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Cagliari / Don Simula sull’importanza del Sovvenire: come funziona e perchè conoscerlo

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In un periodo di sfide economiche e sociali per le parrocchie italiane, il Sovvenire — il Servizio per la promozione del sostegno alla Chiesa cattolica — si conferma uno strumento fondamentale. Don Alessandro Simula, responsabile del Servizio diocesano del Sovvenire, spiega a Maria Chiara Cugusi come funziona e perché è così importante.

Qual è il significato profondo di questo Servizio?
«Il Sovvenire non è solo un supporto finanziario. È un segno di corresponsabilità: permette ai fedeli di partecipare attivamente alla vita comunitaria e di supportare chi dedica la propria vita al servizio della Chiesa. Sostenere un sacerdote significa prendersi cura dell’intera comunità».

Come si traduce questa corresponsabilità nella quotidianità dei fedeli?
«Anche un piccolo gesto ha un grande valore. Le offerte destinate al sostentamento del clero sono deducibili fiscalmente, ma rappresentano soprattutto vicinanza e riconoscimento per chi accompagna spiritualmente i fedeli. Dire “ci sei, il tuo impegno è importante, ti sosteniamo” è un messaggio concreto e potente».

Ci sono difficoltà culturali legate a questo tipo di sostegno?
«Spesso esiste pudore nel parlare di denaro, e molti sacerdoti si sentono a disagio nel chiedere contributi. Non si tratta di arricchirsi, ma di garantire una vita dignitosa a chi si dedica totalmente al servizio del prossimo. Superare questo pudore significa capire il vero valore del sacerdote che è un punto di riferimento spirituale, umano e sociale».

Qual è l’impatto concreto sulle comunità?
«I sacerdoti possono vivere serenamente il loro ministero, concentrandosi sull’accompagnamento spirituale, sull’ascolto e sul servizio ai più fragili. Ogni contributo, piccolo o grande, significa “siamo insieme in questo cammino di fede e comunità”. E allo stesso tempo contribuisce a garantire i servizi parrocchiali, centri di ascolto, oratori, opere caritative».

Come funzionano le offerte deducibili e qual è la partecipazione?
«Le offerte sono deducibili fino a 1.032,91 euro all’anno. Nel 1994 le offerte raccolte ammontavano a 23 milioni di euro, scese a 7,9 milioni nel 2004. Per garantire una remunerazione dignitosa ai circa 31.000 sacerdoti italiani impegnati nelle diverse realtà ecclesiali servirebbero 522 milioni all’anno. A contribuire sono sacerdoti stessi, parrocchie, istituti diocesani e l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero, grazie alle offerte deducibili e ai fondi dell’8xmille».

Qual è il valore dell’iniziativa “Uniti Possiamo”?
«È una delle campagne più significative. Ogni parrocchia è invitata a raccogliere 1.000 euro, equivalenti allo stipendio mensile di un sacerdote. Nella nostra Diocesi il numero di comunità coinvolte è cresciuto grazie al lavoro dei referenti parrocchiali laici che affiancano i parroci. A livello nazionale, nel 2025 i donatori sono stati 24.517, di cui 3.628 nuovi benefattori, con l’obiettivo di raggiungere 100.000 donatori entro il 2026».

L’8xmille è ancora una risorsa fondamentale?
«Accanto alle offerte dirette, l’8xmille resta la principale risorsa economica per il sostentamento della Chiesa. Nel 2023 la CEI ha destinato 362 milioni di euro al clero, cui si aggiungono 37 milioni dalle parrocchie e 8,3 milioni da offerte liberali. Si registra tuttavia un lieve calo nelle firme: 16,6 milioni di contribuenti hanno firmato, con una flessione dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Negli ultimi dodici anni la percentuale di firme a favore della Chiesa cattolica è scesa dall’82% al 67%, mentre aumentano le scelte a favore dello Stato e di altre confessioni religiose. Nonostante il calo, l’8xmille rimane uno strumento di corresponsabilità civile e morale, che sostiene migliaia di parrocchie, centri di ascolto, mense, oratori e opere di carità».

Monzio Compagnoni / 8xmille: «Non solo sostegno economico, ma un ponte tra persone e comunità»

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Da oltre quarant’anni, l’8xmille rappresenta un ponte tra la Chiesa cattolica e la società civile, un filo che unisce comunità, territori e persone. Non solo un sistema di finanziamento, ma uno strumento concreto per promuovere il bene comune, sostenere chi è in difficoltà e valorizzare il patrimonio artistico e culturale del Paese. Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, intervenuto lo scorso 28 novembre a Cagliari alla conferenza 1985-2025. 8xmille e Sovvenire alla Chiesa: 40 anni di impegno comune organizzata dal Servizio diocesano del Sovvenire racconta la storia, il valore, l’attualità e le ricadute dell’impegno comune tra Chiesa e fedeli a Maria Chiara Cugusi.

