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Arcidiocesi di Cagliari / Mons. Baturi: l’8xmille costruisce un futuro migliore mobilitando le energie migliori della società

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Lo scorso 15 giugno si è svolta, nella sala Benedetto XVI della Curia arcivescovile di Cagliari, la presentazione dei progetti e dell’utilizzo dei fondi 8xmille nella diocesi di Cagliari, promossa dal Servizio diocesano del Sovvenire in collaborazione con l’Ufficio per le comunicazioni sociali e con la Fondazione Kalaritana Media, ed il supporto dell’economato e dell’Ufficio tecnico per l’edilizia di culto e per i beni culturali. La notizia sul portale dell’Arcidiocesi chiesadicagliari.it.

La mattinata di lavori, coordinata dalla direttrice di Radio Kalaritana e vicedirettrice dell’Ufficio comunicazioni sociali Maria Luisa Secchi e dalla referente della comunicazione del Servizio diocesano del Sovvenire Maria Chiara Cugusi è stata scandita da due momenti fondamentali.

Il primo – informa la diocesi – dedicato al racconto dell’importanza dell’8xmille e dell’utilizzo di questi fondi nella in diocesi e il secondo riservato ad alcune testimonianze di esperienze concrete portate avanti grazie a questo prezioso strumento.

Nella prima parte sono intervenuti l’Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI Monsignor Giuseppe Baturi, il responsabile del Servizio diocesano del Sovvenire don Alessandro Simula, l’economo don Giuseppe Camboni, l’architetto dell’Ufficio tecnico per l’edilizia di culto e per i beni culturali Terenzio Puddu, e il referente della progettazione della Caritas diocesana Marcello Porceddu.

Nella seconda parte, le testimonianze dell’avvocata Silvia Cocchiara, membro del Servizio diocesano tutela minori, del responsabile OAMI Sardegna Luciano Damiazzi, della psicologa, psicoterapeuta, formatrice e consulente Ai.Bi. Associazione Amici dei bambini ETS Marcella Griva, dell’animatrice del Progetto Policoro di Chiara Durzu, e della missionaria diocesana fidei donum nell’Arcidiocesi di Mbeya, Tanzania Giada Melis,.

In occasione di questo incontro è stato prodotto e presentato un video documentaristico che racconta le esperienze dell’8xmille sul territorio.

«Questa iniziativa – spiega l’Arcivescovo – si inserisce in un cammino consolidato di trasparenza. Vogliamo che i fedeli e tutti i contribuenti sappiano come la Chiesa destina i propri fondi per poter apprezzare la capacità di bene per tutti: non si tratta di avvantaggiare certe categorie ma di contribuire alla diffusione del bene per l’intera collettività. L’aspetto quantitativo – prosegue – di cui si dà doverosamente conto è solo un indice del bene che mobilita tanti volontari, sacerdoti, persone di buona volontà a favore del prossimo, affinché tutto il tessuto della nostra società sia più solidale. Anche da questo punto di vista l’utilizzo dell’8xmille, che qui vogliamo raccontare attraverso esempi concreti, costruisce un futuro migliore mobilitando le energie migliori della nostra società».

L’8xmille è una delle principali fonti di finanziamento delle opere e attività pastorali della Chiesa, tra cui quelle destinate alle persone più fragili, alle famiglie, ai giovani, alle missioni.  Esso non solo è un moltiplicatore concreto di risorse e servizi per i bisognosi, ma è anche uno strumento di promozione e salvaguardia del lavoro, di valorizzazione e tutela del patrimonio artistico, culturale, architettonico. Inoltre, esso è un volano per incrementare le attività di welfare comunitario, anche attraverso la costruzione di reti di solidarietà e il rafforzamento di una vera e propria cultura del volontariato.

Qui l’intervista rilasciata da Mons. Baturi per rainews.it (TGR Sardegna).

Il Card. Zuppi consegna 80 ventilatori alla Casa Circondariale femminile di Rebibbia

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Un piccolo gesto di solidarietà per rinnovare la forte vicinanza della Chiesa in Italia ai detenuti, specialmente quelli più fragili: nel mese di giugno saranno distribuiti 2000 ventilatori a 30 Istituti Penitenziari presenti sul territorio nazionale, nell’ambito del progetto “Semi di tarassaco volano nell’aria”, coordinato dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica e dall’Ispettorato Generale dei cappellani delle carceri, con il supporto della Presidenza della CEI.

È stato il Card. Matteo Zuppi a dare il via all’iniziativa il 12 giugno, consegnando 80 ventilatori alla Direzione della Casa Circondariale femminile di Rebibbia a Roma. “È la carezza di una madre che vi sta vicino”, ha affermato rivolgendosi alle detenute. Si tratta, ha aggiunto, di “un piccolo gesto, ma l’amore è nelle cose semplici. Le attenzioni le ritroviamo nelle buone parole, nell’ascolto paziente; altre volte in gesti grandi o piccoli, come questo”. Facendo riferimento al titolo del progetto, ha sottolineato che “come i fiori del tarassaco, i soffioni, volano dappertutto, così l’affetto della Chiesa arriva in carcere, portando un po’ di sollievo. Talvolta, infatti, un semplice e lieve soffio d’aria può aiutare a vivere meglio il periodo di detenzione”.

