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“1985-2025 – Quarant’anni di sostentamento del clero: ieri, oggi e domani”/ Il convegno nazionale ICSC a Bologna

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Un’occasione per ricordare le intuizioni che hanno ispirato la riforma del sostentamento del clero e per interrogarsi sulle strade da percorrere per rispondere con efficacia alle esigenze della missione ecclesiale. Per celebrare il 40° anniversario della Legge n. 222 del 20 maggio 1985, dal 3 al 5 giugno 2025, a Bologna, si terrà il Convegno nazionale “1985-2025 – Quarant’anni di sostentamento del clero: ieri, oggi e domani”, promosso dall’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero.

 

La Legge n. 222/1985 ha segnato una svolta nei rapporti tra Stato e Chiesa, dando forma a un sistema basato su autonomia, trasparenza e corresponsabilità ecclesiale. L’introduzione del nuovo assetto ha permesso di superare definitivamente l’antico modello della congrua e dei benefici ecclesiastici, promuovendo un sostegno dignitoso e uniforme a tutti i sacerdoti impegnati nel ministero pastorale.

Ad aprire i lavori, nel pomeriggio del 3 giugno, saranno S. Em.za il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana; S.E. Mons. Luigi Testore, Vescovo di Acqui e Presidente dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero e il Dott. Claudio Malizia, Direttore Generale dello stesso Istituto.

A seguire, una tavola rotonda dal titolo: “L’attuazione del nuovo Concordato: tratti caratteristici e motivi ispiratori”, moderata da Vincenzo Morgante, Direttore di Rete TV2000 e Radio InBlu2000. Interverranno – oltre a S.E. Mons. Luigi Testore – Giulio Tremonti, Presidente della Commissione affari esteri e comunitari della Camera dei deputati, Cesare Mirabeli, Presidente emerito della Corte Costituzionale e S.E. Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari, Segretario Generale CEI.
Questa prima sessione potrà essere seguita in streaming sul canale YouTube della Conferenza Episcopale Italiana.

«Tutti i fedeli devono sentirsi responsabili e protagonisti del vivere e dell’agire nella Chiesa» afferma il Cardinale Zuppi, sottolineando che, dopo gli anni di attuazione della Legge, occorre ora «proseguire nel cammino intrapreso verificando i profili di criticità che il sistema ha registrato e i margini di aggiustamento e miglioramento».

Per Mons. Baturi, «è tempo di una creatività responsabile, radicata nel Vangelo e nella storia, che sappia rispondere alle esigenze del presente, custodendo ciò che abbiamo ricevuto come un bene prezioso, frutto di un’intuizione profetica e di una collaborazione feconda tra Chiesa e Stato. Quella stagione ci ha lasciato una lezione preziosa: il vero sostegno al ministero nasce dalla comunione, e ogni riforma autentica è sempre un atto di fedeltà, non una rottura. Tocca a noi, oggi, riappropriarcene con intelligenza, gratitudine e speranza».

«Ancora oggi – aggiunge Mons. Testore – è fondamentale continuare a parlare di sostentamento, rendere comprensibile e accessibile il sistema e stimolare la comunità cristiana a vivere con sempre maggiore consapevolezza e impegno la comunione ecclesiale».

Il Dott. Malizia evidenzia invece il legame tra competenza gestionale e vocazione ecclesiale, ricordando che «il nostro lavoro quotidiano ha un riflesso che va oltre l’ambito professionale. Ha a che fare con il senso della vita. Allora sì che diventa testimonianza».

Se per il Prof. Tremonti «quello del sostentamento è un meccanismo che non grava sul bilancio pubblico, non toglie nulla a nessuno e restituisce tanto a tutti, generando valore umano e sociale», per il Prof. Mirabelli «il sostentamento del clero è una forma concreta e visibile della comunione ecclesiale: è partecipazione, è corresponsabilità, è testimonianza di fede che si fa realtà».

Quarant’anni di sostentamento del clero: ieri, oggi e domani” quindi è più di un titolo: è un percorso. Ieri, l’intuizione coraggiosa di un modello fondato su autonomia e partecipazione, nato dal dialogo tra Chiesa e Stato. Oggi, la celebrazione di un sistema vivo, che ha saputo sostenere la missione della Chiesa anche nei momenti più complessi. Domani, la responsabilità di custodire e rinnovare quanto ricevuto, con lo sguardo rivolto al futuro e il cuore radicato nel Vangelo.

