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Riapre la Cattedrale di Montepulciano / L’11 luglio la dedicazione del nuovo altare

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Sabato 11 luglio la Cattedrale di Santa Maria Assunta di Montepulciano tornerà ad accogliere i fedeli dopo gli interventi di adeguamento liturgico e restauro che hanno interessato il principale luogo di culto della diocesi.

Alle ore 17.30 è in programma il solenne pontificale presieduto dal cardinale Augusto Paolo Lojudice, vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, durante il quale sarà dedicato il nuovo altare della cattedrale.

La celebrazione rappresenta il traguardo di un percorso avviato nel 2024, quando la diocesi ha promosso un concorso di idee per l’adeguamento liturgico della cattedrale pubblicando un bando rivolto a gruppi composti da architetti, artisti ed esperti di liturgia.

Nel 2025 la giuria ha scelto il progetto coordinato dall’arch. Laura Meloni, apprezzato per il misurato e coerente inserimento della proposta architettonica e artistica nel contesto della Cattedrale. Fondante è il riuscito dialogo espressivo e di contenuto tra il sublime trittico di Taddeo Di Bartolo e la nuova e unitaria articolazione figurativa delle eccellenze liturgiche. L’impianto celebrativo è concepito in modo da favorire la partecipazione attiva dei fedeli e lo svolgimento dei riti, valorizzando le eminenze dello spazio liturgico e architettonico.

Importante è stato anche il contributo dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica: la Cattedrale di Santa Maria Assunta ha infatti beneficiato di un finanziamento destinato agli interventi di restauro e consolidamento degli interni.

La riapertura dell’11 luglio segna così non solo la conclusione di un cantiere ma anche l’inizio di una nuova fase per la vita liturgica e pastorale della Chiesa di Montepulciano che restituisce alla comunità un luogo rinnovato nel segno della continuità tra tradizione, arte e fede.

Diocesi Gorizia / Il progetto “Oltre il Pre-Giudizio” per abbattere i luoghi comuni sul carcere e sull’8xmille

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Una società senza pregiudizi è forse un’utopia, ma ciascuno può contribuire a contrastarli attraverso la conoscenza e l’informazione. È il messaggio che emerge dall’esperienza dell’Arcidiocesi di Gorizia, dove la Caritas diocesana e la Cappellania della Casa circondariale hanno promosso il progetto “Oltre il Pre-Giudizio”, sostenuto dai fondi dell’8xmille della Chiesa cattolica. L’iniziativa nasce per contrastare i luoghi comuni sulle persone detenute e favorirne il reinserimento sociale.

Nel 2025 sono state sostenute 64 persone detenute o in misura alternativa con aiuti economici e beni di prima necessità, mentre sei percorsi di inserimento lavorativo hanno coinvolto cooperative sociali e imprese del territorio.

Accanto agli interventi concreti, è stato realizzato anche il percorso di sensibilizzazione “Dialoghi sulla giustizia”, dedicato ai temi della pena, della giustizia di comunità e della giustizia riparativa.

L’esperienza si inserisce nel più ampio impegno sostenuto dall’8xmille, spesso al centro di luoghi comuni. Tra i “falsi miti” più diffusi vi sono quelli riguardanti il sostentamento dei sacerdoti e la destinazione delle risorse. In realtà, ricorda la Chiesa italiana, i circa 31mila sacerdoti percepiscono mediamente meno di mille euro netti al mese e solo una minima parte del loro sostegno deriva dalle offerte raccolte durante le Messe. Inoltre, una delle tre finalità previste dalla legge per la ripartizione dell’8xmille riguarda proprio gli interventi caritativi: nel 2024 quasi 300 milioni di euro sono stati destinati a sostenere famiglie, anziani e persone fragili, oltre a interventi per l’emergenza abitativa.

Anche nell’Arcidiocesi di Gorizia e grazie al sostegno dei fondi 8xmille è stato recentemente possibile cercare di abbattere altri “falsi miti”: quelli legati al carcere. La Caritas diocesana e la Cappellania della Casa circondariale di Gorizia hanno diffuso negli scorsi mesi l’opuscolo “I falsi miti del carcere…” dove, in maniera semplice e grazie anche ad efficaci illustrazioni, si cerca di abbattere luoghi comuni quali “Il carcere è un hotel a 5 stelle” (falso: sovraffollamento, situazioni malsane degli istituti di pena, mancanza di speranza nel futuro rendono la vita all’interno difficile per rei e per agenti penitenziari), “I carcerati vivono a sbafo” (quando invece il detenuto deve versare all’Erario una quota giornaliera per le spese di mantenimento), oppure ancora “Chi è in carcere è privilegiato perché studia, si laurea, e appena esce trova subito lavoro” (nel 2024 solo il 31% dei detenuti risultava iscritto a un corso scolastico e soltanto il 10% ha partecipato a corsi di formazione professionale).