Un dono simbolico che dice l’attenzione per questa nostra comunità, dove si tocca con mano la povertà”, ha detto Nadia Fontana, Direttrice della Casa Circondariale, che ha espresso “gratitudine alla Conferenza Episcopale Italiana, ai cappellani, ai volontari che sempre, con spirito di carità, ci sostengono, senza pretendere nulla in cambio, facendoci sperimentare un conforto materiale e spirituale costanti”.
Con “Semi di tarassaco volano nell’aria”, la Chiesa in Italia, con i cappellani e gli operatori pastorali che svolgono la loro delicata missione all’interno delle carceri, vuole a sua volta dire “grazie” a chi lavora nel sistema penitenziario e la sua prossimità a tutte le persone che stanno scontando la pena all’interno degli Istituti.

Caritas Roma: progetti innovativi grazie all’8xmille

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«Il mandato che abbiamo ricevuto da San Paolo VI nel 1972 è soprattutto quello pedagogico, cioè di “sensibilizzare la comunità al senso e al dovere della carità in forma consona ai bisogni e ai tempi”». A parlare è Giustino Trincia, diacono permanente, da tre anni direttore della Caritas diocesana di Roma, che in questa intervista – raccolta da Angelo Zema per romasette.it – racconta l’impegno dell’organismo pastorale della diocesi e si sofferma su alcuni progetti sostenuti dai fondi 8xmille.

La Caritas diocesana di Roma è stata tra i promotori della serie di convegni che hanno ripercorso in questi mesi i grandi temi del convegno diocesano del 1974 (scuola, sanità, casa, lavoro, ecc.) rimasto nelle cronache come quello sui “mali di Roma”. Qual è stato il senso di questo impegno? E quali frutti ne potrebbero derivare?

La scelta fatta a livello diocesano è stata di celebrare quell’evento guardando soprattutto al presente e al futuro della città, attraverso l’impegno comune di diversi uffici pastorali della diocesi e la ricerca del coinvolgimento diretto delle comunità parrocchiali e religiose. È un percorso che si concluderà in autunno, dopo quattro tappe diocesane di riflessione nelle periferie romane, perché è da lì che oggi è più facile leggere la Capitale d’Italia e i germogli di speranza per superare le tante, le troppe sofferenze accumulatesi. Tutto questo accade nell’anno “sapienziale” del cammino sinodale della nostra Chiesa, attraverso quell’ascolto pluriennale delle grida e delle attese di giustizia della nostra città alle quali la nostra Chiesa locale di Roma sarà chiamata a dare voce e al tempo stesso speranza, unita a delle testimonianze di carità evangelica.

Tre i grandi insegnamenti profetici di quel grande convegno del 1974 che sono ancora di insegnamento: quello pastorale, di una comunità corresponsabile nella Chiesa e nella città, in grado di leggere e di interpretare la realtà, dal punto di vista dei poveri, di chi è ai margini e di dimostrare come questo punto di vista sia quello più efficace per promuovere il bene comune e tutelare l’interesse generale. Questa è la via della fratellanza universale che accoglie tutti e non esclude nessuno, riconoscendo ad ognuno diritti, doveri, poteri e responsabilità. È fondamentale ricordare che il tavolo della convivenza è composto di queste quattro gambe e che ognuna di esse è coessenziale alle altre. È il tavolo del primato del noi, rispetto a quello dell’io che sta portando alle tante povertà che ci circondano.

Il secondo insegnamento profetico, per la comunità dei credenti, è quello di restituire centralità alla preghiera e all’ascolto della Parola di Dio per riuscire nel difficilissimo compito di discernere i segni dei nostri tempi. Il terzo è quello dell’urgenza di riscoprire lo stretto legame che c’è tra carità e giustizia, perché non si può continuare a dare per elemosina ciò che spetta per diritto. Il corollario di questo insegnamento è il rilancio della partecipazione diffusa, nelle forme e con i metodi del terzo millennio e dunque senza nostalgici sguardi al passato, in un processo aperto alle comunità ecclesiali, alle reti della società civile e ai diversi poli di responsabilità, nella Chiesa e nella città. Dobbiamo aiutare chi abita, chi vive Roma a trovare nuove motivazioni verso l’impegno e la corresponsabilità, a riscoprire l’orgoglio di appartenere ad una delle città più belle del mondo, quanto a cultura, a tradizioni religiose e civili e a calore umano, a fare di Roma la “città della speranza”, nell’anno giubilare e non solo.

Questo impegno spinge a riflettere sul ruolo che la Caritas esercita per la comunità ecclesiale e per quella civile, un compito di animazione della carità, mentre spesso si tende a vederla solo come un organismo assistenziale.