Per info e materiali: https://convegnonazionale2025.icsc.it/

 

Ventimiglia-San Remo / 8xmille e beni culturali: il successo per la presentazione del restauro delle portelle dell’organo Ammirati in cassa Grinda

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Si è svolta sabato 17 maggio nella chiesa parrocchiale San Giovanni Battista e San Giorgio in Montalto la presentazione del restauro delle portelle dell’organo Ammirati in cassa Grinda, raffiguranti i santi titolari della parrocchia, Giovanni Battista e Giorgio (sul fronte) e Santa Cecilia e Re Davide (all’interno). Erano presenti il parroco, don Antonio Garibaldi e il vicesindaco Antonella Bignone, in rappresentanza dell’amministrazione comunale sempre molto collaborativa e attenta alla valorizzazione del patrimonio artistico del paese.

La dottoressa Valentina S. Zunino, direttore dell’Ufficio Beni Culturali diocesano ha illustrato i soggetti rappresentanti sulle portelle e indicato la possibile paternità dell’opera, in attesa di studi più approfonditi, richiamando l’importanza dell’iniziativa organizzata con il Servizio Sovvenire e l’Ufficio Liturgico diocesani e collocata nell’ambito della settimana per la valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico.

Il restauratore Riccardo Bonifacio, ha spiegato le varie fasi dell’intervento da lui condotto – il cui progetto è stato approvato e diretto dal funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria, dottoressa Francesca De Cupis -, reso particolarmente difficile non solo dalla dimensione e conformazione delle portelle (circa 3 metri di altezza), quanto dalla “povertà” del supporto e della tecnica utilizzate: il dipinto infatti è steso su entrambe le facce della medesima tela di lino. “Quasi un apparato effimero, una scenografia – ha sottolineato il restauratore – più che un dipinto su tela”.

L’incaricato diocesano per il Sovvenire, cav. Silvio Astini, ha specificato le modalità attraverso cui ogni cittadino – anche coloro che sono esentati dalla dichiarazione IRPEF e possessori solo della Certificazione Unica – può firmare a favore della destinazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica, utilizzando l’apposito modulo. Ha inoltre ricordato l’importanza delle offerte liberali, deducibili, per l’Istituto Sostentamento del Clero, invitando a non sottovalutare il costante assottigliarsi delle firme a favore della Chiesa cattolica che, in futuro, non consentirà più di realizzare opere di carità e i restauri attraverso i quali si mantengono letteralmente “in piedi”, sorvegliano e valorizzano gli edifici di culto, a vantaggio di tutta la comunità, non solo dei fedeli praticanti.

Il restauro delle portelle, è stato possibile grazie al lascito testamentario di Mons. Antonio Luigi Rubino, completando così il tanto desiderato recupero integrale dello strumento, concluso – relativamente al materiale fonico e alla cassa – ormai due anni fa, attraverso l’attento lavoro del restauratore Graziano Interbartolo, specializzato in organaria, che ha curato le delicate fasi di studio, catalogazione, conservazione e ricostruzione delle parti mancanti dello strumento, e del restauratore Andrea Semeria, che si è occupato della struttura lignea. Questo recupero è stato reso possibile proprio per aver richiesto e ottenuto il contributo dell’8xmille destinato alla Chiesa cattolica, per la generosa compartecipazione della Diocesi di Ventimiglia-San Remo e dell’allora parroco Mons. Rubino, oltre che per le offerte dei fedeli. La figura dello storico parroco delle comunità di Montalto e Carpasio è stata ricordata con affetto da tutti i presenti, ivi compresi i parenti appositamente intervenuti.

L’incontro è stato impreziosito dal concerto del M.o Andrea Verrando, organista titolare della Cattedrale Nostra Signora Assunta in Ventimiglia, consulente diocesano per la tutela degli organi antichi e apprezzato concertista, che ha eseguito un interessante programma musicale con brani di Bach, Frescobaldi, Mozart, Mussat scelti con cura per esaltare i cromatismi sonori dello strumento.