L’opuscolo è stato distribuito durante gli eventi formativi della Caritas diocesana e si sta diffondendo nelle parrocchie e nei luoghi di incontro: una piccola goccia nel mare, che desidera però rimettere al centro la dignità della persona.
Il pieghevole fa infatti parte di un progetto più ampio, finanziato dai fondi 8xmille della Chiesa Cattolica a disposizione di Caritas Italiana, chiamato “Oltre il Pre-Giudizio” cui la finalità è ridurre il pregiudizio verso le persone detenute, in misure alternative alla carcerazione o che hanno scontato la pena.

La progettualità è stata realizzata appunto grazie a un’intensa collaborazione tra la Caritas diocesana di Gorizia, la Cappellania della Casa circondariale di Gorizia e un gruppo di volontariato che svolge servizio in favore delle persone ristrette.

Nel 2025 “Oltre il Pre-Giudizio” ha sostenuto con piccoli sussidi economici e generi di prima necessità (quali ad esempio vestiario e beni per l’igiene personale) 64 persone detenute, oppure in regime alternativo alla carcerazione.

Nello stesso anno sono stati attivati tramite le doti lavoro 6 progetti di inserimento lavorativo a favore di tre detenuti nella Casa circondariale del capoluogo isontino, di una persona beneficiaria di misure alternative alla carcerazione e infine di una persona che ha appena scontato la pena. Questi progetti di inserimento lavorativo hanno coinvolto due cooperative sociali e due imprese profit che in questo modo hanno aiutato nel superare le paure nei confronti delle persone detenute.

Per concludere, nel corso dell’annualità 2025 il progetto ha realizzato un percorso di sensibilizzazione sui temi della giustizia dal titolo “Dialoghi sulla giustizia” in cui si è riflettuto su diversi approcci della stessa: il criterio penale detentivo, che prevede la restrizione della libertà della persona che ha commesso reato; l’approccio comunitario che prevede che la pena possa essere scontata con un impegno a favore del bene comune tramite ad esempio i lavori di pubblica utilità; infine la giustizia riparativa che consiste nel suggellare un accordo tra chi ha commesso un crimine e le persone danneggiate dal reato, con il che reo si impegna a riparare il danno causato.

Questo terzo approccio ha come finalità la presa di coscienza della persona che ha commesso l’illecito, del male che ha arrecato, giungendo alla riconciliazione tra il colpevole e le persone offese.

Caritas Otranto / A Melpignano il nuovo servizio di caffetteria sociale “Fratelli Tutti”

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È stato inaugurato lo scorso 29 giugno il nuovo servizio di caffetteria “Fratelli Tutti”, un’iniziativa di Caritas Idruntina che, a Melpignano, con il Centro diurno per disabilità lieve, gestito dalla Cooperativa Atuttotenda, ha negli anni sperimentato e promosso iniziative di catering e banqueting, coinvolgendo persone con altre abilità.

Il progetto, realizzato grazie alla collaborazione tra Caritas Idruntina, Bar Caffè del Parco della pace, Polo tecnico del Mediterraneo “Aldo Moro” di Santa Cesarea Terme, il Comune di Melpignano e le famiglie coinvolte, è finanziato dai fondi CEI 8xmille con l’obiettivo di costruire percorsi occupazionali sostenibili e replicabili nel territorio.

Esso nasce – si legge in un contributo pubblicato sul sito web della diocesi – con l’obiettivo di promuovere l’inserimento lavorativo e la piena partecipazione sociale delle persone con disabilità, valorizzandone competenze, capacità relazionali e autonomia.

Tre – viene spiegato – sono le parole chiave di questo progetto: uscita, apertura, coinvolgimento. Nello specifico si intende coniugare l’esperienza maturata nel Centro diurno (preparazione e somministrazione buffet) con l’uscita da esso, portando i ragazzi a sperimentare le skils maturate in un contesto pubblico, già avviato e frequentato dalla comunità di Melpignano, il bar presso il Parco della pace, per esperire non solo una reale inclusione lavorativa ma un contatto diretto, seppur protetto dalla presenza degli educatori del centro, con la comunità, una conoscenza che si fa esperienza, frequentazione.

“Crediamo che il lavoro rappresenti uno strumento fondamentale di crescita personale, inclusione e cittadinanza attiva”, ha commentato don Maurizio Tarantino, direttore di Caritas Idruntina. “Con questa iniziativa – ha aggiunto – vogliamo dare un volto alle grandi dissertazioni sull’inclusione e la fraternità, creare occasioni in cui le persone possano esprimere il proprio potenziale, contribuendo concretamente alla vita della comunità.

Caritas Prato / “Con l’8xmille avviati progetti di accoglienza, reinserimento sociale, giustizia riparativa”

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Il direttore della Caritas diocesana, don Enzo Pacini, è anche il cappellano della casa circondariale La Dogaia. Racconta al Sir cosa è stato fatto fino a oggi a sostegno dei detenuti e della sensibilizzazione (di Gigliola Alfaro).