Se si separa la carità dalla giustizia, è inevitabile cadere nell’assistenzialismo e in forme vecchie e nuove di dipendenza (poco evangelica) tra chi dà e chi riceve. Il mandato che abbiamo ricevuto da san Paolo VI nel 1972 è soprattutto quello pedagogico, cioè di “sensibilizzare la comunità al senso e al dovere della carità in forma consona ai bisogni e ai tempi”. La strada classica seguita a Roma e altrove è stata quella delle “opere segno” – ostelli, comunità alloggio, case famiglia, mense, empori, ambulatori, centri di ascolto, spazi per l’infanzia – in cui la comunità ha l’opportunità di incontrare i fratelli e le sorelle in difficoltà, prendere coscienza delle ingiustizie e delle solitudini. La chiamiamo “pedagogia dei fatti”. Si tratta di luoghi di incontro e di prossimità verso i più deboli in grado di operare, grazie alla decisiva sinergia tra i volontari e gli operatori professionali della Cooperativa “Roma Solidarietà” promossa proprio dalla Caritas di Roma. Stiamo parlando di strutture, in gran parte purtroppo ancora necessarie, ma oggi cosa e quali sono le opere segno al passo con i tempi attuali? A me sembra che occorra pensare ad opere segno più legate alla capacità di incidere sulle relazioni tra le persone e tra le comunità; sulle terribili piaghe moderne: le varie forme di solitudine che colpiscono drammaticamente molti minori e giovani, tanti anziani e donne sole con bambini; il lavoro sempre più precario e spesso povero; la povertà educativa e culturale che investe molte generazioni disarmate rispetto al “bombardamento” della società dei consumi; la povertà abitativa, scandalosa quanto a dimensioni; le dipendenze nascoste provocate da droghe, alcool, sesso, sovraindebitamento e azzardo; la scarsa accoglienza e la poca integrazione dei molti che fuggono dalle guerre, dalla miseria, dalla crisi climatica del sud del pianeta; la grande crisi del Servizio sanitario nazionale che spesso provoca rinuncia alle cure sanitarie o altri debiti familiari. Ciò detto considero una grazia di Dio le tante opere segno promosse direttamente dalla Caritas grazie alla Diocesi; quelle nate su iniziativa delle comunità parrocchiali o religiose e da altre associazioni.

Può darci qualche cifra dell’impegno della Caritas a Roma? E indicarci in quali ambiti si esprime in particolare?

Il collant di questa rete di presenze è costituito da “sensori” qualificati, cioè dalle 332 comunità parrocchiali con ben 218 Centri di ascolto parrocchiali collegati tra loro in rete e dai nostri tre centri diocesani di ascolto nei quali la differenza tra poveri italiani e stranieri si va sempre più affievolendo. Questa rete di solidarietà nel 2023 ha distribuito 322mila pasti, accolto 1.727 persone, incontrato oltre 13mila persone nei Centri di ascolto, curato negli ambulatori 5mila pazienti esclusi dal Servizio sanitario nazionale, assistito nelle loro case 500 famiglie, distribuito alimenti nei cinque empori a 1.720 famiglie.

Quale importanza hanno i fondi 8xmille per la carità in diocesi?

Il 10% delle risorse necessarie per finanziare tutto ciò è stato assicurato attraverso i fondi dell’8xmille, come finanziamento diretto della diocesi oppure attraverso i progetti della Conferenza episcopale per la carità. Il resto delle risorse proviene per il 78% da servizi in convenzioni con gli enti locali – Comune, Regione, Asl, prefettura – e per il 12% da donazioni di privati cittadini. Mi fa piacere dire a tutti grazie!

Quali sono i progetti più significativi della Caritas sostenuti quest’anno dall’8xmille? Ci può fare qualche esempio?

Nel corso del 2024 sono otto i progetti finanziati attraverso Caritas italiana. Vorrei sottolineare l’innovatività e l’estrema attualità di tre di essi. “Giovani periferici” intende cogliere e rafforzare le potenzialità, l’autostima e la fiducia nei gruppi di giovani a rischio, motivandoli a partecipare e promuovere delle iniziative, ad essere una presenza significativa per riconoscere il proprio quartiere come una risorsa. Un progetto che vuole incidere sulle situazioni di disagio giovanile e sui percorsi di devianza per invertire i processi di emarginazione, soprattutto nelle parrocchie di periferia. Il progetto di housing sociale dedicato a “Don Roberto Sardelli” è rivolto alle persone più fragili, che vivono in strada o in alloggi precari, per fornire loro strumenti, informazioni ed elementi in grado di supportare ciascuno nel proprio percorso di autonomia abitativa rendendolo forte, consapevole dei propri diritti e dei propri doveri. “Officina delle Opportunità” è un servizio di accompagnamento, orientamento e inserimento lavorativo, rivolto in particolare alle persone che versano in condizione di fragilità e di povertà, per facilitarne l’inclusione lavorativa, prendendo atto della necessità di essere accompagnate e sostenute in un percorso che consenta loro di ritrovare la dignità e l’autonomia attraverso la formazione e il lavoro.

Ce ne sono altri?

Gli altri progetti puntano a rafforzare la rete parrocchiale delle Caritas: gli Empori della solidarietà, a ottobre inaugureremo il sesto centro diocesano nella zona Don Bosco; il Manuale operativo dei diritti, strumento a supporto dei Centri di ascolto con le misure di welfare istituzionale sempre aggiornate e iniziative di formazione permanenti; l’assistenza domiciliare agli anziani soli.

8xmille / A Camerino inaugurato il Centro Pastorale Diocesano

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Domenica 9 giugno a Camerino si è tenuta l’inaugurazione del nuovo Centro Pastorale nei locali dell’ex seminario. Ne dà notizia il sito della diocesi. Una ristrutturazione resa possibile anche grazie all’8xmille destinato alla Chiesa cattolica. Accanto al parroco don Marco Gentilucci, l’Arcivescovo Francesco Massara che ha benedetto la struttura.

Si tratta di un luogo, o meglio di una casa aperta all’incontro, che racchiude tre generazioniha affermato Mons. Massara che nell’occasione ha accolto i molti presenti e fatto anche da guida agli spazi interni ed esterni. Dal gruppo degli Scout, al coro, alle suore di Santa Chiara, ai rappresentanti delle altre associazioni giovanili locali e soprattutto molti cittadini, in tanti hanno voluto presenziare a questo straordinario, importante e significativo evento, la cui data resterà nella storia per l’importanza che in centro pastorale avrà sul territorio.

