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Affettuosi Auguri di Buon Natale dal Servizio Promozione della CEI

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Una Luce più potente di qualsiasi tenebra si offre, ancora una volta, a tutti i cuori che trovano il tempo e il modo di accoglierla. Buon Natale da tutti noi!

Quanto buio, intorno a noi. Ancora guerre e ancora sangue; ancora violenza contro le donne e contro i più fragili; ancora scandali, insinuazioni, parole d’odio. Eppure…
Eppure, anche quest’anno la Luce vera, quella che illumina ogni uomo, viene nel mondo (cfr. Gv 1,9). Viene per ciascuno di noi, nessuno escluso. Viene per gli israeliani e per i palestinesi, per gli ucraini e per i russi, viene per chi non si sente all’altezza e per chi ci si sente (magari sbagliando).

Anche quest’anno arriva il Natale. Nella notte di Betlemme – e di tutte le Betlemme del mondo – il vagito di un neonato squarcia il buio. Una Luce più potente di qualsiasi tenebra si offre, ancora una volta, a tutti i cuori che trovano il tempo e il modo di accoglierla, di guardarla, di innamorarsene.

La Luce viene anche grazie a quelle vite che se ne lasciano infiammare e ardono come fiaccole nelle notti dei nostri dolori. La Luce viene anche grazie a chi continua a offrire tutto sé stesso perché il Dio fatto uomo possa farsi nostro cibo. I nostri sacerdoti, pur con tutti i loro limiti e le loro fatiche, sono i primi ambasciatori di questa Luce: a loro il nostro grazie, la nostra amicizia, il nostro sostegno.

A loro e a tutti noi, uniti nell’accogliere lo stesso Dono, i nostri auguri più sinceri.

Massimo Monzio Compagnoni e tutto lo staff del Servizio CEI per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa

Nella foto: Adorazione dei pastori di George De La Tour, Louvre, Parigi

Fossano / Contrasto alla solitudine, parrocchie e sacerdoti a servizio degli “anta”

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Vi segnaliamo una bella storia pubblicata su la Fedeltà, Settimanale del Fossanese.

Fabrizio Bonardo, sul numero del 10 dicembre, descrive esempi virtuosi dello Spirito Santo e del Duomo-San Filippo a Fossano.

Stare insieme come terapia contro la solitudine, per condividere momenti di vita, per sentirsi parte attiva della propria comunità, per confrontarsi con gli altri e intessere rapporti di amicizia. È il senso di ogni esistenza, una condizione che viene da considerare naturale, come l’aria che respiriamo. Ma non è scontata, specialmente nella terza età, quando le opportunità si riducono e si corre il rischio di chiudersi in se stessi. A Fossano – città ancora a misura d’uomo – c’è, per fortuna, una rete di associazioni sociali, culturali e ludico-ricreative che offrono servizi destinati in particolare (anche se non soltanto) alle fasce di età più in là con gli anni, dalla Soms allo Svaf, ai Centri anziani, all’Unitre.

Un ruolo importante, nel silenzio che contraddistingue la loro operosa presenza, lo svolgono anche le parrocchie e i sacerdoti cittadini, punto di riferimento per una parte rilevante della popolazione anziana. Dalla parrocchia dello Spirito Santo e da quelle del Duomo e di San Filippo prendono origine, in particolare, due iniziative simili, rivolte agli “anta”, che rappresentano altrettanti esempi di ascolto e di apertura alla comunità.

L’arca di Noè

Si chiama “L’arca di Noè” ed è il nome che si è dato il gruppo della parrocchia dello Spirito Santo, nato una decina di anni fa per animare le iniziative rivolte agli over 65. I volontari sono dodici, i fruitori ruotano tra le 40 e le 50 persone. Si ritrovano un pomeriggio al mese, il sabato, per svolgere attività comuni nel sottochiesa della parrocchia. “Allo Spirito Santo – racconta la volontaria Lenuccia Roattino – c’erano molte attività per i giovani. E così gli «anta» hanno cominciato a chiederci se si poteva pensare qualcosa anche per loro. Ci abbiamo provato, ed abbiamo ricevuto subito una buona accoglienza. Abbiamo cominciato con i giochi di società, poi – ascoltando le loro richieste – organizzato incontri con fisioterapisti, con le associazioni cittadine, iniziato ad offrire una merenda. Alcuni volontari hanno proposto pomeriggi musicali suonando canzoni della tradizione. Ed è nata l’idea delle gite: il posto più lontano in cui siamo andati è il Santuario di Oropa, ma siamo stati ad Asti, nell’Albese… Insomma, da piccola che era «L’arca di Noè» è diventata man mano più grande”.

