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Uniti Possiamo / Avviso importante: prorogata la data di consegna delle scatole al 7 gennaio

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È stata prorogata la data di consegna delle scatole con le buste chiuse delle offerte agli Istituti Diocesani Sostentamento Clero (IDSC) dal 15 dicembre al 7 gennaio 2025.

Si invitano, quindi, tutti gli incaricati diocesani e loro collaboratori a contattare i propri IDSC per:

  • verificare l’elenco delle parrocchie iscritte al progetto Uniti Possiamo;
  • organizzare insieme i tempi per la consegna delle scatole e le modalità di apertura delle buste con le offerte;
  • aiutare l’IDSC, solo se richiesto, nella compilazione dei blocchetti con le ricevute.

In una circolare l’Istituto Centrale Sostentamento Clero (ICSC), oltre la proroga al 7 gennaio, indica quanto segue:

  • gli IDSC dovranno aprire le scatole e compilare la procedura Uniti Possiamo entro il 20 gennaio;
  • è previsto l’invio dei blocchetti compilati all’ICSC entro e non oltre la prima settimana di febbraio.

Per tutto quello che riguarda le attività attinenti, gli IDSC dovranno contattare direttamente l’ICSC.

 

Uniti nel Dono / Dalla Calabria all’Africa, un ponte d’amore

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Un legame che continua da quarant’anni grazie all’impegno di vescovi, sacerdoti e volontari; un ponte di solidarietà che continua ad unire la diocesi di San Marco Argentano – Scalea e quella di Porto Novo, in Benin. Poche settimane fa l’inaugurazione di un centro per la dialisi (in foto), grazie ai fondi dell’8xmille e alla generosità delle parrocchie calabresi: come quella di Praia a Mare, dove oggi è parroco don Ennio Stamile. Una bella testimonianza raccolta da Stefano Proietti per unitineldono.it.

Ve ne anticipiamo alcuni stralci.

Un fiume in piena, don Ennio Stamile. Da qualche mese è parroco a Praia a Mare (CS) nella parrocchia San Paolo Apostolo in località Laccata. Ma dal 2007 è l’anima dell’associazione San Benedetto Abate, una organizzazione di volontariato attiva in Italia (soprattutto in Calabria) e in Africa (in Benin) per finalità di carattere culturale, sociale, ricreativo, di educazione alla legalità ed alla cittadinanza attiva. Due volte l’anno, in primavera e in autunno, i volontari dell’Associazione si recano in Benin: cinque o sei persone, tra cui spesso medici e tecnici per offrire consulenze e formazione per i progetti che sono stati inaugurati. A novembre di quest’anno ha voluto unirsi ai partenti per il viaggio anche il Vescovo di San Marco Argentano Scalea, Mons. Stefano Rega, realizzando il desiderio che aveva manifestato a don Ennio fin dal suo ingresso in diocesi. In occasione di questo viaggio nella diocesi di Porto Novo, dove sorge l’ospedale realizzato anche grazie alla generosità di questa diocesi calabrese e con il contributo dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, è stato inaugurato un centro per la dialisi, fondamentale per assistere i molti malati di quella zona che non potevano essere curati diversamente.

“La Chiesa, in tutto il mondo, svolge la sua missione annunciando il Vangelo e dando dignità ad ogni persona, garantendo sicurezza, salute e istruzione” – ha detto Mons. Rega commentando il suo viaggio -. “È bello pensare che la nostra diocesi, in questi anni, cerchi di dare salute e sicurezza ai nostri fratelli attraverso questo ospedale”. Le parrocchie della diocesi realizzano ogni anno delle speciali raccolte fondi per il Benin sia in Avvento che in Quaresima e naturalmente quella di Praia a Mare, dove ora è parroco don Ennio, è in prima fila in questa catena di generosità, come ha dimostrato questa estate in occasione della festa patronale del 29 giugno.

Qui l’articolo completo.