Ufficio Beni Culturali
Diocesi di Ventimiglia-San Remo

8xmille / Un convegno a Bologna per raccontare l’importanza di una firma

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Martedì 20 maggio nella sala «Marco Biagi» dell’Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili (piazza De’ Calderini 2/2), si è tenuto il convegno «8xmille. Bene comune. Per migliaia di gesti di amore e di speranza».

L’evento è stato proposto dal Servizio per la promozione del Sostegno economico alla Chiesa cattolica dell’Arcidiocesi di Bologna in collaborazione con l’Ordine dei dottori commercialisti e Bologna, la Fondazione dei commercialisti, le Acli e l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero (Idsc).

Consiglio Episcopale Permanente / Card. Zuppi, “gratitudine” a chi sceglie l’8xmille

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“Siamo ben consapevoli che la pace non è statica, ma mette in movimento, coinvolge, riguarda tutti. Ecco perché la Chiesa in Italia continuerà a impegnarsi per tessere relazioni, per alimentare il dialogo, per iniziare percorsi di riconciliazione e di sviluppo, anche attraverso le attività e i progetti che i fondi dell’8xmille destinati alla Chiesa cattolica rendono possibili”. Lo ha spiegato il Card. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, introducendo il Consiglio Permanente dei Vescovi italiani.

“Vogliamo contribuire a realizzare un mondo unito e in pace, dove non si senta più il rumore delle armi e dove tutti possono dirsi fratelli”, ha assicurato: “La lotta alla povertà, l’educazione che la stessa presenza della Chiesa anima con le sue diverse realtà, l’impegno per lo sviluppo e gli aiuti al mondo, sono una parte del nostro sforzo”. Di qui la “gratitudine a quanti scelgono di destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica: ciò consente di realizzare migliaia di progetti in Italia e nel mondo”.

A seguire un appello: “Siamo poi fiduciosi che si agisca a correzione, secondo gli impegni assunti, sugli interventi apportati unilateralmente dal Governo, come anche da diversi altri precedenti, sul sistema dell’8xmille, ripristinandolo così come originariamente stabilito, nel rispetto della realtà pattizia dell’Accordo”.

8xmille / A Santhià (VC) assistenza domiciliare e sostegno psicologico per i malati e le loro famiglie

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A Santhià, importante crocevia in provincia di Vercelli e tappa rilevante del tracciato storico della Via Francigena, opera la Fondazione Amos più Obiettivo Salute ETS. AMOS è nata nel 2013 come progetto all’interno del gruppo di Carità Sant’Agata, in accordo con la Caritas Diocesana Eusebiana, con l’obiettivo di assistere e sostenere i malati oncologici, alleviare le sofferenze e i disagi loro e delle loro famiglie e promuove progetti di welfare generativo negli ambiti sanitari e socio-assistenziali, in risposta alle situazioni emergenziali e di bisogno diffuse sul territorio (8xmille.it).

“Nel 2022, dall’idea di Luigina Rollino, a cui oggi è intitolata la struttura – spiega Carlo Greco, direttore della Caritas Eusebiana – Amos, si trasforma in Fondazione Amos Più Obiettivo Salute ETS, proponendosi in collaborazione con l’ASL di Vercelli, oltre ad accompagnare i malati oncologici negli ospedali per le terapie, a offrire servizi aggiuntivi quali: prestazioni sanitarie e visite mediche specialistiche, e sostegno e assistenza agli ammalati con deficit della memoria, accelerando così i tempi delle prestazioni necessarie a cittadini “fragili” (pazienti oncologici, fragilità economica, anziani soli o con malattie neurodegenative o con necessità di visite in tempi brevi, persone con necessità di sostegno psicologico)”.

Grazie all’infaticabile opera della sua fondatrice Luigina Rollino, dei volontari formati e preparati,  ai quali si affiancano medici, infermieri e personale del direttivo che segue la parte gestionale e amministrativa, tutti volontari, nel corso del tempo, oltre al trasporto malati per le visite oncologiche e non, sono stati attivati nuovi servizi come visite mediche specialistiche, alle quali si aggiungono attività in ambito socio-sanitario-assistenziale, screening per la valutazione della memoria e attività di sostegno al benessere delle persone con demenza (deficit di memoria/deterioramento cognitivo) e ai loro famigliari, progetti inerenti al disagio giovanile.

