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Calabria / Giornata regionale clero, Mons. Rega: «chi si isola si spegne, il sacerdote che cammina con i fratelli cresce»

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Un momento di fraternità ospitato nel complesso interparrocchiale San Benedetto, quello vissuto dal clero calabrese lo scorso 18 giugno a Lamezia Terme in occasione della giornata regionale del clero calabrese

Nella sua introduzione Monsignor Stefano Rega, Vescovo di San Marco Argentano – Scalea e delegato CEC per la Commissione presbiterale regionale, ha ricordato alcuni passaggi del messaggio che il Papa ha inviato ai sacerdoti in occasione della giornata per la santificazione sacerdotale, in cui ha sollecitato a vivere in fraternità e che è stata centrale nella lectio dell’abate di Montecassino, Dom Fallica, su «Inviati a due a due: lo stile fraterno dell’annuncio», partendo dal brano del Vangelo di Luca 10,1-12. In particolare, Monsignor Rega ha ricordato che il Papa ha invitato ad avere «una relazione con Dio che non ci allontani dagli uomini, ma ci renda prossimi per tutti, che plasmi cuori pazienti, teneri, capaci di vicinanza, di compassione e di ascolto. Così, per mezzo dell’unione del nostro cuore imperfetto con il Cuore trafitto di Gesù, si realizza il nostro cammino di santità. Non viviamo più noi, ma vive in noi Cristo (cfr Gal 2,20). Una santità così non si vive da soli. Abbiate cura della fraternità presbiterale: cercatevi, ascoltatevi, sostenetevi. Il sacerdote che si isola, lentamente si spegne; il sacerdote che cammina con i fratelli cresce».

Fraternità presbiterale che, ha ricordato Monsignor Rega, come scritto dal Papa nella lettera apostolica Una fedeltà che genera futuro, deve essere considerata «come elemento costitutivo dell’identità dei ministri, non solo come un ideale o uno slogan, ma come un aspetto su cui impegnarsi con rinnovato vigore. La cura reciproca, in particolare l’attenzione verso i confratelli più soli e isolati, nonché quelli infermi e anziani, non può essere considerata meno importante di quella nei confronti del popolo che ci è affidato».

Un invito a «camminare a due a due», partendo dal brano del Vangelo di Luca, è stato fatto da Dom Fallica che, tra le altre cose, nella sua lectio, ha ricordato che vivere così il ministero «educa e introduce in quella spiritualità e relazione interpersonale vissuta del Vangelo comunicato e accolto. Essere inviati a due a due scrive la fraternità e la qualità delle relazioni» in quanto «vivere un’autentica fraternità ci deve rendere solidali con gli altri. Le afflizioni che pesano sulla nostra vita sono tante. Prendersi cura degli altri è anche un prendersi cura di sé». Per Dom Fallica, infatti, è proprio in questo che sta la «logica del dono» e vivere in essa «è nella prospettiva e capacità effettiva di ricevere. Sapere vivere le relazioni nelle dimensioni della gratuità e della reciprocità. Abbiamo bisogno di grembi della reciprocità che non ci devono chiudere ma aprirci sia nella relazione con Dio, sia nelle relazioni fraterne. Il testo di Luca – ha aggiunto Dom Fallica – sottolinea l’importanza di saper articolare bene il cammino e la sosta nella casa. Dobbiamo avere anche questa sapienza che Luca ci ricorda di vivere nelle case, in cui sostare e dimorare rende la realtà evangelica. Non sempre – ha concluso – è facile armonizzare calore familiare e calore domestico: una casa troppo aperta rischia di non essere più una casa; al contrario, una comunità molto chiusa rischia di chiudersi dimenticandosi di chi rimane fuori. Probabilmente non esiste una misura uguale per tutte le situazioni, ma le due cose vanno bene quando vivono insieme e non quando una prevale sull’altra».

Nel portare i saluti della diocesi che ha ospitato questo momento di riflessione e preghiera, il Vescovo di Lamezia Terme, Monsignor Serafino Parisi, che ha fortemente voluto il completamento dell’auditorium del complesso interparrocchiale San Benedetto che sta diventando sempre più centro di convegnistica regionale, ha ringraziato quanti «hanno contribuito per questo momento di fraternità e di vita comunitaria» in linea con l’invito del Papa «a rendere operativo il mistero dell’unità che è il progetto di Dio perché, in quanto testimonianza, pur dentro le differenze, pur dentro le specificità, pur dentro i particolarismi, pur dentro le nostre fisime mentali, è la testimonianza della verità che ci rende credibili di fronte alla storia. Quella vera. Una fraternità ed unità che è sacramentale, che supera le nostre inezie, le nostre piccolezze, le supera perché noi siamo fondati dentro questa unità che è rivelazione stessa della vita intima di Dio che è mistero di comunione, mistero di unità».