Tre i parroci con cui si è sviluppato il progetto: da don Marco Giobergia a don Flavio Luciano, fino a don Denys Revello, ultimo in ordine di tempo. “È stato bello poter raccogliere e portare avanti questa iniziativa – commenta il parroco -. La comunità siamo tutti noi, bambini, giovani, adulti e anziani. Ed è bene prestare attenzione alle aspettative che ogni stagione della vita porta con sé”.

L’esperienza dell’«Arca di Noè» si è interrotta con il Covid, ma è ripartita “a grande richiesta”. Nell’ottobre del 2022 ha dato vita – in collaborazione con il Comitato del Borgo – al “pranzo dei nonni”, offerto a tutti gli anziani. Nel 2023, le iniziative sono andate avanti con la cadenza consueta. Il prossimo calendario invernale è già stato predisposto: propone un pomeriggio con il fisioterapista, la tombolata, la festa di carnevale, la gita… “Abbiamo già fatto alcuni sopralluoghi, per cercare un luogo adatto ai nostri «anta»” conclude Lenuccia.

“Noi ci siamo!”

Più recente è l’iniziativa “Noi ci siamo!”, nata due anni fa da un progetto della Caritas diocesana finanziato dalla Compagnia di San Paolo. Era rivolto agli over 65 delle parrocchie del centro storico (Duomo e San Filippo) dove vivono circa 800 ultra65enni ed è consistito in una serie di attività – incontri con esperti, laboratori, gite (ai “ciciu” del Villar, al museo del vetro ad Altare, al santuario di Nostra Signora del Deserto di Millesimo, alla reggia di Venaria). Il ritrovo è ogni 15 giorni nel saloncino parrocchiale di via Vescovado, sotto la regia di don Andrea Beretta, il sacerdote referente per le due parrocchie, e della volontaria Costanza Portesani, che si sono avvalsi dell’aiuto di due giovani dipendenti Caritas, Giuseppe e Giulia. Il finanziamento si è chiuso nell’ottobre del 2023, ma si è deciso di proseguire ugualmente con il progetto che, nel frattempo, ha piantato radici salde e dato buoni frutti. “Il nostro gruppo WhatsApp – spiega don Andrea – è oggi composto da 90 persone. All’ultimo incontro – quello con don Pino Pellegrino, invitato a parlare di «nonnità» – c’erano 50 persone. Ormai, il nostro appuntamento quindicinale è un momento atteso, perché occasione di ritrovo in amicizia, per stare bene insieme. Non siamo più legati a vincoli spaziali, ma aperti a tutta la città”.

 

Diocesi di Firenze/ Uniti Possiamo in “Camper”

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Il 10 dicembre il progetto Uniti Possiamo, dedicato alle Offerte per il sostentamento dei sacerdoti, è stato messo in pratica grazie ad un “Camper” presso la parrocchia di Santa Caterina da Siena a Coverciano in Firenze (parroco don Sergio Merlini, in foto).

L’incaricato diocesano di Firenze, diacono Alessandro Cuzzola, ha dichiarato:

“È stato un successo di partecipazione. Abbiamo anche distribuito i quadernini, le penne e le borse! È stato tutto molto apprezzato, divertente e allegro. In seguito, verificherò con il nostro Istituto diocesano come sono andati gli importi. Rispetto alle attività che ho ‘seminato’ spero che la raccolta sia buona, anche se non sono riuscito a far fronte a tutte le richieste di intervento che ho avuto dai parroci. Non potevo essere in tanti posti nello stesso momento, in quanto mi hanno chiesto sempre di partecipare alle liturgie. Comunque, sto già pensando a nuove iniziate per il prossimo anno per arrivarci preparato.

Molto aiuto l’ho avuto non solo dai referenti parrocchiali, ma anche dal mio Arcivescovo, il cardinale Giuseppe Betori, che in occasione delle visite pastorali ha sempre parlato dell’importanza del sovvenire e mi ha facilitato il compito.

Ho inviato anche un articolo da pubblicare nel nostro settimanale Toscana Oggi che viene distribuito in tutte le diocesi toscane”.

Amico del Clero / A dicembre l’idea di un “regalo” speciale

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Per il mensile di dicembre della Faci, Massimo Monzio Compagnoni firma un redazionale dal titolo Ce lo facciamo un regalo?
Scoprite di cosa si tratta…

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Il clima sta cambiando, è vero, e abbiamo convissuto più a lungo del solito con un caldo fuori stagione e poi con la violenza di un meteo sempre più difficile da prevedere e tenere sotto controllo. Il calendario, ad ogni modo, è sempre quello e Natale, anche quest’anno, sta arrivando. Albero e presepe, luci e dolcezze, affetti e famiglia. E naturalmente, anche regali: segni di attenzione verso le persone cui vogliamo bene per comunicare loro tangibilmente che le abbiamo a cuore. Anch’io ho la mia famiglia, la mia parrocchia, i miei amici… ma se penso al compito che la Chiesa mi ha affidato in questi anni, alla guida del Servizio per la promozione del sostegno economico, vi confesso che i primi a venirmi in mente siete proprio voi sacerdoti.