Buon Natale a tutti voi da Massimo e dal Servizio Promozione Sostegno Economico

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Ritrovare Gesù nello sguardo dell’altro

Pochi giorni fa, prendendo uno dei tanti aerei che mi portano in giro da una diocesi all’altra, mi sono imbattuto in un’espressione concreta di questa nostra società secolarizzata e individualista, sedotta dalle luci appariscenti del consumismo e dal profitto a tutti i costi. Salendo sulla navetta di collegamento con l’aereo, quasi tutti i passeggeri erano assorti nei loro telefonini e nei loro pensieri e non si erano accorti di un atleta paralimpico (con una disabilità evidente) che, alle porte del pullman, non riusciva a salire. Qualcuno lo aveva visto, ma ugualmente non si spostava, per accogliere una persona in più. Dove ci sta portando questa indifferenza?

Mi è tornato in mente un quadro custodito a New York, in Riverside Church, una tela di fine Ottocento opera di Heinrich Hofmann, che raffigura l’incontro di Gesù con il giovane ricco. Lo sguardo del Signore è incredibilmente intenso, in stridente contrasto con quello del ragazzo, triste e rivolto a terra. Il Vangelo di Marco ci aiuta a capire meglio questa scena drammatica, là dove dice: “Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò” (cfr. Mc 10, 21).

Penso che Gesù stia guardando così anche ciascuno di noi, anche oggi. Con la stessa identica passione. Il Natale che stiamo per vivere è un’occasione per ricordarcelo: abbiamo la possibilità di non essere come il giovane ricco, che se ne andò triste e non riuscì a lasciare le cose che considerava più importanti. Possiamo incrociare quegli occhi e lasciarci guardare e amare.

Oggi il nostro mondo ha bisogno di sguardi penetranti, innamorati, sinceri. Ne abbiamo bisogno per le strade, sui mezzi pubblici, nei nostri uffici, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità cristiane.

Dovremmo ritrovare il coraggio di guardarci negli occhi senza filtri e scoprire che Gesù, che sta nascendo ancora una volta, è già presente nello sguardo del nostro prossimo.

Questo vi auguriamo per Natale, io e chi lavora con me. Senza dimenticare un pensiero di gratitudine per i nostri sacerdoti, che di quello sguardo di un Dio innamorato cercano di essere, ogni giorno, lo specchio.

Massimo Monzio Compagnoni, Paolo Cortellessa, Maria Grazia Bambino, Letizia Franchellucci,
don Enrico Garbuio, Maria Chiara Giuli, Adele Marzetta, Stefano Proietti, Valentina Sara Sinibaldi

Monzio Compagnoni: “Con la nuova campagna di comunicazione vogliamo raccontare i valori della Chiesa cattolica”

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In questo nostro spazio vi proponiamo l’intervista che Massimo Monzio Compagnoni ha rilasciato all’agenzia Sir lo scorso 7 dicembre (a cura di Filippo Passantino).

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Al via la nuova campagna istituzionale curata dal Servizio per la promozione del sostegno economico della Conferenza Episcopale Italiana, che racconta una “Chiesa famiglia” fatta di piccoli gesti, di mani tese, di momenti di conforto che trasformano le difficoltà quotidiane in speranza. La campagna, dal claim incisivo “Chiesa cattolica italiana. Nelle nostre vite, ogni giorno”, si articola attorno ad alcune domandeQuanto è importante per te chi ti sostiene nella fede? Che valore dai a chi aiuta ad imparare un mestiere o porta speranza ai dimenticati?e ricorda l’impegno quotidiano dei sacerdoti e delle comunità loro affidate, attraverso immagini vive e autentiche di bambini, giovani, famiglie e anziani.

La campagna, on air dal 1° dicembre fino a fine gennaio 2025, si snoda tra tv, radio, web, social e stampa. Gli spot, da 15” e da 30”, raccontano attraverso cinque esempi concreti come la Chiesa sia immersa quotidianamente nelle sfide del nostro tempo. Non solo tv, ma anche radio, digital e carta stampata, con uscite pianificate su testate cattoliche e generaliste. Ne parliamo con il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni.

