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Uniti nel Dono / Chiesa cattolica. Nelle nostre vite, ogni giorno.

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Che importanza dai a chi fa sentire gli anziani meno soli? A chi aiuta i ragazzi a prepararsi al futuro? A chi ti aiuta a pregare? Sono alcune delle domande al centro della nuova campagna istituzionale della Conferenza Episcopale Italiana al via dal 30 novembre e fino al 31 dicembre. Un racconto corale che mostra come la Chiesa abiti le storie di ogni giorno, con gesti di vicinanza, mani che si tendono, parole che consolano, segni che trasformano la fatica in speranza.

La campagna, dal claim incisivo Chiesa cattolica. Nelle nostre vite, ogni giorno” intende mostrare i mille volti della “Chiesa in uscita”, una comunità che si fa prossima ai più fragili e accompagna famiglie, giovani e anziani con azioni concrete. Dai percorsi formativi rivolti ai ragazzi,  per imparare a usare intelligenza artificiale e nuove tecnologie,  alle attività ricreative per gli anziani che spesso devono affrontare una vita in solitudine, dal sostegno alle persone lasciate sole, restituendo loro dignità e speranza, ai cammini di fede per aiutare ogni individuo a incontrare Dio nella vita quotidiana.

Nell’Italia di oggi, senza la presenza viva della Chiesa, con la sua rete di solidarietà, – spiega il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni –  grazie all’impegno instancabile di migliaia di sacerdoti e volontari, mancherebbe un punto di riferimento essenziale. Attraverso questa campagna desideriamo rendere visibile quanto questa presenza sia concreta e incisiva nella quotidianità di tante persone”.

Gli spot, da 15” e da 30”, raccontano una Chiesa vicina, ogni giorno, attraverso cinque esempi concreti: l’attenzione agli anziani, che diventa cura  per chi affronta la solitudine; l’impegno verso le nuove generazioni, che si traduce in percorsi formativi per l’utilizzo delle nuove tecnologie; il dono delle seconde possibilità, che si concretizza in una mano tesa a chi si sente escluso o emarginato; la forza della preghiera, che illumina il cammino di chi è in ricerca; la salvaguardia del creato, che passa anche dall’esplorazione scientifica per scoprire la bellezza nascosta nel mondo. Un invito a riconoscere nella vita di tutti i giorni il volto di una Chiesa che c’è, serve e ascolta, testimoniando la concretezza del Vangelo vissuto.

Non solo tv, ma anche radio, digital e carta stampata, con uscite pianificate su testate cattoliche e generaliste, pensate per invitare a riflettere sui valori dell’ascolto, della vicinanza e della fraternità. Perché “la Chiesa cattolica è casa, è famiglia, è comunità di fede. Per te, con te”.

Per maggiori informazioni:

www.8xmille.it
www.unitineldono.it

Sviluppo dei popoli / 8xmille e la speranza oltre le sbarre

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“Ho voluto spalancare la Porta, oggi, qui. La prima l’ho aperta a San Pietro, la seconda è vostra”. Così papa Francesco il 26 dicembre dello scorso anno si è rivolto ai detenuti di Rebibbia aprendo la Porta Santa della chiesa del Padre Nostro, all’interno del carcere romano. Un gesto di speranza in un luogo di reclusione dove è più facile perderla. A un anno di distanza, quasi a conclusione del Giubileo, dal 12 al 14 dicembre, si svolge il Giubileo dei detenuti, con un invito rinnovato a tutti a spalancare le porte del cuore a una speranza che non delude. Un’opportunità per ribadire – come sottolineato da papa Leone XIV lo scorso 26 giugno per la Giornata di lotta alle dipendenze – che “la cultura dell’incontro è via alla sicurezza” e che “troppo spesso, in nome della sicurezza, si è fatta e si fa la guerra ai poveri, riempiendo le carceri di coloro che sono soltanto l’ultimo anello di una catena di morte”. Secondo il rapporto 2025 della Penal Reform International nel mondo la popolazione incarcerata ammonta a circa 11,5 milioni, di cui 3,5 milioni in attesa di giudizio. In 25 anni è aumentata ovunque, con un picco del 224% in America Latina. Preoccupano violenze e condizioni di sovraffollamento. La Chiesa italiana, grazie ai fondi dell’8xmille, sostiene interventi per difendere la dignità di ogni recluso e dare prospettive di futuro, generando speranza proprio dentro a delle mura che sembrano volerla negare.