“L’associazionismo, i gruppi parrocchiali, i cittadini di Santhià e degli altri 12 Comuni consorziati, hanno compreso e apprezzato il servizio offerto da Amos più e la necessità di aumentare i loro sforzi nei confronti delle persone fragili, sviluppando un maggior senso di prossimità e comunità”, prosegue Greco.

Da qui la decisione di essere più presenti in ambiti dove non è più sufficiente quanto fatto sino a ieri e la scelta di avviare un centro per visite specialistiche, a offerta libera, attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 12, all’interno della struttura situata a Santhià in via Puccini 2.

Realizzato anche in collaborazione con i medici di famiglia, il progetto ha portato con sé benefici del tutto innovativi offerti ai 13 comuni consorziati sul territorio vercellese e biellese.

“Da questo approccio è nato, dunque, – aggiunge Don Andrea Matta, Parroco di Santhià e responsabile del Gruppo di Carità Sant’Agata – un progetto di welfare innovativo che ha coinvolto la comunità, con momenti formativi sul tema della salute stimolando il valore della testimonianza della carità nei confronti delle fasce deboli della popolazione e le persone in situazione di disagio economico o sociale, che hanno fornito un importante contributo segnalando carenze ed eventuali proposte”.

Il Presidente della Fondazione autonoma Amos più Obiettivo Salute ETS Gianni Brunoro, specifica: “I beneficiari, dunque, non sono concepiti come semplici fruitori di servizi socio-assistenziali o socio-sanitari ma, in un’ottica di superamento della mentalità di mero assistenzialismo, come persone bisognose da ricollocare all’interno di percorsi che permettano loro di riscoprire il proprio valore e la propria dignità.” 

“Il successo del progetto – conclude il direttore Carlo Greco – si basa, soprattutto, su tre elementi: il prezioso contributo dell’8xmille alla Chiesa cattolica, la forza del volontariato e la sensibilità degli specialisti. Grazie ai volontari e alla risposta concreta di medici e infermieri si garantisce con continuità assistenza ai più vulnerabili che trovano, nella Fondazione Amos più, un punto di riferimento per la loro salute”.

 

8xmille per lo sviluppo dei popoli / Accanto ai bambini e agli anziani

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Dal 30 maggio al 1° giugno si svolgerà il Giubileo delle famiglie, dei bambini, dei nonni e degli anziani. Un’occasione per ribadire come sia fondamentale favorire il pieno sviluppo delle potenzialità dei più piccoli e l’inclusione sociale dei più anziani, attraverso luoghi e servizi dedicati di cura e accompagnamento. È quanto fa la Chiesa Italiana, tramite il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli, grazie ai fondi dell’8xmille, sostenendo migliaia di progetti specifici rivolti a bambini e anziani, in oltre 100 Paesi.

Il futuro dell’umanità, sottolineava Papa Francesco, è proprio in questi due estremi: nei bambini e negli anziani: “quando si incontrano i bambini con i nonni è una cosa bellissima. I nonni hanno tutto un passato che ci dà tanto, i bambini hanno un futuro che riceve dal passato”.

La popolazione mondiale sta invecchiando in modo molto rapido, anche se disomogeneo. Si stima che entro la fine del 2070 il numero di persone di 65 anni o più dovrebbe superare quello dei minori di 18 anni, che comunque in alcune aree continuerà a crescere. È dunque fondamentale sostenere progetti che mirano a proteggere e valorizzare entrambe fasce di popolazione, oltre che a soddisfarne i rispettivi bisogni.