Quali sono i tratti principali della storia dell’8xmille alla Chiesa cattolica?
«La parola chiave è “insieme”. È una storia costruita con le comunità: un cammino che ha permesso alla Chiesa di realizzare opere significative e rafforzare la propria presenza sul territorio. L’8xmille non è solo un sistema di finanziamento, ma uno strumento che mette al centro il bene comune».

Come funziona l’8xmille e quali sono stati i suoi effetti concreti in questi 40 anni?
«Il sistema è stato ideato dal cardinale Attilio Nicora, con l’idea che il denaro non sia un fine ma un mezzo per fare del bene. Negli ultimi 40 anni sono stati trasferiti e reinvestiti circa 30 miliardi di euro sul territorio italiano. Queste risorse hanno sostenuto sacerdoti, parrocchie, oratori, opere caritative, iniziative pastorali e la tutela del patrimonio artistico ecclesiastico, gran parte del quale è accessibile gratuitamente. Una quota significativa va anche ai paesi poveri e alle emergenze internazionali».

È possibile fornire alcuni esempi concreti dei fondi distribuiti nel 2024?
«In Italia – dove la presenza della Chiesa è capillare, con 27.000 parrocchie e 31.000 sacerdoti – sono stati impiegati 1,115 miliardi di euro per oltre 12.000 progetti: 10 milioni per il sostegno del clero; 4 milioni per culto e pastorale; 213 milioni per interventi di carità; 83 milioni per opere nei Paesi poveri; 5 milioni per emergenze in Italia e nel mondo; 200 milioni per beni e opere di culto. La sola Caritas Italiana ha realizzato più di 5 milioni di interventi. In Sardegna sono stati destinati oltre 27 milioni di euro per 656 progetti, mentre a Cagliari più di 5 milioni hanno sostenuto 110 iniziative locali».

Quali sono le forme di sostegno più significative che la Chiesa offre, oltre a quello economico?
«Non sempre le persone hanno bisogno di denaro o generi alimentari. Spesso chi si rivolge a una parrocchia o a un centro Caritas cerca ascolto, relazione e supporto emotivo. Molti provano vergogna a rivolgersi ai servizi sociali e trovano nella Chiesa un punto di riferimento fidato. L’aiuto è quindi anche spirituale e relazionale, per ridare senso e speranza alla vita delle persone».

In che modo ci si prende cura dei giovani che vivono situazioni di fragilità e disagio?
«La Chiesa è in prima linea nell’accogliere i ragazzi che attraversano momenti di difficoltà. Di fronte al preoccupante aumento dei tentativi di suicidio tra i giovani, i centri di ascolto e le parrocchie offrono supporto concreto, occasioni di dialogo e percorsi di speranza. Si impegnano a essere luoghi sicuri e affidabili, capaci di accompagnare le nuove generazioni nella loro sempre più urgente “ricerca di senso”»

Quale messaggio finale desidera rivolgere ai cittadini?
«Invito tutti a venire a vedere. Venite nelle parrocchie e nelle opere della Chiesa: le porte sono aperte e vi mostreremo cosa facciamo ogni giorno per costruire comunità e offrire sostegno concreto a chi ne ha bisogno. L’8xmille, dopo quarant’anni, continua a essere un ponte tra persone, comunità e territorio».

Cagliari / “8xmille: 40 anni di comunità, solidarietà e opere concrete della Chiesa”

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Rinnovare il valore dell’8xmille e rafforzare il rapporto di fiducia con i fedeli è stato il cuore dell’incontro organizzato a Cagliari dal Servizio diocesano del Sovvenire lo scorso 28 novembre8xmille e Sovvenire alla Chiesa: 40 anni di impegno comune”.

Un momento importante della conferenza è stato l’intervento dell’Arcivescovo di Cagliari, Mons. Giuseppe Baturi, incentrato sul valore e sull’attualità del “Sovvenire alle necessità della Chiesa”, inteso come “precetto generale”.