Ad esempio, in Nigeria i Carmelitani da decenni stanno accanto ai carcerati e portano le loro istanze all’esterno. Appena arrivati in Nigeria, su invito del vescovo i Carmelitani iniziarono un apostolato nelle prigioni della diocesi di Enugu. Furono quindi i bisogni sociali della Chiesa locale che li indussero a fondare l’Associazione Carmelitana per la cura dei Carcerati (Capio), un’organizzazione no-profit che opera nelle carceri e negli istituti correzionali per migliorare la situazione dei carcerati”. Capio è impegnata nella promozione di riforme legali, nella revisione del codice penale, nella fornitura di servizi medici e legali gratuiti ai prigionieri e nel loro accompagnamento riabilitativo una volta usciti di prigione. È proprio per evitare che i detenuti, una volta usciti di prigione, diventino recidivi che Capio ha concepito l’idea del Centro Hope, Centro della Speranza, in cui aiutare queste persone a riabilitarsi e reintegrarsi nella società attraverso un ampio programma educativo. Oltre a lavorare con detenuti ed ex detenuti fanno anche attività di lobbying e advocacy con stakeholder strategici quali governo, magistratura e forze dell’ordine. “Il centro Hope – spiega p. Jerome Paluku, Segretario Generale per la Cooperazione Missionaria – è pensato per creare condizioni di vita migliori per le famiglie disagiate delle persone incarcerate. Attività fondamentale è quella di migliorare e facilitare l’accesso all’istruzione o al supporto psicosociale dei bambini che hanno uno dei genitori in carcere. Questo perché l’attenzione sia al benessere mentale che ad un’istruzione completa prepara i bambini ad un futuro sereno e contribuisce a spezzare il ciclo della povertà e della criminalità nelle famiglie, consentendo loro di ripartire”.

“Ripartire” è anche il nome del progetto che Amu, Azione per un Mondo Unito, collegata ai Focolarini, porta avanti in Uruguay in collaborazione con l’associazione locale “El Chajá”.
In Uruguay, oltre 14.000 persone vivono dietro le sbarre. La popolazione carceraria è triplicata in vent’anni. Sono uomini e donne che hanno sbagliato, spesso giovani cresciuti in contesti di povertà, violenza o abbandono. Molti non hanno terminato la scuola, alcuni non sanno leggere. Quasi nessuno trova un lavoro stabile dopo la detenzione. Così più della metà torna in prigione entro poco tempo. Un percorso di accompagnamento come “Ripartire” può fare la differenza. Nei dipartimenti di Florida e Durazno, il progetto accompagna 60 persone – 30 uomini e 30 donne – nel loro reinserimento sociale e lavorativo, con ripercussioni positive sul futuro di oltre 350 familiari. “Quando penso al giorno in cui uscirò dal carcere – racconta Marco, 24 anni, di Durazno – il mio desiderio più grande è riallacciare i rapporti con la mia famiglia”. Dietro ogni numero c’è infatti una storia: un padre che vuole tornare ad essere un esempio per i propri figli, una giovane donna che sogna di aprire un salone di parrucchiera, un ragazzo che scopre di avere talento nella falegnameria. Attraverso formazione professionale, supporto psicologico e accompagnamento sociale personalizzato, “Ripartire” aiuta ciascuno a ricostruire la propria vita con dignità. Un impatto che genera fiducia e speranza.