Qual è l’obiettivo di questa campagna?
L’obiettivo è quello di raccontare la Chiesa cattolica tramite le attività che la rendono riconoscibile, mettendo in evidenza quali siano i suoi valori fondamentali. Vuole implicitamente portare il pubblico a chiedersi: “perché dovrei sostenerla e dar fiducia alla Chiesa?”. Perché dove c’è la Chiesa c’è fraternità e attenzione agli ultimi, ma c’è anche cura dell’interiorità di ciascuno e dei bisogni non solo materiali. E poi perché a nessuno viene chiesto il certificato di battesimo perché possa trovare accoglienza e ascolto.

Quali canali e linguaggi avete scelto?
Abbiamo cercato di usare un linguaggio molto semplice perché la campagna è indirizzata a tutti, guardando innanzitutto alle famiglie che si misurano con i problemi di ogni giorno, dalla sanità alle questioni legate ai figli, dai momenti di festa e di gioia a quelli di maggiore sofferenza, con una particolare attenzione a quei segmenti di più grande fragilità della vita umana, subito dopo il suo concepimento e prima della sua fine naturale, che sono sempre stati particolarmente a cuore alla Chiesa.

La campagna viene diffusa quest’anno non solo sul web ma anche in tv…
Esattamente. Abbiamo fatto un piccolo investimento, perché non c’erano grandi disponibilità. Abbiamo aggiunto alcuni passaggi televisivi ma c’è sempre tanto web. Il web continua ad essere una parte importante dei nostri investimenti perché ci permette di intercettare un gran numero di persone. Noi stiamo adeguando il nostro modo di comunicare per aprirci a tutte quelli che ormai non leggono più i giornali e vedono la televisione in modo saltuario, ma certamente abitano la rete e i social.

Qual è l’importanza del dono e della firma per l’8xmille alla Chiesa cattolica?
Questo è un tema importantissimo perché viviamo in una società che è sempre più indifferente. L’indifferenza può essere superata soltanto educando le persone al dono e a essere attenti verso il prossimo. Anche questa è un’azione pastorale: chiedendo di sostenere la Chiesa con la firma per l’8xmille e di sostenere i sacerdoti con un’offerta deducibile, invitiamo le persone anche a costruire insieme a noi un mondo più fraterno e solidale. Meno indifferente.

Quanto incide il welfare cattolico nella società?
La Chiesa cattolica, anche se spesso ce ne scordiamo, investe ogni anno centinaia di milioni di euro, che le vengono dati grazie a chi decide di sostenerla, per una serie di attività e di progetti a supporto della comunità e di tutte le persone. È un sistema di welfare sussidiario a quello dello Stato, perché sono migliaia di progetti che aiutano le famiglie, le persone indigenti, chi non ha più un lavoro, i migranti. L’impatto sociale di quest’opera è gigantesco e, se d’improvviso venisse meno, le conseguenze sarebbero terribili.

Ogni anno la Chiesa investe 250 milioni di euro solamente nei progetti destinati alla carità, soldi che si moltiplicano grazie al contributo di migliaia di volontari che si mettono in gioco e fanno sì che questi progetti funzionino.
Dalle mense delle Caritas ai dormitori, tutte queste cose funzionano grazie a chi gratuitamente fa sì che le persone in difficoltà ricevano un sostegno. E non dimentichiamoci che la Chiesa cattolica ormai in tante zone contribuisce a sopperire anche alle carenze e ai ritardi del sistema sanitario pubblico. Ci sono medici in pensione che mettono a disposizione volontariamente il proprio lavoro, offrendo visite specialistiche a quelle persone più fragili che non sarebbero in grado di poterne avere una in tempi brevi. Tutto ciò accade, molto spesso, in strutture sostenute dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica.