Richiamando il canone 222 del Codice di Diritto Canonico, Mons. Baturi ha sottolineato che contribuire alle necessità della Chiesa non è un semplice gesto volontario, ma un dovere dei fedeli, necessario affinché la comunità ecclesiale possa portare avanti la propria missione: il culto, l’annuncio del Vangelo e la carità.

La responsabilità dei fedeli nel sostenere la Chiesa non è nuova. Fin dai primi secoli, le comunità cristiane hanno praticato forme concrete di solidarietà.

Emblematici alcuni esempi storici richiamati dall’Arcivescovo: la povertà radicale di Sant’Antonio Abate, la condivisione totale dei beni nelle prime comunità cristiane, l’ospitalità ai viaggiatori e ai bisognosi, il lavoro per sostenere se stessi e gli altri, l’elemosina come gesto diretto di solidarietà e le collette organizzate da San Paolo per i poveri di Gerusalemme, come forma di anticipazione di quella solidarietà universale che oggi ispira strumenti come l’8xmille.

Il sostegno alla Chiesa – come richiamato da Mons. Baturi – è volontario ma sistematico, motivato dall’appartenenza e dagli obiettivi ecclesiali: culto, carità e sostentamento dei ministri. Oggi questo principio si realizza attraverso offerte libere e strumenti concordatari come l’8xmille, che consentono non solo di finanziare le attività religiose, ma anche di assicurare una redistribuzione solidale tra parrocchie più ricche e più povere, in applicazione del principio di perequazione.

All’incontro è intervenuto anche Massimo Monzio Compagnoni, responsabile nazionale del Servizio promozione del Sovvenire, che ha ripercorso l’evoluzione dell’8xmille in questi anni. «La parola chiave è “insieme” – spiega –. È una storia costruita con le comunità: un cammino che ha permesso alla Chiesa di realizzare opere significative e rafforzare la propria presenza sul territorio. L’8xmille non è solo un sistema di finanziamento, ma uno strumento che mette al centro il bene comune».

Tuttavia, i numeri descrivono un calo nella partecipazione: «Da vent’anni la curva scende, con l’unica eccezione del 2020 (nel periodo pandemico). Ogni percentuale persa racconta una storia: famiglie e comunità che si allontanano o che si interrogano sul ruolo della Chiesa». La parola chiave, ha ribadito, è “fiducia”: «Dietro ogni firma c’è un atto di fiducia. Quando vacilla, sta a noi ricostruirla con trasparenza e umiltà».

Citando il cardinale Attilio Nicora, ideatore del sistema, Compagnoni ricorda che «il denaro non è uno scopo, ma un mezzo per fare del bene: la Chiesa non è un’azienda, è una comunità. L’8xmille è un legame di comunione».

Tra le maggiori criticità, la scarsa conoscenza del funzionamento del sistema da parte dei fedeli: «Il 70% non sa come la Chiesa si sostenga economicamente. Il 45% dei praticanti non firma».

Ecco allora l’importanza di far conoscere maggiormente l’importanza e l’impatto concreto di questo strumento nel nostro Paese e nel mondo.

Dal 1984 a oggi, la Chiesa cattolica ha rimesso in circolo oltre 30 miliardi di euro: 12 miliardi per culto e pastorale, 11 miliardi per il sostegno dei sacerdoti e 7 miliardi per opere caritative in Italia e nel mondo. In Sardegna i fondi ammontano a 800 milioni, di cui 155 milioni destinati alla carità; a Cagliari, 150 milioni totali, di cui 28 per la carità.

Oltre agli interventi nazionali, più di 2 miliardi sono stati destinati ai Paesi poveri e alle emergenze.

Nel solo 2024 la Chiesa ha destinato 275,1 milioni alle diocesi per opere caritative, 80 milioni ai poveri e 45 milioni alle emergenze nazionali e internazionali. Qui si inserisce l’impegno di Caritas Italiana: 6 milioni di pasti, 1,4 milioni di visite mediche gratuite, 277.000 persone aiutate e migliaia di interventi socio-sanitari. In Sardegna, nel 2024, 6 milioni sono stati investiti per la carità, di cui 3 milioni a Cagliari. Tra le eccellenze locali, l’ambulatorio della Caritas diocesana con 70 volontari, 18 specialità mediche, 1.700 prestazioni e 5.000 confezioni di farmaci gratuiti l’anno (in parte acquistati dalla Caritas diocesana e in parte ricevuti grazie a donazioni varie e alla recente collaborazione con il Banco farmaceutico): «Senza la carità sanitaria assisteremmo a un disastro sociale».