Non è retorica se vi dico che davvero vi voglio bene, a ciascuno di voi, dovunque voi siate: in qualche isola in mezzo al Mediterraneo o in un paesino delle Alpi, nella periferia di una grande città o nel centro storico di un borgo dell’entroterra. Per Natale vorrei farvi un regalo. Un regalo vero, non solo il ricordo nella preghiera (che comunque vi garantisco, ogni giorno!). Un regalo che si possa vedere e toccare, e magari anche scartare. Mi rendo conto, però, che per l’unico regalo che davvero avrebbe un senso e che avrei proprio desiderio di farvi… avrei assolutamente bisogno della vostra collaborazione. Sì, perché questo regalo posso farvelo solo se siete voi i primi a farlo a voi stessi e alla vostra comunità.

Vorrei regalarvi… un “braccio destro”. Sì, avete capito bene. Vorrei che ciascuno di voi potesse avere, nella comunità in cui vive, un referente per il Sovvenire. Una persona di buona volontà che si prenda a cuore il delicato tema del vostro sostentamento e aiuti tutta la comunità a farsene carico. A ricordarsi che il vostro ministero, la vostra persona, tutta la vostra vita è un dono per ciascuna comunità e che proprio per questo ogni comunità dovrebbe ricordarsi di voi, in un reciproco scambio di gratuità. È inutile girare intorno alla questione: Natale dopo Natale, cari amici, facciamo i conti con un gettito dell’8xmille che sta diminuendo e la cui tendenza è verso un ulteriore calo. È troppo importante, perciò, che recuperiamo la consapevolezza comunitaria del dover provvedere alle necessità della Chiesa.

Un referente potrebbe affiancarvi nel ricordare a tutti che in famiglia è importante far tornare i conti e che tra le voci di spesa di cui non possiamo fare a meno c’è anche quella del procurare il necessario per vivere a chi vive donando tutto se stesso per guidare, animare e sostenere la comunità. Voi sacerdoti ci avete donato tutta la vostra vita; noi, in tutte le comunità, non possiamo dimenticarci di voi. Ce la faremo a farci questo regalo? Mi aiuterete a farvelo?

In ogni parrocchia… un referente del Sovvenire. Si può fare: basta volerlo! Questo vi auguro per Natale, nella gioia infinita del nostro Dio che si fa uomo per noi.

Diocesi di Roma / Quattro appuntamenti di Formazione sul Sovvenire a partire da dicembre

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Si svolgerà il prossimo 14 dicembre nella Sala Poletti del Vicariato di Roma, dalle 11.30 alle 13.00,  il primo dei quattro incontri del Corso di Formazione sul Sovvenire promosso dal Servizio diocesano per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica.

Da dicembre a marzo 2024 – dichiara Lisa Manfrè incaricata diocesana Sovvenire – ripercorreremo le tappe che hanno portato alla nascita del Servizio del Sovvenire, illustrando i valori su cui si fonda il Servizio e gli obiettivi che si propone di raggiungere, anche alla luce dei progetti CEI dedicati all’8xmille e al sostegno dei sacerdoti”.

Una parte importante di ogni incontro sarà dedicata al confronto con gli “addetti ai lavori” ovvero parroci, viceparroci, referenti parrocchiali e volontari, le figure che quotidianamente nelle parrocchie si confrontano con i fedeli spiegando loro a cosa serva firmare per l’8xmille e l’importanza delle Offerte per i sacerdoti. “Siamo convinti – ribadisce Msnfrè –  che una formazione e conoscenza più approfondita delle materia possa rassicurare i fedeli e accompagnarli in una scelta convinta a favore della Chiesa cattolica”.

Le date dei successivi Corsi sul Sovvenire saranno:

23 gennaio (online) dalle 18.30-19.45

20 febbraio (Vicariato) 11.30-13.00

19 marzo (online) 18.30-19.45

In allegato la locandina.

Caritas Udine / Con l’8xmille avviati 29 progetti di risposta alla povertà

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Quasi 100mila pasti erogati dalla mensa diocesana “La Gracie di Diu”, ottocento richiedenti asilo e rifugiati accolti, compresi numerosissimi ucraini in fuga dal conflitto, quattrocento volontari impegnati nelle varie opere, centotrentadue impiegati. Sono solo alcuni dei numeri che definiscono l’attività del Centro Caritas dell’arcidiocesi di Udine – il “braccio operativo” della Chiesa udinese sul versante della carità – pubblicati nel bilancio sociale 2022 dell’organizzazione di volontariato. Contestualmente alla presentazione del bilancio del Centro Caritas sono stati presentati anche i bilanci sociali di Missiòn Odv (l’organismo operativo a supporto del Centro missionario diocesano) e dell’Opera diocesana Betania (una rete di cinque strutture di accoglienza per persone, anche molto giovani, in situazione di disagio sociale).