“È stato un mio sogno quando sono arrivato – ha aggiunto Mons. Francesco Massara – perché ho sempre pensato che non serve una ricostruzione solo strutturale se non è seguita da una sociale ed economica. Le tre ricostruzioni devono andare insieme e questo credo che sia uno dei rari centri in Italia, se non l’unico, in cui tre generazioni, bambini, giovani e anziani, convivono nella stessa struttura, che è un gioiello per tutto il territorio”.

Qui l’intervista al Vescovo a cura di viverecamerino.it e qui un altro servizio sull’evento a cura di Radio in Blu & l’Appennino Camerte.

Il Papa con i preti di Roma: allargare l’accoglienza a tutti, tutti, tutti

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Su vaticannews.va, nel servizio di Salvatore Cernuzio dell’11 giugno, l’incontro di Papa Francesco all’Università Pontificia Salesiana, in zona Montesacro di Roma, per dialogare con i sacerdoti dagli 11 ai 39 anni di ordinazione. Temi di attualità del mondo e della Chiesa hanno scandito l’ora e mezza di dialogo a porte chiuse del Papa con i sacerdoti.

È stato il terzo e ultimo degli incontri in giro per la Capitale con il suo clero, anche questo caratterizzato da un botta e risposta a porte chiuse su questioni pastorali, come la vicinanza ad anziani, giovani invischiati nella droga, persone sole o in emergenza abitativa, o su temi di attualità come guerra o astensionismo politico.

Qui il servizio del quale anticipiamo alcune raccomandazioni che il Papa ha fatto al suo clero.

Accompagnamento ad anziani soli e giovani in difficoltà
Con forza è emersa la domanda della sofferenza delle persone, da accompagnare con vicinanza, compassione e tenerezza, tre qualità di Dio da vivere – ha detto Francesco – particolarmente “per i vecchi”. Importante in questo senso la pastorale ospedaliera e le difficoltà della città di Roma, come l’emergenza abitativa per cui il Papa ha invitato alla generosità le congregazioni religiose provviste di strutture, o il diffondersi delle droghe, della tragedia della solitudine, dei tanti che vivono il proprio dolore nell’invisibilità. “Nella vita di un prete l’invisibile è più importante del visibile, perché più denso, più doloroso” ha detto il Papa. E ha aggiunto: “Il nostro lavoro come preti è andare a cercare questa gente” perché “la Chiesa o è profetica o è clericale: tocca a noi scegliere”.

Forti e miti
“Il Papa ha definito questi pastori generosi, dediti, compassionevoli, capaci di vicinanza… Sono gli unici, infatti, che si mettono dalla parte della gente perché molte volte – hanno detto gli stessi preti – le istituzioni sono un po’ sorde e non riescono ad ascoltare il grido dei poveri”, spiega ai media vaticani il vescovo Michele Di Tolve, delegato dell’Ambito per la cura del diaconato, del clero e della vita religiosa, che ha presentato al Papa l’assemblea. Dal Papa l’invito è stato a “essere forti e miti nello stesso tempo, per far sentire che la parrocchia è accanto a loro, casa tra le case e possano rivivere un’esperienza di famiglia”.

Situazioni di dolore
Toccante durante il colloquio di circa un’ora e mezza, riferisce Di Tolve, “sentire alcuni sacerdoti che sperimentano la solitudine l’isolamento di tanti anziani e ammalati e sentire anche la loro voce rotta dall’emozione nel raccontare alcune situazioni di dolore che hanno visto. Il Santo Padre ha raccomandato di generare dentro la comunità la capacità di ascoltare i segni dei tempi, di essere Chiesa profetica. Che vuol dire una capacità vera di prossimità oggi”. Una missione che fa da contraltare a quella “condizione sociale di isolamento, di distanza, di grandi proclami e poi di poca effettiva vicinanza e condivisione con la gente”.

Gente che è spesso in condizioni di emergenza: “I giovani anzitutto”, rimarca Di Tolve, “a Roma ci sono ragazzi che vengono assoldati per vendere la droga e quindi lasciano la scuola in seconda media. Questo è il vero dramma che vivono. Davvero – afferma il vescovo – bisogna aiutare la gente a trovare i valori più importanti e più veri in un contesto e in una cultura dove ciascuno si sente dire: ‘Pensa a te stesso, realizza la tua vita. Non guardare troppo intorno realizza soltanto te stesso’. Ecco non possiamo accettare che la famiglia umana diventi così”.

Arcidiocesi di Perugia / Quelle “catene spezzate”: IX Rapporto su povertà e risorse

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È stato presentato lo scorso 5 giugno, presso il “Villaggio Sorella Provvidenza”, il IX Rapporto diocesano sulle povertà e sulle risorse dal provocante titolo: “Catene spezzate”, curato dall’Osservatorio Caritas. Ne dà notizia il sito della Diocesi di Perugia (qui).

Sono intervenuti l’Arcivescovo Ivan Maffeis, il direttore don Marco Briziarelli, l’economista Pierluigi Maria Grasselli, coordinatore dell’Osservatorio sulle povertà e l’inclusione sociale, l’assistente sociale Silvia Bagnarelli e lo statistico Nicola Falocci, componenti dell’equipe dello stesso Osservatorio.

Le pagine di questo IX Rapporto raccontano di un viaggio che potremo scandire in tre tappe: dai problemi alle persone; dalla società alle istituzioni; dalla denuncia alla proposta”, ha affermato l’Arcivescovo Ivan Maffeis.