8xmille / Educazione, volano di sviluppo

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Promuovere l’educazione per migliorare la qualità della vita e contrastare le disuguaglianze. È quello che fa la Chiesa italiana grazie ai fondi dell’8xmille, in tutto il mondo. Nella sua ultima riunione (28 e 29 novembre), il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha approvato 69 nuovi progetti, per i quali è stato deciso lo stanziamento di € 11.126.483: 38 iniziative saranno realizzate in Africa (€ 6.608.882), 10 in America Latina (€ 1.129.405), 16 in Asia (€ 2.439.447) e 3 in Medio Oriente (€ 948.749).

Tra gli interventi, sono numerosi quelli che riguardano la costruzione di scuole, l’avvio di corsi di alfabetizzazione e professionali, la promozione di attività sociali e educative.

Ad esempio, a Buia Atumba, in Angola, per volontà della Diocesi di Caxito, nascerà una scuola secondaria professionale dove sarà possibile frequentare corsi tecnici professionali di informatica, sanità, meccanica, elettromeccanica, taglio e cucito, mentre nella Diocesi di Mannar, in Sri Lanka, i Fratelli delle Scuole Cristiane allestiranno un’aula informatica presso il St. Xavier’s Boys College che attualmente accoglie 1800 alunni.

Nella Diocesi di Cebu, nelle Filippine, le Pie Convittrici della Carità-Istituto Suore Teresiane costruiranno una scuola primaria con convitto per combattere l’abbandono scolastico nei villaggi rurali di Consolación.

Anche in India, le Suore di Sant’Anna ristruttureranno il complesso scolastico e gli alloggi annessi per renderli più funzionali.

A Bambadinca, in Guinea Bissau, la Casa do Menor São Miguel Arcanjo contribuirà a combattere la povertà educativa con un centro che offrirà attività sportive, ludiche, culturali e formative in una zona in cui solo il 22% dei bambini conclude il percorso scolastico.

In Bolivia, la Congregazione dello Spirito Santo contrasterà l’abbandono scolastico e il disagio giovanile attraverso le iniziative del Centro Sociale Sereboqui a Buena Vista (Diocesi di Santa Cruz de la Sierra), mentre in Guatemala l’associazione “Sulla Strada” ODV avvierà dei laboratori professionali e costruirà degli alloggi per i ragazzi che intendono frequentarli.

In Libano, la Fondazione Punto Missione Onlus offrirà a 100 donne vulnerabili corsi di cucito e ricamo, lingua, informatica, finanza e social media per accrescere le loro competenze e favorirne l’inserimento lavorativo.

In Zimbabwe, infine, verrà promossa l’inclusione sociale dei bambini con disabilità, attraverso il sostegno alle loro famiglie e programmi di sensibilizzazione contro la discriminazione e lo stigma.

“Sovvenire in radio” / In studio, a Radio Kalaritana, per l’XI puntata don Mameli e Giancarlo Cocco

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Perché è bello, necessario, e anche doveroso, sostenere economicamente i nostri sacerdoti? Per rispondere a questa domanda il programma “Sovvenire in radio”, condotto da Maria Chiara Cugusi e don Alessandro Simula, continua a raccontare l’impegno dei sacerdoti nella diocesi cagliaritana per far capire che sostenere i sacerdoti significa sostenere le opere/azioni concrete che essi portano avanti nei diversi territori, con ricadute significative per le comunità locali.

Ospiti di questa puntata don Emanuele Mameli, parroco della parrocchia Madonna della Strada a Cagliari dal 2020; tra i vari incarichi, anche direttore dell’Ufficio Catechistico dal 2012 e insegnante di religione cattolica presso il Liceo Euclide. Inoltre, Giancarlo Cocco, giovane animatore della parrocchia da circa 8 anni.

Ascolta la puntata:

“Sovvenire in radio” / Su Radio Kalaritana la X puntata in ricordo di don Alberto Pistolesi

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La puntata del 1° dicembre di “Sovvenire in Radio” è stata dedicata al ricordo di un sacerdote molto amato nella diocesi di Cagliari, don Alberto Pistolesi, venuto a mancare a soli 43 anni tre anni fa, vittima di un terribile incidente stradale.