Monzio Compagnoni / La Chiesa cattolica “è nelle vite di tutti, ogni giorno. Con ascolto, prossimità e speranza”

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La nuova campagna istituzionale della Conferenza Episcopale Italiana (brevi spot, con il claim “Chiesa cattolica. Nelle nostre vite, ogni giorno”) mette al centro la presenza quotidiana della Chiesa accanto alle persone, nei territori e nelle fragilità del Paese. A raccontarne senso, obiettivi e visione è Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio CEI per la promozione del sostegno economico, che in questa intervista al Sir spiega come la Chiesa continui a essere un presidio di ascolto, vicinanza e speranza nelle storie di tutti.

La nuova campagna istituzionale della Cei racconta una Chiesa che “abita le storie di ogni giorno”. Cosa significa?
Le storie di ogni giorno sono le storie reali delle persone: famiglie, anziani soli, giovani in ricerca, persone ferite o ai margini. Ognuno attraversa momenti di fatica, di bisogno, di disorientamento. La Chiesa è lì, in modo capillare, inserita nei territori e spesso presente anche dove lo Stato fatica ad arrivare. Penso alle periferie, alle aree interne, ai piccoli paesi che si stanno spopolando: lì le parrocchie restano un presidio di comunità, identità e speranza. È una presenza quotidiana, fatta di ascolto, vicinanza e relazioni che si costruiscono giorno per giorno.

In che modo prende forma la presenza della “Chiesa in uscita” come comunità che accompagna e sostiene?
Attraverso gesti concreti. Le nostre comunità intercettano forme di povertà sempre più complesse. Non sempre la richiesta è quella di un aiuto economico o alimentare; spesso, dietro questi bisogni, c’è una domanda più profonda: essere ascoltati, trovare qualcuno con cui parlare, riallacciare relazioni. Oggi la vera emergenza è proprio questa: la solitudine. I sacerdoti, i volontari, le realtà parrocchiali e caritative sono spesso l’unico punto di riferimento stabile per chi non ha altri a cui rivolgersi.

La campagna mostra anche una Chiesa attenta ai giovani, alle nuove tecnologie e perfino all’intelligenza artificiale. Perché questa scelta?
Perché i giovani hanno bisogno di strumenti per guardare al futuro con fiducia. Spesso l’intelligenza artificiale viene percepita come una minaccia o un rischio etico. Le nostre realtà formative provano invece a mostrare come possa essere una risorsa, un ambito in cui crescere e formarsi in modo critico e consapevole. La Chiesa vuole dire ai ragazzi: “Il futuro vi riguarda e noi siamo accanto a voi, per accompagnarvi”.

La campagna insiste anche sul tema dell’ascolto. È un tratto identitario?
Assolutamente sì. Papa Francesco parlava della “pastorale dell’orecchio”: prima ancora di proporre soluzioni, dobbiamo saper ascoltare. I sacerdoti lo fanno ogni giorno: accolgono, dedicano tempo, aprono le porte delle parrocchie a chiunque cerchi un aiuto umano e spirituale. Basta suonare il campanello, e qualcuno risponde. È questo il volto della Chiesa che la campagna vuole raccontare.

Che messaggio desiderate trasmettere con il claim “Chiesa cattolica. Nelle nostre vite, ogni giorno”?
Vogliamo mostrare che la Chiesa non è un’istituzione lontana, ma una presenza viva e quotidiana. Che serve, ascolta, consola, accompagna. Che dona seconde possibilità a chi si sente escluso, sostiene gli anziani nella solitudine, accende speranza in chi è smarrito, custodisce il creato anche attraverso la ricerca scientifica. Senza questa rete di solidarietà, fatta dal lavoro instancabile di migliaia di sacerdoti e volontari, all’Italia mancherebbe un punto di riferimento essenziale. La campagna vuole semplicemente rendere visibile ciò che già accade: una Chiesa che è “per te, con te”.