Come avviene all’Istituto Maman Dorothée gestito dai Missionari Agostiniani insieme alla Fondazione Agostiniani nel mondo nella zona di Dungu, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Allo stato attuale la scuola ospita 330 alunni, di cui 92 alla materna e 238 nella primaria. Si stanno ampliando i locali per riuscire ad accogliere 1000 studenti. Ci sono programmi specifici per assistere i più poveri ed un programma per contrastare il lavoro minorile. Nella Repubblica Democratica del Congo, infatti, ancora tantissimi bambini e bambine sono costretti a lavorare. Inoltre, con l’aggravarsi dell’instabilità in tutta la regione del Kivu molte scuole sono state chiuse e crescono le violenze contro i bambini, così come il fenomeno dei bambini-soldato. Sono decine di migliaia quelli nelle mani di vari gruppi paramilitari. Molti scappano dopo aver subito violenze e vengono accolti, sempre dai Missionari Agostiniani, al Centro Juvenat. La maggior parte ha dagli 8 ai 15 anni e il 40% sono ragazze, come Rebecca: “Vengo da Bitima, un villaggio al confine con il Sudan meridionale. Sono stata vittima delle atrocità dell’LRA (Lord’s Resistance Army) che hanno ucciso entrambi i miei genitori. Qui al Centro mi stanno aiutando a superare il trauma che mi porto dentro. Da quando sono arrivata, sono entrata a far parte del gruppo di taglio e cucito dove, oltre alla parte teorica, ho imparato a cucire gonne e mutande e ora stiamo lavorando sulle camicie. Sono molto orgogliosa di questo. Prima di venire qui non sapevo nulla perché non avevo avuto l’opportunità di andare a scuola. Se avrò un po’ di soldi, penso di comprare una macchina da cucire e diventare una brava sarta”.

Far nascere ed animare luoghi e contesti comunitari in cui ognuno venga valorizzato e nei quali, al contempo, venga fornito supporto fisico e psicologico è una priorità anche per le persone più avanti con gli anni, la cui marginalizzazione è purtroppo una piaga ricorrente in tutto il mondo.

Anche in India, ad esempio – un Paese relativamente giovane ma destinato a seguire il trend di rapido invecchiamento della popolazione mondiale – è sempre più necessaria un’attenzione alle esigenze e ai bisogni degli anziani, spesso abbandonati dalle proprie famiglie e in situazione di estrema indigenza o vittime di violenze fisiche e psicologiche.

Per questo in Kerala, nel sud-ovest del Paese, è stato avviato un progetto di durata triennale, che ha coinvolto oltre 4 mila persone anziane in attività ricreative e di formazione, facendole sentire ancora attive. Anche le famiglie e l’intera comunità hanno partecipato a iniziative comuni e programmi di sensibilizzazione e advocacy.  Decine di anziani hanno ricevuto sussidi e aiuti, e oltre 500 hanno beneficiato di assistenza, cure mediche gratuite, supporto e consulenza per pratiche sociali e legali. È solo uno degli innumerevoli esempi di comunità che non lasciano indietro nessuno e – come auspicato da Papa Leone XIV – si fanno “piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità” che “non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno”.

Uniti nel Dono / Savona: dallo schermo alla realtà al fianco dei sacerdoti

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Si è concluso sabato 24 maggio, con il film “Alla luce del sole” dedicato al beato Pino Puglisi, il cineforum organizzato dalla parrocchia S. Giuseppe di Savona nell’ambito del progetto Sacerdoti tra schermo e realtà, promosso dal Servizio per la promozione del sostegno economico della CEI, e finalizzato a promuovere le offerte per i sacerdoti e le forme per l’8xmille.

“Abbiamo accolto questa proposta – racconta il parroco, don Gabriele Semeraro, classe 1985 – grazie al nostro incaricato diocesano del Sovvenire, il diacono Salvatore D’Angelo, modificandola per includere nel nostro itinerario anche don Silvio Ravera, fondatore della nostra parrocchia. Abbiamo fatto un incontro al mese, tutti di sabato sera, per un totale di 4 proiezioni. In occasione del primo appuntamento è stata presentata la ristampa di uno dei libri di don Silvio Ravera “Di là del fiume”, in cui racconta le origini del quartiere, della zona pastorale Oltreletimbro (che prende il nome dal fiume) e della chiesa parrocchiale di San Giuseppe. Il nostro è un quartiere moderno – continua don Gabriele – che nasce negli anni ’60, in una diocesi tra le più piccole d’Italia, con 70 parrocchie e 80mila abitanti. Alle origini la nostra era una zona agricola, che però si è trasformata ben presto in un rione degradato: la stazione ferroviaria, infatti, ha raccolto un bacino di povertà multiculturale, con prevalenza islamica e una minoranza cattolica, di età molto avanzata e con case popolari abitate soprattutto da immigrati. Don Silvio aveva maturato il desiderio di avvicinare alla celebrazione domenica la gente di campagna, oltre il fiume, e aveva costruito la cappella La Baracca, proprio dove oggi sorge la stazione ferroviaria. Il nostro don Silvio – prosegue ancora don Gabriele – era molto legato a don Primo Mazzolari, suo padre spirituale, e a don Michele Do, della diocesi di Chiavari. Erano tre amici accomunati dall’amore per i poveri”.