Accoglienza, reinserimento sociale, giustizia riparativa, sensibilizzazione della cittadinanza. Sono tra le attività che la Caritas diocesana di Prato porta avanti con il sostegno dell’8xmille alla Chiesa cattolica. “I progetti Caritas sul carcere sono attivi dal 2017 circa – ci racconta don Enzo Pacini, direttore della Caritas diocesana di Prato e cappellano della casa circondariale La Dogaia -, alcuni sono specificamente a favore di chi vive in carcere, per esempio abbiamo avuto la possibilità di avere dei fondi per i detenuti bisognosi e per sostenere anche un gruppo di volontari della San Vincenzo con cui collaboriamo che gestisce il guardaroba interno al carcere, con l’acquisto di biancheria per i detenuti che non hanno famiglia”. Tramite un’operatrice della Caritas in questi anni “abbiamo avuto alcuni inserimenti lavorativi e tirocini per ex detenuti”.

Tra le iniziative più significative, la ristrutturazione e l’ampliamento nel 2017, grazie all’adesione al Progetto nazionale Carcere di Caritas Italiana, della casa di accoglienza “Jacques Fesch” che “ospita gratuitamente detenuti in permesso e familiari di detenuti non abbienti che provengono da località distanti da Prato per andare a colloquio con i congiunti in carcere, così da offrire per quanto possibile un ambiente accogliente e decoroso. Abbiamo anche ricavato un miniappartamento a due posti – prosegue don Pacini – per persone che sono vicine alla fine pena e che hanno la possibilità di avere misure alternative. Si tratta di una casa autogestita, con alcuni volontari che vanno a sistemare, specialmente per quanto riguarda la parte dedicata alle persone che sono in permesso, per sostituire la biancheria”.

Nel 2017 il progetto si chiamava “Non solo carcere”, poi è stato rinnovato assumendo altre denominazioni: “Questo è il progetto che negli anni è stato praticamente riproposto con qualche piccola variante”. Ad esempio, con il progetto “Rannodo” sono stati previsti degli “incontri all’interno degli istituti di istruzione superiore, incentrati sul tema della vita in carcere e sulla legalità”.

Dal 2021-2022 sempre come Caritas don Pacini e alcuni volontari hanno seguito un corso di approfondimento sulla giustizia riparativa e poi hanno partecipato al progetto sperimentale di Caritas Italiana specifico per la giustizia riparativa nel quale sono state coinvolte 10 Caritas nazionali, “in Toscana solamente noi di Prato”. “Abbiamo fatto incontri di formazione e sensibilizzazione nelle parrocchie e nelle scuole – spiega il direttore della Caritas -; da un paio di anni abbiamo portato avanti alcune esperienze dentro il carcere, abbiamo fatto alcuni gruppi di sensibilizzazione con i detenuti, l’ultimo due mesi fa. Abbiamo realizzato anche alcuni incontri che hanno visto la partecipazione in carcere non solo di detenuti ma anche del personale, degli educatori, dei professori di scuola, di alcuni membri del corpo della polizia penitenziaria, del direttore, con due testimoni, Claudia Francardi e Irene Sisi, che hanno portano la loro esperienza forte di giustizia riparativa”. Infatti, Claudia è la vedova del carabiniere Antonio Santarelli, ucciso nel 2011, e Irene è la madre di Matteo, il giovane autore dell’aggressione. Da questa tragedia, le due donne hanno intrapreso un percorso di giustizia riparativa che le ha portate a perdonarsi e a diventare amiche, trasformando il dolore in un’opera di riconciliazione. “Anche se è terminato il progetto sperimentale della Caritas Italiana, adesso stiamo cercando di portare avanti il discorso della giustizia riparativa”, afferma don Pacini.

All’interno del progetto dell’area giustizia finanziato con l’8xmille alla Caritas, nel 2025 “abbiamo realizzato una mostra fotografica con circa 50-57 foto di grande formato e altre 36 più piccole, con una nostra operatrice che è fotografa, che ha fatto diversi scatti all’interno della casa circondariale della Dogaia”. “Discrepanze. Luci e ombre del carcere di Prato” il titolo della mostra.

“Il titolo – spiega il sacerdote – si ispira alle foto che mostrano, da un lato, spazi che ci sono e che potrebbero essere anche più utilizzati, come scuole, spazi sportivi; dall’altro realtà di degrado, situazioni al limite della vivibilità”.

La mostra continua il suo cammino: “L’abbiamo portata in diversi posti, anche nelle scuole superiori, dove, con l’occasione dell’esposizione, incontriamo anche i ragazzi, o in altri ambienti più aperti al pubblico, per parlare di problemi legati al carcere”.