Nel concludere l’incontro, il presidente della Conferenza Episcopale Calabra e Arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, Monsignor Fortunato Morrone, ha ringraziato quanti si sono impegnati per questa giornata che «è stata un dono di Dio», nel corso della quale ha visto «la passione dell’essere presbiteri. Ringrazio l’abate – ha aggiunto – per averci dato la speranza. A volte non riusciamo a vedere il bello che c’è nel cuore degli altri, ma è dono perché è l’esplicazione del volto di Gesù che è nel cuore degli altri. Aiutiamoci vicendevolmente. Il Vangelo è la fraternità ed è questo Vangelo che dobbiamo portare nelle nostre comunità. Ci dobbiamo confortare, dandoci forza e coraggio».

Al termine della lectio, nella chiesa San Benedetto, si è svolta l’Adorazione eucaristica comunitaria.

La giornata si è conclusa con un’agape fraterna.

Uniti nel Dono / A Latina, strada facendo, c’è un gancio in mezzo al cielo

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La parrocchia di San Giuseppe Lavoratore a Latina Scalo si presenta come una vera comunità familiare, fondata sull’ascolto, sulla condivisione e sull’accompagnamento delle persone nei momenti di bisogno e di sofferenza. In un territorio cresciuto rapidamente e caratterizzato da famiglie di diversa provenienza, la parrocchia è diventata un punto di riferimento per i circa 15mila abitanti.

Figura centrale di questo percorso è don Nello Zimbardi, parroco dal 2017, che si distingue per uno stile pastorale profondamente umano e attento alle persone. La sua formazione, arricchita da studi in psicoterapia oltre che dall’esperienza negli esercizi spirituali, gli consente di offrire un accompagnamento spirituale e psicologico integrato. Don Nello dedica molto tempo all’ascolto, considerandolo il primo strumento di vicinanza concreta alla comunità.

Il sacerdote è anche un pastore carismatico e coinvolgente, capace di lavorare in squadra e di valorizzare l’impegno dei numerosi volontari dell’oratorio, luogo educativo e di aggregazione aperto a tutte le età. Sotto la sua guida, la parrocchia diventa una “seconda casa” per molti, soprattutto per chi non ha familiari vicini, promuovendo relazioni autentiche e un ambiente accogliente e sicuro.

Tra le iniziative più innovative promosse da don Nello emerge il progetto catechistico “Semina e fioritura”, che rompe gli schemi tradizionali per mettere al centro la persona e la famiglia. La catechesi non è più solo insegnamento, ma esperienza condivisa attraverso attività pratiche, educative e spirituali, in un percorso continuo che accompagna la crescita di bambini e ragazzi.

Particolare rilievo assume anche l’impegno del parroco nell’accompagnamento del dolore, come testimonia il gruppo “In Cammino”, dedicato ai genitori che hanno perso un figlio. Qui don Nello aiuta le persone a elaborare il lutto attraverso il confronto, la condivisione e la ricerca di senso, offrendo uno spazio di ascolto empatico e non giudicante.

In sintesi, don Nello incarna una figura di pastore vicino, competente e profondamente umano, capace di unire spiritualità e attenzione psicologica, guidando una comunità che si riconosce come famiglia, anche nelle prove più difficili della vita.

Scopri tutta la storia raccontata da Nicola Nicoletti su unitineldono.it.

Calabria / Focus sull’8xmille nella Commissione Regionale Sovvenire: «Più informazione per sostenere la carità e le nuove periferie»

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L’importanza della firma per l’8xmille alla Chiesa cattolica è stata al centro dell’incontro della Commissione Regionale Sovvenire della Conferenza Episcopale Calabrese, riunitasi il 17 giugno a Lamezia Terme sotto la presidenza del Vescovo delegato, Monsignor Stefano Rega, alla guida della diocesi di San Marco Argentano-Scalea.

Dopo aver fatto il punto su quanto emerso dall’incontro nazionale «Un servizio al servizio», svoltosi nei giorni scorsi a Roma, dove la Calabria, insieme a Monsignor Rega, era rappresentata anche da Giuseppe Lanzillotta, della diocesi di San Marco Argentano-Scalea, gli incaricati diocesani hanno effettuato un’analisi sulla situazione nelle diocesi calabresi per poi avviare un programma operativo che consenta una maggiore e corretta informazione.