(Filippo Passantino)

Uniti nel Dono / Al Carmine di Taranto, una conversazione del Serra club per sensibilizzare al Sovvenire

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Tutti coloro che credevano stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune”, il versetto del secondo capitolo degli Atti degli apostoli è stato l’incipit della conversazione che mons. Marco Gerardo ha tenuto, martedì 9 dicembre, ai soci del Serra club di Taranto e ai cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, delegazione di Taranto (qui l’articolo originale tratto dal giornale dell’Arcidiocesi di Taranto Nuovo Dialogo). L’incontro è stato presentato dal delegato Benedetto Mainini e dalla presidente Maria Cristina Scapati che ha sottolineato il costante e forte impegno del Serra a favore dei sacerdoti.

“Ogni riflessione sulla nostra vita ecclesiale viene ispirata dalla Sacra Scrittura – ha esordito don Marco – e anche quando i fatti narrati sembrano molto distanti, le dinamiche che raccontano, permangono nel tempo”. Alcuni termini sono particolarmente importanti e vanno attentamente analizzati. Tutti, cioè tutti i credenti, tutti coloro che sono battezzati ieri come oggi. Stavano insieme, ovvero condividevano non solo lo stesso luogo inteso come spazio, bensì come finalità del vivere secondo Cristo. Avevano in comune, il verbo al tempo imperfetto indica una continuità nell’azione che non si esaurisce in una raccolta occasionale bensì sottende un fatto strutturato di aiuto vicendevole e costante. Chi aveva di più provvedeva alle necessità di chi aveva di meno non per una ideologia ma per il sentimento di una comunità finalizzata alla carità dalla fede condivisa.

La Chiesa primitiva aveva la consapevolezza di essere primizia di una nuova umanità, consapevolezza che oggi dobbiamo ritrovare per far fronte all’indifferenza religiosa che pervade la società. La Chiesa delle origini ci insegna che la partecipazione alla vita ecclesiale è un diritto ma anche un dovere dei battezzati che si estrinseca con la partecipazione ai sacramenti, con la collaborazione fattiva nelle parrocchie ma anche con un contributo economico sempre più necessario alla vita delle nostre chiese. La responsabilità del sostegno economico che in tutti i paesi è affidata alle singole comunità in maniera diversa, in Italia ha una lunga storia che in qualche maniera ci ha fatto dimenticare la nostra responsabilità.

Il Sovvenire, ha spiegato don Marco, è il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, è stato costituito nel 1989 alla segreteria generale della CEI come struttura di supporto operativo ed esecutivo delle iniziative in tal senso, alla luce della riforma concordataria del 1984.

Il Sovvenire risponde alle valenze teologiche e alle direttive pastorali dell’episcopato in ordine alla corretta impostazione ed alla articolazione concreta del rapporto della Chiesa con i beni temporali e chiama i fedeli laici, ad una partecipazione più diretta e corresponsabile nell’amministrazione delle risorse materiali, in vista del raggiungimento delle finalità spirituali della Chiesa. Esso si attua con la firma dell’8xmille nella personale dichiarazione dei redditi e rispondendo alle campagne “Uniti nel Dono” che vengono promosse ogni anno come offerte deducibili. L’urgenza, ha sottolineato ancora don Marco, nasce dalla diminuzione dei gettiti e quindi dalla successiva riduzione delle attività della Chiesa italiana che non riguarda solo il sostegno dei sacerdoti, ma anche i restauri e il mantenimento delle nostre chiese, il fondo per le case canoniche, l’istituzione di oratori, l’attenzione agli ultimi.

“Sempre noi cristiani ci affidiamo alla Provvidenza e ben sappiamo che una sana povertà ci può far bene, – ha concluso il parroco del Carmine di Taranto – ma è anche vero che una comunità si ritrova sia nel momento presente sia in una visione di futuro”. Uniti nel dono è il segno di una partecipazione alla vita della Chiesa che dobbiamo interiorizzare per rispondere alle sfide che ci pone una società in profondo cambiamento.