Con l’8xmille, in trent’anni, sono stati finanziati 1,3 miliardi per il restauro di chiese e beni culturali. «Il 70% del patrimonio artistico italiano è in gestione alla Chiesa». A Cagliari, tra gli interventi, figura la Chiesa di Sant’Eulalia.

«Molti non sanno che l’8xmille li ha già raggiunti in vario modo – aggiunge Compagnoni –:  matrimoni, battesimi, oratori, aiuti ricevuti. È il filo che tiene insieme la nostra società, soprattutto dove lo Stato arretra». Per migranti, giovani, periferie e paesi spopolati, le parrocchie restano spesso l’ultimo presidio: «Lo Stato se ne va, noi restiamo».

A quarant’anni dalla sua istituzione, l’8xmille resta «uno strumento essenziale ed efficace», ma occorre rinnovare il dialogo con i fedeli: «Vogliamo essere trasparenti. Serve ascolto, dialogo, racconto». L’invito finale è chiaro: «La firma non è un atto burocratico, ma una scelta di corresponsabilità. Venite a vedere, diventate protagonisti. Siate quel piccolo lievito di unità e fraternità di cui parla Papa Leone XIV».

Maria Chiara Cugusi

8xmille / Violenza di genere. Oltre cento Caritas in campo con reti di accoglienza e libertà

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Negli ultimi anni l’impegno della Caritas contro la violenza di genere si è intensificato anche con progetti supportati dall’8xmille destinato alla Chiesa cattolica.

Ne parla in questo articolo Giovanna Pasqualin Traversa, per l’agenzia Sir, facendo il punto con Caterina Boca, avvocato e responsabile dei progetti strategici di Caritas italiana, la quale sottolinea come la violenza maschile sulle donne non è un fatto privato né una questione femminile, “ma un problema sociale che riguarda tutti”.

Ogni comunità deve sentirsi ferita e indignata, “pronta a sostenere le vittime e ad avviare un cambiamento profondo, affinché gli strumenti di tutela, repressione e prevenzione siano davvero efficaci”. I dati confermano la gravità del fenomeno. Tra il 2023 e il 2024 il numero verde antiviolenza e stalking 1522 ha registrato un aumento delle chiamate del 25,8%, segno di una crescente consapevolezza. Nel 2024 l’Osservatorio “Non una di meno” ha contato 113 femminicidi, con una forte concentrazione in Lombardia, Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Sicilia. Nei primi undici mesi di quest’anno secondo il 12° Rapporto Eures, le vittime sono state 85 (dato aggiornato al 22 novembre). Numeri che richiedono risposte concrete e coordinate.

Una rete di oltre 100 Caritas – Dal 2018 al 2024 diverse diocesi hanno attivato progetti specifici e nel 2025 altre dieci Caritas hanno avviato nuove iniziative. In totale, oltre cento Caritas diocesane, anche grazie ai fondi 8xmille, operano in rete sul territorio con interventi mirati.

Le azioni si sviluppano in vari ambiti: accoglienza in emergenza per chi decide di allontanarsi dal partner violento, attraverso case rifugio, co-housing e contributi per affitti; programmi di inserimento lavorativo per garantire autonomia economica, con tirocini, stage e formazione professionale; percorsi di empowerment per rafforzare autostima e benessere, spesso accompagnati da attività sportive e creative. A questi si aggiungono orientamento e supporto legale, sostegno psicologico e alla genitorialità, iniziative di sensibilizzazione rivolte a comunità e giovani, con attenzione anche alle donne straniere, e formazione per operatori e volontari.

Alcune esperienze locali – A Senigallia sono attive da anni strutture di accoglienza con reinserimento lavorativo e forte sostegno comunitario. A Grosseto la Casa di Ruth offre ospitalità, orientamento, educazione alla genitorialità, laboratori di sartoria e servizi domiciliari. A Otranto è previsto l’avvio di un laboratorio sartoriale con formazione socio-culturale e linguistica per le straniere, oltre a stage e supporto all’imprenditorialità.