Nel corso dei vari interventi, oltre alla segnalazione di alcune «criticità», si è convenuto sulla necessità di effettuare un rafforzamento della rete diocesana per essere maggiormente incisivi sul territorio al fine di far comprendere come la firma sia importante per contribuire a quella «Chiesa in uscita che risponde alle nuove povertà e ai bisogni sempre più complessi di fasce di popolazione diverse». In particolare, è stato anche ricordato, ad esempio, che, proprio grazie all’8xmille alla Chiesa cattolica, «dal 1990, ogni anno vengono realizzati migliaia di progetti, secondo tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nei Paesi in via di sviluppo».

«Ciò che viene dato, sia firmando che effettuando libere offerte – ha detto al riguardo Monsignor Rega –, serve a tutta la Chiesa nel suo complesso ed è importante che si comprenda».

Sebbene la Chiesa abbia senz’altro bisogno di mezzi economici e materiali, questo non significa, però, che sia ricca. Infatti, mentre da un lato possiede un importante patrimonio artistico, storico e culturale che, tra l’altro, richiede l’utilizzo di molte risorse per interventi di restauro e conservazione di monumenti e opere d’arte, affinché le generazioni future possano continuare a goderne, dall’altro investe molti soldi, anche dell’8xmille, per costruire nuovi edifici di culto, strutture parrocchiali e oratori, che diventano centrali per lo sviluppo di nuove periferie urbane. Questo, senza contare i vari interventi caritativi che, quotidianamente, vengono realizzati nelle varie diocesi.

Offerte sostentamento sacerdoti / Donazioni digitali in parrocchia: la Chiesa abbraccia il futuro con i POS

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Nel solco della missione ecclesiale di sostenere la vita delle comunità, promuovere una cultura di condivisione e trasparenza, e garantire il sostegno al nostro clero, l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero, in collaborazione con il Servizio per la Promozione della CEI, ha avviato un importante progetto insieme a BdM Banca e Nexi, partner storico nel settore della monetica. L’obiettivo è offrire alle parrocchie uno strumento innovativo e funzionale per la raccolta delle donazioni.

Il progetto nasce con l’intento di favorire una maggiore partecipazione dei fedeli e di semplificare la gestione delle offerte in modo sicuro, moderno e trasparente.

A tal fine verranno installati dei POS (vedi foto) in alcune parrocchie del Centro-Sud Italia, permettendo ai fedeli di effettuare donazioni tramite carte di debito, credito o wallet digitali su smartphone e smartwatch.

Questa soluzione, che risponde alle più recenti abitudini di pagamento, vuole mettere la tecnologia al servizio della Chiesa, trasformando l’innovazione in un potente strumento di comunione, solidarietà e corresponsabilità tra fedeli e istituzioni ecclesiali nel segno del servizio al Vangelo e al sostentamento del clero. I dispositivi, personalizzati per essere facilmente riconoscibili e intuitivi nell’uso, saranno inizialmente collocati in 30 parrocchie selezionate per la loro significatività e prossimità ai territori di riferimento di BdM Banca.

Un incontro di formazione pensato come un momento di condivisione e di crescita comunitaria, per scoprire queste nuove e preziose strade per il dono, si terrà nella parrocchia di San Giovanni Apostolo ed Evangelista venerdì 19 giugno dalle 19.30 alle 21.30 (diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie).

Sarà l’occasione per approfondire il sistema del sostegno economico alla Chiesa cattolica, anche attraverso strumenti innovativi di donazione come il POS. Un appuntamento aperto a tutti i fedeli della parrocchia, per vivere insieme una “condivisione benedetta” e rafforzare il senso di corresponsabilità nella vita della comunità. Al termine, l’incontro si concluderà con un momento di fraternità, per continuare a vivere insieme la gioia della condivisione. 

L’iniziativa testimonia la capacità della Chiesa di dialogare con i cambiamenti sociali, promuovendo strumenti che coniugano innovazione, responsabilità e attenzione al bene comune, nel segno del servizio evangelico e del sostentamento del clero.

“Sovvenire in Radio” / Dodicesima puntata: oltre le sbarre, percorsi di rinascita

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Dall’assistenza ai detenuti più fragili ai percorsi di reinserimento sociale, fino al sostegno delle relazioni familiari. Sono molteplici le iniziative promosse dalla Chiesa di Cagliari nel mondo penitenziario grazie anche ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Un impegno che mette al centro la persona e la sua dignità, nella convinzione che nessuno possa essere identificato soltanto con il proprio errore.

«Anche nelle difficoltà la dignità umana e la speranza non vanno mai perdute». È a partire da queste parole di Papa Leone che don Gabriele Iiriti, cappellano della Casa circondariale di Uta e responsabile della pastorale penitenziaria diocesana, racconta il senso del lavoro che quotidianamente viene svolto all’interno e all’esterno degli istituti di pena del territorio ai microfoni della trasmissione “Sovvenire in Radio” con Maria Chiara Cugusi e don Alessandro Simula.