8xmille / Nasce ad Acerra il Centro diurno per anziani “don Mimì Cirillo”

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Un luogo pensato e voluto dalla Caritas diocesana per offrire sostegno e compagnia, perché venga restituita dignità alle persone anziane della città.

È il Centro diurno per anziani “don Mimì Cirillo”, nel cuore di Acerra, in pieno centro storico, per contrastare la solitudine crescente tra le persone avanti con l’età e offrire loro spazi di socialità, relazioni autentiche, impegno attivo. È stato inaugurato il 10 dicembre in via San Cuono 28 ad Acerra. Alla cerimonia di apertura della nuova opera di carità, promossa e realizzata grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica e al contributo della diocesi di Acerra, hanno partecipato autorità civili e militari. Il Vescovo, Mons. Antonio Di Donna, ha benedetto i locali prima di visitare tutti insieme gli spazi del Centro e scoprire le attività nelle quali tutti i giorni saranno coinvolti gli anziani.

«Gli anziani non sono scarti, ma radici: da loro parte la linfa che fa crescere le nuove generazioni» ha tante volte ripetuto papa Francesco ricordando quanto gli anziani siano fondamentali per la società. Perciò il Centro è immaginato come «un ponte tra generazioni, un luogo dove memoria ed esperienza possano diventare una risorsa preziosa per tutta la città» dichiara Vincenzo Castaldo, direttore di Caritas diocesana di Acerra.

È dunque anche «un’occasione di crescita umana per i tanti giovani volontari che saranno impegnati nella struttura e porteranno sollievo agli anziani soli ricevendo in cambio il dono della saggezza e degli insegnamenti di chi è più avanti di loro nella vita» continua Castaldo.

Questa nuova «opera segno» della diocesi di Acerra mette insieme Vangelo e promozione umana in un quartiere carico di disagio economico, sociale, educativo e spirituale.

Un presidio di carità e civiltà, che insieme al Centro diurno per minori a rischio “Mariapia Messina”, con circa duecento ragazzi accompagnati tutto l’anno con le loro famiglie in difficoltà – riqualificano un’intera zona della città intorno alla Cattedrale.

Per questo il Centro sarà intitolato alla memoria di don Mimì Cirillo, storico parroco della Chiesa dell’Annunziata di Acerra, a pochi metri di distanza, e proprietaria dello stabile concesso in comodato d’uso gratuito alla Caritas.

Un pastore “pioniere” della causa degli immigrati che affollano i bassi del Centro storico, la maggior parte in condizioni poco dignitose, ai quali il sacerdote di cui ricorre il sesto anniversario della morte il prossimo 28 dicembre 2025, aveva offerto accoglienza attraverso una mensa parrocchiale e corsi di italiano per favorirne l’integrazione.

«La decisione di aprire un Centro diurno è arrivata dopo anni di ascolto e comprensione delle situazioni più fragili», dal quale ci si è resi conto che «molti anziani vivono soli, con poche occasioni di incontro, mentre molte famiglie faticano a garantire un supporto continuo» afferma Annamaria Cozzolino, collaboratrice della Caritas che vede nella nuova realtà «un luogo in cui gli anziani possano trovare serenità, stimoli quotidiani, sicurezza e la possibilità di sentirsi ancora parte viva della comunità».

Insomma «un ambiente senza barriere, climatizzato, dotato di spazi per laboratori creativi, attività motorie, momenti di festa e condivisione: una piccola casa quotidiana, dove trascorrere ore significative e ricche di vita».

Perciò «l’inaugurazione rappresenta molto più del semplice avvio di una nuova struttura: è un gesto di cura verso una parte importante della comunità, un segno concreto di attenzione e responsabilità» conclude Cozzolino.