La prima tappa – ha precisato Mons. Maffeis – va dai problemi alle persone: il Rapporto, mentre fotografa e documenta i problemi, guarda alle persone di cui la nostra Caritas si prende cura. È il primo modo per affrontare seriamente una carità che sia riflesso della carità di Dio e qualifichi anche il nostro rapporto con chi vive situazioni di povertà.

La seconda tappa va dalla società alle Istituzioni: i poveri non possono essere delegati ad addetti ai lavori. L’opera di “rete” della nostra Caritas va nella direzione di una corresponsabilità e di una collaborazione che hanno a cuore il bene comune, il bene della città.

La terza è dalla denuncia delle “catene” alla proposta di “liberazione”. Il Rapporto racconta di una comunità che sa rimboccarsi le maniche, che ci mette cuore, passione, intelligenza, perché la carità sia intelligente e sappia aprire piste percorribili”.

Soffermandosi sulle risorse messe in campo per accogliere le tante richieste di aiuto, l’Arcivescovo ha parlato dello “zoccolo duro dell’8xmille alla Chiesa cattolica, importante ma che in Caritas ha un modello che deve essere esportato in altre realtà della nostra Chiesa: la percentuale assicurata dalla generosità di tanti cittadini praticanti e non, che firmano per destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica, deve trovare nel lavoro con le istituzioni, le aziende, le cooperative e tante persone generose il moltiplicatore perché quel poco diventi pane per tutti.

Il direttore della Caritas diocesana, don Marco Briziarelli, ha spiegato la scelta del titolo del IX Rapporto, “Catene spezzate”: «Vedete in copertina questi piedi incatenati e le “Catene spezzate” rappresentano il lavoro compiuto, la missione svolta con molto impegno dove tante famiglie sono tornate libere di poter camminare, sciolte da quelle catene che papa Francesco ci ricorda parlando della povertà. “Catene spezzate” anche perché è il nostro invito-obiettivo della nostra vocazione, quella di continuare a riportare il povero al centro in un cammino che lo vede abbracciato da tante realtà per il ritorno all’autonomia. Essere nella condizione di povertà è una privazione di possibilità, è una privazione della libertà. Non avere la libertà di poter scegliere nel quotidiano e per il proprio futuro. La povertà è in aumento nella nostra diocesi con un dato importante, che ci dice che tante “catene” sono state spezzate, ma che tante nuove “catene” sono arrivate perché il 40% delle famiglie in difficoltà sono nuovi poveri nel rivolgersi per la prima volta alla Caritas nel loro cammino di vita».

Di seguito una sintesi di questo Rapporto a cura dal prof. Pierluigi Maria Grasselli, Rapporto divenuto negli anni un valido strumento di monitoraggio e riflessione sul fenomeno povertà, che va oltre i confini del territorio perugino, richiamando l’interesse di istituzioni, enti e organismi impegnati nell’opera di contrasto e prevenzione di questo fenomeno che riguarda sempre più italiani.

Aumentano le richieste degli italiani e la povertà in generale

Con riferimento alle attività del Centro di Ascolto della Diocesi di Perugia-Città della Pieve, nel 2023, possono cogliersi aspetti dinamici e modificazioni qualitative nel complesso dei richiedenti aiuto. Prosegue nel 2023 l’aumento (+9,2%) del numero totale (1805) di questi presso tale Centro, anche se con una riduzione del tasso di crescita della povertà (nel 2022 segnava +12,7%). La quota degli italiani sale al 25,3% (con un aumento rispetto al 2022) e quella degli stranieri scende al 71,5%. Le persone con doppia cittadinanza il 3,2%. Prosegue la netta prevalenza degli stranieri (provenienti da Perù, Marocco, Ucraina, Nigeria ed altri Paesi).

La povertà, dunque, non si riduce nonostante la presenza permanente di politiche di contrasto, dal Sostegno di inclusione attiva (SIA) al Reddito di inclusione (RDI), poi al Reddito di cittadinanza (RDC) ed infine all’Assegno di inclusione (ADI).

Se continuiamo, come nei precedenti Rapporti, a distinguere tra “vecchi” utenti e “nuovi” utenti, supponendo che i “nuovi” siano quelli con primo contatto in Caritas a partire da marzo 2020 (data del primo lockdown da pandemia), e che i “vecchi” lo abbiano avuto precedentemente, nel 2023 i vecchi utenti sono 568 pari al 31,5%, e i restanti 1237, pari al 68,5%, sono nuovi utenti.

Si noti il particolare interesse dell’analisi dei nuovi utenti, perché da essa possono risultare con particolare evidenza le nuove tendenze che si manifestano tra i richiedenti aiuto. Sotto questo profilo, segnaliamo, in termini di genere, il forte aumento dell’incidenza della componente maschile, che giunge, tra i nuovi, a superare quella femminile.

Per classi di età, tra gli stranieri il peso dei giovani fino ai 34 anni è doppio di quello tra gli italiani, mentre quello degli anziani (65 ed oltre) è tra gli italiani quasi quattro volte quello degli stranieri. Tra i nuovi utenti si osserva un’incidenza molto maggiore delle classi più giovani, il che può indicare la loro sofferenza per le difficoltà della situazione attuale

Lo stato civile degli utenti si distingue per il proseguimento della tendenza ad una sensibile diminuzione del peso di coniugati/e, e ad un aumento di quello dei celibi/nubili (che si possono supporre più provati dalla pandemia). Si pongono in evidenza stati di povertà molto connessi a forme di fragilità familiari. In termini di nucleo di convivenza, si evince, in continuità con il 2022, un cospicuo ulteriore aumento dell’incidenza di quelli che vivono soli, e una altrettanto forte diminuzione di quelli che vivono in un nucleo familiare. Tra i nuovi utenti, il marcato aumento della quota dei “soli” risente dell’alto livello tra gli italiani (molto rilevanti i livelli assoluti: gli italiani passano da 123 a 181, gli stranieri da 200 a 292).