“Tali attività – ha affermato l’Arcivescovo, Mons. Andrea Bruno Mazzocato – hanno un certo peso e un significato particolare per tanti aspetti, accomunati dall’attenzione alle povertà e fragilità. La Caritas è una delle dimensioni della pastorale diocesana. Ma non solo: per certi versi quello della Caritas è un compito sussidiario rispetto all’amministrazione pubblica, con un grosso contributo offerto in maniera quasi sempre riservata”.

I 29 progetti e servizi censiti nel bilancio sociale del Centro Caritas sono raggruppati negli ambiti dell’accoglienza, del supporto nell’emarginazione, della promozione e del servizio giovanile, senza dimenticare lo sviluppo di progettualità specifiche. A essi si aggiunge il servizio di osservatorio sulle povertà, in rete con le altre diocesi della Regione. Qui l’editoriale “Sempre con gli ultimi” di don Luigi Gloazzo – Direttore Caritas Udine e Centro Missionario diocesano.

I dodici centri di ascolto, dislocati in tutto il territorio diocesano, nel 2022 hanno registrato 2.175 accessi, con un aumento considerevole – in percentuale – di anziani ultrasessantacinquenni. Nel solo centro di ascolto di via Treppo, a Udine, si sono contati 868 accessi, il 54% dei quali nel 2022 ne ha varcato la soglia per la prima volta. A essere sostenute sono prevalentemente donne (60% a Udine, 64% nell’intero territorio dell’arcidiocesi) e persone non italiane (79% a Udine). La Mensa diocesana di via Ronchi, a Udine, nel 2022 ha erogato quasi 97mila pasti a 862 persone, per lo più in condizioni di difficoltà lavorative. Circa 19mila i pasti destinati a profughi ucraini.

Sul versante dell’immigrazione, invece, il Centro Caritas è attivo con due progetti di Sai, che nel 2022 tra Tolmezzo e Cividale hanno ospitato esattamente 100 richiedenti asilo. Ben 794 le persone accolte nei progetti Cas: Pakistan e Bangladesh sono le provenienze più numerose, eccetto i 372 profughi ucraini ospitati in 35 unità abitative.

La trentina di servizi è sostenuta da una struttura finanziaria che nel 2022 è costata oltre 7 milioni e 200mila euro, coperti per lo più con contributi da enti pubblici e soggetti privati tra i quali figura anche l’8xmille alla Chiesa cattolica.

L’Associazione Opera diocesana Betania onlus nel 2022 ha ospitato 87 persone nelle cinque sedi di Paderno, Beivars, Caneva di Tolmezzo, Trivignano e Zompicchia. Persone per lo più in cammino di contrasto alla dipendenza da sostanze stupefacenti, ma ci sono anche ospiti in condizione di disagio psichico o disabilità. Non mancano, tra le accoglienze, migranti e persone in condizioni di esclusione sociale.

Particolarmente significativa, infine, è la rete che ha consentito a Missiòn Odv di mantenere e attivare progetti di cooperazione con Chiese sparse nei diversi continenti, operanti talvolta in aree di conflitto.

Migranti / L’impegno della Chiesa italiana nell’accoglienza e nell’integrazione

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In un approfondimento del Sir, a cura di Filippo Passantino, si descrivono alcuni esempi significativi di come la CEI, ogni anno, finanzia grazie all’8xmille numerosi servizi nei territori per sostenere le persone migranti che, arrivate in Italia, non hanno nulla. Da un posto letto a un pasto, passando per servizi di orientamento al lavoro.

Qui l’articolo originale, pubblicato il 2 dicembre, che vi proponiamo anche di seguito.

Un alloggio, un aiuto a trovare lavoro, un pasto. La Chiesa italiana dedica da sempre attenzione e servizi ai migranti nei territori, attraverso le proprie braccia operative. Lo ha fatto anche nell’ultimo anno. Da Nord a Sud, sostenendo progetti e iniziative attraverso i fondi dell’8xmille per rendere umane condizioni di vita, a volte, impossibili da sopportare. Si va dalle case per l’accoglienza delle donne straniere con i propri figli alle mense per fornire un pasto a chi vive condizioni di profonda povertà fino ai servizi di orientamento al lavoro. Occhi capaci di vedere dove si guarda, orecchie attente ai bisogni di chi è in difficoltà e mani tese per fornire un aiuto senza distinzioni di sorta.

Diffuso in tutta Italia, ad esempio, è il servizio della mensa per le persone migranti più povere. Come la mensa sociale San Lorenzo, un progetto promosso dalla Caritas di Tivoli attivo da otto anni, aperta tutti i giorni a pranzo e in grado di garantire 60/70 pasti ogni giorno anche a persone migranti, come avviene in tante altre mense Caritas attive in tutta Italia, da Firenze a Palermo.