Antonio Pintauro
Ufficio Comunicazioni Sociali
Diocesi di Acerra

Sviluppo dei popoli / 8xmille: anche piccole risposte danno vita a grandi progettualità

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I fondi dell’8xmille diventano risposte anche piccole e limitate a bisogni effettivi e pian piano, grazie proprio alla presenza sul territorio, all’esperienza, alla condivisione, all’attivazione di sinergie, possono dar vita a progettualità più ampie e articolate.

Esempi di una fede capace di “incarnarsi nelle concrete vicende dell’umanità odierna”, come ha sottolineato Papa Leone XIV ricevendo lo scorso settembre gli esponenti della Pontificia Accademia di Teologia.

Nella riunione di novembre il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione 8.812.312 euro per 60 progetti: 31 in Africa (€ 4.937.838), 15 in Asia (€ 1.873.968), 12 in America Latina (€ 1.789.935), 1 in Medio Oriente (€ 88.062), 1 in Oceania (€ 122.509).

Lo sanno bene le Suore Curatrici Missionarie di San Luca che a Germani, nella Diocesi di Singida, in Tanzania, si confrontano tutti i giorni con la povertà. “Nella regione – spiega suor Elisabeth – circa il 35% della popolazione, 472.000 persone, vive in condizioni di analfabetismo e le infrastrutture sanitarie ed educative sono carenti. La nostra congregazione è riuscita a creare un dispensario di medicine molto utile per la popolazione e ora vuole realizzare una scuola. L’unica scuola esistente è a 7 km dal villaggio ed è completamente fatiscente. L’analfabetismo dilagante porta la comunità ad avere una situazione socioeconomica disastrosa con arretratezza economica e culturale. Basti pensare che ancora oggi vengono praticate le mutilazioni genitali a bambine tra i 4 e i 12 anni e questo comporta l’abbandono scolastico e l’impossibilità di raggiungere l’indipendenza economica delle bimbe”. La scuola è pensata per garantire lo studio a 400 bambini ogni anno: 120 nella scuola materna e 280 nella scuola primaria. La gestione della scuola sarà affidata alla Congregazione in collaborazione con l’Ufficio dell’educazione del Governo locale che selezionerà gli insegnanti, i programmi sono quelli stabiliti dal Ministero dell’istruzione. L’istruzione sarà gratuita per tutti, grazie ad una convenzione con lo Stato. Inoltre, attraverso la collaborazione tra Congregazione, comunità-locali, associazioni e istituzioni, sarà possibile creare un ambiente di apprendimento stimolante e inclusivo. Solo così si potrà costruire un futuro più promettente per i bambini e contribuire allo sviluppo sostenibile del territorio.

Fondamentali sono anche per i Sacramentini, nel quartiere Kimaanya a Masaka, in Uganda, la conoscenza delle problematiche e il collegamento con la comunità locale. La costruzione della scuola materna e primaria nasce dalla necessità di assicurare a tutti i bambini, anche a quelli con disabilità, l’accesso alla scuola e un ambiente accogliente. Un’attenzione particolare è data all’abbattimento delle barriere architettoniche. È garantita la presenza di personale specializzato e verrà promossa sensibilizzazione della comunità sul tema dell’inclusione scolastica. La scuola accoglierà 400 bambini (120 bambini alla scuola materna e 280 alla scuola primaria) di cui almeno il 10% con disabilità.

Formazione e inclusione sono le parole-chiave per l’impegno della Fondazione Marista in Cambogia. A distanza di decenni, infatti, l’onda lunga dei Khmer rossi ha ancora oggi ricadute negative in quanto è mancata un’intera generazione di persone qualificate e preparate, uccise durante la dittatura. Non a caso la Cambogia fa registrare uno dei dati peggiori in Asia per l’accesso alla scuola: 1 bambino su 14 non ha accesso e addirittura 1 su 2 se il bambino è con disabilità. Takhmao, la località di progetto, è a circa 10 km. da Phnom Penh, e ha circa 75.000 abitanti. Constatato che anche in Cambogia spesso le famiglie abbandonano i ragazzi con disabilità, a causa dello stigma ancora forte, specie nelle campagne e che nessuna delle scuole della cittadina era in grado di accogliere questi ragazzi, già nel 1998 i Maristi attivarono una struttura dedicata, riconosciuta dalle autorità locali. Oggi ospita per l’intero ciclo dell’istruzione primaria un centinaio di scolari, quasi tutti provenienti da zone di campagna che ricevono anche assistenza sanitaria e servizi di riabilitazione.