 

Sviluppo dei popoli / 8xmille in Colombia: le sfide del futuro

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La Colombia vive una fase delicata: l’economia dipende ancora da petrolio e carbone, mentre il Paese affronta sfide come povertà, disoccupazione, migrazione e insicurezza. Nonostante l’accordo di pace con le FARC, in alcune regioni persistono gruppi armati e traffici illegali, con milioni di sfollati interni. Le recenti elezioni e l’orientamento del Governo su temi chiave sono uno snodo decisivo per il futuro del Paese. In questo contesto, la Chiesa cattolica continua a svolgere un importante ruolo di mediazione, promozione della pace e sostegno ai più vulnerabili. La Conferenza Episcopale Italiana, tramite i fondi dell’8xmille, sostiene questo impegno e negli ultimi 35 anni ha finanziato quasi 700 progetti per 71 milioni di euro.

Vai alla pagina completa (AVVENIRE 04 luglio 2026)

Video di don Diego Meza, direttore Caritas IPIALES

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Caritas Cremona / Il carcere e l’8xmille: un sostegno concreto ai detenuti e al loro reinserimento

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Da oltre 25 anni la Caritas diocesana di Cremona opera all’interno della casa circondariale cittadina per accompagnare i detenuti nei loro percorsi di vita e di reinserimento. Negli ultimi anni, grazie anche ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, questo impegno si è rafforzato attraverso il progetto “Dare speranza alla giustizia”, che affianca all’azione interna al carcere iniziative rivolte anche all’esterno.

Questa e altre iniziative, messe in campo dalla Caritas a favore dei detenuti, ce le racconta Gigliola Alfaro sul Sir dove si evince come i fondi dell’8xmille consentono innanzitutto di sostenere il lavoro di operatori dedicati che svolgono colloqui settimanali con i detenuti, offrendo ascolto, supporto umano e spirituale e aiuto concreto a chi non dispone di una rete familiare o sociale. Grazie a queste risorse vengono erogati piccoli sussidi economici per spese personali, ricariche telefoniche necessarie a mantenere i contatti con le famiglie, oltre alla distribuzione di vestiti e beni di prima necessità.

Tra le attività finanziate dall’8xmille rientra anche la preparazione dei pacchi di abbigliamento destinati ai nuovi arrivati, realizzata in collaborazione con la cooperativa Gamma, che coinvolge persone con fragilità psichiche, creando così una rete virtuosa di solidarietà tra diverse situazioni di vulnerabilità.

Le risorse dell’8xmille permettono inoltre di promuovere iniziative educative e formative all’interno del carcere. Un esempio è il progetto “Basket a colori”, che utilizza lo sport come strumento di crescita personale, rispetto delle regole e riflessione sui valori della convivenza civile. Il successo dell’esperienza ha portato alla sua riproposizione anche negli anni successivi.

Un altro intervento significativo ha riguardato il coinvolgimento dei detenuti nella ristrutturazione della Casa dell’Accoglienza per migranti della diocesi, segno giubilare del 2025. Attraverso la falegnameria interna al carcere sono stati restaurati infissi e arredi della struttura; nello stesso contesto, l’8xmille ha reso possibile la donazione di nuove attrezzature che restano a disposizione del laboratorio penitenziario.

I fondi sostengono anche attività di sensibilizzazione sul tema della giustizia nelle parrocchie e nelle comunità della diocesi. Tra queste, la raccolta di offerte per i pacchi destinati ai detenuti e le iniziative solidali di Natale e Pasqua, con la consegna di panettoni e colombe raccolti grazie al coinvolgimento di associazioni, scout, ragazzi e famiglie.

L’impegno della Caritas guarda infine al delicato momento del ritorno in libertà. Attraverso progetti sviluppati con la cooperativa Nazareth, si stanno creando percorsi di accoglienza abitativa e inserimento lavorativo per detenuti a fine pena, offrendo loro una concreta possibilità di autonomia e reinserimento sociale. Anche il sostegno a laboratori produttivi, come quello agroalimentare, contribuisce a costruire opportunità di formazione e lavoro.

In sintesi, l’articolo mostra come i fondi dell’8xmille non finanzino soltanto interventi assistenziali, ma rendano possibile un accompagnamento completo della persona detenuta: dall’ascolto quotidiano ai bisogni materiali, dalle attività educative alla formazione professionale, fino ai percorsi di accoglienza e lavoro che favoriscono un reale reinserimento nella società.

The Economy of Francesco Fondation / Capitale spirituale e narrativo al centro della nuova ricerca sostenuta da Sovvenire

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Il Servizio Promozione della CEI ha scelto di sostenere un importante progetto accademico attraverso il finanziamento di una borsa di ricerca dedicata allo studio delle nozioni emergenti di “capitale spirituale” e “capitale narrativo”.