L’accoglienza dei migranti. Un modello di accoglienza è “La Casa degli aquiloni”, un’opera-segno sviluppata negli ultimi anni dalla Caritas diocesana di Brindisi. Apre le sue porte a famiglie straniere in disagio abitativo. È nata per generare nuove esperienze di accoglienza diffusa e sostegno alle famiglie più fragili di migranti. Il progetto “Emmaus”, a Treviso, è rivolto a circa 25 persone senza dimora (soprattutto migranti) e si svolge nella Casa della Carità nata con i suoi servizi di accoglienza da precedenti progettualità finanziati con fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. All’interno della casa è presente il Centro di ascolto diocesano dove avviene il primo colloquio e i successivi momenti di accompagnamento. Il percorso che si vuole intraprendere è quello di creare un servizio di orientamento alle risorse presenti sul territorio. La gestione operativa è affidata all’associazione Servitium Emiliani Onlus.

A Saluzzo, in provincia di Cuneo, è attivo il progetto “Habitat”: Casa Santa Chiara è un co-housing di donne migranti, anche con figli, a cui si offre un accompagnamento orientato al reinserimento sociale, attività laboratoriali e corsi di lingua per le donne straniere. Casa Mons. Bona e Casa Madre Teresa sono destinate all’accoglienza dei migranti stagionali, impegnati nella raccolta in agricoltura. Il progetto “Non solo casa” è un insieme di servizi di accoglienza per soggetti in grave marginalità, soprattutto migranti, a Cremona. Il dormitorio notturno offre 60 posti letto con servizio doccia, lavanderia, pasto caldo. Le Case dell’Accoglienza, due strutture, sono destinate a soggetti soli o nuclei familiari con parti comuni condivise. Diversi appartamenti (12) in housing sociale temporaneo a circa 30 persone. Due di questi in via sperimentale saranno destinati a persone con problemi di salute mentale in collaborazione con un servizio di psichiatria leggera.

L’orientamento al lavoro. Uno dei passi fondamentali nell’integrazione è il servizio di orientamento al lavoro. A Latina è attivo il progetto “Lavoro e dignità del lavoro”, pensato per condurre azioni a supporto delle persone e dei loro bisogni. Per i migranti è stato aperto in particolare uno sportello contro lo sfruttamento lavorativo in agricoltura, presso il presidio Caritas di Borgo Hermada – Terracina: offre orientamento ai servizi e tutela legale dei migranti impegnati nelle aziende agricole del territorio. Contro il caporalato è stato pensato il progetto “Liberi di sognare”, a Tursi. Ha previsto l’attivazione di uno sportello specializzato nel contrasto di questo fenomeno e nell’accompagnamento di quanti vivono una condizione di sfruttamento lavorativo. Si formano gli operatori Caritas sulle specifiche questioni in modo da poter avviare interlocuzioni con i produttori, garantire risposte ai bisogni. Si lavora anche in ambito culturale, coinvolgendo i datori di lavoro e le comunità dei territori in eventi di sensibilizzazione ed animazione. Destinatarie sono cento persone migranti.

L’attenzione alle donne e ai ragazzi. Un insieme di servizi di accoglienza diffusa per circa 20 persone senza dimora lo fornisce a L’Aquila il progetto “Una casa per ripartire: insieme a noi”. Un’accoglienza in 3 strutture: “Casa Abbraccio” per 8/10 persone senza dimora; “Casa giovani” a Pettino, per l’accoglienza di 8/10 giovani (maggiorenni, anche migranti) usciti dal circuito assistenziale protetto, in condizioni di vulnerabilità per l’assenza di percorsi efficaci di tutela; “Casa Beehive” per uomini in cerca di occupazione. Sono previsti anche 5 tirocini formativi. La gestione è affidata alla Confraternita del Preziosissimo Sangue Sparso. A Tivoli, è attiva “Casa Santa Chiara”, una struttura di accoglienza per 6 donne sole o con figli a carico, anche migranti, con una permanenza media di 8/10 mesi. Il progetto prevede un accompagnamento all’autonomia abitativa e lavorativa, favorendo il reinserimento sociale. La gestione è affidata, anche in questo caso, dalla Caritas diocesana. “Mai più soli” è un Centro di prima accoglienza per la grave emarginazione finanziato a Postiglione (Salerno): ospiterà 15 donne e uomini senza dimora, migranti. Si realizzano progetti personalizzati finalizzati al recupero psico-sociosanitario. La gestione è affidata alla cooperativa sociale “Al tuo fianco”. Si forniranno agli ospiti servizi di orientamento lavorativo, segretariato sociale e consulenza legale.