Progetto Ruth. Tra i progetti più significativi, sottolinea Boca, spicca il “Progetto Ruth – microcredito di libertà”, promosso dal ministero delle Pari opportunità insieme ad Abi, Enm e Federcasse. Caritas italiana, da parte sua, ha creato una rete nazionale di Caritas diocesane che accompagnano le donne vittime di violenza nella richiesta di microcredito sociale, favorendo l’inclusione finanziaria e contrastando la cosiddetta “violenza economica”. Come funziona? “Le donne già prese in carico dai centri antiviolenza o dalle case rifugio – risponde la responsabile dei progetti strategici – vengono accompagnate e assistite dai punti di contatto delle Caritas diocesane nella richiesta e nella gestione del prestito, fino alla fase di rimborso. L’affiancamento è personalizzato e finalizzato a bisogni diversi, ma con un obiettivo comune: sostenere le donne verso l’autonomia, orientandole nell’uso di strumenti di emancipazione economica e sociale”. Il microcredito si rivela così una risorsa generativa, capace di aiutare anche chi non è bancabile e di prevenire il rischio usura.

Dal dolore alla speranza. I progetti Caritas dimostrano che il contrasto alla violenza di genere non è solo protezione, ma costruzione di nuove possibilità di vita. Accoglienza, lavoro, empowerment e microcredito diventano strumenti di rinascita: un percorso che restituisce alle donne libertà e fiducia, trasformando il dolore in speranza.

8xmille / Diocesi di Cagliari: Mons. Baturi e Monzio Compagnoni sui “40 anni di impegno”

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Venerdì 28 novembre alle 18 nella sala Benedetto XVI della Curia, a Cagliari, si terrà una conferenza in occasione dei 40 anni dell’istituzione del sistema 8xmille, promossa dal Servizio diocesano Sovvenire.

Si tratta di un momento di riflessione su uno strumento che nel tempo ha generato tanti frutti positivi e che richiede di essere rivalutato e compreso ulteriormente. All’appuntamento, aperto a tutti, sono invitati in particolarmente i parroci e i referenti parrocchiali.

La serata, che prevede la relazione introduttiva del direttore del Servizio diocesano don Alessandro Simula, ruoterà attorno al tema “8xmille e Sovvenire alla Chiesa: 40 anni di impegno comune”.
Seguiranno gli interventi dell’Arcivescovo, Mons. Giuseppe Baturi, e del responsabile nazionale del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica Massimo Monzio Compagnoni, che si occuperanno rispettivamente di “Sovvenire alle necessità della Chiesa: valore e attualità di un precetto generale” e “8xmille, 40 anni di presenza e impegno della Chiesa cattolica in Italia e nel mondo. Una storia fatta insieme”.

“Celebrare i quarant’anni dell’8xmille e del Sovvenire – spiega don Alessandro Simula, direttore del Servizio diocesano del Sovvenire – significa riconoscere la storia di una Chiesa che cammina insieme alle persone, condividendo responsabilità, risorse e speranza. Questo impegno comune non è solo un sostegno economico, ma un segno concreto di corresponsabilità e fiducia reciproca”.

(Sir)

8xmille / In Libano Punto Missione: un progetto d’impresa per le donne

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Papa Leone XIV dal 30 novembre al 2 dicembre si recherà in Libano, una visita di solidarietà grazie alla quale il popolo saprà che, malgrado tutte le situazioni difficili passate e presenti, non deve sentirsi abbandonato dalla Chiesa.

Nel Paese dei cedri che si prepara ad accogliere Leone XIV crescono tante iniziative tese a dare speranza a chi maggiormente ha sofferto le conseguenze della crisi economica e della guerra, soprattutto fra le donne. Con il progetto di Punto Missione, fondazione bresciana della rete Focsiv (Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana), e un corso di cucito e ricamo si promuove l’imprenditoria femminile e si torna a guardare al futuro.

Fondazione Punto Missione ETS è una organizzazione senza scopo di lucro fondata a Brescia nel 1999. Nata per volontà del Movimento Ecclesiale Carmelitano, si impegna, in Italia e all’estero, nel riconoscimento, nella difesa e nella promozione di ogni esistenza umana.

Lo fa attraverso programmi e progetti di sviluppo e di promozione umana che ricevono il contributo del’8xmille destinato alla Chiesa cattolica. Tutte queste attività hanno come obiettivo quello di migliorare la qualità della vita di persone e famiglie promuovendo la creazione di comunità solidali capaci di cambiamento sociale.

Nell’ambito della cooperazione internazionale Punto Missione opera nei seguenti ambiti di intervento: agricoltura; inclusione lavorativa; tutela dell’infanzia e della famiglia, in Burundi, Colombia, Libano e Romania.