Un impegno reso possibile anche grazie ai fondi dell’8xmille, che consentono di sostenere attività e progetti rivolti a persone che spesso si trovano a vivere condizioni di forte fragilità sociale ed economica.

«Il carcere è una realtà complessa e spesso drammatica – spiega don Iiriti –. Molte persone vi entrano all’improvviso, senza avere neppure il tempo di preparare una borsa con gli effetti personali. Non di rado arrivano prive del necessario, senza il sostegno di una rete familiare e in condizioni di estrema vulnerabilità».

Per rispondere a queste necessità, la Caritas diocesana e i volontari impegnati nella pastorale penitenziaria gestiscono un servizio di distribuzione di beni essenziali per affrontare la quotidianità della detenzione. Un sostegno particolarmente importante per le persone indigenti e per molti detenuti stranieri che non possono contare sull’aiuto dei familiari.

Accanto al sostegno materiale, un capitolo fondamentale riguarda il reinserimento sociale. La pastorale penitenziaria, in collaborazione con la Caritas e le comunità ecclesiali, promuove percorsi che consentono ai detenuti di accedere a misure alternative alla detenzione e di sperimentare gradualmente il ritorno alla vita sociale.

«Le misure alternative rappresentano una grande opportunità – sottolinea don Iiriti –. Permettono alle persone di mettersi alla prova in contesti positivi, di offrire il proprio contributo nelle parrocchie, negli oratori o nelle opere caritative e, allo stesso tempo, consentono alle comunità di conoscere storie e volti che spesso restano nascosti dietro lo stigma della detenzione».

Si tratta di un’esperienza che genera benefici reciproci: da una parte il detenuto trova occasioni concrete di responsabilizzazione, dall’altra la comunità è chiamata a esercitare accoglienza e fiducia, contribuendo a costruire percorsi di inclusione.

Tra le realtà che operano in questa direzione c’è la Casa di accoglienza “Leila Orrù de Martini”, promossa dalla Caritas diocesana. La struttura ospita detenuti in permesso premio, offrendo loro un luogo dove poter trascorrere alcuni giorni insieme ai propri familiari.

«La nostra missione è restituire speranza alle relazioni», racconta il responsabile Adrian Matei. «Molte persone detenute hanno famiglie che vivono lontano o che non dispongono delle risorse necessarie per accoglierle durante i permessi. La casa diventa allora uno spazio di incontro e di ricostruzione dei legami affettivi».

Sono esperienze che lasciano il segno. Genitori che possono riabbracciare i figli senza la rigidità e i limiti imposti dai colloqui in carcere, coppie che ritrovano momenti di quotidianità condivisa, famiglie che hanno l’opportunità di ricominciare a dialogare.

Nella casa operano anche numerosi volontari che accompagnano gli ospiti nella vita quotidiana, contribuendo a creare un clima familiare e di fiducia. Alla base del loro servizio vi è una scelta precisa: ascoltare senza giudicare.

«Quando incontriamo una persona detenuta – osserva Matei – siamo spesso portati a fermarci all’errore che ha commesso. Noi cerchiamo invece di guardare la persona nella sua interezza, ascoltando la sua storia e il suo desiderio di ricostruire il futuro».

Ascolta la puntata.

Caritas Italiana / Report Statistico 2026: “Sempre più poveri, sempre più a lungo”

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È stato presentato, presso la Sala San Francesco della Conferenza Episcopale Italiana, il Report statistico nazionale 2026 sulla povertà in Italia di Caritas Italiana. Un’occasione di lettura e approfondimento sulle fragilità che attraversano il Paese, a partire dai dati raccolti nel 2025 dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere presenti nei territori. Le analisi sono state presentate da Federica De Lauso, del Servizio Studi di Caritas Italiana.

A seguire, Andrea Di Criscio, studente dell’Università La Sapienza di Roma, ha proposto un commento all’analisi, raccogliendo alcune sollecitazioni sulla fotografia del Paese che emerge dal Rapporto e sulle responsabilità che consegna al futuro.

Lo scrittore Eraldo Affinati ha offerto una rilettura d’autore, invitando ad andare oltre i numeri per riconoscere le storie, i volti e le domande educative che attraversano le fragilità sociali del nostro tempo. In allegato l’infografica e la sintesi del Rapporto 2026.