Un corso di lingua italiana. Un altro strumento fondamentale, in ottica integrazione, è la lingua. Da questa considerazione nasce a Venezia “Interculturalità e promozione umana”, che intende qualificare l’offerta dei corsi di lingua italiana per migranti, attraverso l’utilizzo di innovative metodologie didattiche e di apprendimento in determinate situazioni. Si sviluppano così laboratori creativi, esperienze di animazione, percorsi di educazione alla legalità, attività di sostegno scolastico. Con l’obiettivo di accompagnare i migranti a un inserimento progressivo nel contesto economico ed ordinamentale italiano. Il corso di lingua non punta a essere solo un’acquisizione di competenze ma soprattutto un momento di maturazione personale e sociale degli utenti, favorendo l’interscambio e il confronto tra cultura diverse che interagiscano per riuscire a creare concrete situazioni di integrazione. I corsi saranno supportati anche da interventi di sostegno psicologico con la collaborazione del Consultorio collegato alla diocesi.

 

Sviluppo dei popoli / Più di 11 milioni di euro dell’8xmille per sostenere donne, bambini e poveri

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Sanità, educazione, promozione sociale con una particolare attenzione alle donne, ai bambini e alle persone con disabilità. Sono questi gli ambiti principali dei progetti approvati dal Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli nella riunione del 24 e 25 novembre. Si tratta di 53 nuovi progetti, per i quali saranno stanziati € 11.088.174 così suddivisi: € 6.991.622 per 27 interventi in Africa, € 1.755.898 per 12 interventi in America Latina; € 1.476.177 per 9 interventi in Asia, € 543.065 per 4 interventi in Medio Oriente e € 1.321.412 per 1 intervento in Europa.

Tra i progetti più significativi, otto saranno realizzati in Africa: In Burkina Faso, le figlie di San Camillo, che nella città di Ouagadougou gestiscono il centro medico “Saint Camille” (nel 2022 ha erogato 60mila visite ambulatoriali, 1.132 parti, 8600 ecografie, 30.000 esami di laboratorio), costruiranno ed equipaggeranno un nuovo reparto di radiologia. In Madagascar le suore francescane di Maria, per migliorare il servizio offerto dall’ospedale Policlinico San Francesco di Assisi, acquisteranno nuovi dispositivi sanitari per il blocco operatorio. In Cameroun, la diocesi di Edea amplierà l’offerta formativa professionale e tecnica rivolta ai giovani del villaggio di Mogong: per loro saranno costruiti un dormitorio e un laboratorio d’informatica e verrà avviata un’attività di piscicoltura. A Capo Verde, la diocesi di Santiago de Cabo Verde realizzerà un Centro educativo per prevenire l’abbandono familiare e scolastico di bambini e giovani che abitano nella Baia de Alcatraz, quartiere di São Domingos, zona periferica, altamente popolata con un alto tasso di povertà e di abbandono scolastico (aumentato nel 2022-23 del 17,7%). In Sud Sudan, a Maker Kuei, nella diocesi di Rumbek, le suore dell’Istituto della Beata Vergine Maria (conosciute come le Dame Inglesi) intendono sostenere e promuovere l’accesso delle ragazze ad un’istruzione di qualità. Nella Repubblica Democratica del Congo, le Suore Oblate delle Assunzione costruiranno un Centro per accogliere gli orfani di Beni in un ambiente sicuro e protetto, fornendo loro assistenza di base e educazione. In Tanzania, “L’Africa Chiama ODV” supporterà i bambini disabili della regione di Iringa, potenziando l’accesso ai servizi sanitari e riabilitativi, attraverso la diffusione di un sistema di prevenzione e diagnosi precoce a livello regionale e la partecipazione attiva delle famiglie. In Etiopia, C.V.M (Comunità Volontari per il Mondo) migliorerà l’accesso alle fonti di acqua pulita per le strutture igienico-sanitarle di base nei distretti di Besketo, Semen Ari-e-Geze-Gola e sensibilizzerà le comunità sull’importanza delle pratiche igienico-sanitarie per ridurre il rischio di trasmissione di malattie. Sono previsti interventi di costruzione o riabilitazione di sistemi idrici, di formazione, di sviluppo di piccole cooperative e di nuove attività generatrici di reddito.

Dei 12 progetti finanziati nel Continente latino-americano, grande rilevanza assume quello promosso in Brasile dalla diocesi di Paraiba che, nel quartiere di Taquara, costruirà il Centro sociale Sao Jose per dare ai giovani la possibilità di frequentare corsi professionali; il tutto per contrastare fenomeni come il disagio sociale, il traffico di droga e la prostituzione. In Colombia, a Medellin, le Suore Oblate del S. Redentore aiuteranno le donne vittime di prostituzione e tratta con strumenti di formazione finalizzati a raggiungere una autonomia personale ed economica. Il progetto si svolge in sinergia con le autorità locali e con il “Centro di Attenzione nell’Area Giuridica e Psicologica” dei Padri Francescani dell’Università di San Buenaventura e del National Learning Service (SENA).