La borsa di ricerca è stata assegnata al dott. Stefano Rozzoni che si occupa dello studio delle relazioni tra umano e non umano in testi letterari e culturali principalmente anglofoni, spaziando tra periodi, media e temi diversi. Da anni il suo lavoro si muove nel dialogo tra letteratura, filosofia ed economia, con particolare attenzione alle etiche relazionali e ambientali. Attivo nel movimento The Economy of Francesco (EoF) fin dagli esordi, vi ha contribuito su più fronti. Sul piano editoriale, ha co-curato insieme a Plinio Limata The Economy of Francesco. Un glossario per riparare il linguaggio dell’economia (Città Nuova, 2022), tradotto in tre lingue, e attualmente co-cura, insieme a Tony Guidotti (Harvard Business School), una special collection dedicata al capitale narrativo all’interno della rivista accademica International Review of Economics. Nel contesto di EoF è inoltre tra le persone che hanno dato vita a G.R.I.O.T- (Gruppo di Ricerca Imprese, Opere e Testi) e collabora regolarmente all’organizzazione di eventi e iniziative del movimento. Stefano Rozzoni ha conseguito un dottorato di ricerca in “Studi Umanistici Transculturali” (Università di Bergamo) in co-tutela con il programma in “Literary and Cultural Studies” della Justus-Liebig-Universität di Gießen.

I particolari sul progetto accademico in questa intervista a Chiara Pancino, General Secretariat The Economy of Francesco Foundation.

In cosa consiste questa borsa di ricerca?
La borsa di ricerca, della durata di dodici mesi (dal 1° luglio 2026 al 30 giugno 2027), è dedicata allo studio delle nozioni emergenti di “capitale spirituale” e “capitale narrativo”, all’interno del quadro teorico e valoriale sviluppato da The Economy of Francesco (EoF) che mira allo sviluppo di nuova economia con al centro l’attenzione alle diverse forme di povertà, marginalità e vulnerabilità. Il progetto si colloca all’intersezione tra ricerca accademica e produzione di contenuti divulgativi, di strumenti pratici (come guide e proposte di attività pronte all’uso) e percorsi formativi, con l’obiettivo di rendere i risultati accessibili anche a un pubblico non specialistico.

La ricerca ha un carattere sia teorico sia applicativo. Sul piano teorico, mira a chiarire e consolidare questi concetti nel dibattito accademico internazionale; si tratta di un posizionamento importante non solo per contribuire a tale dibattito, ma anche per orientare studi futuri su questi temi. Sul piano applicativo, l’obiettivo è tradurre questi concetti in prassi economiche concrete in diversi ambiti, ad esempio nell’educazione, nella gestione di organizzazioni e imprese, nell’accompagnamento delle comunità e nell’elaborazione di politiche a diversi livelli, generando al tempo stesso conoscenza scientifica e ricadute culturali, pastorali e comunicative. Il percorso si articola, principalmente, in quattro fasi:

  • indagine, che comprende sia la ricerca bibliografica sia la riflessione su casi di studio (anche attingendo dalle attività di CEI–SPSE);
  • momenti di confronto del gruppo di ricerca attraverso riunioni e workshop, raccolta di feedback da esperti provenienti dalla ricerca, dall’imprenditoria, dal mondo educativo e dalle realtà ecclesiali e sociali; dialogo con gli stakeholders;
  • redazione e peer-review di saggi scientifici e di altri materiali divulgativi;
  • disseminazione dei risultati.

Qual è l’istituzione di riferimento?
È la Fondazione The Economy of Francesco, che supervisiona il progetto attraverso la propria comunità scientifica internazionale di esperti junior e senior, accompagnandone lo sviluppo e garantendo solidità metodologica e coerenza con gli obiettivi dell’iniziativa.

Stefano Pozzoni ricoprirà il ruolo di Principal Investigator, cosa significa?
Il Principal Investigator è la persona che cura, organizza e supervisiona le attività del gruppo di ricerca. La ricerca su questi temi non è infatti un lavoro individuale, ma il frutto di uno scambio costante e sistematico tra esperte ed esperti di diversa provenienza, che lavorano in modo coordinato seguendo la visione di una guida, in questo caso sempre in dialogo con EoF.

Il progetto prevede un core group con competenze specifiche in ambito economico, narrativo, teologico e filosofico, dedicato a chiarire e sistematizzare l’impianto teorico del progetto. A questo si affianca una rete più ampia di esperte ed esperti provenienti da settori diversi, con il compito di mettere alla prova il lavoro teorico sviluppandone la dimensione applicativa in molteplici ambiti, tra cui: cura, organizzazione, management, policy making, educazione.

Il Servizio Promozione della CEI ha scelto di sostenere questo progetto. Perché è importante?
Sostenere questo progetto significa riconoscere nella ricerca uno strumento privilegiato per trovare risposte nuove a problemi socio-economici sotto gli occhi di tutti, ad esempio: disuguaglianze crescenti, marginalizzazione delle vulnerabilità, legami comunitari che si impoveriscono. E significa farlo partendo da una prospettiva alternativa al modello economico dominante, basato sulla logica del massimo profitto individuale al minimo costo, in cui a pagare il conto sono i più fragili. Nella visione di questo progetto la logica si rovescia: al centro ci sono la persona, la cura dei legami, l’attenzione ai margini, un uso responsabile delle risorse.

