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“Grazie all’Ambulatorio Fratelli Tutti non mi vergogno più a sorridere ai miei nipoti e posso farlo senza coprirmi la bocca! Ho sempre cucinato per la mia famiglia ma, a causa dei costi spropositati delle protesi dentarie e della mia pensione minima, ormai potevo solo più mangiare cose morbide: ero senza denti. Qui, oltre a ridarmi un sorriso, mi hanno dimostrato che il bene esiste ancora!”. La testimonianza è firmata da Gina, beneficiaria “Fratelli Tutti”.
Ispirato all’enciclica Fratelli Tutti di papa Francesco (2020), che invita a vivere una fraternità concreta, l’Ambulatorio diocesano di cure gratuite nasce ad Asti in risposta alla sollecitazione rivolta dal Santo Padre durante la sua visita nel novembre 2022. Il nome scelto richiama proprio un’idea di accoglienza, inclusione e attenzione verso i più fragili.
Inaugurato il 20 novembre 2023 alla presenza del cardinale Matteo Maria Zuppi, l’ambulatorio è stato supportato grazie anche a 75.000 euro dei fondi 8xmille (dal 2024 al 2026) e offre cure gratuite con una missione chiara: accogliere, includere e sostenere le persone in difficoltà.
A due anni dall’inaugurazione, l’ambulatorio registra un aumento costante degli accessi, con oltre 350 persone prese in carico. Le richieste riguardano soprattutto odontoiatria (oltre 1.000 prestazioni) e oculistica (152 prestazioni, con fornitura anche di occhiali). Dal 2025 sono attive anche cure ortodontiche pediatriche per minori in difficoltà.
Sono attive oltre 22 specialità mediche e, da gennaio 2025, grazie a una donazione, vengono effettuati anche esami diagnostici come ecografie ed ecodoppler. L’accesso avviene tramite Caritas, Servizi Sociali o Patronati/CAF, con soglie ISEE definite per visite, farmaci e prestazioni.
L’attività è interamente fondata sul volontariato: 93 volontari tra medici, infermieri, farmacisti, operatori sociosanitari e amministrativi mettono a disposizione tempo e competenze.
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Camminare insieme, ascoltare, crescere. A Trapani ci sono passi sulle pietre che fanno camminare il cuore. Sono accompagnati dalla presenza discreta e concreta di don Emanuel Mancuso. Assistente ecclesiastico dell’Agesci, il parroco delle comunità di Palma, Salina Grande e Pietretagliate ha 35 anni ed è stato ordinato 8 anni fa dal Vescovo Mons. Pietro Maria Fragnelli.
Ce lo racconta in questo servizio Daniel Tarozzi per unitineldono.it.
L’esperienza educativa dello scoutismo nelle colline della provincia di Trapani si presenta come un metodo capace di formare integralmente la persona, unendo dimensione fisica, caratteriale e spirituale.
Al centro di questo percorso emerge la figura di don Emmanuel Mancuso, parroco e assistente ecclesiastico AGESCI, che vive il suo ministero accanto ai giovani “camminando con loro”. La sua presenza è concreta e quotidiana: non si limita a guidare, ma ascolta, accompagna e condivide le esperienze, rendendosi vicino anche nei momenti più semplici e informali del cammino.
Don Emmanuel interpreta il suo ruolo come un servizio relazionale e educativo: invita alla coerenza, alla testimonianza autentica e alla lettura profonda della vita. Per lui, lo scoutismo è uno strumento prezioso perché aiuta i ragazzi a crescere nella fede, nel senso civico e nella responsabilità, valorizzando anche il bene presente in ogni persona e situazione.
Apprezzato dai giovani per il suo stile amichevole e ironico, viene percepito come un “fratello maggiore”, capace di creare fiducia e trasmettere valori attraverso l’esempio. Il suo impegno si radica nel territorio trapanese, dove educare significa anche offrire speranza e prospettive.
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Uno strumento chiaro e condiviso a supporto delle Diocesi per una gestione corretta e trasparente dei fondi dell’8xmille. È disponibile online il Vademecum “Gestione dei fondi 8xmille nella Chiesa cattolica. Principi normativi, criteri pastorali, responsabilità amministrativa e rendicontazione”, approvato dal Consiglio Episcopale Permanente nella sessione del 24 marzo 2026 (in allegato).
