionano le offerte deducibili e qual è la partecipazione?
«Le offerte sono deducibili fino a 1.032,91 euro all’anno. Nel 1994 le offerte raccolte ammontavano a 23 milioni di euro, scese a 7,9 milioni nel 2004. Per garantire una remunerazione dignitosa ai circa 31.000 sacerdoti italiani impegnati nelle diverse realtà ecclesiali servirebbero 522 milioni all’anno. A contribuire sono sacerdoti stessi, parrocchie, istituti diocesani e l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero, grazie alle offerte deducibili e ai fondi dell’8xmille».

Qual è il valore dell’iniziativa “Uniti Possiamo”?
«È una delle campagne più significative. Ogni parrocchia è invitata a raccogliere 1.000 euro, equivalenti allo stipendio mensile di un sacerdote. Nella nostra Diocesi il numero di comunità coinvolte è cresciuto grazie al lavoro dei referenti parrocchiali laici che affiancano i parroci. A livello nazionale, nel 2025 i donatori sono stati 24.517, di cui 3.628 nuovi benefattori, con l’obiettivo di raggiungere 100.000 donatori entro il 2026».

L’8xmille è ancora una risorsa fondamentale?
«Accanto alle offerte dirette, l’8xmille resta la principale risorsa economica per il sostentamento della Chiesa. Nel 2023 la CEI ha destinato 362 milioni di euro al clero, cui si aggiungono 37 milioni dalle parrocchie e 8,3 milioni da offerte liberali. Si registra tuttavia un lieve calo nelle firme: 16,6 milioni di contribuenti hanno firmato, con una flessione dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Negli ultimi dodici anni la percentuale di firme a favore della Chiesa cattolica è scesa dall’82% al 67%, mentre aumentano le scelte a favore dello Stato e di altre confessioni religiose. Nonostante il calo, l’8xmille rimane uno strumento di corresponsabilità civile e morale, che sostiene migliaia di parrocchie, centri di ascolto, mense, oratori e opere di carità».

Monzio Compagnoni / 8xmille: «Non solo sostegno economico, ma un ponte tra persone e comunità»

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Da oltre quarant’anni, l’8xmille rappresenta un ponte tra la Chiesa cattolica e la società civile, un filo che unisce comunità, territori e persone. Non solo un sistema di finanziamento, ma uno strumento concreto per promuovere il bene comune, sostenere chi è in difficoltà e valorizzare il patrimonio artistico e culturale del Paese. Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, intervenuto lo scorso 28 novembre a Cagliari alla conferenza 1985-2025. 8xmille e Sovvenire alla Chiesa: 40 anni di impegno comune organizzata dal Servizio diocesano del Sovvenire racconta la storia, il valore, l’attualità e le ricadute dell’impegno comune tra Chiesa e fedeli a Maria Chiara Cugusi.

Quali sono i tratti principali della storia dell’8xmille alla Chiesa cattolica?
«La parola chiave è “insieme”. È una storia costruita con le comunità: un cammino che ha permesso alla Chiesa di realizzare opere significative e rafforzare la propria presenza sul territorio. L’8xmille non è solo un sistema di finanziamento, ma uno strumento che mette al centro il bene comune».

Come funziona l’8xmille e quali sono stati i suoi effetti concreti in questi 40 anni?
«Il sistema è stato ideato dal cardinale Attilio Nicora, con l’idea che il denaro non sia un fine ma un mezzo per fare del bene. Negli ultimi 40 anni sono stati trasferiti e reinvestiti circa 30 miliardi di euro sul territorio italiano. Queste risorse hanno sostenuto sacerdoti, parrocchie, oratori, opere caritative, iniziative pastorali e la tutela del patrimonio artistico ecclesiastico, gran parte del quale è accessibile gratuitamente. Una quota significativa va anche ai paesi poveri e alle emergenze internazionali».