E proprio in Libano troviamo un progetto dedicato al corso di cucito e ricamo. Dal servizio di Vincenzo Giardina per Radio Vaticana scopriamo la bella testimonianza di Nawale Issa. Vive a Beirut, ha 45 anni e si sta prendendo cura di sé. Ha superato un cancro al fegato e sta seguendo una terapia. E a farla stare meglio non sono solo le medicine. “Non avevo mai pensato”, ci dice, “che le mie mani potessero contribuire a cambiare qualcosa nella mia vita”. La donna è una delle 30 partecipanti a un corso di cucito e ricamo organizzato nella capitale libanese da Punto Missione.

8xmille / A Tempio Pausania Casa Giovani, spazio educativo di accoglienza, opportunità e relazioni autentiche

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A Tempio Pausania il 4 giugno 2025 è stata inaugurata ufficialmente Casa Giovani, un nuovo spazio educativo promosso dalla Caritas diocesana di Tempio-Ampurias e realizzato grazie ai fondi dell’8xmille. Un luogo pensato per offrire ai ragazzi del territorio accoglienza, opportunità e relazioni autentiche.

Si tratta di un sogno che nasce dai giovani, dalle loro idee e dai loro bisogni, raccolti durante percorsi di sensibilizzazione nelle scuole e all’interno della Caritas. Sono stati loro a dire cosa desideravano:

Vorremmo uno spazio nostro. Dove giocare, studiare, parlare e sentirci liberi di essere chi siamo”.

Oggi questo sogno non solo ha preso forma, ma continua a crescere. All’interno dello spazio è stata attivata una prima figura di tirocinante, che svolge quotidianamente il proprio percorso formativo accanto ai ragazzi. Questo non solo permette di arricchire la presenza educativa, ma offre ai giovani la possibilità di conoscere da vicino professioni sociali ed educative, ampliando i loro orizzonti.

Parallelamente, sono già operativi i tirocini universitari, che rafforzano la dimensione formativa e creano un ponte tra territorio, studenti e giovani.

Gli adulti, in fondo, hanno fatto una sola cosa: ascoltare.

Da quell’ascolto è nato un progetto scritto da Davide e Alessandra, con il contributo di Mara e Greta e il sostegno del direttore, diacono Domenico Ruzittu.

Domenico sottolinea spesso che non ama definire Casa Giovani un “progetto”, perché questa parola suggerisce qualcosa con un inizio e una fine. La sua speranza è che la struttura diventi una realtà solida e stabile, capace di durare nel tempo e di essere un punto di riferimento per tutti i giovani del territorio.

Casa Giovani non parte da zero: si inserisce nel percorso avviato da Caritas Italiana, che mette al centro i giovani. Come ricorda don Marco Pagniello nel rapporto Giovani in Caritas: tra sogno e realtà (gennaio 2025): “La sfida più grande è contribuire alla costruzione di una Chiesa di prossimità, un luogo in cui ogni giovane trovi spazio per i propri talenti e per le proprie idee, senza la paura di essere giudicato o di fallire”. La Caritas di Tempio-Ampurias raccoglie questa sfida, colmando un vuoto educativo che troppo spesso lascia i ragazzi soli dopo l’oratorio.

Casa Giovani vuole essere un percorso che, dopo la Cresima, li aiuti a crescere, scegliere e riscoprire la fede.

Non un semplice centro ricreativo, dunque, ma una comunità educativa che accompagna i giovani con rispetto, ascolto e responsabilità.

Grazie a questo spazio, i servizi già attivi sono ora rafforzati, ampliati e resi più accessibili:

  • Supporto psicologico per minori e famiglie
  • Orientamento al lavoro e alla formazione
  • Doposcuola, con possibilità di pranzare nell’attesa della partenza del pullman
  • Accompagnamento scolastico personalizzato

Tra i momenti più partecipati e apprezzati dai ragazzi c’è anche il tea time con Rachele Mossa: un appuntamento che alza l’asticella culturale del territorio e ci fa assaporare un’autentica aria British, grazie a una tazza di tè condivisa e a conversazioni ricche, delicate e stimolanti. Uno spazio semplice ma prezioso, in cui i giovani imparano a gustare il valore dell’ascolto, della parola e della cura nelle relazioni.

Casa Giovani non è solo un luogo di ascolto e incontro, ma anche una porta aperta verso nuove possibilità. In quest’ottica, è stata stipulata una convenzione con la piscina comunale, che permetterà ai ragazzi non solo di praticare sport a costi agevolati, ma anche di intraprendere percorsi formativi e conseguire brevetti utili per il futuro, creando reali opportunità di lavoro. Uno dei nostri ragazzi ha già intrapreso questo percorso.