“Con questo documento la Conferenza Episcopale Italiana compie un passo ulteriore nel rafforzare trasparenza, responsabilità e coerenza evangelica nella gestione delle risorse: tutto è orientato al servizio del bene comune e a una visione etica e sostenibile. Un passo avanti che si pone in attuazione concreta delle indicazioni emerse nel Cammino sinodale delle Chiese in Italia”, spiega don Claudio Francesconi, economo della CEI.
Il Vademecum approfondisce in maniera articolata i principi, le procedure e gli strumenti che regolano la gestione dei fondi dell’8xmille.
Dopo una prima parte dedicata ai criteri per l’amministrazione e al ruolo della CEI, il documento entra nel dettaglio delle procedure di assegnazione, gestione e rendicontazione dei fondi destinati al culto, alla pastorale e agli interventi caritativi. Ampio spazio è riservato alle modalità operative delle diocesi, distinguendo tra erogazioni dirette e indirette, e alle linee guida su trasparenza, rendicontabilità, tracciabilità finanziaria e comunicazione.
Il testo dedica inoltre specifiche sezioni alla gestione dei progetti, agli aspetti contabili e alla proposta di revisione e aggiornamento dello schema di ripartizione dei fondi 8xmille.
Il documento è frutto di un percorso di revisione e aggiornamento avviato dalla CEI per rispondere alle trasformazioni normative, organizzative e tecnologiche che negli anni hanno interessato il sistema di gestione delle risorse.
Fin dalle prime disposizioni successive all’attuazione della Legge n. 222 del 1985, la CEI ha progressivamente rafforzato i criteri di trasparenza, tracciabilità e responsabilità nell’utilizzo dei fondi dell’8xmille. Un impegno che negli ultimi anni ha richiesto un ripensamento organico delle procedure, alla luce delle nuove esigenze amministrative e delle richieste di maggiore chiarezza e condivisione.
In questo contesto, il 19 luglio 2024 la Segreteria Generale della CEI ha istituito un Tavolo di lavoro sulla rendicontazione, composto da esperti con competenze amministrative, tecniche e pastorali. Il tutto nel solco del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, valorizzando la corresponsabilità e la cura delle risorse come dimensione concreta della vita ecclesiale.
vai all’articolo Borgo Laudato si’ ha fatto da cornice al concerto conclusivo del Festival della Comunicazione, accogliendo circa 400 giovani provenienti da tutta Italia riuniti nella diocesi di Albano per l’iniziativa promossa dalla CEI, dalla Società San Paolo e dalle Figlie di San Paolo, in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
Ad aprire la serata è stato don Manuel Dorantes, direttore gestionale amministrativo del Centro di Alta Formazione Laudato si’, che nel suo saluto ai giovani (qui la versione integrale) ha sottolineato il valore autentico della comunicazione e dell’unicità di ogni persona: “Il contenuto più bello che potrete mai offrire al mondo non sarà mai un algoritmo perfetto, un reel virale o un profilo impeccabile. Il dono più grande siete voi. La vostra presenza. La vostra voce. Il vostro cuore”. Un messaggio accolto con attenzione dai ragazzi presenti, invitati a essere “luce” nel mondo digitale e nella vita quotidiana”.
Protagonisti della serata sono stati i The Sun, tra i più noti gruppi di christian music italiani, che hanno portato sul palco la loro arte e la loro testimonianza, coinvolgendo i giovani presenti in un intenso momento di comunione e partecipazione.
Durante il Festival, i partecipanti hanno preso parte a incontri, laboratori e attività dedicate al tema della comunicazione digitale responsabile, confrontandosi sull’importanza di vivere i social e gli ambienti digitali con consapevolezza e autenticità. Molti dei giovani presenti provenivano inoltre dal progettoShine To Share promosso dalla CEI.
La serata finale a Borgo Laudato si’ ha unito spiritualità, comunicazione e musica in un’esperienza intensa e partecipata, lasciando nei ragazzi il desiderio di continuare a “comunicare il bene” anche nella quotidianità digitale.
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Dal 9 aprile al 1° giugno 2026 torna il Festival Biblico. Il tema scelto per la 22ª edizione è “Il potere del limite”, uno stimolo a riflettere su una delle questioni più urgenti del nostro tempo.
In una società che tende a percepire il limite come un ostacolo da superare e a interpretare il potere come uso unilaterale della forza, il Festival Biblico propone uno sguardo diverso: il limite può essere visto come dimensione costitutiva dell’umano, spazio di senso, relazione e libertà, e il potere come una dimensione di cura, di custodia e di responsabilità.