Sul fronte abitativo, al primo posto per incidenza continua a porsi la casa in affitto da privati. Sempre tra i nuovi utenti, si rileva un forte aumento, rispetto ai vecchi, dei privi di abitazione, degli ospiti da amici o parenti, e del ricorso a subaffitto/posto letto.

Per il grado di istruzione, la quota di utenti che non dispongono di un titolo di studio più elevato della licenza media inferiore è del 47,0%, molto vicina a quella stimata per l’anno precedente. Si tratta di un livello di scolarizzazione medio molto basso, non tale da favorire una soddisfacente occupabilità degli utenti Caritas. Occorre accrescere tale livello, per contrastare la povertà educativa, e l’abbandono precoce del percorso scolastico. Sul fronte occupazionale, troviamo, nel 2023, al primo posto la condizione di disoccupato. Tutto sommato il quadro complessivo sembra più negativo e più incerto.

Dalle ricerche compiute da Caritas italiana trae conferma la stretta connessione tra povertà, difficoltà occupazionali e bassa scolarità.

Interventi Caritas

Il numero complessivo degli interventi erogati tramite il Centro di ascolto diocesano nel 2023 arriva a 85.049, con un aumento dell’11,6% rispetto al 2022, e addirittura del 66,5% rispetto al 2020: un aumento esplosivo delle attività di Caritas, sotto i colpi delle crisi di varia natura degli ultimi anni.

Al primo posto come quota di interventi sul totale di questi troviamo l’offerta di beni e servizi materiali, costituiti principalmente dai servizi di mensa, dall’attività degli Empori/market solidali, dalla distribuzione di pacchi viveri. Seguono i servizi di alloggio e quindi i servizi di Ascolto, per lo più accompagnato da discernimento e progetto, nonché finalizzato ad attività di monitoraggio.

Il servizio di Ascolto è preliminare a tutti gli interventi successivi, e prevede Coinvolgimenti – che consentono di costruire una rete sociale operativa, costituita da parrocchie e/o gruppi parrocchiali, enti pubblici, enti privati o del Terzo Settore, e gruppi laici di volontariato.

Per un quadro completo delle iniziative della Caritas diocesana, si ricorda inoltre il suo multiforme impegno progettuale, in tutte le principali direzioni dell’impegno ai più fragili. È particolarmente importante che i progetti siano fatti non solo per i poveri, ma con i poveri. La meta verso cui Caritas si orienta è l’animazione di comunità, stimolare cioè la comunità ad una carità realmente generativa, che ha come principio sociale fondamentale la solidarietà, applicata ad ogni aspetto e dimensione dell’esistenza.

(A cura di Riccardo Liguori)

8xmille / Il Vescovo di Asti: “Sempre più attenzione alle fragilità e alle persone”

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Su LaVocediAsti.it, edizione locale del quotidiano di informazione nazionale online ilnazionale.it, è stato pubblicato un articolo su come sono stati spesi i fondi dell’8xmille nella Diocesi di Asti: ambulatori, centri di ascolto e anche un laboratorio di sartoria. Alla Chiesa astigiana nel 2023 sono arrivati circa due milioni di fondi.

Senza questi fondi la nostra Diocesi farebbe fatica a sopravvivere – spiega il Vescovo Marco Prastaro – abbiamo ricevuto nel 2023 per esigenze di culto e pastorali 561.254 euro, che abbiamo utilizzato per manutenzione delle chiese, con rifacimento di impianti elettrici o di riscaldamento. Per gli interventi caritativi sono arrivati 534mila euro, circa la metà sono stati devoluti ai centri di ascolto, mentre 120 mila sono stati devoluti alla Caritas”. 1.045.968 di euro i fondi invece destinati al sostentamento del clero.

Tra le opere sicuramente più importanti messe in campo dalla Diocesi di Asti nel 2023, l’inaugurazione dell’ambulatorio Fratelli Tutti, aperto lo scorso novembre alla presenza del presidente della CEI, il Cardinale Matteo Zuppi.

“Sono serviti 110mila euro per far partire la clinica Fratelli Tutti, tra opere di eliminazione delle barriere architettoniche e spese vive” spiega la dottoressa Tiziana Stabbione, responsabile della pastorale della Salute. Il costo dei farmaci, che forniamo gratuitamente, è quasi tutto non mutuabile: sono 71 le visite effettuate da gennaio tra cui molte prestazioni oculistiche, soprattutto verso i bambini.

Una goccia nel mare, perché la struttura, che lavora con medici convenzionati e si trova di fronte ad un gran numero di richieste da soddisfare, ha importanti costi di gestione. “Una gran parte del nostro budget viene utilizzato per le protesi dentarie – continua la responsabile – spesso questo viene visto come l’ultimo problema, ma il non mangiare in un modo corretto fa sì che spesso sopraggiungano altri problemi “.

Qui l’articolo completo.