Al tempo stesso, è stata avviata una collaborazione con ASPAL, per favorire un migliore collegamento tra i giovani e il terzo settore, aprendo la strada a esperienze formative, inserimenti lavorativi e progetti di crescita, come quello di Maria Luisa Severini che da poco tempo ha intrapreso un tirocinio formativo presso Casa Giovani.

Sono inoltre stati attivati i tirocini con l’università di Sassari e nuove iniziative che arricchiranno l’offerta educativa di Casa Giovani, rendendola sempre più un punto di riferimento per la formazione integrale delle nuove generazioni.

E questa è solo una parte. È solo l’inizio. Molte altre idee sono già in cantiere per continuare a costruire opportunità reali per i ragazzi.

A cinque mesi dall’apertura, l’equipe di Casa Giovani si è ampliata e altre persone sono pronte a unirsi. Ma due pilastri non cambiano mai: Dio, presenza viva e silenziosa, e i giovani, con le loro fragilità e bellezze. A unirli c’è un filo invisibile: la speranza.

Ogni azione è parte di un disegno più grande: aiutare i ragazzi a conoscersi, scegliere, agire e credere. Come un cubo di Rubik, anche la vita di un giovane è fatta di tante facce, colori e combinazioni: serve pazienza, ascolto e cura per trovare armonia tra tutte le parti.

Casa Giovani vuole essere quel luogo dove, pezzo dopo pezzo, i ragazzi possano rimettere insieme il proprio mosaico interiore, senza fretta e senza pressioni.

Dice Domenico Ruzittu: “Noi educatori siamo i primi chiamati a portare il messaggio di Dio. Non dobbiamo avere paura di restituire il dono che ci è stato affidato, la fede. Non dobbiamo aver paura di nominarlo. Solo così possiamo davvero compiere la nostra missione”.

Il mondo cambia, e con esso cambiano i modi di comunicare con i giovani. Per restare aggiornati sulle attività di Casa Giovani, sono stati aperti un canale WhatsApp e un profilo Instagram.

Attraverso questi, ragazzi e famiglie possono seguire eventi, iniziative e momenti di vita quotidiana. È inoltre disponibile un contatto telefonico, che permette ai ragazzi di comunicare in modo semplice e diretto, anche tramite un messaggio rapido, rendendo l’interazione più smart e immediata. Casa Giovani è questo: un punto di riferimento stabile, giovane come i ragazzi che lo abitano, ma già con un’identità chiara: accogliere, ascoltare e accompagnare. Qui non servono gesti eclatanti: basta esserci, con autenticità, ascolto e fede. Perché i sogni dei ragazzi meritano spazio, voce e futuro.

Scopri di più su www.8xmille.it.

Bologna / Quali prospettive future sul sostegno economico alla Chiesa a 40 anni dalla riforma?

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Giovedì 13 novembre nell’Auditorium Santa Clelia Barbieri della Curia Arcivescovile si è svolto il convegno «Sostegno economico alla Chiesa e cultura del dono. A 40 anni dalla riforma, le prospettive future» promosso dal Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa cattolica con la collaborazione di Ucid (Unione cattolica Imprenditori Dirigenti), Fondazione «Centesimus Annus», Istituto Diocesano Sostentamento Clero, Ucsi (Unione cattolica Stampa italiana) Emilia-Romagna e Centro San Domenico, di cui vi proponiamo qui la registrazione.

I lavori sono stati introdotti e coordinati da Giacomo Varone, responsabile del Servizio per la Promozione del Sostegno economico della Chiesa di Bologna. Sono intervenuti Giulio Tremonti, parlamentare della Repubblica italiana e presidente della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei Deputati e Paolo Pagliaro, editorialista, giornalista di LA7. Le conclusioni sono state affidate al Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

 

 

Caritas Italiana / Fuori campo. Lo sguardo della prossimità. Rapporto 2025 su povertà ed esclusione sociale in Italia

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Torna anche quest’anno l’appuntamento con il Rapporto di Caritas Italiana su povertà ed esclusione sociale in Italia, uno degli strumenti più significativi per leggere la realtà del Paese a partire dall’ascolto quotidiano delle persone più fragili e delle comunità.

L’edizione 2025, dal titolo “Fuori campo. Lo sguardo della prossimità”, presentata venerdì 14 novembre alle ore 11.00 a Roma, presso l’Aula Morvillo (ex aula 5) del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi Roma Tre (Via Ostiense, 161-163).

L’incontro si aprirà con i saluti istituzionali della prof.ssa Barbara Annicchiarico, vicedirettrice del Dipartimento, e di mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia e presidente di Caritas Italiana.