Nel Continente asiatico, uno dei progetti vedrà la luce in Bangladesh: le suore Salesiane, che da quattro anni hanno istituito un “Collegio Infermieristico” per formare 200 giovani infermieri, amplieranno la struttura del “Nursing College di Mymensingh” che ha come destinatari i più poveri e vulnerabili della comunità adivasi. In India, ad Harmoti, in Assam, la diocesi di Saint John Chrysostom of Gurgaon dei Siro-Malankaresi costruirà una nuova scuola (dotata di un ostello) che accoglierà 600 studenti, ovvero il doppio di quelli che attualmente sono ospitati in un edificio fatto di bambù, fango e lastre di metallo.

30 novembre 2023

Il Papa ai seminaristi francesi: evangelizzate da preti “con l’odore delle pecore”

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Vi segnaliamo questo messaggio a firma del cardinale segretario di Stato Parolin, indirizzato ai partecipanti all’incontro di oltre 700 seminaristi e formatori di seminari francesi, riuniti, dopo dieci anni, a Parigi dall’1 al 3 dicembre. Papa Francesco sottolinea lo stile pastorale dei sacerdoti. Esso deve essere di “vicinanza, compassione, umiltà, gratuità, pazienza” necessario “per evitare di non essere credibili né ascoltati”, in una società dove la figura del sacerdote ha perso per molti ogni “autorità naturale” ed è “addirittura infangata”. Anche se rivolto ai seminaristi francesi, il contenuto può ritenersi indicativo per tutti i futuri sacerdoti ad ogni latitudine. Qui l’articolo di Alessandro Bussolo per Vatican News nel quale, tra l’altro, si legge:

“Per vivere questa esigente, “perfezione sacerdotale, e affrontare le sfide e le tentazioni che incontrerete sulla vostra strada”, c’è – sottolinea il Papa – “una sola soluzione: alimentare una relazione personale, forte, viva e autentica con Gesù”. Amate Gesù più di ogni altra cosa, è il suo consiglio ai seminaristi, “che il suo amore vi basti, e uscirete vittoriosi da tutte le crisi, da tutte le difficoltà”. Nel suo messaggio, il Papa “rende grazie per la chiamata singolare” che il Signore ha rivolto ai giovani seminaristi francesi, e anche “per la risposta coraggiosa che desiderate dare a questa chiamata”. È motivo di ringraziamento, di speranza e di gioia, prosegue, “constatare che molti giovani – e meno giovani – osano ancora, con la generosità e l’audacia della fede, e nonostante i tempi difficili che le nostre Chiese e le nostre società occidentali secolarizzate stanno attraversando, impegnarsi nella sequela del Signore per il suo servizio e per quello dei propri fratelli e sorelle”.

Dopo aver affrontato anche il tema legato al celibato, “al centro della vostra identità, legata a Gesù”, il messaggio a firma di Parolin ricorda che oggi “la figura sacerdotale viene molto spesso distorta in alcuni ambienti, relativizzata, talvolta considerata subalterna”. Ma “non spaventatevi troppo” aggiunge, perché nessuno cambierà mai la natura del sacerdozio, “anche se le modalità del suo esercizio devono necessariamente tener conto delle evoluzioni della società attuale e della situazione di grave crisi vocazionale che stiamo vivendo”. Quindi il Papa sottolinea che per queste evoluzioni, anche in Francia, la Chiesa e la figura del sacerdote, non vengono più riconosciute. Il prete “ha perso agli occhi della maggior parte della gente ogni prestigio” ed è addirittura infangato.  Quindi “per trovare ascolto presso le persone che incontriamo” e procedere con “la nuova evangelizzazione richiesta da Papa Francesco, affinché ognuno abbia un incontro personale con Cristo”, l’unico modo è l’adozione di uno stile pastorale di vicinanza, compassione, umiltà, gratuità, semplicità e povertà. Un sacerdote, perciò, che conosca “l’odore delle pecore”, e che cammini con esse, al loro ritmo. È così che il sacerdote “toccherà il cuore dei suoi fedeli, conquisterà la loro fiducia e farà loro incontrare Cristo”.

Per questo amare “Gesù più di ogni altra cosa”, è il consiglio del Vescovo di Roma ai seminaristi, vi farà uscire “vittoriosi da tutte le crisi”. Perché se Gesù mi basta, “non ho bisogno di grandi consolazioni nel ministero, né di grandi successi pastorali, né di sentirmi al centro di vaste reti relazionali”. E nemmeno “di affetti disordinati, né di notorietà, né di avere grandi responsabilità, né di fare carriera”, né di essere migliore degli altri. Se, al contrario, “soccombo a una di queste tentazioni o debolezze, è perché Gesù non mi basta e io vengo meno all’amore”. Cari seminaristi, conclude Papa Francesco, “abbiate sempre come prima preoccupazione rispondere” alla chiamata alla comunione di Gesù, e “rafforzare la vostra unione con Colui che si degna di fare di voi degli amici”, che è fedele “e vi renderà felici”.