La povertà in Italia

La povertà tende sempre più a perdere il carattere dell’eccezionalità e della temporaneità, assumendo i contorni di una “strutturale normalità”. Il numero delle persone sostenute dalla rete Caritas cresce dell’1,7% rispetto al 2024: un aumento più contenuto rispetto al passato, ma che di fatto non segnala ancora una reale attenuazione delle difficoltà sociali. Non si registrano infatti flessioni rispetto al periodo precedente alla pandemia, a conferma di una povertà che tende a radicarsi e a diventare condizione stabile nella vita di molte famiglie.

Tra le tendenze più significative emerge l’aumento della componente anziana. In dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. È un dato che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.

Accanto all’invecchiamento cresce infatti anche la solitudine. Le persone sole sono passate, nello stesso arco temporale, da un’incidenza del 23,8% al 32,9%. Le traiettorie di vita sono spesso attraversate da eventi critici, quali lutti, separazioni o altre forme di rottura biografica, che possono compromettere la disponibilità di risorse economiche, relazionali e sociali. In questa prospettiva, la povertà si mostra sempre di più come progressivo assottigliarsi dei legami, delle relazioni di prossimità e delle possibilità concrete di essere accompagnati nei momenti di maggiore difficoltà.

Il Report evidenzia inoltre il rafforzarsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante dei lavoratori poveri, condizione che assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Si tratta di persone che, pur avendo un’occupazione, non riescono a sottrarsi a situazioni di vulnerabilità economica e sociale (nel 2015 questo fenomeno si attestava il 13,3%).

Casa, famiglie e minori

Le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% delle persone seguite convive infatti con figli minori.
Resta molto forte anche il tema abitativo, non soltanto nella forma più estrema della mancanza di una dimora (sono state oltre 24mila le persone “senza casa” e “senza tetto” incontrate), ma anche nelle crescenti difficoltà legate alla gestione della casa: affitti, utenze, spese ordinarie, condizioni abitative precarie o inadeguate. L’abitare continua così a rappresentare uno degli snodi più delicati della povertà in Italia, perché incide sulla stabilità delle famiglie, sulla salute, sui percorsi educativi e sulla possibilità stessa di progettare il futuro.

I dati segnalano infine un record, dal periodo pre-pandemico, della presenza di persone in povertà cronica e dell’intensità della povertà, indicando un progressivo allontanamento dalla soglia minima di benessere economico. Le persone incontrate sono, in molti casi, sempre più povere e permangono in questa condizione sempre più a lungo.

Diminuisce invece la quota dei nuovi poveri, attestandosi al 37,6%. Parallelamente, si registra una graduale crescita dell’ISEE medio familiare (dal 4.315 euro a 4.974) un dato che non deve essere interpretato come un miglioramento delle condizioni economiche, bensì come il segnale di un ampliamento della platea delle famiglie che, pur disponendo di risorse leggermente superiori, si trovano comunque in condizioni di fragilità e necessitano di sostegno.

“Per orientare le nostre scelte”

S.E. Mons. Benoni Ambarus, Presidente di Caritas Italiana, ha evidenziato il valore ecclesiale del Report e la responsabilità delle comunità cristiane: “La povertà è sempre un interrogativo che interpella anzitutto la Chiesa, il suo modo di stare dentro la storia, la sua capacità di farsi prossima alle persone e ai territori più fragili. I dati raccolti dalla rete Caritas nascono dall’ascolto quotidiano e ci chiedono di essere comunità più attente, capaci di riconoscere le ferite, custodire i legami e non lasciare sole le persone”.

“I dati offrono un importante contributo per definire la povertà, ma è importante che aiutino soprattutto ad orientare le nostre scelte”, ha dichiarato don Marco Pagniello nelle sue conclusioni. “Per Caritas Italiana il Report statistico è infatti uno strumento per animare le comunità, aiutare i territori a leggere ciò che cambia e sollecitare politiche più giuste e lungimiranti. Di fronte a povertà sempre più croniche, solitudini crescenti, lavoro povero e difficoltà abitative occorre costruire percorsi, alleanze e responsabilità condivise”.

Aggiornato il 16 giugno 2026

Conferenza Episcopale Lombarda / I Vescovi scrivono ai sacerdoti

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Nel giorno della Festa del Sacro Cuore di Gesù, giornata mondiale di preghiera per la santificazione dei sacerdoti, il sito della Conferenza Episcopale Lombarda pubblica una lettera dei Vescovi indirizzata idealmente a tutti i presbiteri. È stata scritta prendendo spunto da un incontro che, lo scorso 19 marzo, ha riunito a Caravaggio i membri dei Consigli presbiterali delle 10 Diocesi della Regione. Il testo (qui integrale) rilegge quel momento e offre una prospettiva sul futuro del ministero presbiterale in Lombardia.