Era parroco della chiesa di S. Barbara Vergine di Sinnai. Fino al 2017 aveva diretto l’ufficio diocesano per la pastorale giovanile, conquistando l’affetto di molti ragazzi.

La notizia della sua morte ha sconvolto il paese, i centri vicini e l’intera diocesi, anche se tuttora è rimasto ancora vivo nel cuore di molte persone, tra cui tantissimi giovani.

L’Arcivescovo Mons. Giuseppe Baturi, durante l’omelia per le esequie del sacerdote scomparso, ha ricordato “la grande umanità di don Alberto, per la quale rendiamo grazie a Dio: la sua familiarità di amico, la gioia fresca e trasparente, la forza e l’audacia delle sue iniziative. Tutto questo era espressione del suo profondo amore alla vita, generato dall’amore alla presenza viva del Signore e dalla speranza della risurrezione. (…) La sua è stata una sovrabbondante passione educativa: non si accontentava di amare la vita, voleva introdurre gli altri, e soprattutto i giovani, al suo segreto. All’educatore non basta amare, vuole introdurre gli altri all’amore. E lo faceva con decisione e rispetto, facendo sentire importanti coloro che incontrava, sapendoli guardare con simpatia e affetto. (…)”

Per ricordare don Alberto, con i conduttori e autori del programma Maria Chiara Cugusi e don Alessandro Simula, in studio Alessandro Orsini, collaboratore della parrocchia del SS. Crocifisso a Genneruxi (dove don Alberto è stato viceparroco vari anni) e Barbara Morittu, collaboratrice della pastorale giovanile diocesana; anche Barbara è stata impegnata tanti anni insieme a don Alberto accanto ai giovani.

Ascolta la puntata:

 

Corsi Uniti in Rete / “Sovvenire” e “Comunicazione”: la parola agli incaricati e collaboratori

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Con l’incontro online del 26 novembre scorso si sono conclusi i 3 webinar previsti per quest’anno sulla presentazione dei nuovi corsi sul Sovvenire e la Comunicazione pubblicati su Uniti in Rete.
Per poterli vedere e frequentare il requisito che viene richiesto è quello di essere già accreditati sul Portale Uniti in Rete. Una volta entrati sul Portale basta cliccare sulla tendina in alto alla sezione “Corsi”. Il suggerimento, anche per gli incaricati più veterani, è quello di iniziare dal corso sul Sovvenire, in modo da poter comunque scaricare i materiali utili per organizzare incontri diocesani o parrocchiali. L’auspicio è che tutti arrivino a completare i due corsi!

Questi corsi di formazione sono organizzati in quattro moduli, più la fase di certificazione finale. Per completare ogni corso di formazione ci vogliono meno di due ore. Ciascun modulo include 2 o 3 videolezioni che durano ciascuna tra i 4 e i 10 minuti. Ogni videolezione può essere rivista in qualsiasi momento e ogni progresso è salvato automaticamente alla fine di ogni passo, permettendo di interrompere il percorso e riprenderlo quando si vuole. Per ogni modulo si possono scaricare risorse e materiali di approfondimento. È possibile anche fare un test di autovalutazione: per ogni domanda, verrà segnalato se si è risposto correttamente e sarà comunque riportata la spiegazione della risposta corretta. Non è richiesto un punteggio minimo per procedere e si possono rifare i test, alla fine dei moduli, ogni volta che si desidera. Per completare ogni corso, dopo aver guardato le video lezioni e i materiali di tutti i moduli, sarà possibile “misurarsi” con un test finale. Solo in questo caso sarà necessario rispondere in modo corretto almeno a 7 domande su 10 per poter scaricare l’attestato di completamento del corso.

Consigli utili

  • I corsi si possono iniziare in qualsiasi momento, bastano 5 minuti per accedere e familiarizzare con l’area corsi del portale;
  • affrontare un modulo alla volta (10-15 minuti per modulo);
  • scaricare i file di approfondimento e le risorse aggiuntive del modulo;
  • provare a fare il test di autovalutazione del modulo;
  • poi passare al modulo successivo, fino ai contenuti aggiuntivi di fine corso;
  • una volta che si è completato un corso al 100%, affrontare il test finale e ottenere la certificazione;
  • cercare di portare a termine un corso entro 2-3 settimane… e passare al prossimo!