È nel rapporto tra limite e potere che nascono l’etica, la comunità e una responsabilità condivisa. È nel riconoscimento della fragilità e della misura del potere che si apre la possibilità di una libertà autentica.
Il Festival Biblico, a partire da questo tema, propone un dialogo aperto e interdisciplinare intrecciando religione, filosofia, scienze umane, arte e attualità.
A sostegno della manifestazione, che si tiene in 10 diocesi da Nord a Sud (qui i vari appuntamenti e programmi), anche il Servizio Promozione CEI del Sostegno Economico alla Chiesa. In alcune di queste diocesi è prevista una breve relazione dell’incaricato diocesano del Sovvenire.
In particolare, a Vittorio Veneto – Conegliano (TV) lo scorso 10 maggio è intervenuto l’incaricato Paolo Grazian (in foto).
Nel suo discorso Grazian ha ribadito che, dalla Sicilia fino al Veneto, gli eventi del Festival Biblico stanno offrendo a tantissime persone delle meravigliose opportunità di incontro con l’arte, la cultura, la bellezza, approfondendo e valorizzando l’ispirazione dei testi della Sacra Scrittura.
“È bello e doveroso ricordare che tutto ciò è reso possibile dal cuore pulsante delle nostre Chiese, dall’impegno di tantissimi volontari ma anche dal contributo dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica“, ha quindi evidenziato l’incaricato della diocesi di Vittorio Veneto.
Attraverso queste risorse, che sostengono la pastorale, la carità e la valorizzazione del patrimonio artistico e sociale, si realizza un beneficio concreto per l’intera collettività: una firma che non costa nulla ma che contribuisce in modo decisivo al bene comune, dimostrando come l’8xmille sia davvero “più di quanto si creda”.
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Nel tempo della solitudine e dell’individualismo crescente, la sfida della Chiesa è “continuare ad esserci”. Questo il messaggio del Cardinale Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, Matteo Maria Zuppi, al convegno annuale sul Sovvenire promosso dall’incaricato diocesano del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Giacomo Varone.
“In una società in cui siamo tutti più individualisti”, ha evidenziato il Cardinale, “avvertiamo meno il senso del noi e questo ci deve preoccupare”.
Al centro del dibattito il tema dell’8xmille che non deve essere letto in chiave soltanto economica, “non interessano i soldi ma i progetti per i poveri” ha ricordato Zuppi, perché lo Stato da solo non riesce e il ruolo della Chiesa è proprio quello di esserci “di costruire tessuto sociale, di arrivare dove spesso gli altri non arrivano”.
Con gli altri ospiti il dialogo ha toccato anche i temi della solitudine degli anziani e del calo demografico. In molti territori sono proprio le parrocchie ad aver mantenuto vivo il legame sociale. È proprio mantenendo questa presenza non solo religiosa ma anche umana e comunitaria che si vince la sfida perché “la credibilità nasce dalla presenza concreta accanto alle persone ha concluso il Presidente della CEI.
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Alle porte di Avezzano, le comunità di San Pelino e Caruscino costituiscono una sola grande famiglia radicata nella fede e aperta al territorio. Affidate allo stesso sacerdote, don Antonio Allegritti, le parrocchie di San Michele Arcangelo in San Pelino e di San Giuseppe Artigiano in Caruscino vivono una collaborazione sempre più stretta nella liturgia, nella catechesi e nelle iniziative caritative, diventando un punto di riferimento per tanti abitanti della piana del Fucino.
“San Pelino e Caruscino – sottolinea il parroco don Antonio Allegritti – sono come una casa grande con due porte d’ingresso: chi entra da una parte o dall’altra trova lo stesso clima di accoglienza, di ascolto e di fraternità. Il nostro desiderio è che nessuno si senta spettatore, ma tutti si scoprano protagonisti di una storia di fede e di amicizia che unisce le nostre comunità e le apre al servizio dei più fragili”.
La scelta di condividere progetti, percorsi formativi e momenti di festa permette di valorizzare le diverse tradizioni locali, mettendole a servizio di un unico cammino evangelico. Nel corso dell’anno, momenti importanti come l’Avvento, il Natale, la Quaresima e la Pasqua vengono scanditi da celebrazioni comuni, veglie di preghiera, iniziative per bambini, giovani e famiglie, offrendo a tutti la possibilità di sentirsi parte della comunità.