5 dicembre 2025

Uniti nel Dono / Chiesa cattolica. Accanto ai giovani ogni giorno

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A Sud il cuore giovane di Napoli palpita di speranza e a Nord si cresce insieme con “patti digitali” e Casa Nazareth.

Rispettivamente Roberto Brambilla a Napoli e Giacomo Capodivento a Cernusco sul Naviglio ci raccontano su unitineldono.it come i nostri sacerdoti siano volano di attività a favore dei giovani che vogliono tornare ad essere protagonisti del proprio domani.

A Napoli è stato intervistato don Federico Battaglia, incaricato diocesano della pastorale giovanile partenopea e consigliere nazionale di NOI Associazione. “Quello che stiamo cercando di fare è di creare delle cornici di protagonismo per i giovani, dove sia possibile mettere in pratica un modo diverso di fare socialità e impresa”, afferma don Franco.

E a Cernusco sul Naviglio, comune di Milano, c’è un oratorio che mette in pausa l’uso degli smartphone e una casa dove poter sperimentare la bellezza della vita comune. Sono alcune delle esperienze di crescita proposte da don Andrea Citterio, che coordina la pastorale giovanile.

Per saperne di più unitineldono.it.

 

Uniti nel Dono / A Mesagne (BR) grazie a don Pietro una mano tesa per restituire dignità

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Da dieci anni la “Casa di Zaccheo” è un punto di riferimento per il territorio di Mesagne (BR), nell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni: casa di accoglienza, mensa, laboratorio di sartoria solidale.

Don Pietro Depunzio, responsabile della struttura e parroco della vicina parrocchia “Mater Domini”, racconta a Giacomo Capodivento, per Uniti nel Dono, che ogni punto cucito, ogni pasto servito, ogni notte al riparo è una mano tesa per restituire dignità.

L’edificio inizialmente ospitava una scuola materna gestita dalle suore. Quando sono andate via, il Vescovo di allora, mons. Domenico Caliandro, lo ha assegnato alle cure della parrocchia di don Pietro. Con il sostegno della gente, dell’amministrazione comunale, della diocesi e del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale – istituito da Papa Francesco – l’edificio è stato ristrutturato e destinato al servizio della carità, diventando un vero e proprio centro polifunzionale. Con i fondi dell’8xmille sono stati installati pannelli solari e realizzate misure di efficientamento energetico.

Tra le varie attività anche quella dell’accoglienza. “La Casa ha 12 posti letto. Attualmente ospitiamo una famiglia di eritrei composta da mamma e papà sordomuti, che abbiamo inserito in ambito lavorativo, e i loro due bambini. Accogliamo anche persone sfrattate o che chiedono semplicemente un posto per la notte. Dall’inizio della nostra attività, abbiamo aiutato oltre 70 persone, offrendo loro un tetto sotto cui cercare riparo” – spiega don Pietro.

È presente anche un servizio mensa che offre 80 pasti al giorno, sostenuto dalla generosità dei volontari provenienti anche dalle altre parrocchie. Durante la settimana, tre medici si alternano nell’ambulatorio per offrire consulenza sanitaria a chi ne ha bisogno.

Presso la “Casa di Zaccheo” collaborano anche i giovani del servizio civile e coloro che sono inseriti nei percorsi di messa alla prova, cioè dentuti che terminano di scontare la loro pena in contesti alternativi al carcere. “Il bello è che queste persone, giovani o adulti, una volta terminato il loro percorso carcerario, continuano a venire qui per offrire il loro servizio gratuitamente – continua il parroco –, un ritorno che è riconoscenza e che si traduce in piccoli segni di gratitudine, gesti concreti”.