 

Per lo sviluppo dei popoli / Con l’8xmille il futuro comincia a scuola

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Garantire un’adeguata formazione ai piccoli e ai giovani poveri e svantaggiati, a qualunque latitudine, è una priorità per la Chiesa in Italia. Sono numerosi infatti i progetti che, grazie all’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, possono essere realizzati anche in Paesi provati dalla guerra e dalle calamità naturali, o in contesti difficili. Nel corso della riunione del 24 e 25 maggio, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha approvato 83 nuovi progetti, molti dei quali puntano alla costruzione di scuole e all’educazione dei giovani. È stato deciso lo stanziamento di € 14.990.219, che permetterà di concretizzare 36 iniziative in Africa (€ 7.771.749), 21 in America Latina (€ 3.110.186), 24 in Asia (€ 3.788.154), 1 in Europa (€ 139.945) e 1 in Medio Oriente (€ 180.185).

Tra i progetti più significativi sul fronte educativo spiccano quelli che vedranno la luce in Africa e in America Latina. In Uganda, per dare un futuro al villaggio di Paimol, situato a 150 km da Gulu – dove l’80% dei bambini non va a scuola e i restanti percorrono anche 5 km a piedi per raggiungere quella più vicina – le Little Sisters of Mary Immaculate of Gulu costruiranno dieci aule, così da offrire spazi adeguati ai 1.220 alunni, attualmente sistemati in strutture di legno e paglia. In Burundi, a Bubanza, le Suore Bene-Tereziya, amplieranno la scuola “Notre Dame de la Paix” con la costruzione di una cucina, un refettorio e una sala polivalente; in Ciad, la Diocesi di Doba realizzerà otto nuove aule nel Polo Scolastico “Saint Francois de Sales”, gestito dai Missionari di San Francesco di Sales, per consentire all’edificio di accogliere fino a 440 studenti vulnerabili e svantaggiati.

In Brasile, nello Stato del Maranhão, le Suore Maestre di Santa Dorotea, Figlie dei Sacri Cuori, per offrire a bambini e adolescenti un’educazione di qualità ristruttureranno la scuola “Farina do Brasil”, oltre ad allestire un laboratorio informatico e a promuovere attività extra scolastiche per la creazione di imprese digitali verdi e la valorizzazione della musica, degli strumenti indigeni, dello sport e della danza. In Bolivia l’Associazione Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti ETS lavorerà per migliorare le condizioni di vita e le prospettive future dei giovani di Batallas, che a 3800 metri di altezza conta circa 20mila abitanti sparsi in 79 comunità.

In Indonesia, le Ancelle Eucaristiche realizzeranno un nuovo edificio scolastico per accogliere un maggior numero di bambini rispetto agli attuali 100 che frequentano i corsi.

Un’attenzione particolare sarà riservata alle persone vulnerabili e con disabilità: in Libano, ad esempio, la Diocesi di Saida svilupperà e sosterrà il Centro “Bechara Hayat” che offre assistenza alle persone con disabilità e alle loro famiglie.

In Argentina, la Diocesi di Rioja realizzerà un centro per il recupero e la riabilitazione di persone affette da dipendenze, specialmente da sostanze psicoattive.

Non mancherà poi un’azione a sostegno dell’agricoltura e dello sviluppo delle popolazioni. In Cameroun, la Diocesi di Bafia interverrà su un territorio degradato dall’alta pressione demografica e da una diffusa deforestazione, per rafforzare le pratiche agro-pastorali e migliorare così la qualità del suolo, aumentare la biodiversità e fornire ulteriori fonti di reddito alle comunità agricole della zona. In Kenya, l’Associazione Mani Tese Ong Onlus promuoverà un’agricoltura sostenibile, creando piccole attività imprenditoriali e coinvolgendo la popolazione più giovane nella lavorazione dei prodotti derivati dal latte.

In Guatemala, l’Istituto per la Cooperazione Universitaria Onlus sosterrà l’indipendenza economica delle donne attraverso l’offerta di corsi di tessitura, cucina regionale, abbigliamento tradizionale, leadership e gestione d’impresa.

In India, il Tiruchirappalli Multipurpose Social Service Society proporrà iniziative di agricoltura biologica per rafforzare la resilienza dell’agricoltura e favorire lo sviluppo delle piccole aziende in alcuni distretti dello Stato del Tamil Nadu, che ha solo il 3% delle risorse idriche del Paese. In Albania, infine, i Volontari nel Mondo RTM, in collaborazione con la Diocesi e la Caritas di Sapa, garantiranno formazione e attrezzatura a 38 aziende agricole familiari di apicoltori.

L’impegno della Caritas di Fossano contro lo spreco alimentare grazie all’8xmille

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ul settimanale diocesano del Fossanese online lafedeltà.it è stato pubblicato un articolo molto interessante contro lo spreco alimentare (di Marianna Mancino).

È un dovere morale non sprecare i doni della provvidenza e della natura”. Esordisce così Nino Mana, responsabile della sezione Caritas di Fossano nel raccontare i principi alla base del progetto “Raccolta alimentare contro lo spreco”, nato nel 2011 utilizzando i contributi dell’8xmille (qui le indicazioni su come firmare per la Chiesa cattolica).

Proprio grazie a questi fondi, tredici anni fa, la Caritas diocesana ha cominciato a coniugare il compito di aiutare persone e famiglie in situazioni di disagio con la lotta allo spreco alimentare. Nel tempo è riuscita a strutturarsi in modo sempre più dinamico e articolato per garantire l’efficienza e la continuità di un sistema piuttosto complesso da gestire.