La parrocchia ha accolto con favore l’iniziativa del cineforum, con un pubblico in prevalenza di ultrasessantenni. “Tutte le domeniche cerchiamo di sensibilizzare la comunità – spiega il diacono Salvatore D’Angelo – su come aiutare i sacerdoti. Sia la proiezione di questi film che la ristampa del libro dedicato a don Silvio ci hanno offerto una valida occasione per rilanciare le offerte deducibili. La difficoltà, da diversi anni, è soprattutto nella titubanza dei sacerdoti a collaborare per sostenere queste iniziative: una sorta di pudore, di religioso ritegno a non toccare gli aspetti economici. In passato solo 5 parrocchie su 70 avevano aderito agli altri progetti portati avanti in diocesi. Come incaricato diocesano del Sovvenire ho cercato di far comprendere che il parroco è come un padre di famiglia, ma a differenza della famiglia tradizionale qui i ruoli s’invertono: è la famiglia che deve provvedere al mantenimento del padre. Dobbiamo lavorare molto perché quel seme dia frutto”.

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8xmille / Alla mensa Caritas di Oppido Mamertina-Palmi 20mila pasti caldi in un anno

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Destinata a chi è in povertà estrema, per la maggior parte famiglie in difficoltà economica e migranti residenti sul territorio, la mensa diocesana della Caritas di Oppido Mamertina-Palmi è una mano tesa rivolta a quanti sono a rischio di esclusione sociale.

Opera-segno della Caritas diocesana, la mensa nasce dal progetto 8xmille “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare” per rispondere ai bisogni primari di molte persone in stato di vulnerabilità residenti nel territorio. Sorta presso l’Istituto delle Suore della Carità, in una zona centrale del paese, offre ampi spazi con 100 posti a sedere. Aperta due giorni a settimana, grazie ad una squadra di 30 volontari, la mensa distribuisce 400 pasti a settimana. In un ambiente familiare, gli operatori condividono con gioia alcuni momenti della giornata con gli ospiti: chi arriva ha la certezza non soltanto di ricevere un pasto caldo ma di essere accolto, di trovare qualcuno sempre pronto ad ascoltarlo.

“La mensa, situata in un luogo strategico, abbraccia un notevole bacino di utenza – spiega il diacono Michele Vomera, direttore della Caritas ed è anche situata in una zona di passaggio per i molti migranti che vivono negli insediamenti del territorio. Ogni giorno entriamo in contatto con famiglie in difficoltà ed immigrati. I fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica ci hanno permesso di realizzare uno spazio accogliente e ampio per aiutare i nostri ospiti a sentirsi a casa. La mensa è un punto di riferimento che trae valore aggiunto anche dalla presenza delle Suore della Carità che con il loro amorevole sorriso sono sempre pronte a donare supporto ed una parola di conforto”.

Grazie alle firme, nel triennio 2020-2024, sono arrivati 130mila euro che hanno permesso di offrire dei servizi stabili tra i quali spicca la mensa sociale che detiene un regime di funzionamento ottimale. Il lavoro dei volontari coinvolti in mensa permette di costruire una fitta rete non solo a livello ecclesiale ma anche civile e di rispondere con più efficacia ai tanti bisogni che emergono di volta in volta. Spesso gli ospiti restituiscono l’accoglienza ricevuta offrendo il loro aiuto ai volontari e ai nuovi arrivati nell’integrazione linguistica oppure condividendo la propria cultura e le proprie tradizioni attraverso la preparazione e il consumo di un pasto tradizionale dei propri Paesi di origine. Uno scambio che va quindi oltre il cibo, coinvolgendo abitudini, usanze, creando legami di amicizia duraturi e una rete di sostegno alle persone.