Molti incaricati e collaboratori hanno già completato entrambi i corsi lasciando i propri commenti. Ne abbiamo scelti alcuni.
Questi sono sul corso relativo al Sovvenire:

Mi è piaciuto molto, un corso ben condotto, facile da capire e che approfondisce tutti i temi trattati. Molto utili anche la documentazione scaricabile. Importanti anche i test da fare alla fine di ogni sezione. Bravo il giornalista che lo conduce, si fa ascoltare e sa creare la giusta attenzione”
“IL corso non è monotono, integrato perfettamente dalle slide e la spiegazione è stata semplice e precisa”
“Ottimo corso molto dettagliato e chiaro. Tutto molto bello”
“Grazie al corso ho potuto approfondire in modo chiaro e semplice la tematica del Sovvenire alle esigenze della nostra Chiesa Cattolica in Italia”
“Utile per una conoscenza personale, in primis, e da divulgare tra i fedeli e la gente”
“Utile e immediato”
“Interessante ed esaustivo”
“L’impostazione è molto buona, chiara ed esaustiva pur nella sua sinteticità. Semplice da seguire”
“Esauriente e comprensibile anche per chi era digiuno della materia (almeno in parte)
“Il corso mi è servito per specificare meglio ed approfondire alcuni concetti. Molto chiare le videolezioni, molto bravo il giornalista che le tiene, molto utili gli approfondimenti e le slide con la trascrizione. Molto bene anche le risorse. Purtroppo, non c’era la possibilità di scaricare le domande con le risposte, forse l’unico limite del corso. Grazie a chi lo ha pensato e realizzato, per me che cono stato appena nominato è stato utilissimo”
“Il corso è ben fatto, affronta i temi più importanti senza disperdersi nei particolari, ottimo!”
“La semplicità al primo posto”
“Il corso è ben fatto, affronta i temi più importanti senza disperdersi nei particolari, ottimo!”

Questi sono altri commenti rilasciati da coloro che hanno completato il corso sulla Comunicazione.

“Corso molto bello, fatto bene, comprensibile (forse perché alcune cose le conoscevo già) ma difficile nei contenuti e nella realizzazione di quanto imparato. Grazie perché è molto utile e prezioso fare corsi che definirei di livello alto, con il giusto grado di approfondimento. Molto brava la docente, chiara quando parla, semplice e comprensibile. Molto bella anche la grafica. Peccato non poter scaricare i test dei moduli e del certificato con domande e risposte”
“Bellissima iniziativa, utile per la formazione e informazione. Il corso sulla Comunicazione è ben strutturato e veloce apprendimento”
“Bellissimo corso, completo e soprattutto chiaro, si fa capire alla grande”
“Corso chiaro, con tanti spunti di riflessione, con molto materiale preciso, con una presentazione chiara ed efficace, che stimola a provare quanto ascoltato”
“Sintetico e ben strutturato; tanti elementi utili da applicare subito e in ogni contesto”
“Spiegazione molto chiara”
“Eccezionale”
“Metodologia efficace di esposizione con test efficaci. Utilissimo”
“Mettere ordine in quanto sappiamo già fare, migliorare le nostre attività di comunicazione con obiettivi chiari e misurabili è utile, importante, e ci aiuta ad ottenere e dare collaborazione. Uniti, insieme per il bene dei sacerdoti (e nostro)”
“Molto interessante e utile anche per altre questioni”
“Molto interessante e formativo. Ricco di contenuti e strategie. Grazie!”

Per chi volesse rivedere il webinar di martedì 26 novembre, la registrazione del video integrale è a questo link: https://bit.ly/26112024-Registrazione-UnitiinRete-3OoA4Nj;
in allegato il pdf della relativa presentazione.