Scopri tutta la storia su unitineldono.it.

Uniti nel Dono / Scopri ogni giorno un dono speciale: iscriviti al Calendario dell’Avvento!

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Il cammino dell’attesa ti aspetta: iscriviti subito cliccando qui per accedere all’eccezionale Calendario dell’Avvento, ideato dal Servizio Promozione della CEI. Riceverai ogni giorno una newsletter ricca di ispirazione, che ti accompagnerà passo dopo passo in questo intenso cammino di attesa. Grazie a questo percorso potrai scaricare materiali esclusivi — come mappe e personaggi da stampare — e vivere un’esperienza coinvolgente da condividere con l’hashtag ufficiale #andareverso. Non lasciarti sfuggire questa occasione unica di partecipazione e riflessione!

Il Calendario dell’Avvento – sottolinea Massimo Monzio Compagnoni, responsabile CEI del Servizio Promozione Sostegno Economico alla Chiesa – fa ormai parte della tradizione di molte famiglie, ma noi abbiamo voluto proporlo in una veste nuova per invitare i fedeli a interrogarsi sul significato più profondo dell’attesa. Il nostro Calendario propone la riscoperta di un cammino, quel volgere l’animo verso ‘Colui che viene ad abitare in mezzo a noi’. Un’esperienza che unisce fede, creatività e partecipazione. In cui ogni giorno, nell’attendere, possiamo scoprire che il Natale accade proprio lì dove l’incontro diventa dono”.

8xmille / Emergenza freddo a La Spesia-Sarzana-Brugnano: scatta il piano per i senza dimora

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Dal primo dicembre e fino al 31 marzo 2026 scatta il piano studiato dalla Caritas Diocesana e dal Comune della Spezia per far fronte all’emergenza freddo. La Locanda il Samaritano, il presidio per l’ospitalità notturna di Caritas in via XV giugno a Pegazzano, operativo tutto l’anno, viene ampliato durante l’inverno per accogliere fino a 27 persone senza dimora. Caritas mette inoltre a disposizione ulteriori posti letto per le donne senza dimora presso la Comunità dell’Orto di via Brugnato. L’inserimento nelle strutture avviene attraverso il Centro di ascolto di via Don Minzoni, fino ad esaurimento posti. Secondo le disposizioni del piano attivato dal sindaco Pierluigi Peracchini e dal direttore della Caritas, don Luca Palei, è prevista nell’ospitalità anche la colazione e il servizio pasti serali, a disposizione degli ospiti anche il servizio lavanderia. In caso di condizioni meteorologiche particolarmente avverse il dormitorio rimarrà aperto h24.

Finanziata dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, la Locanda il Samaritano è stata completamente rinnovata nel 2022 grazie anche alla sinergia tra Comune, Caritas e tante realtà del territorio che hanno deciso di sostenere il percorso di accoglienza e solidarietà.

Per poter accedere alla Locanda è richiesto un primo colloquio presso il Centro d’ascolto Caritas, dove alla persona sarà indicato il regolamento della struttura e il periodo di pernottamento nella stessa. Sarà lo stesso Centro d’ascolto che seguirà, socialmente, tutto il percorso della persona ospitata, valutando la possibilità di un successivo progetto individualizzato di reinserimento sociale, in collaborazione con gli altri servizi territoriali.

Il dormitorio è aperto tutto l’anno, accogliendo persone senza dimora sia durante il periodo di emergenza freddo, sia durante i mesi più caldi. La struttura, dotata di camere doppie con bagno, offre colazione e servizio lavanderia, nonché una sala adibita alla consumazione della cena.

Gli ospiti della Locanda possono rivolgersi per le loro esigenze agli operatori e ai volontari presenti in struttura, che da tempo collaborano nella gestione del dormitorio, curandone l’ambiente e la relazione con gli ospiti stessi.