Il supporto, inoltre, non è limitato alla previsione della ricezione dei risultati di ricerca, ad attività conclusa: il Sovvenire è esso stesso parte attiva della ricerca, con il suo patrimonio di informazioni ed esperienze, esempi di capitale spirituale e narrativo che possono arricchire il modo in cui le imprese lavorano, le comunità si organizzano e le persone danno valore a ciò che fanno ogni giorno.

Infine, la volontà di sostenere questo progetto è legata anche al suo risvolto pratico-applicativo: non si tratta infatti di un progetto limitato alla dimensione teorica. In linea con l’attività svolta da The Economy of Francesco a partire chiamata di Papa Francesco del 2019 a giovani economisti, imprenditori e change-makers, il movimento ha infatti prodotto risultati tangibili e trasferibili: pubblicazioni, start-up, iniziative culturali, formative e partecipative in tutto il mondo.

Quali i contenuti?
Al centro del progetto ci sono, appunto, le nozioni di “capitale spirituale” e il “capitale narrativo”. Il “capitale spirituale” riconosce il valore collettivo, orientato al bene comune, del patrimonio spirituale dell’umanità: quello cristallizzato nelle tradizioni e nelle forme spirituali presenti in tutto il mondo, ma anche quello che ciascuna persona porta con sé come risorsa interiore e che, come ha ricordato Papa Francesco, risponde alla ricerca di senso per la propria vita “quello che ci dà le ragioni per alzarci ogni giorno e andare al lavoro, e genera quella gioia di vivere necessaria anche all’economia”. È una via concreta per “dare un’anima all’economia di domani”, la missione dei giovani di The Economy of Francesco di fronte ai problemi socio-economici di oggi.

Un esempio. Le nostre comunità rischiano oggi di impoverirsi nella capacità di cooperare, vivere legami significativi, affrontare i conflitti e costruire azioni collettive. Questa capacità è un patrimonio che non si compra e non si improvvisa: nasce nelle famiglie, nelle reti di prossimità e in tutti quei luoghi dove le persone imparano a fidarsi le une delle altre e a condividere responsabilità e speranze. In questo scenario, la presenza quotidiana della Chiesa, della parrocchia e del sacerdote assume un significato che va ben oltre la dimensione liturgica, sacramentale o sociale: rappresenta un presidio di “capitale spirituale” comunitario che si esprime, ad esempio, attraverso l’accompagnamento delle persone nei momenti di difficoltà, tessendo legami tra famiglie, volontari, associazioni e istituzioni, costruendo fiducia in modalità peculiari e differenti da altre agenzie sociali; peculiarità che il progetto intende esplorare e chiarire.

Lo stesso vale per il capitale narrativo: il patrimonio di storie, testi e narrazioni di diverso tipo che ha la capacità di informare e trasformare la cultura, reintroducendo nel dibattito pubblico concetti, esperienze e prassi legati alla dimensione spirituale in grado di generare cambiamento individuale e collettivo. Basti pensare a come la sola storia di Francesco d’Assisi stia ispirando, proprio nel contesto di EoF, la riscrittura di nuove traiettorie economiche, teoriche e pratiche imprenditoriali e organizzative.

In che modo sono legati al Sovvenire?
La riflessione sul Sovvenire nasce da una visione economica che va oltre la dimensione puramente monetaria e quantitativa: chi dona e viene in aiuto della comunità esprime un legame con essa, sostiene la Chiesa e il ministero di chi la serve e partecipa a una logica di dono e di corresponsabilità. È attraverso questo sostegno, e attraverso l’opera quotidiana dei sacerdoti e delle comunità, che l’aiuto raggiunge poi anche le fragilità e le povertà dei territori. È esattamente qui che i due concetti al centro del progetto entrano in gioco. Il “capitale spirituale” aiuta a dare un nome e un fondamento a ciò che muove questi gesti: quel patrimonio interiore e comunitario di fede e di valori che si traduce in scelte concrete, anche economiche. Il “capitale narrativo”, a sua volta, offre gli strumenti per raccontare tutto questo: le storie delle persone, delle parrocchie e delle opere sostenute. Storie che rendono visibile il frutto di ogni offerta, alimentano nuova partecipazione. Ma anche storie che plasmano la cultura, favorendo il diffondersi, ad esempio, della logica del Sovvenire in altri contesti, in un circolo virtuoso che determina così CEI – SPSE come interlocutore attivo del progetto.

Quali sono gli obiettivi finali e quali gli sviluppi possibili?
L’obiettivo finale è triplice. In primo luogo, realizzare un posizionamento accademico sui temi in oggetto, attraverso una cura scientifica dedicata, la partecipazione a conferenze accademiche e l’organizzazione di workshop e seminari con la comunità di ricerca internazionale. In secondo luogo, valorizzare esperienze già esistenti in diverse realtà (a partire da quella della CEI–SPSE) che, riposizionate nel quadro del “capitale spirituale” e “capitale narrativo”, possono diventare modelli utili a orientare iniziative analoghe in altri contesti, replicabili e adattabili. Infine, produrre materiali di carattere divulgativo: in forma saggistica, per un pubblico più ampio e per arricchire il dibattito in incontri con le comunità, ma anche attraverso risorse più operative, utilizzabili in ambiti educativi (scuole, gruppi di cammino, catechesi) e attività di formazione.