Al via la nuova campagna della Chiesa cattolica: nelle nostre vite, ogni giorno

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Un viaggio emozionale tra i mille volti della “Chiesa in uscita”, una comunità di fede con le porte aperte a quanti sono in cerca del senso della vita e sempre al fianco dei più fragili. È la nuova campagna istituzionale della Conferenza Episcopale Italiana che racconta una presenza fatta di piccoli gesti, di mani tese, di momenti di conforto che trasformano le difficoltà in speranza. Come una casa accogliente, una famiglia che unisce, una comunità che ascolta, la Chiesa risponde alle domande di chi ha bisogno di sostegno e di un punto di riferimento.

La campagna, dal claim incisivo “Chiesa cattolica italiana. Nelle nostre vite, ogni giorno”, si articola attorno ad alcune domande – quanto è importante per te chi ti sostiene nella fede? Che valore dai a chi aiuta ad imparare un mestiere o porta speranza ai dimenticati? – e ricorda l’impegno quotidiano dei sacerdoti e delle comunità loro affidate, attraverso immagini vive e autentiche di bambini, giovani, famiglie e anziani. L’azione visibile della Chiesa cattolica è un’opera corale per accompagnare la crescita umana e spirituale di ogni persona, senza smettere di offrire sostegno ai più vulnerabili.

“Nell’Italia di oggi, se non ci fosse la Chiesa con la sua rete solidale e il lavoro straordinario svolto da migliaia di volontari, ci sarebbe un vuoto enorme. Con la campagna – spiega il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – vogliamo raccontare il valore tangibile di questa presenza nella vita di tante persone, cattoliche e non”.

Ideata e prodotta da Casta Diva Group la campagna della Conferenza episcopale italiana, on air dal 1° dicembre fino a fine gennaio 2025, si snoda tra tv, radio, web, social e stampa. Gli spot, da 15” e da 30”, raccontano una Chiesa vicina ogni giorno attraverso cinque esempi concreti: ascolto, che si traduce nella capacità di accogliere ogni voce, soprattutto quelle inascoltate; fede, che illumina il cammino di chi è alla ricerca di Dio e di significato; lavoro, che diventa impegno per offrire strumenti e opportunità a chi è in cerca di un futuro migliore; speranza ai dimenticati, che si concretizza in una mano tesa a chi si sente escluso o emarginato; ponte tra le generazioni, che valorizza il dialogo tra giovani e anziani come ricchezza e crescita per tutta la comunità.

Non solo tv, ma anche radio, digital e carta stampata, con uscite pianificate su testate cattoliche e generaliste, pensate per stimolare una riflessione profonda sui valori dell’ascolto e della condivisione. Perché “la Chiesa cattolica è casa, è famiglia, è comunità di fede. Per te, con te”.

Per maggiori informazioni:

www.8xmille.it
www.unitineldono.it

Sviluppo dei popoli e 8xmille / L’impegno della Chiesa cattolica per le persone con disabilità

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“Rendere il mondo inclusivo significa non solo adattare le strutture, ma cambiare la mentalità, affinché le persone con disabilità siano considerate a tutti gli effetti partecipi della vita sociale”. Così Papa Francesco si è rivolto ai ministri partecipanti al G7 su inclusione e disabilità che si è svolto in Umbria dal 14 al 16 ottobre, ribadendo l’importanza di “operare insieme perché sia reso possibile alle persone con disabilità di scegliere il proprio cammino di vita, liberandole dalle catene del pregiudizio”.

Un impegno che la Chiesa cattolica in Italia ha fatto proprio: dal 1991 a oggi, grazie ai fondi dell’8xmille, ha sostenuto 273 progetti in 45 Paesi per quasi 30 milioni di euro per l’inclusione, l’accessibilità, la vita autonoma, la dignità e la valorizzazione delle persone con disabilità che, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono più di 1,3 miliardi, il 16% della popolazione.