È possibile fornire alcuni esempi concreti dei fondi distribuiti nel 2024?
«In Italia – dove la presenza della Chiesa è capillare, con 27.000 parrocchie e 31.000 sacerdoti – sono stati impiegati 1,115 miliardi di euro per oltre 12.000 progetti: 10 milioni per il sostegno del clero; 4 milioni per culto e pastorale; 213 milioni per interventi di carità; 83 milioni per opere nei Paesi poveri; 5 milioni per emergenze in Italia e nel mondo; 200 milioni per beni e opere di culto. La sola Caritas Italiana ha realizzato più di 5 milioni di interventi. In Sardegna sono stati destinati oltre 27 milioni di euro per 656 progetti, mentre a Cagliari più di 5 milioni hanno sostenuto 110 iniziative locali».

Quali sono le forme di sostegno più significative che la Chiesa offre, oltre a quello economico?
«Non sempre le persone hanno bisogno di denaro o generi alimentari. Spesso chi si rivolge a una parrocchia o a un centro Caritas cerca ascolto, relazione e supporto emotivo. Molti provano vergogna a rivolgersi ai servizi sociali e trovano nella Chiesa un punto di riferimento fidato. L’aiuto è quindi anche spirituale e relazionale, per ridare senso e speranza alla vita delle persone».

In che modo ci si prende cura dei giovani che vivono situazioni di fragilità e disagio?
«La Chiesa è in prima linea nell’accogliere i ragazzi che attraversano momenti di difficoltà. Di fronte al preoccupante aumento dei tentativi di suicidio tra i giovani, i centri di ascolto e le parrocchie offrono supporto concreto, occasioni di dialogo e percorsi di speranza. Si impegnano a essere luoghi sicuri e affidabili, capaci di accompagnare le nuove generazioni nella loro sempre più urgente “ricerca di senso”»

Quale messaggio finale desidera rivolgere ai cittadini?
«Invito tutti a venire a vedere. Venite nelle parrocchie e nelle opere della Chiesa: le porte sono aperte e vi mostreremo cosa facciamo ogni giorno per costruire comunità e offrire sostegno concreto a chi ne ha bisogno. L’8xmille, dopo quarant’anni, continua a essere un ponte tra persone, comunità e territorio».

Cagliari / “8xmille: 40 anni di comunità, solidarietà e opere concrete della Chiesa”

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Rinnovare il valore dell’8xmille e rafforzare il rapporto di fiducia con i fedeli è stato il cuore dell’incontro organizzato a Cagliari dal Servizio diocesano del Sovvenire lo scorso 28 novembre8xmille e Sovvenire alla Chiesa: 40 anni di impegno comune”.

Un momento importante della conferenza è stato l’intervento dell’Arcivescovo di Cagliari, Mons. Giuseppe Baturi, incentrato sul valore e sull’attualità del “Sovvenire alle necessità della Chiesa”, inteso come “precetto generale”.

Richiamando il canone 222 del Codice di Diritto Canonico, Mons. Baturi ha sottolineato che contribuire alle necessità della Chiesa non è un semplice gesto volontario, ma un dovere dei fedeli, necessario affinché la comunità ecclesiale possa portare avanti la propria missione: il culto, l’annuncio del Vangelo e la carità.

La responsabilità dei fedeli nel sostenere la Chiesa non è nuova. Fin dai primi secoli, le comunità cristiane hanno praticato forme concrete di solidarietà.

Emblematici alcuni esempi storici richiamati dall’Arcivescovo: la povertà radicale di Sant’Antonio Abate, la condivisione totale dei beni nelle prime comunità cristiane, l’ospitalità ai viaggiatori e ai bisognosi, il lavoro per sostenere se stessi e gli altri, l’elemosina come gesto diretto di solidarietà e le collette organizzate da San Paolo per i poveri di Gerusalemme, come forma di anticipazione di quella solidarietà universale che oggi ispira strumenti come l’8xmille.

Il sostegno alla Chiesa – come richiamato da Mons. Baturi – è volontario ma sistematico, motivato dall’appartenenza e dagli obiettivi ecclesiali: culto, carità e sostentamento dei ministri. Oggi questo principio si realizza attraverso offerte libere e strumenti concordatari come l’8xmille, che consentono non solo di finanziare le attività religiose, ma anche di assicurare una redistribuzione solidale tra parrocchie più ricche e più povere, in applicazione del principio di perequazione.