Seguirà la presentazione dei contenuti del Rapporto, moderata da Walter Nanni (Caritas Italiana). Interverranno il prof. Salvatore Morelli, economista dell’Università degli Studi Roma Tre e membro del Forum Disuguaglianze e Diversità; Raffaella Palladino, vicepresidente della Fondazione Una Nessuna Centomila, insieme a Caterina Boca (Caritas Italiana).

A offrire uno sguardo esterno sarà la giornalista Alice Facchini, mentre le conclusioni saranno affidate a don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana.

L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sui canali YouTube e Facebook di Caritas Italiana.

In allegato al sintesi del Rapporto.

Diocesi di Roma / Caritas: presentato il Rapporto sulla Povertà

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Roma si conferma una città di contrasti: in crescita e più dinamica sul piano economico, ma ancora divisa tra chi beneficia della ripresa e chi ne resta escluso, con disuguaglianze che rischiano di incrinare la sua coesione sociale. Una “città di cristallo”: brillante e in vetrina per i grandi eventi, grazie alle numerose opere che hanno cambiato il volto della città contribuendo allo sviluppo economico, ma segnata da disuguaglianze e povertà che continuano a incidere sulla vita di migliaia di persone.

È quanto emerge dal Rapporto 2025 “La povertà a Roma: un punto di vista”, realizzato dalla Caritas diocesana di Roma e presentato pochi giorni fa nel Palazzo del Vicariato in una conferenza stampa che ha visto la presenza del cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, di Roberto Gualtieri, sindaco di Roma Capitale, di Massimiliano Maselli, assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio e di Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana.

«La ripresa economica non è omogenea, le disuguaglianze persistono e la povertà assume forme sempre più sottili: educativa, abitativa, relazionale. E mentre Roma si affaccia all’ultima parte del Giubileo, il nostro impegno non può ridursi a una celebrazione, ma deve tradursi in un’attenzione concreta alle ferite sociali della città» ha detto il cardinale Baldo Reina nel corso della presentazione.

«Roma – ha detto Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana – ha l’urgente bisogno di far riecheggiare la melodia della coesione sociale, per proporre un’alternativa al dolore sociale che rischia sempre più di tradursi in rancore e che vede l’epicentro nella vastità di aree della città, soprattutto nelle sue periferie, dove tende ad imporsi il fenomeno della solitudine, dell’assenza di servizi, del senso di insicurezza, della mancanza di vere alternative di offerta di contenuti veri e di possibili risposte alla profonda domanda di senso per la propria vita, che proviene soprattutto dalle giovani e le giovanissime generazioni».

Nella Capitale, nel 2024, nonostante un reddito medio pro capite superiore alla media nazionale (31.316 euro contro 24.830), il 15,8% dei residenti è a rischio povertà, il 6,9% vive in gravi condizioni abitative e il 3,2% sperimenta deprivazione materiale e sociale. Cresce anche la quota di lavoratori poveri, oggi all’8,5%, segno che un impiego non basta più a garantire stabilità economica.

Nello stesso periodo, la Caritas diocesana di Roma, presente con 52 servizi diocesani e 224 Centri di ascolto parrocchiali, ha incontrato 24.796 persone (+1% rispetto al 2023), con un numero stimato di 60 mila beneficiari delle diverse forme di aiuto. Il 38,9% delle persone si è rivolta alla Caritas per la prima volta nel corso del 2024: il segnale di un bisogno nuovo, spesso legato a situazioni di crisi improvvisa o temporanea, come quella dei migranti di passaggio.

Ma resta anche l’altra faccia della povertà: quella di lunga durata. Circa il 60% delle persone frequenta i servizi da più anni; un terzo si rivolge regolarmente ai Centri di ascolto o alle mense da oltre dieci anni. È la povertà degli “invisibili stabili”, di chi resta escluso dai benefici della crescita economica, in bilico tra precarietà e resistenza quotidiana.

Il volume, 132 pagine ricche di infografiche e tabelle, documenta le numerose iniziative promosse nel corso del 2024. Dati sugli aiuti alimentari, la distribuzione dei buoni spesa, gli empori della solidarietà, le mense sociali, l’assistenza sanitaria e l’accompagnamento sociale. Insieme allo scenario economico-sociale della Capitale, vi sono anche due approfondimenti sulla comunità peruviana, diventata la più numerosa come presenze nei servizi della Caritas, e sulla solitudine delle persone anziane.