“Il servizio è nato nel periodo della pandemia – conclude il direttore– con il metodo d’asporto, nella consapevolezza che proprio nei momenti di maggiore asperità è necessario portare sostegno ai più fragili”.

L’ente gestore dell’opera è l’Associazione “I Segni dei Tempi ETS”, braccio operativo della Caritas diocesana, alla quale fanno capo la maggior parte delle progettualità. Quest’ultima gestisce anche l’emporio solidale “Il Carrello della Condivisione”, altra opera segno insieme al Centro d’Ascolto diocesano.

La mensa è il luogo ideale per raggiungere gli ultimi, anche con sportelli di ascolto, occasioni di scambio e di condivisione, realizzati grazie alla disponibilità di alcuni operatori parrocchiali e volontari.

8xmille / A Salerno il polo della carità per chi vive in strada

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Situato all’interno del centro storico di Salerno, il Polo della Carità, nato nel 2022, offre risposte concrete ai bisogni delle persone in condizione di povertà estrema, grazie ad un sistema di accoglienza diffusa che garantisce interventi di sostegno e supporto a chi vive in stato di disagio.  Il Polo, attraverso il potenziamento di servizi già esistenti sul territorio diocesano, offre oltre ai servizi primari, anche attività di accompagnamento e sostegno con colloqui individualizzati, segretariato sociale, orientamento ai servizi, ambulatorio medico e supporto nelle cure e nell’assunzione dei farmaci, in particolare per gli ospiti con malattie cronico-degenerative.

Una rete solidale che si snoda in varie sedi nel cuore della città: a ridosso della Cattedrale e della sede arcivescovile, vi sono il Dormitorio “Gesù Misericordioso” e il Centro diurno “San Francesco di Paola”, strutture a bassa soglia per persone senza fissa dimora. I servizi offerti sono: accoglienza diurna e notturna con una capienza di circa 40 posti, di cui 28 destinati agli uomini e 9 alle donne; cena e colazione; servizi igienici e doccia; servizio guardaroba e lavanderia; ascolto e orientamento, supporto nella ricerca di lavoro, consulenza legale; ambulatorio medico e banco farmaceutico. Dormitorio e Centro diurno sono attivi maggiormente nel periodo dell’emergenza freddo, ma restano aperti tutto l’anno con la funzionalità di Pronto Intervento per ospitare persone che hanno particolari situazioni di fragilità e vulnerabilità.

A Piazza San Francesco, annesso al Convento dei Frati Cappuccini, si trova il Dormitorio (di secondo livello) intitolato a “Don Tonino Bello” che ospita soggetti in emergenza abitativa avviati ed accompagnati in un percorso di reinserimento sociale e, ove possibile, lavorativo.

Le donne sole o con minori, in fuga da guerre o in uno stato di difficoltà, trovano una casa accogliente a Via Angrisani: in questo momento l’appartamento ospita 3 famiglie ucraine.

La Mensa intitolata a “San Francesco” completa il cerchio della solidarietà che la Chiesa salernitana, attraverso la Caritas, ha attivato sul territorio a favore dei fratelli che vivono in difficoltà economiche e sociali. Vi si preparano quotidianamente 200 pasti per pranzo servendone circa 75/80 in sala e 30/35 da asporto oltre a quelli per gli ospiti dei Dormitori da servire a cena.

“Accogliere spiega don Flavio Manzo, direttore della Caritas di Salerno – significa essere vicini a chi è solo e donare speranza a chi ha perso la fiducia. La povertà è multidimensionale, non è solo fame e mancanza di denaro. È povertà di speranza, di opportunità, di scelta. Il primo strumento operativo che mettiamo in campo è la “relazione”, che può diventare trampolino di lancio per nuove sfide. Le persone, con il giusto supporto, possono accettare di rimettersi in gioco e tentare nuovi percorsi di vita”.