“Vi scriviamo con animo fraterno, nella Festa del Sacro Cuore di Gesù, giornata mondiale di preghiera per la santificazione dei sacerdoti. Nell’esercizio della paternità affidata al nostro ministero episcopale, ci siamo posti in attento ascolto delle vostre esperienze di vita, oggi sempre più connotate da una realtà sociale in continuo cambiamento e da forme pastorali per la maggior parte di noi mutate nel tempo. Un ascolto appassionante, carico di consolazione e dal quale siamo usciti rincuorati. Un ascolto che sempre ci apre alla preghiera. E ci siamo detti: questo è il volto autentico di un presbiterio vivo e reale, espressione di tutte le stagioni della vita sacerdotale e di una multiforme varietà di incarichi pastorali”.

I Vescovi rinnovano quindi la “gratitudine per la fedeltà quotidiana con la quale venite in aiuto alla nostra debolezza, nella guida del popolo di Dio a noi affidato”. Precisano: “Viviamo un tempo che non possiamo più leggere con categorie abituali. Non si tratta solo di affrontare difficoltà nuove, ma di riconoscere che siamo dentro un cambiamento che ci supera e insieme ci coinvolge. È un tempo che può generare smarrimento, talvolta anche scoraggiamento, ma che porta con sé una promessa: quella di una Chiesa più essenziale, più fraterna, più vicina alla vita reale delle persone. Non siete soli dentro questo passaggio. E non siete chiamati a ‘risolverlo’, ma ad abitarlo con fede”.

Il documento prevede quattro paragrafi: Senza attraversare le fatiche non nasce nulla di nuovo; Senza fraternità il ministero si indebolisce; Senza corresponsabilità la sinodalità resta incompiuta; Senza formazione adeguata il cambiamento non regge.

“Carissimi, non abbiamo soluzioni pronte da offrirvi, ma desideriamo camminare con voi, ascoltarvi ancora, accompagnarvi”, concludono i Vescovi. “E insieme a voi vogliamo lasciarci guidare dallo Spirito, che non smette di aprire strade nuove. Affidiamo questo tempo, e ciascuno di voi, al Signore. E vi chiediamo di continuare a essere, con semplicità e verità, ciò che siete: uomini del Vangelo, dentro la vita ordinaria della nostra gente”.

Sulmona-Valva / A Roccaraso inaugurato uno spazio di aggregazione per i giovani grazie all’8xmille

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Non è semplicemente un edificio restituito alla cittadinanza dopo un attento lavoro di riqualificazione edilizia, ma è, per sua stessa natura, una promessa di futuro e un presidio di speranza. Sabato 13 giugno Roccaraso (L’Aquila) si è vestita a festa per l’apertura ufficiale della nuova “Casa del Giovane”, un centro pastorale e di aggregazione interamente rinnovato grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa Cattolica e ai fondi della Parrocchia stessa. Al taglio del nastro e alla successiva benedizione dei locali, accanto ai ragazzi, alle famiglie e alle autorità locali, il Vescovo della diocesi di Sulmona-Valva, Mons. Michele Fusco.

«Vogliamo che questa casa sia un cantiere aperto di speranza e un punto di riferimento educativo per l’intero territorio – sottolinea il Vescovo Fusco -. Grazie alle firme per l’8xmille, la generosità e la fiducia dei cittadini si trasformano in un segno tangibile di prossimità ecclesiale. Investire sui giovani e offrire loro spazi protetti di crescita non è un costo, ma il più fecondo degli investimenti sul domani delle nostre comunità».

L’opera, caratterizzata da una struttura solida, accogliente e pensata a misura di ragazzo, rappresenta l’esempio plastico di come le firme dei contribuenti si trasformino in progetti tangibili di promozione umana. In contesti come quello degli Altipiani Maggiori d’Abruzzo, noti per la straordinaria vocazione turistica ed estiva ma talvolta esposti, nei mesi invernali, al rischio di isolamento sociale per i residenti, un centro di questo tipo assume una valenza doppiamente strategica: un’ancora contro lo spopolamento e un incubatore di idee.

Oltre le mura: la visione della “sala della comunità”. Per comprendere appieno la visione pastorale che anima questo nuovo centro, lo sguardo deve necessariamente allargarsi ai grandi orientamenti della Chiesa italiana. La “Casa del Giovane” di Roccaraso si inserisce infatti perfettamente nel solco tracciato dalla storica Nota pastorale del 25 marzo 1999 (“La sala della comunità: un servizio pastorale e culturale”), curata dalla Commissione ecclesiale per le comunicazioni sociali della Cei.