Classe 1989, don Antonio Allegritti, ordinato sacerdote il 7 settembre 2014 e contestualmente parroco, guida con entusiasmo e dedizione una comunità di oltre 5.000 abitanti. La sua è una vocazione giovanile (è entrato in seminario a 18 anni ed è stato ordinato sacerdote a soli 25 anni), coltivata con passione e accompagnata da un costante desiderio di incontrare le persone nei luoghi della quotidianità.
Oltre al ministero parrocchiale, don Antonio è Direttore del Servizio di Pastorale Giovanile sia della diocesi di Avezzano che della regione ecclesiastica Abruzzo-Molise. Con progetti e iniziative, parla il linguaggio delle nuove generazioni e le coinvolge in percorsi di fede, responsabilità e servizio. Tra gli appuntamenti più sentiti dell’anno 2026, il 19 aprile l’incontro diocesano dei giovani con oltre 700 partecipanti e il cammino a piedi al Santuario di San Nunzio, il 2 maggio: occasioni in cui la spiritualità incontra la festa e la condivisione. Già in cantiere, l’organizzazione della partecipazione alla Giornata Mondiale della Gioventù a Seoul.
L’impegno del giovane parroco non si limita alla pastorale giovanile ma segue con attenzione anche gli anziani, collabora come assistente ecclesiastico con il Centro Italiano Femminile (CIF) e con il Movimento per la Vita, mantenendo uno sguardo aperto su tutte le realtà sociali del territorio.
Nella sua opera può contare sull’aiuto del collaboratore don Angelo Di Bucchianico, 60 anni, parroco di San Sebastiano in Paterno, con cui condivide la visione di comunità legate ma al contempo con la propria identità: unite, solidali e partecipative.
Accanto al ministero pastorale, don Antonio svolge anche attività di insegnamento: è docente del corso di laurea in Scienze Religiose di L’Aquila e Pescara e insegna storia e filosofia al liceo, con lo stesso impegno educativo che caratterizza la sua azione sacerdotale.
La comunità di San Pelino è una terra di emigrazione, ma anche di ritorni: nei mesi estivi le feste patronali e le iniziative di comitati di animazione delle celebrazioni per i santi titolari della Parrocchia diventano occasioni di incontro e rilancio. Importante la presenza di giovani in tali comitati, segno di cittadinanza attiva e speranza per il futuro. “I giovani – conclude don Antonio – sono i protagonisti del nostro territorio. Con la forza delle loro idee e la loro voglia di fare, stanno facendo riscoprire anche agli adulti il valore del servizio e dell’appartenenza”.
San Pelino e Caruscino rappresentano una presenza viva e ospitale, capace di dialogare con il tessuto sociale e culturale del territorio, costruendo relazioni, pace e solidarietà e facendo della quotidianità un’occasione per annunciare il Vangelo. Con un volto sinodale e ministeriale, unendo le forze e promuovendo l’incontro tra esperienze e generazioni.
Grazie all’8xmille alla Chiesa cattolica, tante comunità come quelle di Avezzano possono contare su una vicinanza attenta e costante. Un contributo che rende possibile il lavoro quotidiano di circa31 mila sacerdoti in tutta Italia come don Antonio Allegritti, che ogni giorno scelgono di esserci, per tutti.
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La Giordania è considerata uno degli Stati più stabili del Medio Oriente nonostante le tensioni regionali. Ospita numerosi rifugiati provenienti soprattutto da Siria e Palestina. La religione predominante è l’Islam sunnita e ci sono minoranze cristiane integrate nella società. Finora, grazie ai fondi 8xmille destinati alla Chiesa cattolica è stato possibile sostenere 50 progetti sostenuti in Giordania con quasi 20 milioni di euro.
Don Mario Cornioli, sacerdote della diocesi di Fiesole e fidei donum del Patriarcato latino di Gerusalemme, ha scritto per il Sir un servizio dal quale emerge, tra l’altro, l’importanza di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica.
Inizia così la testimonianza di don Cornioli, impegnato da anni accanto ai profughi in Giordania:
“Quando sono arrivato in Giordania nel 2015, dopo tanti anni trascorsi in Palestina al servizio del Patriarcato latino di Gerusalemme come sacerdote fidei donum della diocesi di Fiesole, ho trovato una realtà fatta di accoglienza, ospitalità e grande umanità. Ho incontrato un Paese bellissimo e una Chiesa viva, animata da una fede sincera. Ma soprattutto ho visto la dignità e il coraggio di uomini e donne, cristiani e musulmani, che continuano a credere nella convivenza nonostante tutto sembri lavorare nella direzione opposta”, racconta il sacerdote.