In questo modo, il progetto intende generare uno slancio riflessivo, produrre nuova conoscenza, sostenere la formazione e favorire l’applicazione dei risultati della ricerca in molteplici contesti, per un cambiamento effettivo delle pratiche economiche mainstream in senso ampio: organizzative, manageriali, progettuali e di policy, a diversi livelli.

Fossano / Su La Fedeltà “Coltivare la libertà”: la bella storia di riscatto di un ex detenuto

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A firma di Laura Serafini su La Fedeltà, il settimanale diocesano del fossanese, la storia di Francesco.

Pochi giorni fa Francesco era ad Acceglio, nella casa alpina dell’Azione Cattolica, a raccontare a una platea di adolescenti “che nella mia vita ho avuto tutto, ma non ho avuto niente. Ho guidato auto costose, molto, e ho avuto soldi, tanti. Ma alla fine in mano non mi è rimasto nulla. A causa delle mie scelte di allora oggi non sono padre, non sono marito, non sono nonno”. Oggi, però, Francesco tende la mano agli altri, come è stata tesa a lui, “senza pretese, senza troppe domande, senza provare a cambiarmi, ma mostrandomi che c’è un altro modo di vivere”.

Oggi Francesco di anni ne ha 71, la prima volta che è entrato in carcere era minorenne, al Ferrante Aporti a Torino.  “Il cappellano era don Luigi Ciotti, un giovane sacerdote pieno di energia e di sogni che tanto ha fatto per aiutare noi detenuti”. Di anni in carcere ne avrebbe trascorsi tanti Francesco, anche periodi di isolamento. Ogni volta che scontava la pena e usciva di prigione riprendeva la stessa strada, la più facile e la più sbagliata. “Uno dei momenti più difficili della mia vita è stato il giorno in cui la madre di mio figlio, che allora aveva un anno, guardandomi dalla finestra del carcere mi disse che non li avrei più visti, né lei, né lui”.

La cura che salva – Il “geniale e audace bandito”, come è stato definito da alcuni studenti di Criminologia, solo a Fossano è riuscito a cambiare vita davvero. L’ultima detenzione, per lui, è stata al Santa Caterina, la casa di reclusione a custodia attenuata che ha attivi numerosi progetti volti al reinserimento. “Le mie origini sono in una famiglia contadina. I boschi, la terra, la natura, sono luoghi che ho sempre amato. Quando mi è stata illustrata la possibilità di lavorare a Cascina Pensolato ho subito detto di sì”. La sera e la notte erano in carcere, “ma di giorno… di giorno c’era la vita che cresceva tra i campi del Pensolato. I rami secchi da eliminare, le piante che germogliavano, i frutti da raccogliere. Da lì potevo guardare il Monviso e respirare. A Cascina Pensolato ho imparato che un’altra vita era possibile. Che si poteva anche tornare in cella senza nulla in mano, ma con il cuore colmo di soddisfazione perché quei frutti erano nati grazie a me, al mio lavoro, alla mia fatica onesta”.

La cooperativa del Pensolato è nata 8 anni fa per volontà della Caritas, ma anche grazie alla visione sociale e altruistica di Fondazione NoiAltri, Camminare insieme, Diapsi e Orti del Casalito e prosegue il suo cammino anche grazie ai fondi dell’8xmille.

Cascina Pensolato è una distesa di terra nella frazione fossanese di Sant’Antonio Baligio, con serre e campi all’aperto, dove non solo nascono e crescono verdure di stagione, ma si coinvolgono persone che difficilmente avrebbero altre opportunità: detenuti del Santa Caterina in articolo 21 e persone agli arresti domiciliari. Il loro impegno, mediamente, dura 6 mesi, ma c’è chi è stato per periodi più brevi e anche più lunghi.

Se Francesco non avesse incontrato gli educatori e il personale del Santa Caterina, Nino Mana e Dario Armando (vice presidente di Cascina Pensolato), i volontari che lavorano nella cascina a Sant’Antonio Baligio, è probabile che scontata la pena sarebbe ripartito dalla delinquenza. E invece “Nino Mana e gli altri hanno creduto in me. E io l’ho osservato, la sua serenità e i suoi modi pacati di affrontare le cose. Ho capito davvero che potevo vivere in un altro modo. E l’ho fatto”.

Oggi Francesco ha pagato il suo debito e scontato la sua pena. È un uomo libero, che sceglie ogni giorno di venire a Fossano e fare volontariato all’emporio di Bottega 23 e alla mensa dei Frati Cappuccini.