In quel documento, i Vescovi italiani offrivano una definizione illuminante che sembra scritta oggi per le mura di questa nuova struttura: la sala della comunità è il «luogo della riflessione e dell’accoglienza, dell’incontro e dell’approfondimento», uno spazio prezioso per «sviluppare in modo creativo l’intelligenza credente, per leggere la storia a partire dallo sguardo di uomini e donne illuminati dalla fede».

A Roccaraso la sfida è esattamente questa. Non si tratta di aprire un semplice locale ricreativo, ma di dare vita a un laboratorio antropologico dove la cultura, la musica, lo sport, il gioco e l’uso consapevole dei nuovi linguaggi multimediali diventino strumenti sussidiari per fare catechesi, educazione e cittadinanza attiva. Un luogo dove il Vangelo incontra la vita quotidiana e i sogni dei ragazzi.

La forza dell’8xmille: un bene che ritorna sul territorio. Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza il motore economico e valoriale dell’8xmille. Spesso percepito come un meccanismo burocratico e astratto, questo strumento si dimostra qui, ancora una volta, un eccezionale moltiplicatore di bene comune. La Curia diocesana, investendo queste risorse nel restauro della struttura, ha voluto dare un segnale forte, di trasparenza e vicinanza: i fondi offerti dai cittadini tornano direttamente alle comunità sotto forma di spazi educativi protetti, moderni e gratuiti.

Investire sui giovani significa credere che il domani si edifichi nel presente. Tra il calore della comunità parrocchiale e il mandato pastorale di Mons. Fusco, la “Casa del Giovane” apre i suoi battenti non come un monumento passivo, ma come una casa viva, dalle porte aperte, dove ogni ragazzo del territorio potrà finalmente dire: “Questo è il mio spazio”.

Festival Biblico / Chioggia: la bellezza ha la firma dell’8xmille, che accende cultura e comunità

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Dal Festival Biblico alle periferie d’Italia il gesto silenzioso sulla dichiarazione dei redditi sostiene un bene che è di tutti.

Di seguito l’intervento dell’incaricato diocesano di “Sovvenire” Davide Cecchini prima del cardinale Gianfranco Ravasi pubblicato sul periodico diocesano nuova Scintilla (in allegato).

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In una cattedrale gremita il 29 maggio scorso, a Chiog­gia, per ascoltare l’inter­vento del cardinale Gianfraco Ravasi sul tema centrale del Festival Biblico 2026, giunto alla sua 22.ma edizione (la quarta nella città lagunare) “Il potere del limite: creatore e creatura ieri e oggi”, la coor­dinatrice del Festival Luisella Siviero ha dato la parola al re­sponsabile diocesano del “Sov­venire”, Davide Cecchini, che, proprio a partire dall’evento che era in corso di svolgimento con una serie di iniziative in molte parti d’Italia, ha illustra­to sinteticamente e con chia­rezza la struttura e le finalità del contributo dell’8xmille alla Chiesa cattolica.

“Dalla Sicilia fino al Veneto – ha sottolineato Cecchini – gli eventi del Festival Biblico stanno offrendo a tante, tantissime per­sone delle meravigliose opportu­nità di incontro con l’arte, la cul­tura, la bellezza, approfondendo e valorizzando l’ispirazione dei testi della Sacra Scrittura.

All’inizio di questa serata, allora, è bello e doveroso ricordarci che tutto ciò è reso possibile dal cuore pulsante delle nostre Chie­se, dall’impegno di tantissimi volontari ma anche dal contri­buto dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica”.

“È giusto ed è urgente ricordar­lo. La legge del 1985 che istitui­va l’8xmille ha da poco compiuto 40 anni, eppure, nelle nostre comunità – ha sottolineato il responsabile diocesano – sono ancora in tanti a non conoscere bene quale sia il perimetro dei benefici sociali che ricadono su tutta la collettività, e non solo sui cattolici ma praticamente su tutti, grazie a questi fondi”.

“L’appuntamento di questa sera – ha detto il sig. Cecchini – è solo una delle moltissime dimostra­zioni che potremmo trovare per questa realtà. Grazie ai fondi che ogni anno vengono consegnati alle nostre diocesi in base alle firme dei contribuenti italiani, la Chiesa continua a compiere il proprio servizio pastorale, a sostenere le opere di carità in Italia e nei paesi più poveri del mondo, a garantire una remu­nerazione ai 31.000 sacerdoti disseminati nelle 25.000 parroc­chie delle nostre 226 diocesi.

Sono appunto queste – la pa­storale, la carità, il sostegno ai sacerdoti – le tre finalità pre­viste dalla legge nata dopo la firma del nuovo Concordato tra Stato e Chiesa cattolica. Sono le tre destinazioni dei fondi, che vengono dettagliatamente rendicontate nel sito 8xmille.it, che tutti possiamo andare a visitare”.