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità ribadisce il principio di uguaglianza e la necessità di garantire loro la piena ed effettiva partecipazione alla sfera politica, sociale, economica e culturale della società. Tuttavia, in molti Paesi la loro condizione è ancora vista come una punizione divina e le persone affette da disturbi fisici o psichici sono spesso costrette a nascondersi e a vivere ai margini della società, nascoste dai loro stessi familiari tra le mura domestiche a causa dello stigma sociale di cui sono diventate drammaticamente vittime.

Nelle situazioni di crisi e di emergenza sono ancora più esposte a discriminazioni, allo sfruttamento e alla violenza e devono affrontare numerosi ostacoli per accedere all’assistenza umanitaria. Così la vita quotidiana delle persone con disabilità, se lasciate sole e segregate anche dalle proprie comunità, diventa una lotta per la sopravvivenza.

Grazie all’impegno di molti continuano però a fiorire opportunità di rinascita che ridanno vigore alla speranza.

Come è accaduto a Saw Sai, un ragazzo di Yangon, in Myanmar, che era considerato senza prospettive, perché affetto da paralisi cerebrale emiplegica destra con disabilità intellettiva. I genitori hanno conosciuto il progetto “Comunità inclusive”, avviato nel 2005, che mira allo sviluppo e all’inclusione sociale dei piccoli con disabilità nelle zone rurali e ha già dato sostegno a 150 bambini e alle relative famiglie in 64 villaggi. Saw Sai ha iniziato un percorso e, grazie ai terapisti e all’esercizio quotidiano, è subito migliorato dal punto di vista motorio. Ora segue anche specifici programmi educativi perché è interessato alla matematica e desidera imparare per aiutare i genitori che hanno un piccolo ristorante. Dopo aver frequentato gli incontri di sensibilizzazione, anche la famiglia è sempre più partecipe e coinvolta e ha compreso l’importanza dell’insegnargli a svolgere da solo le attività quotidiane, con calma e con i giusti ritmi.

Proprio il lavoro con le famiglie e con le comunità locali è fondamentale per innescare un cambiamento di mentalità, per far comprendere che garantire servizi adeguati alle persone con differenti abilità non è solo una questione di assistenza, ma di giustizia e di rispetto della loro dignità e delle loro capacità. Ne è consapevole anche la famiglia di Berry, che vive ad Haiti, dove solo il 7% dei bambini disabili partecipa a un percorso scolastico: “la situazione di Berry, che a 2 anni ha iniziato a soffrire di una malattia che lo faceva cadere all’improvviso e non era più in grado di camminare, ci ha portati a conoscere ‘Akg’, un’associazione di comunità di Haiti. Partecipiamo sempre alle riunioni e alla formazione, che servono per aiutare i bambini a vivere meglio all’interno della famiglia e della comunità. Ora Berry frequenta la scuola pubblica di Mare Rouge e avrà la possibilità di trovare la sua strada”.

La stessa possibilità è stata offerta ai 638 beneficiari del progetto “Kanyama for all” in Zambia, anche questo realizzato con il contributo della CEI, che punta a favorire inclusione scolastica in 7 scuole di Kanyama e a sostenere le famiglie dei bambini e delle bambine con disabilità attraverso corsi di alfabetizzazione e di lingua dei segni per i genitori, e percorsi di empowerment economico per l’attivazione di attività generatrici di reddito. “In quest’ottica – racconta Andrew, istruttore di judo allo Shalom Centre – sono importanti anche le attività sportive, perché danno la possibilità agli studenti di conoscersi meglio, lavorare insieme, fare squadra ed eliminare le barriere. In particolare, il judo non è soltanto uno sport, è piuttosto prendersi cura gli uni degli altri, aiuta ad aprirsi alle relazioni, a trovare delle passioni e dei punti in comune”.

Piccoli semi e testimonianze che ci spingono ad andare avanti, nella certezza che – come ricorda Papa Francesco – “ogni persona è un dono prezioso per la società” e che una “cultura dell’incontro va sviluppata, specialmente con coloro che una falsa cultura del benessere tende a scartare”.