La Giordania, ricorda don Cornioli, “ha accolto negli anni circa tre milioni di profughi su una popolazione di dieci milioni di abitanti. Un dato impressionante, soprattutto se si considera che si tratta di uno dei Paesi più poveri al mondo per risorse e disponibilità d’acqua”.
Il cuore dell’impegno pastorale e sociale di don Cornioli è rivolto ai rifugiati iracheni e siriani, segnati da anni di guerra, violenze e precarietà. “L’unico modo per riaccendere la speranza nei cuori di intere generazioni cresciute sotto le bombe è ridare loro dignità”, spiega. “L’incertezza del futuro, l’attesa di poter ripartire per Paesi come Canada, Australia o Stati Uniti, insieme all’impossibilità di lavorare, studiare o accedere facilmente ai servizi sanitari, rende la vita quotidiana molto pesante”.
Per questo, grazie al sostegno della Conferenza episcopale italiana e ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, sono nati due progetti diventati negli anni veri percorsi di rinascita: “Mar Yohanna”, ristorante italiano gestito da profughi, e “Rafedìn”, laboratorio sartoriale di moda.
“Mar Yohanna, nato nove anni fa, ha formato circa 120 ragazzi e oggi dà lavoro a 31 persone. Rafedìn, attivo da dieci anni, ha formato circa 150 ragazze e continua a offrire occupazione a 14 giovani donne”, racconta il sacerdote. “Sono laboratori di vita prima ancora che luoghi di lavoro: spazi sereni dove imparare un mestiere, valorizzare i propri talenti e ritrovare fiducia in sé stessi”.
Secondo don Cornioli, “la cosa più importante è aver restituito dignità e sorriso ai beneficiari”. Dietro questi progetti, aggiunge, “c’è una convinzione profonda: anche dagli scarti possono nascere cose belle”.
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A Potenza i volontari della Caritas insegnano l’arte del taglio e del cucito a donne senza un lavoro e che hanno vissuto o vivono situazioni di fragilità economica o sociale. Il progetto “L’officina delle idee – a casa di Leo”, grazie ai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica, ha l’obiettivo di inserire le donne nel mondo del lavoro attraverso una formazione sartoriale. La sartoria nasce in un container sistemato nel rione periferico Bucaletto che in passato ha ospitato gli sfollati della città dopo il terremoto dei primi anni Ottanta. Qui si impara a cucire, rammendare e confezionare, in un contesto sereno e di condivisione.
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Dall’11 al 15 maggio i visitatori grandi e piccoli della Cattedrale Nostra Signora Assunta e della Cappella Sistina avranno l’occasione di partecipare alla caccia al tesoro “Signa Sanctorum”. Lo scopo è trovare i simboli dei santi raffigurati nelle opere d’arte conservate nei due edifici sacri, ad esempio il leone per san Marco, il giglio per sant’Antonio e la torre per santa Barbara.
I simboli individuati dovranno essere riportati su un’apposita tabella consegnata dai volontari del complesso museale. Al termine della caccia e della visita i volontari stessi spiegheranno i simboli e le opere d’arte che li contengono e regaleranno un dono ai partecipanti: agli adulti la cartolina con l’annullo filatelico della Processione del Venerdì Santo, ai bambini un omaggio dolce.
Grazie ad una iniziativa del nostro incaricato diocesano Salvatore D’Angelo, la cartolina con l’annullo filatelico ha sul fronte una foto della campagna 8xmille “è più di quanto credi” e sul retro il logo dell’8xmille (vedi foto).
Per partecipare alla caccia al tesoro basterà farne richiesta ai volontari presenti in loco. L’iniziativa è organizzata dal Complesso Museale della Cattedrale e Cappella Sistina e dal Servizio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Savona-Noli in collaborazione con il Servizio per la Pastorale Giovanile diocesano.
L’evento rientra nell’ambito di “Aperti al MAB Musei Archivi Biblioteche Ecclesiastici” e delle Giornate di Valorizzazione del Patrimonio culturale ecclesiastico, indette dalla Conferenza Episcopale Italiano con il tema “Risonanze di santità”.