1 dicembre 2023

Uniti nel Dono / Torna lo spot CEI sulla vita e la missione dei sacerdoti

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“Uniti nel dono” è il messaggio al centro della nuova campagna di comunicazione della Conferenza Episcopale Italiana per le Offerte destinate al sostentamento dei sacerdoti.
On air dal 13 novembre, intende sensibilizzare sulla corresponsabilità economica e sul valore della donazione a favore dei tanti preti che ogni giorno offrono il loro tempo, sono accanto ai più fragili, sono in prima linea per dare risposte a chi è in difficoltà, incoraggiano percorsi di ripresa, affidandosi alla generosità dei fedeli per essere liberi di servire tutti.

“Ogni offerta destinata al sostentamento dei sacerdoti – sottolinea il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – è il segno tangibile della vicinanza dei fedeli, un mezzo per ringraziare tutti i sacerdoti, dal più lontano fino al nostro parroco. Basta una piccola offerta ma donata in tanti”.

Ideata e prodotta da Casta Diva Group, la campagna si snoda tra spot tv, radio, web, social e racconta la “missione” dei sacerdoti, ripresi nella loro quotidianità all’interno delle comunità, nei luoghi in cui tutti possono sentirsi a casa. Protagonisti dei sei spot, on air fino a Natale, tre sacerdoti, testimoni di un impegno che da nord a sud, fa la differenza per tanti. Come don Stefano Cascio, parroco di San Bonaventura da Bagnoregio, nel quartiere periferico di Torre Spaccata a Roma, che guida la comunità dal 2016 ed accoglie tutti con un sorriso: anziani soli, ragazzi di strada, rifugiati in fuga dalla guerra. Nella sua parrocchia c’è sempre posto e ciascuno è il benvenuto. Nel bellunese, don Fabio Fiori, parroco di Danta di Cadore e San Nicolò di Comelico (BL), è l’anima di una cooperativa di comunità che combatte lo spopolamento delle vallate, aiutando le persone a rimanere nel proprio paese e a non abbandonare un angolo di paradiso. A Milano don Domenico Storri, parroco di San Pietro in Sala, da oltre vent’anni coordina una web radio, i SempreVivi, che coinvolge alcuni adolescenti con disagio psichico. Un progetto che dimostra come, grazie a un microfono e a tanta passione, si possa di dare voce a chi abitualmente non ce l’ha.

Oltre agli spot, sul web e sui social, sono previste delle pillole video, brevi interviste ad alcuni parrocchiani che raccontano i “don” dal loro punto di vista.
Accanto al digital, anche la carta stampata. La campagna, pianificata su testate cattoliche e generaliste, ricorda i valori dell’unione e della condivisione con alcuni slogan incisivi: “Ci sono posti che esistono perché sei tu a farli insieme ai sacerdoti” o “Ci sono posti che non appartengono a nessuno perché sono di tutti”.

Nonostante siano state istituite nel 1984, a seguito della revisione concordataria, le offerte deducibili sono ancora poco comprese e utilizzate dai fedeli che ritengono sufficiente l’obolo domenicale; in molte parrocchie, però, questo non basta a garantire al parroco il necessario per il proprio fabbisogno. Da qui l’importanza di un sistema che permette a ogni persona di contribuire, secondo un principio di corresponsabilità, al sostentamento di tutti i sacerdoti diocesani.

“In questo tempo di Cammino sinodale – sottolinea Monzio Compagnonil’offerta per il sostentamento del clero diventa un gesto concreto, un dono per ‘camminare insieme’. Una scelta valoriale che si traduce in un sostegno reale alla missione dei nostri preti”.

Diverse da tutte le altre forme di contributo a favore della Chiesa cattolica, le offerte per i sacerdoti sono espressamente destinate al sostentamento dei preti al servizio delle 226 diocesi italiane; tra questi figurano anche 300 sacerdoti diocesani impegnati in missioni nei Paesi più poveri del mondo e 2.500 sacerdoti ormai anziani o malati dopo una vita spesa al servizio degli altri e del Vangelo. L’importo complessivo delle offerte nel 2022 si è attestato appena sopra gli 8,4 milioni di euro in linea con il 2021. È una cifra ancora lontana dal fabbisogno complessivo annuo, che ammonta a 514,7 milioni di euro lordi, necessario a garantire a tutti i sacerdoti una remunerazione pari a circa mille euro mensili per 12 mesi.
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