L’approccio della Caritas diocesana, supportata dai fondi 8xmille, si basa su azioni strutturate, articolate sulla presa in carico, sul potenziamento delle capacità della persona e sulla costruzione di un tessuto relazionale, attraverso progetti educativi individualizzati e finalizzati alla ripresa di una graduale autonomia. L’8xmille alla Chiesa cattolica ha significato per questa realtà mezzi e porte aperte grazie ad un contributo, nel 2024 di 200.000 euro.

Con una squadra di 85 volontari, il Polo è un punto di riferimento per tante persone senza dimora, con carattere di temporaneità o cronicità. Molti sono reduci da lavori stagionali, legati al turismo estivo o all’agricoltura: la richiesta di aiuto, dunque, aumenta nel periodo invernale quando, alle difficoltà quotidiane di chi non riesce a mantenere una dimora stabile e finisce in strada, si aggiungono quelle legate a temperature rigide. Poi ci sono gli anziani sempre più presenti tra i “nuovi poveri” anche a causa di reti familiari fragili.

“Molto spesso – prosegue il direttore – il dormitorio o la mensa sono il primo posto che la persona in difficoltà raggiunge per avere un aiuto immediato (un posto letto o il pasto).  Il nostro obiettivo è offrire ai più vulnerabili non solo accoglienza e sollievo, ma anche uno spazio di ascolto e confronto, dove vivere una dignitosa convivialità, puntando alla promozione della dignità umana”.

Presso il dormitorio “Don Tonino Bello” è stato attivato inoltre un percorso di seconda accoglienza, ovvero un servizio di ospitalità rivolto ai senza dimora di lunga durata in emergenza abitativa, in cui l’accoglienza è accompagnata da progetti individualizzati con il macro-obiettivo di superare progressivamente le condizioni di vulnerabilità. La proposta è articolata in rete con il Centro di Ascolto diocesano e con i centri parrocchiali, condividendo la corresponsabilità di accompagnare le persone in un processo di autonomia.

Nel Dormitorio sono servite circa 2.880 cene e colazioni ogni mese e distribuiti oltre 400 capi di abbigliamento e scarpe a chi ne aveva bisogno. La presenza media giornaliera è circa 30 persone per quanto concerne il Dormitorio e la cena, di 20 ospiti per il Centro diurno, nel quale è possibile trascorrere al caldo le fredde giornate invernali. Nel 2024 le persone in condizione di povertà estrema o marginalità che si sono rivolte al Polo della Carità sono state in totale 191 di cui 80% uomini e 20% donne. Attraverso i diversi servizi di accoglienza offerti (Dormitori, Centro diurno), il Polo della Carità ha preso in carico 217 persone in condizione di povertà estrema, di cui 80% uomini e 20% donne, il 60% italiani e 40% stranieri. Gli ospiti accolti durante tutto l’anno sono stati 465; di questi 345 sono nuovi ascolti mentre 120 erano già inserite nel database. La fascia di età media delle persone ospitate è quella dai 30 ai 50 anni (circa il 75% di entrambi i sessi). Le persone che si avvalgono in maniera continuativa del servizio mensa sono sia italiani che stranieri (54% italiani e 46% stranieri), per la maggior parte uomini (80% uomini e 20% donne) inoccupati. “Tutto questo è possibile – conclude don Flavio – grazie al lavoro quotidiano, sette giorni su sette per 24 ore al giorno, svolto dagli operatori della Caritas diocesana, e dall’impegno di tanti volontari che si alternano nel servizio ai poveri. All’interno della squadra è costante la presenza della comunità diaconale, così come dei gruppi scout di Salerno e provincia, gruppi parrocchiali e tanti semplici cittadini di buona volontà che dedicano qualche ora del proprio tempo a questa opera”.

Uniti nel Dono / Arianna Ciampoli e la fede: quel filo misterioso…

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Il volto gentile e luminoso, l’eleganza del tratto e la spontaneità la rendono un personaggio molto amato dal pubblico della Tv e della radio.

La conduttrice (e autrice) pescarese ci racconta del suo rapporto con la fede, profondamente segnato dalla ricerca e dalla sofferenza ma attraversato da un filo misterioso che l’ha portata tante volte a raccontare “l’invisibile”, dai tempi di Giovanni Paolo II fino a quelli di Papa Francesco.

Scopri tutta la sua storia su unitineldono.it. Anticipiamo qui il video