“In un giorno di festa un anziano è venuto a ringraziarmi perché aveva potuto mangiare un piatto di minestra. Può sembrare una piccola cosa, ma per uno come me, che arriva da una vita in un contesto di violenza, sentire un grazie, capire che ho fatto qualcosa di significativo per un’altra persona mi ha commosso. Oggi non guido auto di lusso, ma sono sereno. Sono orgoglioso dei piccoli gesti che riesco a fare per gli altri. E per questo devo ringraziare chi mi ha teso una mano, e mi ha consentito di lavorare la terra di Cascina Pensolato. Un progetto che ha aiutato me e tante altre persone”.

“Sovvenire in Radio” / Quindicesima puntata. Formare i giovani per costruire comunità vive: l’impegno del TLC sostenuto dall’8xmille

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La formazione come strumento di crescita personale, spirituale e comunitaria. È questo il filo conduttore della nuova puntata di “Sovvenire in Radio – La Chiesa in servizio si racconta”, dedicata ai progetti sostenuti dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica.

Ospite della trasmissione ai microfoni di Maria Chiara Cugusi e don Alessandro Simula è stato Michele Piga, coordinatore del movimento Testimonianza Laico Cristiana (TLC) di Cagliari, realtà nata negli anni Settanta e da oltre cinquant’anni impegnata nell’accompagnamento dei giovani attraverso percorsi di fede e formazione.

«Il nostro obiettivo è offrire ai ragazzi un’autentica esperienza di incontro con Cristo», ha spiegato Piga, illustrando le principali attività del movimento. Tra queste spicca il percorso di Primo Annuncio, rivolto ai giovani tra i 18 e i 35 anni: tre giorni e mezzo di vita comunitaria durante i quali i partecipanti sono invitati a riscoprire la fede attraverso momenti di riflessione, testimonianze e condivisione.

«È un’esperienza che spesso porta i ragazzi a guardare la propria vita con occhi nuovi», ha raccontato il coordinatore del TLC. «In una fase della vita in cui le occasioni di crescita spirituale non sono sempre numerose, vogliamo offrire uno spazio in cui fermarsi, interrogarsi e costruire un rapporto personale con il Signore.»

Accanto ai percorsi spirituali, il movimento promuove anche corsi di formazione liturgico-musicale destinati ai giovani impegnati nelle parrocchie. L’obiettivo è fornire competenze e strumenti che possano essere messi al servizio delle comunità di appartenenza, contribuendo ad animare la liturgia e la vita pastorale.

Ogni corso coinvolge mediamente una trentina di partecipanti, affiancati da un’équipe di volontari che si prepara durante tutto l’anno. Un lavoro che diventa esso stesso un cammino di crescita, perché chi anima i percorsi è chiamato a confrontarsi con la propria esperienza di fede e a trasformarla in testimonianza.

Uno degli aspetti più significativi dell’esperienza del TLC è il legame con le parrocchie. I giovani, al termine dei percorsi formativi, sono infatti incoraggiati a rientrare nelle proprie comunità portando entusiasmo, competenze e disponibilità al servizio. Una ricaduta concreta che rafforza il tessuto ecclesiale della diocesi e favorisce la collaborazione tra le diverse realtà parrocchiali.

Ascolta la puntata.

Fossano / Il maxirestauro del campanile: il più grande intervento di restauro e messa in sicurezza della storia recente

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È senza ombra di dubbio il più grande intervento di restauro e messa in sicurezza della storia recente di Fossano e riguarda uno dei simboli della città e della Chiesa locale. Si tratta del lavoro di consolidamento e restauro del campanile della basilica di Santa Maria e San Giovenale, concattedrale della diocesi di Cuneo-Fossano e testimone della storia della città degli Acaja fin dal 1420. Da quasi 15 anni le sue campane sono mute per evitare danni con le loro vibrazioni e dal 2012 la torre è “ingabbiata” da un sistema di tiranti in acciaio per scongiurarne il crollo.

La notizia, a firma di Walter Lamberti, è stata pubblicata sul settimanale diocesano del fossanese La Fedeltà lo scorso 30 giugno.

Dopo un lungo lavoro di progettazione, analisi e valutazione nei mesi scorsi è iniziato il cantiere per il suo consolidamento definitivo che restituirà alla diocesi e alla città uno dei suoi simboli.

L’impegno di spesa che è di oltre 2 milioni di euro, ripartito in 3 lotti vede una cordata di finanziatori e l’intervento importante dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, della Fondazione Cassa di risparmio di Fossano, del Comune di Fossano e della Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali che divideranno in eguali parti la spesa.

Il progetto è stato redatto dall’ing. Giuseppe Pistone, docente del Politecnico di Torino, che già aveva seguito i lavori del 2012 quando la torre medievale era stata “ingabbiata” per scongiurarne il crollo in attesa di un intervento definitivo e risolutivo.

Ed è stato lui, durante l’incontro di presentazione dei lavori dello scorso novembre a illustrare la complessa storia del campanile, che nei secoli ha avuto anche la funzione di torre civica della città oltre che di torre campanaria dell’antica collegiata, poi demolita per costruire la settecentesca basilica.