Ed ha poi ulteriormente preci­sato la prima delle tre destina­zioni che è molto articolata e tocca gli aspetti storico-cul­turali-sociali e di edilizia di culto del nostro territorio e in tutta l’Italia: “Non tutti, però, si ricordano che nella prima di queste tre finalità previste dalla legge (ovvero il servizio pasto­rale della Chiesa) rientra anche un preziosissimo contributo alla vita culturale e sociale del nostro Paese. Pensate alla manuten­zione del patrimonio artistico e architettonico delle nostre chiese, dei musei diocesani, delle biblioteche e degli archivi. Pensate agli oratori, alle par­rocchie, a tutte quelle strutture che spesso rappresentano delle isole felici che consentono alle persone di ritrovarsi insieme e di condividere tempo ed emo­zioni, nelle grandi città come nei piccoli centri delle aree interne del Belpaese. Pensate al lavoro di animazione spirituale e culturale (e questa serata ne è una limpida espressione) svolto dai catto­lici italiani a beneficio di tutti, senza pretendere da nessuno dei beneficiari un certificato di battesimo o… una tessera a punti con la presenza alla messa domenicale”.

“Con i fondi che riceve dalla collettività in base alle firme dei contribuenti, alle nostre firme, – ha ribadito con forza esortativa e persuasiva – la Chiesa è a ser­vizio del bene e del bello per tutti. Pensiamoci, nel momento in cui andiamo a fare la dichia­razione dei redditi, perché negli ultimi 20 anni la percentuale di chi ha scelto di firmare per la Chiesa cattolica è scesa da circa il 90% a meno del 70%. Eppure, i frutti di quanto viene realizzato con queste risorse sono sotto gli occhi di tutti. Sono state le nostre firme a rendere possibile tutto ciò e continueranno ad esserlo, se lo vorremo e se ce ne faremo promotori anche con le persone intorno a noi. Lasciar morire appuntamenti belli come quello di questa sera, e tutto il bene che in ogni angolo del Paese, dalle Alpi alle isole più lontane, viene realizzato ogni giorno… sarebbe davvero un grande peccato!”.

“Allora – ha concluso – grazie per l’attenzione, buona serata e ricordatevi che questa firma non costa nulla ma permette di rea­lizzare molte più cose di quello che immaginiamo. Perché, come forse abbiamo visto o sentito alla tv in questo periodo nella campagna di sensibilizzazione, davvero l’8xmille alla Chie­sa cattolica “è più di quanto credi”.”

(Vito)

8xmille / Una firma che diventa cura, bellezza e speranza: i progetti raccontati dalle comunità

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Firmo per l’8xmille perché è una firma che gratuitamente produce ricchezza”, Angela Gallo; “Firmo perché grazie alla Chiesa la mia famiglia è stata aiutata”, Francesca Lanciano; “Firmo perché grazie all’8xmille possiamo offrire un’alternativa alla strada”, Angela Marino; “Firmo per contribuire alla ristrutturazione del patrimonio architettonico italiano”, Francesco Raschi; “Firmo perché anch’io voglio contribuire a rendere migliore il luogo in cui viviamo”, Giuseppina Campana; “Firmo perché la Chiesa possa stare vicino alle famiglie in difficoltà”, Katia Kuzzo.

Sono solo alcune delle testimonianze pubblicate sul sito 8xmille.it che sintetizzano cosa può produrre concretamente, per il bene comune, una firma consapevole e motivata. Una firma che equivale ad un “voto” e non comporta nessuna tassa aggiuntiva. Una firma che va rinnovata ogni anno.

Ve lo raccontano direttamente le voci di alcune comunità, che animano ogni giorno tanti progetti sul nostro territorio da Nord a Sud.

Per saperne di più visitare il sito 8xmille.it oppure cliccare di seguito sul nome dei progetti:

La Cooperativa sociale “Michea”Chieti

Empori di “Scambi di Idee”Savona

Condominio solidale “Don Artibano”Novara

Cittadella dell’accoglienza “Giovanni Paolo II”Pescara

Laboratorio Orchestrale Lucchese – L.O.L. – “fratel Arturo Paoli” Lucca

Centri di Ascolto “SS. Annunziata” e “Don Luigi Di Liegro”Frosinone

Centro Diurno “Papa Francesco”Ferrara

“SICAR Hub”: Sportello di Orientamento ed Accompagnamento Psico-Socio-SanitarioBari

“Nuove Vie”, lavoro e formazioneFoggia