C’era bisogno di innescare un circolo virtuoso per veicolare le eccedenze alimentari in capo a esercizi commerciali e grande distribuzione in favore di coloro che si trovano in difficoltà temporanea o di più lunga durata, evitando che queste preziose ‘risorse di giustizia sociale’ andassero sprecate. L’uomo investe energia, sfrutta la natura, produce scarto e inquinamento per esigenze di mercato; cercare di arginare questo fenomeno per trasformarlo in opportunità è un fine a cui abbiamo deciso di puntare con perseveranza”.

Una sfida non da poco che ha richiesto la messa a punto di un metodo capillare di raccolta e redistribuzione sul territorio. Il primo passo fu ‘andare a suonare il campanello’ presso i  punti vendita del Mercatò: “Fummo accolti cordialmente dalla dirigenza che, dopo le prime titubanze e anche grazie alla mediazione di Bartolo Bogliotti (allora ispettore Dimar), accolse il nostro invito” .

Di pari passo la gestione burocratica del progetto fu affidata al Banco alimentare, coordinato fino al 2023 da Silvio Vola e poi da Lino Grasso. La Caritas acquistò un Doblò di seconda mano, lo adattò eliminando i sedili posteriori (Nino sorride nel ricordarlo) e con l’ausilio di volontari cominciò ad effettuare le prime operazioni di raccolta e distribuzione di cibi prevalentemente confezionati. “A giorni alterni consegnavamo i viveri ai Centri d’ascolto delle sei parrocchie fossanesi. A loro spettava poi il compito di preparare le borse alimentari e destinarle ai nuclei in difficoltà di cui erano a conoscenza”.

Dopo pochi mesi, Mana riuscì a coinvolgere anche Dario Armando, titolare degli Orti del Casalito. “Fu il dialogo con un pediatra a farci riflettere sull’importanza di reperire anche frutta e verdura, poiché nel corso delle sue visite stava riscontrando numerosi casi con patologie che credeva ormai sconfitte, dovute a un’alimentazione povera, carente di sostanze e vitamine necessarie alla salute dei bambini. Anche in questo caso riuscimmo a vincere le resistenze iniziali dei commercianti avviando una sperimentazione di due settimane: non ci siamo più fermati”.

Ben presto il giro si allargò fino a coinvolgere quasi tutti i supermercati della città: Lidl, Eurospin, Aldi, Presto Fresco, alcuni negozi e rivendite, ma è stata la nascita dell’Emporio in via Matteotti, nel 2016, a creare una svolta decisiva. “Sollevando i Centri ascolto delle parrocchie da un impegno sempre più arduo e gravoso, abbiamo voluto offrire alle famiglie la possibilità di scegliere gli alimenti, secondo le diverse abitudini e tradizioni gastronomiche, favorendo anche un percorso consapevole contro la cultura dello spreco. Inizialmente siamo partiti con la registrazione di 170 nuclei familiari: oggi sono circa 230, circa un migliaio tra anziani, adulti, giovani e bambini che cerchiamo di sostenere”. Numeri che sono cresciuti negli anni anche in territori considerati a minor rischio di povertà come il nostro (la Caritas di Fossano opera anche su Genola e Levaldigi).

Nell’Emporio, aperto dal lunedì al venerdì, sono disponibili, oltre ai prodotti confezionati, alimenti freschi, frutta, verdura, pane e surgelati. L’attività è gestita da una dipendente, da cinque tra volontari e persone che svolgono lavori socialmente utili e da una ragazza titolare di un tirocinio per l’inserimento lavorativo promosso dal Consorzio Monviso solidale. Il gruppo riceve, seleziona e dispone sugli scaffali le eccedenze che quotidianamente altri tre incaricati ritirano da negozi e supermercati con una furgonetta che nel frattempo ha sostituito il Doblò.

In convenzione con il Comune ritiriamo, in media, una quarantina di pasti al giorno dalle scuole e li consegniamo al Condominio solidale Divina Provvidenza che, con un sistema ben collaudato di prenotazione a rotazione, riesce a recapitarli quotidianamente”.

Da diversi anni, inoltre, grazie ad un’altra convenzione con l’Amministrazione comunale, la Caritas fornisce quotidianamente 15 pasti preparati dalla mensa scolastica per il ristoro serale aperto presso il convento dei Francescani. Durante i fine settimana, le festività ed il periodo estivo è la mensa della Gesac a garantire la copertura del servizio. L’attività non ha subìto battute d’arresto neppure durante la pandemia.

La volontà dei cittadini che ogni anno scelgono di destinare l’8xmille a favore di enti del terzo settore – conclude Mana – ci dà la possibilità di sviluppare programmi di sostegno e di solidarietà per le fasce più fragili della società e per il bene comune. Sono soldi pubblici che possono essere indirizzati a chi opera sul territorio e consentono ai donatori di verificare sul campo la sostenibilità e il successo delle attività intraprese”.

Convegno Nazionale Economi / Transizione ecologica e sostenibilità economica: strategie per un futuro possibile

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Il Convegno Nazionale degli Economi e dei Direttori degli uffici amministrativi delle diocesi italiane si terrà a Sacrofano presso la Fraterna Domus dal 3 al 6 giugno 2024.

Previsto, per giovedì 6 giugno, anche l’intervento di Massimo Monzio Compagnoni, responsabile Servizio Promozione CEI, Mons. Luigi Testore, presidente Istituto Centrale Sostentamento Clero e don Claudio Francesconi, economo CEI, su Sovvenire alle necessità della Chiesa: un’impresa di squadra. Punto della situazione sugli incontri regionali.

Si allega il programma.