All’incontro è intervenuto anche Massimo Monzio Compagnoni, responsabile nazionale del Servizio promozione del Sovvenire, che ha ripercorso l’evoluzione dell’8xmille in questi anni. «La parola chiave è “insieme” – spiega –. È una storia costruita con le comunità: un cammino che ha permesso alla Chiesa di realizzare opere significative e rafforzare la propria presenza sul territorio. L’8xmille non è solo un sistema di finanziamento, ma uno strumento che mette al centro il bene comune».

Tuttavia, i numeri descrivono un calo nella partecipazione: «Da vent’anni la curva scende, con l’unica eccezione del 2020 (nel periodo pandemico). Ogni percentuale persa racconta una storia: famiglie e comunità che si allontanano o che si interrogano sul ruolo della Chiesa». La parola chiave, ha ribadito, è “fiducia”: «Dietro ogni firma c’è un atto di fiducia. Quando vacilla, sta a noi ricostruirla con trasparenza e umiltà».

Citando il cardinale Attilio Nicora, ideatore del sistema, Compagnoni ricorda che «il denaro non è uno scopo, ma un mezzo per fare del bene: la Chiesa non è un’azienda, è una comunità. L’8xmille è un legame di comunione».

Tra le maggiori criticità, la scarsa conoscenza del funzionamento del sistema da parte dei fedeli: «Il 70% non sa come la Chiesa si sostenga economicamente. Il 45% dei praticanti non firma».

Ecco allora l’importanza di far conoscere maggiormente l’importanza e l’impatto concreto di questo strumento nel nostro Paese e nel mondo.

Dal 1984 a oggi, la Chiesa cattolica ha rimesso in circolo oltre 30 miliardi di euro: 12 miliardi per culto e pastorale, 11 miliardi per il sostegno dei sacerdoti e 7 miliardi per opere caritative in Italia e nel mondo. In Sardegna i fondi ammontano a 800 milioni, di cui 155 milioni destinati alla carità; a Cagliari, 150 milioni totali, di cui 28 per la carità.

Oltre agli interventi nazionali, più di 2 miliardi sono stati destinati ai Paesi poveri e alle emergenze.

Nel solo 2024 la Chiesa ha destinato 275,1 milioni alle diocesi per opere caritative, 80 milioni ai poveri e 45 milioni alle emergenze nazionali e internazionali. Qui si inserisce l’impegno di Caritas Italiana: 6 milioni di pasti, 1,4 milioni di visite mediche gratuite, 277.000 persone aiutate e migliaia di interventi socio-sanitari. In Sardegna, nel 2024, 6 milioni sono stati investiti per la carità, di cui 3 milioni a Cagliari. Tra le eccellenze locali, l’ambulatorio della Caritas diocesana con 70 volontari, 18 specialità mediche, 1.700 prestazioni e 5.000 confezioni di farmaci gratuiti l’anno (in parte acquistati dalla Caritas diocesana e in parte ricevuti grazie a donazioni varie e alla recente collaborazione con il Banco farmaceutico): «Senza la carità sanitaria assisteremmo a un disastro sociale».

Con l’8xmille, in trent’anni, sono stati finanziati 1,3 miliardi per il restauro di chiese e beni culturali. «Il 70% del patrimonio artistico italiano è in gestione alla Chiesa». A Cagliari, tra gli interventi, figura la Chiesa di Sant’Eulalia.

«Molti non sanno che l’8xmille li ha già raggiunti in vario modo – aggiunge Compagnoni –:  matrimoni, battesimi, oratori, aiuti ricevuti. È il filo che tiene insieme la nostra società, soprattutto dove lo Stato arretra». Per migranti, giovani, periferie e paesi spopolati, le parrocchie restano spesso l’ultimo presidio: «Lo Stato se ne va, noi restiamo».

A quarant’anni dalla sua istituzione, l’8xmille resta «uno strumento essenziale ed efficace», ma occorre rinnovare il dialogo con i fedeli: «Vogliamo essere trasparenti. Serve ascolto, dialogo, racconto». L’invito finale è chiaro: «La firma non è un atto burocratico, ma una scelta di corresponsabilità. Venite a vedere, diventate protagonisti. Siate quel piccolo lievito di unità e fraternità di cui parla Papa Leone XIV».

Maria Chiara Cugusi